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venerdì 17 novembre 2017

Come Coltivare la Carissa macrocarpa (Prugna del Natal) ? Dove può Crescere in Italia ?

Carissa macrocarpa (o Carissa grandiflora) è il nome scientifico di una pianta tropicale nota come Natal Plum, in italiano traducibile in "Prugna del Natal".
Questa specie altamente ornamentale può crescere nelle zone più miti d'Italia ed, inoltre, produce frutti commestibili, che assomigliano a delle piccole susine di color porpora.

Nel prossime righe conosceremo un po' meglio la Carissa macrocarpa e vi fornirò qualche informazione utile alla sua coltivazione.

Carissa macrocarpa

Origine, Habitat e Diffusione :

La Prugna del Natal è nativa del Sud Africa ed in particolar modo, come suggerisce il nome, della regione KwaZulu-Natal, situata nella parte più orientale dello stato; tuttavia la distribuzione naturale di questa specie si estende anche più a Nord, sino al Mozambico.
La Carissa macrocarpa cresce spontanea lungo le coste, sulle dune di sabbia oppure al confine con le foreste costiere.

Oggigiorno la specie è alquanto diffusa in Florida ed in California, oltre che sulle isole del Golfo del Messico (es. Caraibi).
In Italia è ancora poco conosciuta e coltivata prevalentemente da appassionati, sia come arbusto isolato, sia per formare siepi fiorite ornamentali.
Ovviamente questo "lusso" è permesso solo a coloro che hanno orti e giardini nelle zone costiere più miti d'Italia.
Ad esempio, un esemplare molto rigoglioso cresce da anni nei giardini di Hanbury, a Ventimiglia, in Liguria, una zona davvero molto riparata.


Com'è Fatta la Prugna del Natal ? - Botanica e Fisiologia 

Carissa macrocarpa (sinonimo di Carissa grandiflora) è una specie sempreverde che appartiene alla famiglia delle Apocynaceae e si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto, dalla forma tondeggiante, alto e largo al massimo 2-3 metri (6-10 ft), sebbene, all'infuori dei tropici, rimanga spesso più basso.

Il portamento è ricadente, quasi tappezzante, con tralci lunghi ed esili che sfiorano terra o si appoggiano su muretti o sassi. Ad una prima vista questo portamento potrebbe ricordare quello della pianta dei Capperi (Capparis spinosa).

La Prugna del Natal ha una crescita rapida, si sviluppa su più tronchi e possiede giovani rami dotati di spine appuntite, raggruppate a coppie, ad un angolo di circa 90° l'una dall'altra (a forma di "Y").
Le foglie sono opposte, lucide, di color verde scuro ed hanno una consistenza carnosa/succulenta. Esse sono di medio-piccole dimensioni, hanno una forma ovale, con una profonda venatura centrale che le divide in due.
I fiori della Carissa macrocarpa si formano all'apice della nuova vegetazione e possono essere solitari o riuniti in gruppi composti da 3-4 fiori.
Questi fiori sono color bianco neve, emanano un odore delicato ed hanno 5 petali, disposti concentricamente, dando loro un aspetto simile ad un'elica. Essi hanno una forma ad imbuto, in cui il polline e gli ovuli si trovano in profondità e, nei luoghi d'origine, l'impollinazione avviene a carico di scarafaggi e falene notturne, entrambi dotati di lunghe "appendici", in grado di raggiungere la parte più interna dei fiori.
Sebbene i fiori siano bisessuali e, solitamente autofertili, all'infuori del proprio areale l'allegagione (formazione di frutticini) potrebbe essere scarsa, poiché mancano quel tipo di insetti pronubi così altamente specializzati e le Api fanno fatica ad impollinarli.
Avere fioriture abbondanti e niente (o quasi) frutti è abbastanza comune, ma è un fenomeno che varia considerevolmente da pianta a pianta.
Per limitare questo problema, ed aumentare il numero di fiori fecondati, può essere utile piantare più esemplari e/o impollinare manualmente i fiori, prelevando il polline con un pennellino affilato.

Frutto Aperto Carissa macrocarpaIn zone tropicali la fioritura della Carissa macrocarpa è pressoché continua per tutto l'anno, ma anche in Italia si protrae per un periodo molto lungo, indicativamente dalla tarda primavera sino all'autunno, cessando solo nei mesi più freddi dell'anno.

