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sabato 23 gennaio 2016

Rambutan (Nephelium lappaceum), un Frutto a Forma di Riccio

Nel periodo Natalizio i supermercati si riempono di frutti tropicali dalle forme strane e dai colori sgargianti. Tra questi, il frutto del Rambutan (Nephelium lappaceum), spicca per la presenza di peli rossi o giallognoli che emergono dalla buccia rossa, dando al frutto un aspetto simile ad un riccio.

Ma come si mangia il Rambutan? Qual è il suo gusto? Dove è possibile crescere il Nephelium lappaceum? Come coltivare il Rambutan?

Frutto Rambutan




Affinché si possa apprezzare il sapore del Rambutan è essenziale che il frutto sia al giusto grado di maturazione. Il colore della buccia deve essere rosso, quando vira al marrone i frutti iniziano ad essere troppo maturi.
Alcuni frutti, come le Banane, possono essere gustosi anche se troppo maturi; purtroppo il Rambutan non è tra questi e, poco dopo la maturazione ottimale, inizia ad avere un gusto nauseante, che ricorda quello del pesce andato a male.
Viceversa, un Rambutan maturo al punto giusto, ha una polpa soffice, liscia quasi come fosse fatta di gelatina e un gusto intenso, ma delicato, fresco e dolce. Per mangiare il Rambutan sarà sufficiente rimuovere la buccia con un'incisione, estrarre la polpa e consumarla ricordandosi che all'interno vi è un seme.
Il gusto del Rambutan potrebbe ricordare quello del "cugino" Litchi, sebbene quest'ultimo abbia una polpa dal sapore più acidulo.


Origine e Diffusione:

Albero RambutanIl Rambutan è il frutto della specie Nephelium lappaceum, appartenente alla famiglia delle Sapindaceae ed originaria del Sud-Est asiatico.
L'albero del Rambutan è tuttora particolarmente diffuso e coltivato in Indonesia, Malesia, Thailandia, ma è stato introdotto anche in altre zone tropicali del Mondo, come nel Centro-Sud America (Costa Rica, Ecuador, Colombia), nell'Africa Orientale (Tanzania, Madagascar), India e Sri Lanka. Oggigiorno la Thailandia detiene il record mondiale per quanto riguarda la produzione annua, che si aggira attorno alle 600.000 tonnellate, seguita dall'Indonesia che ne produce circa la metà. Il nome Rambutan deriva dalla parola Rambut che, in lingua Malese, significa capello, un chiaro riferimento alle escrescenze pelose presenti sulla buccia esterna del frutto. In Vietnam è invece denominato "Chom Chom" (capelli disordinati), a marcare la somiglianza tra capelli che spuntano da un cranio e i soffici filamenti che fuoriescono dalla buccia.


Botanica e Fisiologia:

Nephelium lappaceum flowers
Il Rambutan (Nephelium lappaceum) è una pianta sempreverde che, come il  Mangostano e il Durian, vive in zone strettamente tropicali. Non è quindi possibile coltivarlo in Italia e neppure nelle aree più miti del Mediterraneo; la sua coltura è risultata impraticabile anche in zone subtropicali come il Sud della Florida.
Questa specie si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, potendo raggiungere un'altezza di circa 15 m (49 ft). Il tronco, solitamente unico, è leggermente rugoso e di colore grigio-rossastro, mentre la chioma è espansa, con un portamento quasi ricadente, e particolarmente densa.
Le foglie del Rambutan sono alternate, pennate, lunghe fino a 30 cm (12 inch) e possono ricordare vagamente quelle del Noce. Le infiorescenze, a forma di grappoli eretti, si formano all'apice dei rami e sono composte da innumerevoli piccoli fiori di color giallo-verdino.
La sessualità del Nephelium lappaceum, è piuttosto complessa, esistono infatti piante maschili (i cui fiori possono solo impollinare), piante femminili (i cui fiori possono solo essere impollinati), e piante ermafroditi (che hanno prevalentemente fiori femminili, ma anche una piccola percentuale di fiori maschili).
Il frutto del Rambutan è grosso come una piccola albicocca, ha una forma ovale e, a maturazione, è di color rosso con sfumature gialle. La buccia non è troppo aderente al frutto e, come detto in precedenza, è ricoperta da vistose estroflessioni filamentose che conferiscono, al frutto, un aspetto simile ad un riccio di mare. La polpa è di color bianco, con all'interno un unico seme delle dimensioni di una grossa nocciolina. Il gusto del Rambutan è squisito, coinvolgente e privo sia di acidità che di amarezza. Il frutto, oltre ad avere un'elevata concentrazione di Vitamina C, contiene alte quantità di Flavonoidi e Acido Gallico, entrambi antiossidanti naturali che proteggono il nostro corpo.