Se avviene la fecondazione, ai fiori seguono dei frutti eduli. Essi sono inizialmente di color verde, ma a maturazione virano a color rosa-porpora, diventando più morbidi e leggermente cedevoli al tatto.
I frutti della Carissa macrocarpa sono a forma di uovo, con un'estremità più appuntita e l'altra più arrotondata, hanno dimensioni variabili, ma generalmente paragonabili a quelle di un piccolo Kiwi.
All'interno del frutto si trova una polpa rossa e biancastra, nel cui centro sono presenti circa una decina di piccoli semi marroni appiattiti.

Il sapore è particolare, sicuramente non eccezionale, ma comunque piacevole; inoltre varia molto da pianta a pianta e, purtroppo, non credo siano state selezionate molte cultivars per le caratteristiche organolettiche. Il gusto astringente si avverte sempre, ma diventa via via meno marcato con l'avanzare della maturazione; in bocca la consistenza è granulosa ed il sapore mix tra acidulo e dolce, ricorda i piccoli frutti nostrani.
Probabilmente i frutti del Natal Plum sono più indicati per la preparazione di marmellate e confetture, rispetto ad essere mangiati come frutta fresca.
Il frutto richiede circa 60 giorni per maturare e la fruttificazione avviene indicativamente da metà estate, sino all'autunno inoltrato, a volte addirittura fino a Natale (alcuni la chiamano anche "Prugna di Natale").
Data la fioritura prolungata ed il poco tempo necessario per la maturazione dei frutti, è frequente vedere contemporaneamente su un'unica pianta: fiori (bianchi), frutti immaturi (verdi) e frutti maturi (rossi), ricordando molto i colori autunnali del Corbezzolo.

Staccando i frutti (o anche tagliando un rametto), fuoriesce un lattice biancastro, simile a quello dei Fichi (Ficus carica), irritante per gli occhi.
Sebbene in passato si credesse che tutte le parti della pianta ad eccezione del frutto fossero velenose, oggi si sa che questo è più un mito che realtà ed, al limite, si possono avere lievi irritazioni (vedi il lattice citato poco sopra).

Boccioli Carissa macrocarpa

Frutti Prugna del Natal

Fiore Carissa macrocarpa

Dove Piantare la Carissa macrocarpa ? - Coltivazione, Esposizione, Clima, Potatura, Riproduzione e Cure

La Prugna del Natal è una pianta che non può crescere ovunque in Italia, anzi sono pochi i posti in cui si possa sviluppare senza danneggiarsi (o morire) durante l'inverno.
In linea di massima si dovrebbe piantare in zone "frost free" (esenti da gelo), come le aree costiere del Sud Italia o quelle più riparate del Nord (esempio Liguria); tuttavia se ne può tentare la coltivazione anche laddove ci siano rarissime (e lievi) gelate, magari posizionandola esposta a Sud, vicino ad un muro che rilasci calore durante le fredde nottate invernali.

La Carissa macrocarpa ha un scarsa resistenza al freddo e può tollerare occasionali abbassamenti di temperatura sino a circa -2° C (28° F).
A temperature inferiori iniziano ad esserci danni rilevanti alle foglie ed ai rami, ma se il freddo non è continuativo c'è qualche possibilità che la pianta rivegeti dalle radici in primavera. Tuttavia se le temperature scendessero sotto i -4° C (25° F), la probabilità che la pianta sopravviva sarebbe minima e, per piante molto giovani, i danni da freddo potrebbero essere letali anche temperature prossime agli 0° C (32° F).

L'esposizione ideale è in pieno sole, tuttavia riesce a svilupparsi anche a mezz'ombra, ma la fioritura/fruttificazione diminuisce al diminuire delle ore di sole diretto, diventando nulla in zone ombrose.

Il terreno ideale è ben drenante (mal sopporta i ristagni idrici), ma per il resto è abbastanza tollerante, crescendo bene sia sulla sabbia, che su terreni rocciosi, anche poveri.
Prosperando vicino al mare, la specie è in grado di tollerare terreni con elevate concentrazioni di sale, nonché venti ricchi di salsedine.

La Carissa macrocarpa ha una buona resistenza alla siccità e, una volta affrancata, può sopportare anche senza irrigazioni le torride "estati mediterranee", senza compromettere la fruttificazione.
La concimazione è poco importante, in quanto la pianta riesce a svilupparsi perfettamente anche in terreni sassosi e poveri di nutrienti.