Nephelium lappaceum frutti




Coltivazione, Clima e Cure :

Il Rambutan (Nephelium lappaceum) è una pianta adattata per un clima tropicale umido e può crescere, e produrre in maniera proficua, solo tra il 15°N e il 15°S.
La temperatura media annuale dovrebbe essere superiore ai 25° C (77° F), mentre temperature sotto i 10°C (50° F) portano al deperimento e alla morte dell'intera pianta nel giro di poco tempo.
Il Rambutan si adatta bene sia al pieno sole, sia alla mezz'ombra e necessita circa 1500 mm di acqua all'anno che devono essere ben distribuiti, con una stagione secca breve e non troppo intensa. Il terreno ideale è profondo, leggermente acido, fertile, ricco di sostanza organica e soprattutto ben drenante.
Le piante utilizzate negli impianti commerciali vengono riprodotte tramite innesto o talea e questo, oltre a garantire il sesso della pianta e le qualità dei suoi frutti, velocizza la messa in produzione. Il Rambutan si può produrre anche da seme, ma non fiorirà prima di 5-6 anni e, qualora fosse una pianta femminile, potrebbe produrre frutti più acidi.


Fenologia e Produzione :

Il Rambutan, in zone prive di una stagione secca, può produrre anche due volte l'anno: con una prima produzione, a cavallo tra fine autunno ed inizio inverno, ed una seconda, di solito meno cospicua, tra fine primavera ed inizio estate. In zone in cui vi è una stagione secca, come in Costa Rica, la fioritura è indotta dal ritorno delle piogge ed i frutti si sviluppano entro la fine della stagione delle piogge, in genere tra Agosto e Settembre; qui vi è quindi un'unica produzione annuale. Sebbene esistano cultivars autofertili, l'impollinazione incrociata è consigliabile ed anzi, per migliorare la produzione, si ricorre spesso all'impollinazione manuale. Se l'impollinazione viene lasciata solo a carico degli insetti pronubi solo una piccola percentuale (meno del 2%) di fiori si svilupperà in frutto.

Fiori di Rambutan

Foglie Rambutan

Rambutan Fruits





sabato 16 gennaio 2016

Edera (Hedera helix) alla Conquista delle Zone Ombrose, Come si Coltiva?

Tra le piante infestanti, l'Edera Comune (Hedera helix) è senz'altro quella che riesce a prosperare in zone dove nessun'altra pianta potrebbe sopravvivere. L'Edera cresce indisturbata, arrampicandosi sui rami di grosse piante all'interno di fitti boschi, così come sui muri interni di vecchi ruderi, dove regna un'ombra, che assomiglia quasi più al buio notturno. 
Laddove la luce del sole non arriva, l'Edera, non trovando competitori, cresce indisturbata, donando all'ambiente un fascino fiabesco ed incantato.

Edera comune




Qual è la Provenienza dell'Edera (Hedera helix) ?

L'Edera appartiene alle Araliaceae, una famiglia che annovera al suo interno diverse specie che si espandono dalle zone tropicali sino alle zone temperate fredde.
Hedera helix è il nome scientifico dell'Edera Comune; la parola ("helix" = elica) suggerisce la sua propensione ad arrampicarsi  a spirale, formando una sorta di elica attorno al tronco su cui si "arrotola".
Questa specie è di origine Europea ed è diffusa dal Sud della Scandinavia sino alla Grecia. Secondo alcuni studiosi, le specie Hedera hibernica (Spagna) e Hedera canariensis (Isole Canarie e Nord Africa), sarebbero in realtà delle sottospecie di Hedera helix.