La specie è dotata di enorme vigoria ed è perciò in grado di reggere potature energiche, senza grosse sofferenze.
Si può potare durante tutto l'anno, ma è meglio farlo sul finir dell'inverno/inizio primavera, non pregiudicando la fioritura e fruttificazione dell'anno.
Detto questo la potatura non è assolutamente indispensabile ed ha come unico scopo quello di contenere le dimensioni delle piante, come ad esempio per la formazione di siepi ornamentali.

Natal Plum è una pianta rustica e resistente ed, in Italia, non ha grossi problemi o malattie. I rari attacchi fungini si risolvono in maniera naturale, senza ricorrere agli anticrittogamici.
Piante coltivate in posizioni ombreggiate ed umide sono più soggette agli attacchi dei patogeni.

La Carissa macrocarpa si propaga efficacemente tramite margotta. Basta intagliare un ramo, piegarlo, ricoprire la parte centrale di terra ed aspettare che emetta radici. Dopo un paio di mesi si potrà recidere il ramo principale e trapiantare la nuova piantina in un vaso con sabbia, tendendolo in ombra durante i primi mesi di sviluppo.
La moltiplicazione per Talea è più difficoltosa, ma possibile.
In ultimo, la specie si può riprodurre anche tramite semina; i semi germinano in circa 2-4 settimane, la crescita iniziale è abbastanza lenta, ma la messa a frutto avviene solitamente precocemente, ad un'età di 2-3 anni.

Fioritura Carissa macrocarpa

Rami e Foglie Carissa macrocarpa

Frutti Immaturi Carissa macrocarpa

Frutto Maturo Carissa macrocarpa

Germoglio Carissa macrocarpa

venerdì 10 novembre 2017

Cosa Sono i Muschi (Briofite) ? Com'è Fatta la Pianta del Muschio ?

Se volessimo guardare all'evoluzione dei vegetali, i Muschi (noti anche come Briofite) rappresenterebbero l'anello di congiunzione tra le Alghe e le Pteridofite (es. Felci).

Le Alghe, da non confondere con le piante acquatiche, sono organismi (spesso unicellulari) privi di tessuti specializzati (radici, fusto etc.); le Felci sono invece organismi pluricellulari dotati di tessuti vascolarizzati, che permettono loro un maggiore sviluppo verticale ed un più efficiente trasporto di acqua. 

I Muschi si collocano a "metà strada"; essi sono organismi pluricellulari che, diversamente dalle Alghe, hanno tessuti specializzati, ma non hanno un vero e proprio sistema vascolare, come invece avviene nelle Felci.
Il Muschio, per il proprio sviluppo, è totalmente dipendente dall'acqua e non può sopravvivere in luoghi perennemente aridi e secchi.

Alghe, Muschi e Felci sono piante crittogame, ovvero prive di organi riproduttivi visibili; non hanno quindi né fiori, né frutti, né semi.

Muschio nel Sottobosco

Cos'è il Muschio ? - Confronto tra Specie 

Le Briofite (Bryophyta) sono un gruppo di piante molto numeroso, che annovera al proprio interno quasi 25.000 specie diverse e, come numero di specie, è secondo solo alle Angiosperme.
E' quindi impossibile parlare dei Muschi come se fossero tutti uguali, poiché le differenze di forma, dimensione ed habitat di crescita, potrebbero essere significative.
Qui mi limiterò a descrivere quelle che sono le "caratteristiche base", che accomunano tutti i muschi.

Nei muschi è presente il Cormo, una struttura organizzata in tre organi fondamentali : radice-fusto-foglie, anche se non si può parlare di un vero e proprio apparato radicale, poiché l'assorbimento di acqua e nutrienti avviene anche a carico degli altri tessuti.

Come già detto in precedenza, i Muschi non hanno tessuti vascolarizzati, ovvero quelle strutture specializzate nel trasporto di liquidi e soluti dalla zona di assorbimento, sino alla zona di utilizzo. 
Per questo motivo le loro dimensioni sono sempre piuttosto contenute ed hanno uno sviluppo prettamente orizzontale, che facilità così il passaggio d'acqua (per capillarità) da una parte all'altra della pianta.
Le foglie sono piccole e generalmente con uno spessore di un'unica cellula.

I Muschi hanno portamento strisciante e, nella maggior parte dei casi, non superano i 5 cm (2 in) di altezza e le specie più piccole misurano frazioni di centimetro. Tuttavia la specie tropicale Dawsonia superba, presente in Australia e Nuova Zelanda, può superare i 60 cm (24 in) di altezza.
I tessuti di tutte le Briofite sono erbacei e non vi è nessuna lignificazione.

Anche se possono crescere entrambi sulle rocce o con pochissima terra, i Muschi non si devono confondere con i Licheni. Questi ultimi sono infatti degli organismi formati dalla simbiosi di un'alga con un fungo.


Dove Cresce il Muschio ? - Habitat, Distribuzione ed Ecologia

Chiunque di voi sia andato in cerca di Muschio da mettere nel presepe, si sarà accorto che esso cresce nel sottobosco, in ambienti umidi e relativamente ombrosi.
In effetti tutte le specie di Muschio sono strettamente vincolate all'acqua e, senza di essa, non sono in grado di svilupparsi e riprodursi.

Le diverse specie di Muschio hanno colonizzato tutte le zone umide della Terra, dalle aree tropicali, fino alla Tundra Artica.
Sebbene tutte le specie abbiano bisogno dell'acqua per completare il proprio ciclo vitale, alcuni Muschi sono in grado di sopravvivere a mesi di siccità, andando incontro ad un processo di disidratazione programmata, sino al ritorno delle piogge.

I Muschi possono crescere su diversi tipi di substrati e, diversamente dalle altre piante, è sufficiente pochissimo terreno, affinché si possano sviluppare.
Molte specie sono epifite, ovvero crescono arrampicandosi sul tronco degli alberi, ma nessuna di esse è parassita delle piante a cui si "aggrappa".
Non a caso, per capire dove si trova il "Nord" in una zona temperata, basta guardare il tronco di un albero: i Muschi cresceranno sulla parte rivolta a Nord, poiché quella rivolta a Sud risulterebbe troppo assolata (chiaramente questo è vero nell'emisfero Boreale, in quello Australe avviene il viceversa,  per dettagli clicca qua).

In zone ad alte latitudini o laddove i cieli siano spesso nuvolosi, alcuni Muschi riescono a svilupparsi anche in zone aperte, lontane dagli alberi e dalla fitta vegetazione.
Sebbene i Muschi siano piuttosto sensibili all'inquinamento atmosferico, ci sono specie (es. Rhytidiadelphus squarrosus) che possono vivere in ambienti urbani o fortemente antropizzati, mentre altri Muschi sono acquatici e vivono interamente immersi nell'acqua (es. Fontinalis antipyretica).

Muschio su un Muretto

Muschio sul Tronco di un Albero


Come Crescere il Muschio ? - Coltivazione, Esposizione e Clima

Chiunque sia rimasto affascinato dai Giardini Giapponesi, in cui il suolo non è ricoperto da erba, bensì da Muschi ornamentali che creano un'atmosfera "incantata", si sarà chiesto "Come posso coltivare il Muschio nel mio giardino ?".

Le Briofite sono riuscite a colonizzare un areale immenso, spesso marginale e non adatto alla crescita di altri tipi di piante.
I Muschi, infatti, non hanno bisogno un terreno profondo e basta poco humus depositato su una roccia, per permettere loro di crescere.
Moltissime specie hanno un'elevata tolleranza al freddo ed al gelo e riescono a superare anche gli inverni più freddi.
L'umidità è un altro fattore chiave, la maggior parte di essi vuole un ambiente costantemente umido che, spesso, si ritrova in zone ombreggiate.
Terreni eccessivamente drenanti, che tendono ad asciugarsi, possono fortemente inibire lo sviluppo dei Muschi che, in linea generale, preferiscono i suoli acidi ed umiferi.
I raggi solari diretti per più ore al giorno rappresentano un altro fattore dannoso per il loro sviluppo.

Se, per contro, si volesse contrastare la crescita dei muschi, si possono utilizzare solfati di ferro o solfati di ammonio od altri prodotti commerciali che uccidono i Muschi.
Tuttavia, se le altre condizioni (luce, umidità etc..) rimangono ideali, ben presto quel pezzo di giardino sarà ripopolato.
Un altro metodo è usare erbe adatte per la crescita in zone ombreggiate, così facendo esse competeranno con i Muschi per i nutrienti, limitandone lo sviluppo e la diffusione.