Com'è Fatta l'Edera ? - Botanica e Fisiologia :

L'Edera è una pianta rampicante oppure, in assenza di appigli, strisciante, diventando quasi tappezzante. I fusti, inizialmente erbacei, diventano legnosi con il trascorrere degli anni e possono superare i 25 metri (82 ft) di lunghezza. I fusti dell'edera sono villosi e ricoperti da radici avventizie, che hanno il compito di ancorare l'intera pianta ai tronchi degli alberi o a qualsiasi altro oggetto su cui si possano arrampicare o aggrappare.
Fiori edera
Hedera helix è una specie sempreverde dotata di foglie dalla forma lobata, di color verde scuro con venature biancastre ed attaccate al fusto tramite un lungo picciolo. Le foglie dell'Edera possono essere diverse anche se della stessa pianta (ad es. trilobate o pentalobate, più o meno scure etc..), questo fenomeno è noto come Eterofillia, inoltre alcune varietà sono state selezionate per l'aver foglie variegate.
Frutti ederaLe infiorescenze sbocciano, in autunno, sull'apice dei fusti e sono costituite da numerosi fiori di color giallo-verdastro, molto ricchi di nettare.
I frutti dell'Edera sono bacche di color blu scuro, riunite in grappoli. Sono tossici e maturano tra l'inverno e la primavera, a seconda delle condizioni ambientali.
La riproduzione dell'Edera è assai semplice, le talee radicano facilmente, inoltre le radici aeree (radici avventizie) presenti sui fusti, possono, se a contatto con la terra, generare vere e proprie radici. Data l'efficacia di queste tecniche, la moltiplicazione per seme è assai meno usata.


Come Coltivare l'Edera ? - Esposizione e Clima:

L'Edera Comune (Hedera helix) è una pianta molto rustica ed adattabile, può resistere a forti geli con temperature inferiori a -20°C (-4° F), così come al caldo estivo. L'esposizione ideale è ombreggiata, ma può crescere anche in zone più assolate, ama terreni ricchi di humus, pur crescendo su praticamente tutti i terreni, a patto che siano ben drenanti e non troppo secchi.
Edera comuneUn'eccessiva esposizione al sole, specie in zone torride, può bruciare le foglie e rallentare notevolmente la velocità di crescita.
Una pianta affrancata non necessita, di norma, irrigazioni e sono sufficienti i temporali estivi per apportare l'acqua necessaria, ancor più che, di solito, godono di una naturale pacciamatura, offerta dal sottobosco ricco di foglie secche ed altri detriti vegetali.





Proprietà Terapeutiche :

In pochi sanno che l'edera possiede proprietà officinali e terapeutiche, ed è considerata un'erba amara aromatica. Estratti di edera sono diffusi ad uso erboristico e cosmetico, si pensa, infatti, che abbiano una notevole efficacia nel combattere gli inestetismi della pelle come l'invecchiamento e la cellulite.
Inoltre è utilizzata anche per combattere i sintomi influenzali come tosse e catarro, questo grazie all'azione di particolari molecole contenute nelle foglie, chiamate Saponine.

Hedera helix leaves

Edera strisciante

Edera sul muro rudere





Edera sugli alberi del bosco



Disegno edera





lunedì 11 gennaio 2016

Che Cos'è l'Evoluzione? e la Selezione Naturale?

Fin da bambini ci è stato detto che l'Homo sapiens si è evoluto dalle scimmie, che gli adattamenti all'ambiente sono il frutto dell'evoluzione e che una specie o evolve o si estingue. 

"Ma cosa vuol dire evoluzione? Che relazione c'è tra evoluzione, adattamento e selezione naturale? Come funziona l'evoluzione?"

Che le specie esistenti siano adattate all'ambiente in cui vivono pare evidente anche agli occhi dei più distratti. Basta infatti osservare un orso polare per notare che, per non sprofondare nella neve, ha un'ampia superficie delle zampe, superiore a quella degli orsi bruni; oppure i grandi mammiferi marini che, vivendo in acqua, hanno sviluppato grandi polmoni che permettessero loro lunghe immersioni; o ancora la forma a "calice stretto" di alcuni fiori allo scopo di attirare, ad esempio, i colibrì, a loro volta dotati di un becco lungo ed appuntito.


Evoluzione dell'uomo

























D'evoluzione avevamo già accennato qualcosa qua, ma quali sono i meccanismi che la governano?

Tutti gli organismi evolvono ("cambiano") nel corso di migliaia, a volte milioni di anni. L'evoluzione è, infatti, un processo lento e continuo che, in alcuni casi, può portare alla formazione di nuove specie (fenomeno della speciazione).

Fino a metà '800 non si aveva una spiegazione scientifica dell'evoluzione, la si conosceva, ma si ignorava la causa che la generasse. 
Nel 1859 il naturalista inglese Charles Darwin, pubblicò "L'origine delle specie", un trattato che rivoluzionò totalmente il concetto di evoluzione, dando una spiegazione scientifica documentata.

Il concetto di evoluzione è molto semplice :

Ogni individuo di una certa specie è simile, ma non identico, ad un altro individuo. Così come tra gli uomini esistono quelli alti, bassi, con occhi chiari o scuri etc., così, in tutte le specie, ci sono delle differenze dovute ai diversi geni.
Una popolazione di un'unica specie sarà quindi composta da individui con diverse caratteristiche.
Prendiamo le Gazzelle della Savana, esse devono saper correre veloce per poter sfuggire ai loro predatori. Le Gazzelle che avranno i geni del "correre veloce" saranno più adatte all'ambiente, rispetto a quelle che possiedono i geni del "correre lente". In altre parole le prime sono più adatte all'ambiente "Savana", ed avranno maggiori possibilità di sopravvivere e, dunque, di riprodursi e trasmettere i loro geni. Ad ogni generazione la popolazione evolverà un pochino verso gazzelle "più veloci", nel corso di migliaia di anni la popolazione di gazzelle potrà essere più veloce (e dunque più adatta), rispetto a quella di partenza.
Questo è un esempio di selezione naturale, gli individui con i "geni migliori" prenderanno il sopravvento sugli altri.

Il termine "geni migliori" è però inesatto, si deve infatti parlare di "geni più adatti" e questo è sempre riferito ad un ambiente specifico e alla pressione evolutiva che esso esercita.
I geni del "correre veloce" non sarebbero selezionati in una popolazione di mucche Svizzere, semplicemente perché, non essendoci pressione evolutiva (non essendoci predatori), questi geni non sarebbero né più adatti, né meno adatti, rispetto ai geni del "correre lenti".

Se però cambia l'ambiente in cui si trova una popolazione, e quindi il tipo di pressione evolutiva, i geni "più adatti" potrebbero diventare i geni "meno adatti" e viceversa.

Un classico esempio di questo concetto è venuto alla luce in Inghilterra, durante la rivoluzione industriale.

In Inghilterra, prima della rivoluzione industriale, c'era una popolazione di Falene (Biston betularia) formata, prevalentemente, da individui dal colore bianco-grigio, che aiutava loro a mimetizzarsi nelle foreste di Betulle e altre specie dal legno chiaro e, dunque, a sfuggire ai predatori.
Un esiguo numero di individui erano di colore scuro, questo carattere era dovuto ad una mutazione genica che ha trasformato i geni "color chiaro" in geni "color scuro". Il numero era esiguo perché gli individui scuri, mimetizzandosi male, erano predati più facilmente e dunque, i loro geni erano trasmessi meno frequentemente. In altre parole i geni "color chiaro" erano adatti all'ambiente, mentre i geni "color scuro" erano inadatti.

Con l'avvento della rivoluzione industriale aumentò anche l'inquinamento, il carbone utilizzato per produrre energia liberava nell'aria particelle di colore scuro che, trasportate dal vento, si depositavo anche a molti chilometri di distanza. I tronchi degli alberi, i muri delle città e le travi dei tetti divennero scuri a causa della patina di carbone che su di essi si posava.
In breve tempo i geni che erano inadatti (geni "color scuro") divennero più adatti e, viceversa, i geni più adatti (geni "color chiaro") divennero i meno adatti.
Ora le falene scure avevano un vantaggio evolutivo, potevano mimetizzarsi meglio, essere predate meno e, quindi, riprodursi di più e spargere i geni "color scuro" ad un numero maggiore di prole.
In breve tempo la popolazione di falene divenne composta prevalentemente da individui scuri e pochi chiari.

E' importante menzionare che l'ambiente non provoca cambiamenti "adatti", semplicemente li seleziona fra tutti i cambiamenti (mutazione genica = mutazioni nel DNA) casuali che si verificano.



Biston betularia e selezione naturale























Da cosa dipende la Velocità di Evoluzione?