Come Si Riproduce il Muschio ? - Ciclo Biologico 

Tutti i Muschi alternano una fase aploide (n) ad una diploide (2n), ma è la prima ad essere dominante (Ciclo Aplodiplonte).
Ciclo Vitale Aplodiplonte nei MuschiIl ciclo vitale inizia con la germinazione di una Spora (n), la quale va a formare il Gametofito (n) adulto, anch'esso aploide ed in grado di svolgere la fotosintesi clorofilliana.
Sul Gametofito si sviluppa il Gametangio, l'organo sessuale dei Muschi, che può essere femminile (Archegonio), oppure maschile (Anteridio) e possono coesistere sulla stessa pianta o essere presenti su piante diverse.

L'Archegonio produce un'unica cellula uovo (n), mentre l'Anteridio produce numerosi gameti maschili (n) geneticamente identici, dotati di flagelli.
I gameti maschili, quando maturi, vengono rilasciati e, sfruttando l'acqua come veicolo di trasporto, raggiungono l'Archegonio, fecondando la cellula uovo.
Questa fecondazione porterà allo sviluppo dello Sporofito (2n), il quale rimane attaccato al Gametofito, sfruttandolo per ricavare nutrienti.
Sullo Sporofito si differenzia lo Sporangio (2n), una struttura concava nella quale, tramite meiosi, si producono le Spore (n), che saranno rilasciate nell'ambiente e rimarranno quiescenti fino al ritorno delle condizioni ideali per la germinazione. Da qui il ciclo vegetativo si ripete.

Nel caso di piante (Gametofiti = n) che posseggono sia organi maschili, che organi femminili, TUTTI i gameti prodotti saranno geneticamente identici e, molto probabilmente, la fecondazione avverrà tra gameti prodotti dallo stesso Gametofito. Si otterrà dunque uno Sporofito diploide, ma omozigote (entrambi gli alleli identici), le cui Spore saranno geneticamente identiche.
In altre parole, il rimescolamento genico è meno efficace rispetto alle piante superiori e questo spiega perché il tasso di evoluzione sia circa 2-3 volte più lento.

Esiste anche la riproduzione asessuata, solitamente per frammentazione.

Muschio su un Ramo

Muschio su una Roccia

venerdì 3 novembre 2017

Coltivazione della Gardenia - Esposizione, Cure e Clima

Molti di voi avranno sentito parlare della Pianta della Gardenia, tuttavia Gardenia è in realtà un genere vegetale che, tra l'altro, è piuttosto grande e conta al suo interno oltre 200 specie.
La "classica" Gardenia, che vediamo in vendita nei vivai e che coltiviamo in vaso sul balcone o all'interno di casa, è la Gardenia jasminoides (sinonimo Gardenia augustaGardenia grandiflora), una specie ornamentale che produce fragranti fiori color bianco.

Nelle prossime righe capiremo come (e dove) coltivare la Gardenia in Italia, quale sia la sua resistenza al freddo invernale, come potarla e curarla.

Fiore Gardenia jasminoides


Origine e Diffusione :

Il genere Gardenia, nominato così in onore del botanico americano Alexander Garden (1730-1791), è diffuso su un areale molto esteso che comprende le zone tropicali e subtropicali di Asia, Africa e di molte isole dell'oceano Pacifico (es. Isole Fiji).

La Gardenia jasminoides, la specie più diffusa a livello ornamentale, è nativa del Sud-Est Asiatico e la si trova spontanea in Vietnam, Korea, Sud della Cina e del Giappone.

In Cina la Gardenia è coltivata da migliaia di anni, mentre arrivò in Inghilterra solo nel 18th secolo e da lì si diffuse nel resto d'Europa.

Ai nostri giorni è presente, oltre che nei luoghi d'origine, in quasi tutte le aree tropicali o subtropicali del mondo.
La Gardenia si può piantare anche nelle zone temperate calde mentre, nei luoghi più freddi, è spesso coltivata in vaso e riparata in casa durante l'inverno, anche perché si presta meglio di altre specie alla coltivazione in appartamento.


Com'è Fatta la Pianta della Gardenia ? Botanica e Fisiologia

La Gardenia jasminoides appartiene alla famiglia delle Rubiaceae, la stessa della pianta del Caffè (Coffea arabica) e la parentela tra queste due specie è più che evidente nella forma delle foglie.

La Gardenia comune è una pianta sempreverde a portamento cespuglioso, con uno sviluppo abbastanza limitato, specie se coltivata in vaso.
Se una pianta di Gardenia è piantata all'esterno, in piena terra, in un suolo fertile, con la giusta esposizione e quantità di acqua, ovvero cresce nelle condizioni ideali, può raggiungere un'altezza di circa 2 m (6.5 ft) ed estendersi altrettanto in larghezza. Tuttavia raggiungerà queste dimensioni solo dopo anni, poiché la crescita è particolarmente lenta.

Altre specie di Gardenia più tropicali, come la Gardenia brighamii (endemica delle Hawaii) o la Gardenia taitensis (Polinesia), si sviluppano più a forma di albero e possono superare i 5 metri di altezza (16 ft).

Boccioli GardeniaLe foglie della Gardenia sono di medie dimensioni, hanno color verde scuro ed una forma ovale; inoltre il margine superiore è altamente ondulato, assumendo un andamento a "zig zag".
La somiglianza tra le foglie di Gardenia e di Caffè è davvero notevole.
Le nuove foglie sono di color verde più tenue, mentre quelle vecchie ingialliscono e cadono. Una perdita contenuta delle foglie è fisiologica e rappresenta il normale rinnovo.
Se però buona parte delle foglie sono gialle e la crescita è stentata, allora c'è sicuramente un problema che, nella maggior parte dei casi, riguarda il terreno (ad esempio un pH troppo alto od un eccesso idrico che provoca ristagno).

I fiori della Gardenia jasminoides sono color bianco latte, possono essere singoli o, più frequentemente, doppi e sbocciano da gemme situate all'apice della vegetazione. Questi fiori possono essere solitari o, più raramente, raggruppati in piccole infiorescenze ed emanano una piacevole fragranza.
I fiori di Gardenia hanno anche oltre 10 petali, che tendono a circondare le antere e, se non fosse per i petali di maggior spessore, potrebbero ricordare i fiori delle Rose.

La fioritura è abbastanza prolungata ed, in Italia, si protrae per un paio di mesi ed oltre, tra tarda primavera ed inizio estate. I singoli fiori hanno una vita media di appena 5-7 giorni, ma si aprono in maniera scalare, coprendo l'arco temporale menzionato poco sopra.
Nei climi più idonei ed in piante in ottima salute, si può avere una seconda (e meno cospicua) fioritura in autunno.

Le piante coltivate nei Vivai (in serra) possono fiorire anche in Febbraio/Marzo e, in molti casi, vengono "pompate" per aver una fioritura abbondante, anche se sono ancora piccole e cresciute in vasi sproporzionati ed angusti.
Il primo consiglio è di rinvasare subito e di stimolare la produzione di nuove foglie, anche se non è raro che l'anno seguente la fioritura sia scarsa o nulla.
Le gemme a fiore sono presenti sin dall'anno precedente, in inverno esse sono gonfie ed in attesa del rialzo termico per potersi aprire.

I frutti sono delle bacche formate da una polpa che contiene numerosi semi marroni.

Le radici delle Gardenie hanno una discreta estensione, ma rimangono piuttosto superficiali e, piante affrancate, non gradiscono trapianti da una posizione all'altra.
Gardenia jasminoides è una pianta poco longeva che, anche nelle migliori condizioni di crescita, fatica a vivere più di 50 anni e spesso muore ad un'età inferiore.

Fiore Gardenia jasminoides

Foglie Gardenia

Dove Piantare la Gardenia ? - Coltivazione, Esposizione, Clima, Potatura e Cure

La Gardenia appartiene alla categoria delle Piante Acidofile, solitamente piuttosto esigenti in quanto a terreno ed esposizione.
La specie gradisce un terreno leggero, ricco di nutrienti, drenante, ma in grado di trattenere l'umidità e soprattutto acido (pH compreso tra 5 e 6); cresce bene in terreni simili a quelli in cui prosperano Camelie e Rododendri.
In suoli alcalini e/o argillosi le Gardenie hanno difficoltà ad assorbire in nutrienti e vanno presto incontro a deperimento, fino a morire.
Il pH del suolo si può (leggermente) modificare utilizzando concimi per acidofile od aggiungendo aghi di pino e foglie di faggio.