  • Dalla velocità con cui si verificano le mutazioni geniche: questa è proporzionale alla grandezza della popolazione (se una popolazione è formata da 2 individui è meno probabile che, in almeno un individuo, si verifichi una mutazione genica, rispetto ad una popolazione formata da 1.000.000 di individui) e alla velocità del ciclo vitale della specie (a parità di numero di individui sono più frequenti le mutazioni in batteri il cui ciclo vitale è di 30 minuti, rispetto all'uomo che vive in media 80 anni). Inoltre la velocità con cui si formano le mutazioni (sia vantaggiose che non) può essere influenzata dall'ambiente, se un individuo vive in una zona radioattiva, avrà un tasso di mutazione genica superiore ad uno che vive in un ambiente sano. 
  • Dalla pressione evolutiva: la velocità di cambiamento genetico sul singolo individuo influenza solo in parte la velocità d'evoluzione. Infatti se l'ambiente "non seleziona" i cambiamenti, essi non potranno propagarsi. Ad es. una popolazione che vive da milioni di anni in uno stesso habitat, sarà ormai molto adattata a questo habitat e i cambiamenti avranno, per lo più, effetti negativi, quindi evolveranno più lentamente rispetto ad una popolazione che ha appena colonizzato una nuova (e diversa) area geografica. In altre parole più si è adattati ad un ambiente e più la velocità di evoluzione rallenta. Una maggiore pressione evolutiva si ha anche in un ambiente "più ostile". Se prendiamo una popolazione e la dividiamo a metà ed una parte la mettiamo su un isola priva di predatori e, l'altra metà, su un isola con molti predatori, quest'ultima sotto-popolazione evolverà più velocemente, in quanto sarà soggetta a maggiore pressione selettiva. Alcuni fossili viventi, cioè organismi molto simili a com'erano milioni di anni fa, sono tali perché hanno vissuto in ambienti con bassa pressione evolutiva. 


Vi siete mai chiesti che cosa sono le resistenze agli antibiotici?

La risposta è strettamente legata al concetto di evoluzione.

Gli antibiotici uccidono i batteri, potremmo dunque paragonarli ai "predatori" dei batteri.
Una popolazione di batteri è molto numerosa e, di solito, il loro ciclo vitale è molto breve (alcune specie anche 20 minuti); ci sono dunque tutti i presupposti affinché la velocità di mutazione sia molto elevata. Sui grandi numeri è più facile che un batterio acquisisca una mutazione, che trasformi il gene della "sensibilità all'antibiotico x" in gene della "resistenza all'antibiotico x".
Finché non usiamo l'antibiotico x, questo batterio non sarà "avvantaggiato" e, quindi, non prevarrà sugli altri che hanno il gene della "sensibilità all'antibiotico x".
Se però usiamo l'antibiotico x, sottoponiamo la popolazione batterica, ad una pressione evolutiva. In questo caso, la stragrande maggioranza della popolazione (quella col gene della "sensibilità all'antibiotico x"), morirà e gli unici a sopravvivere saranno quelli con il gene della "resistenza all'antibiotico x". 
Questi ultimi potranno tranquillamente crescere in presenza dell'antibiotico x e, riproducendosi, ricostituiranno la popolazione batterica. Questa nuova popolazione sarà composta da individui  con il gene della  "resistenza all'antibiotico x" e, dunque, per debellare una loro infezione, si dovrà utilizzare un altro antibiotico (se c'è!!).

Per questo motivo è importante non fare abuso di antibiotici. La resistenza agli antibiotici, e quindi la necessità di scoprirne o idearne di nuovi, è un tema particolarmente sentito dalla comunità scientifica. 


Evoluzione animale


lunedì 4 gennaio 2016

Perchè Nevica? Dove di più in Italia?

La Neve è una delle condizioni meteo più affascinanti, forse perché trasforma ambienti rumorosi in ambienti ovattati, forse perché la vediamo raramente, forse perché esalta la bellezza di un paesaggio o chissà per cos'altro.

  • Ma come si forma la neve? 
  • Quali condizioni climatiche ci devono essere affinché possa nevicare? 
  • Quali sono le zone in cui nevica di più in Italia e perché?


Paesaggio innevato


Cos'è la Neve?