La classica Gardenia è considerata piuttosto sensibile al freddo, tuttavia non è strettamente tropicale e la si può coltivare all'aperto con successo in diverse zone d'Italia (Nord compreso).
Leggendo in rete, anche da siti "esperti", si trovano informazioni spesso false, del tipo : "La Gardenia (Gardenia jasminoides) non tollera temperature minime invernali inferiori ai 10° C (50° F)".
Chiaramente se così fosse non sarebbe coltivabile neppure in Sicilia, cosa assolutamente non vera; ma quindi qual è la reale rusticità di questa specie ?

La resistenza al freddo è influenzata da molteplici fattori (durata, entità, umidità etc.), tuttavia si può genericamente affermare che non ci dovrebbero essere grossi problemi sino a temperature minime di -6° C (21° F). La temperatura limite di danno dovrebbe essere compresa tra -7° e -9° C (19-16° F), a seconda della frequenza e della durata del gelo. Sotto questa soglia il danno potrebbe essere tale da uccidere la pianta.
Negli ultimi anni alcune varietà (es. Kleim's Hardy Gardenia e Frost Proof) sono state pubblicizzate come "Gardenie Resistenti al Gelo", affermando che potessero resistere senza danni a temperature di -12° C (10° F) o inferiori. Personalmente credo che questi numeri debbano essere validati nel proprio giardino, tenendo conto che, pur di vendere, una minima differenza di rusticità possa venir esaltata oltremodo.
In ogni caso, se la si volesse coltivare in una zona limite, sarà essenziale progettare una buona struttura di protezione dal freddo; cosa non troppo difficile date le dimensioni contenute della specie.
Anche prolungate esposizioni a temperature superiori ai 32° C (90° F) possono far entrare le piante in uno stato di sofferenza.

Gardenia jasminoides ama la luminosità, ma non gradisce una posizione troppo assolata. Diciamo che, in linea di massima, le Gardenie vanno piantate scegliendo un'esposizione a mezz'ombra, in cui non ricevano i raggi solari diretti durante le ore centrali della giornata.
Quanto detto diventa fondamentale in zone con estati secche, soleggiate e calde. Un'esposizione in pieno sole potrebbe danneggiare le foglie e limitare lo sviluppo.
Un'ottima soluzione per piantare una Gardenia è scegliere una posizione che sia a Nord rispetto ad un edificio od ad un grande albero ad alto fusto; in questo modo, prenderà Sole diretto nelle prime ore del mattino e al tramonto, evitando il "Sole di Mezzogiorno".
Ricordatevi che se le coltivate in casa durante l'inverno, non facendo ricevere loro Sole diretto,  quando le rimetterete all'aperto per la bella stagione, dovrete (ri)acclimatarle gradualmente alla luce solare.

La Gardenia è poco resistente alla siccità e vuole terreno umido, ma non zuppo; si dovrà quindi innaffiare regolarmente, ma non troppo abbondantemente.
L'irrigazione dovrebbe essere fatta evitando di bagnare foglie e fiori, i quali andrebbero più facilmente incontro a marciumi ed infezioni; inoltre è importante non usare acqua troppo calcarea, che innalzerebbe il pH del terreno. L'ideale è irrigare con acqua piovana.

La concimazione è sempre gradita, soprattutto ad inizio primavera. Per concimare è consigliabile utilizzare uno dei tanti concimi per acidofile che si trovano in commercio, ricordandosi di evitare di concimare con la cenere, la quale è basica ed innalza il pH del suolo.
In terreni non prettamente acidi può essere utile usare concimi addizionati con chelati di ferro, i quali permettono un miglior assorbimento degli ioni ferro da parte delle radici.

La potatura non è essenziale, tuttavia è utile per contenere lo sviluppo. In questo caso conviene potare ad anni alterni, rimuovendo i rami secchi, maldisposti o troppo lunghi.
Sarebbe meglio eseguire la potatura a metà estate, dopo la fioritura, in modo tale che, tra tarda estate ed autunno, si possano riformare i boccioli, che sbocceranno nella stagione successiva.