Una bella Nevicata è, in Italia e in pianura, un evento raro, che può verificarsi solo con particolari condizioni di temperatura ed umidità. Il primo mito da sfatare è "Se fà troppo freddo non può nevicare", se così fosse non vi sarebbero nevicate invernali sulle Alpi e le pianure Siberiane sarebbero sempre brulle. 

Il freddo è dunque necessario (e non è mai troppo), ma non sufficiente; ci deve infatti essere anche una perturbazione che apporti la giusta umidità.

Un fiocco di neve null'altro è che vapore acqueo sublimato o goccioline d'acqua solidificate a cristallo di ghiaccio. Questi cristalli si formano in nubi stratificate al cui interno vi è, di solito, una temperatura di poco inferiore ai -10° C.
Questi cristalli di ghiaccio, durante la loro discesa, possono fondersi assieme generando un fiocco di maggiori dimensioni. Ciò avviene con temperature attorno agli 0° C (o leggermente superiori), a temperature inferiori i cristalli di ghiaccio, non sciogliendosi, rimangono separati.

I cristalli di neve hanno forme diverse a seconda della temperatura e della saturazione della nuvola che li genera. Solitamente la forma a "sei punte" (quella stilizzata nei cartoni animati) avviene a temperature meno basse rispetto alla forma "a prisma".


Forma della neve



Tutte le Nevicate Sono Uguali?

Ovviamente no, anzi sarebbe più corretto dire l'esatto contrario. Ogni nevicata ha una storia a sé, anche se, a grosse linee, è possibile categorizzarle.

Quando tutta la colonna d'aria sovrastante è a temperatura negativa, laddove vi saranno precipitazioni, saranno certamente a carattere nevoso. 
Questa "tipologia" di neve è particolarmente asciutta, i fiocchi si posano sul terreno senza sciogliersi, riescono ad imbiancare anche corpi vicini a fonti di calore come i davanzali o le strade trafficate. L'aspetto di questa neve è "farinoso" e l'accumulo aumenta molto velocemente.

I famosi "Blizzard", neve ghiacciata accompagnata da gelidi e forti venti (oltre 40 km/h, con temperature inferiori ai -25° C) e visibilità sotto il chilometro, tipici di alcune città Americane sono, in Italia, eventi mai avvenuti, se non in alta montagna.
Sul Nord della nostra penisola, con cadenza di un paio di episodi per decennio, possono verificarsi dei "mini-Blizzard", in cui la neve è accompagnata da un repentino calo di temperatura e sostenuta da impetuosi venti, sebbene più caldi e lenti dei veri e propri Blizzard Americani.


Strati d'aria e neve


La tipologia di neve più comune sulle Pianure italiane è quella denominata "Neve Bagnata" o "Acquaneve" ed avviene con temperature al suolo superiori agli zero gradi.
Supponiamo, che sopra il suolo vi sia uno strato di 100-300 metri di aria di poco superiore al punto di congelamento. Il fiocco di neve raggiunge questa zona solo dopo un lungo percorso, in cui ha avuto tempo di formarsi, di aggregarsi ad altri cristalli di neve e di raffreddarsi.
Se il cristallo di neve, nel breve strato di aria prima di toccare il suolo, non riesce a fondersi completamente, giungerà a terra sotto forma di neve bagnata. A seconda della temperatura, della velocità di discesa e dello spessore dello strato d'aria "calda", avremo neve più o meno bagnata.

Se invece gli strati d'aria sono discontinui potrebbero esserci temperature negative al suolo e ad alta quota, con in mezzo una zona con aria a temperature positive. Queste sono le condizioni ideali per la formazione di Neve Congelatesi (Gelicidio o Pioggia Congelante), ovvero la neve formatasi in quota fonde ad acqua nella zona intermedia per poi ricongelarsi solo a contatto col suolo gelido.

Neve tonda (chiamata comunemente nevischio, anche se inesatto): si forma quando un fiocco di neve, incontrando uno strato d'aria con temperature positive durante la sua discesa, si fonde parzialmente per poi trovare, nell'ultimo strato a contatto col suolo, aria nuovamente sotto gli 0° C.
Se lo strato d'aria fredda vicino al suolo è sufficientemente spesso il "fiocco scongelato" ricongela, dando origine ad un fiocco di neve tondo che rimbalza a contatto col suolo.

Neve sull'Appennino





Effetti della Neve sul Clima e sulle Piante :

Un proverbio popolare recita "Sotto la neve, il pane", questo perché un manto nevoso garantisce, sotto di esso, temperature "meno fredde" rispetto all'aria sovrastante, in altre parole è una sorta di pacciamatura naturale.
Se da un lato la neve protegge le radici, dall'altro può essere deleteria per la parte area di una pianta, specie se sempreverde. La neve, infatti, è bianca e questo colore assorbe minori radiazioni solari rispetto ad un terreno brullo.
L'effetto Albedo si basa su questo principio: un terreno innevato assorbe meno calore di giorno e, in notti serene in assenza di vento, lo perde più velocemente di quanto non faccia un terreno senza neve; questo genera una fortissima inversione termica.
In zone soggette ad inversione termica, quando il cielo si rasserena, si possono registrare temperature minime notturne anche 4° C inferiori rispetto ad analoghe situazioni meteo, ma col suolo privo di neve.
Infine la neve, specie se bagnata e pesante, può indurre danni di tipo meccanico ai rami, sopratutto delle specie sempreverdi che, con le loro foglie, "trattengono" maggior volume di neve.

Olivo piegato dalla neve




Che Cos'è la "Quota neve" e da Cosa Dipende? :

Per un meteorologo è molto difficile prevedere una nevicata, questo perché, alle nostre latitudini, è raro che tutta la colonna d'aria sovrastante sia a temperature negative.
In pianura, il più delle volte, nevica con temperature leggermente superiori agli 0°C e la quota neve può essere influenzata da molteplici elementi.

La neve cadrà solo se non si scioglierà completamente attraversando lo strato d'aria a temperatura positiva.
Quindi per calcolare la quota neve, ovvero l'altitudine più bassa in cui si avranno precipitazioni nevose, si dovrà considerare :

  • Spessore dello strato a temperature positive tra il suolo e la quota dello zero termico e quanto esse sono superiori agli zero gradi.
  • L'intensità delle precipitazioni : quanto più intensa è una precipitazione, quanto più velocemente percorrerà lo "strato caldo" e, conseguentemente, percorrerà una distanza superiore prima di sciogliersi. A parità di altri parametri, più la precipitazione  sarà intensa e più sarà bassa la quota neve rispetto alla quota delle zero termico. Se una precipitazione debole ha quota neve 300 m sotto lo zero termico, una forte può far nevicare anche 800 m sotto lo zero termico.
  • Orografia del territorio : nelle valli più strette e sottovento rispetto alla perturbazione, la quota neve può essere diverse centinaia di metri inferiore, rispetto a valli aperte e meno protette.

Quali Condizioni Climatiche Fanno Nevicare in Italia? Quali Sono le Zone in Cui Nevica di più ? :

Sulle Alpi italiane (versante Sud della Catena Alpina), le nevicate sono copiose quando arriva aria umida dai versanti meridionali che, per effetto Stau, si converte in precipitazione. Viceversa, quando la perturbazione arriva da Nord, sarà il versante opposto ad essere interessato da nevicate, mentre quello Italiano godrà (di norma) di un clima secco e mite (venti di Fohn o Favonio, vedi qua per maggiori dettagli).

In altre parole il versante sopravento ad una perturbazione è quello in cui vi saranno precipitazioni.

Le perturbazioni da Nord sono più fredde delle perturbazioni da Sud. Questo implica che, in linea generale, i versanti Alpini ed Appenninici esposti a Sud avranno una quota neve più alta di quelli esposti a Nord.


Stau




Una classica tipologia di nevicata nella Pianura Padana (specie occidentale) è quella chiamata "Nevicata da scorrimento". Questa si verifica quando l'aria gelida, accumulatasi al suolo dopo un'irruzione fredda, viene "scalzata" da una perturbazione umida e più mite (es. una Perturbazione Atlantica). Quindi il "cuscinetto" freddo presente converte l'aria umida in arrivo in neve.

Sulle Coste italiane la neve è un evento raro ed effimero. Il più delle volte si verifica a seguito di un'irruzione d'aria di origine continentale proveniente da Nord o Nord-Est.
In questo caso il versante Adriatico è più esposto e registra maggiori accumuli, mentre il versante Tirrenico, protetto dall'Appennino, è meno soggetto a nevicate.

Orografia e quota neve


Neve sul ponte