Gemme a Fiore Gardenia jasminoides

Pianta Gardenia in Primavera


Coltivazione in Vaso ed in Casa - Problemi e Soluzioni

La Gardenia, grazie all'apparato radicale non troppo voluminoso ed allo sviluppo limitato, si può coltivare con buoni risultati anche in vaso.
Il vaso deve però essere delle giuste dimensioni e, almeno una volta ogni due anni, si dovrebbe rinvasare (in primavera) in vasi via via più capienti, utilizzando terreno per acidofile.
Questa specie, come detto in precedenza, tollera meglio di altre l'ambiente dell'interno di una abitazione; tuttavia, rispetto alle classiche "Piante da Appartamento", si dovranno utilizzare semplici trucchetti:

  • Posizionare il vaso vicino ad una finestra esposta a Sud o comunque in un luogo luminoso
  • Non mettere il vaso vicino a fonti di calore come termosifoni o stufe
  • Evitare gli sbalzi termici (es. vicino ad una zona di passaggio tra interno ed esterno casa)
  • Mantenere umide le foglie nebulizzando con acqua (l'ambiente di casa è troppo secco)
  • Bagnare il terriccio quando è asciutto, evitando dannosi ristagni idrici

Di seguito indicherò i più comuni problemi che si riscontrano nel coltivare le Gardenie:

Se la pianta ha foglie gialle è probabile che abbia difficoltà nell'assorbimento di microelementi. Questo non vuol necessariamente dire che manchino, ma potrebbero essere presenti in una forma non assimilabile, come nel caso della clorosi ferrica (che avviene quando il pH è troppo alto), che è indotta da un limitato assorbimento di ferro. Per risolvere il problema dovrete acidificare il terreno.
Talvolta le foglie ingiallite possono essere anche sintomo di stress idrici (es. carenza di acqua).

Se i boccioli fiorali cadono prima di aprirsi, il problema potrebbe ricollegarsi a forti sbalzi termici.

Se non si formano i boccioli, potrebbe essere dovuto ad una mancanza di nutrienti, ad una carenza di luce (es. ombra scura) od ad un eccesso di concimazioni azotate. 

Se marciscono le radici è perché il terreno non è sufficientemente drenante o le annaffiature sono troppo abbondanti.

Nel caso di malattie di origine biotica (es. Virus patogeni), usare uno dei tanti anti-fungini ad ampio spettro presenti in commercio.

Fiore appassito Gardenia


Come Si Riproduce la Gardenia ? Quali Sono le Migliori Varietà ?

La Gardenia si propaga prevalentemente tramite talea. In primavera si taglia l'apice di un ramo (circa 6 cm o 2.4 inch), meglio se tenero e verde. Poi si devono togliere tutte le foglie ad eccezione di un paio sulla punta, interrare il ramo in terriccio per acidofile mischiato con sabbia, torba ed ormoni radicanti.
Dopodiché posizionare il vasetto in un ambiente luminoso (ma senza sole diretto), mantenendo il terreno (e l'ambiente) umido ed una temperatura di circa 20° C (68° F). La radicazione dovrebbe avvenire nel giro di 6-8 settimane.
La moltiplicazione per semina è poco usata, poiché più lenta. In questo caso si semina in autunno, aspettando il germogliamento primaverile.
La Gardenia si può riprodurre anche tramite margotta.


Esistono innumerevoli cultivars di Gardenia, di seguito cercherò di fare un breve elenco di quelle più popolari o particolari :

  • Gardenia jasminoides "Golden Magic" : si caratterizza per un portamento compatto ed una buona tolleranza al caldo, ma la sua peculiarità è il fiore che, sebbene all'inizio sia bianco, a sviluppo ultimato è color giallo oro.
  • Gardenia jasminoides "Four Seasons" : varietà che si differenzia per aver un periodo di fioritura più lungo rispetto alla specie tipo.
  • Gardenia jasminoides "Belmont" : cultivar dal portamento espanso, che produce fiori con molti petali. Questo clone è spesso utilizzato per recidere i fiori, a scopi decorativi.
  • Gardenia jasminoides "Aimee" : clone noto per la produzione di fiori a forma di rosa di dimensioni notevoli.
  • Gardenia jasminoides "White Gem" : varietà nana, che solitamente non supera i 60 cm (24 in), ideale per essere coltivata in vaso.
  • Gardenia jasminoides "Radicans"  : selezione a portamento assurgente e dotata di foglie più piccole rispetto alla specie tipo.
  • Gardenia jasminoides "Variegata" : come suggerisce il nome, ha foglie variegate: gialle e verdi.
  • Gardenia jasminoides "Chuck Hayes" : nota sia per la sua resistenza al freddo, sia per l'attitudine a rifiorire in autunno.
  • Gardenia jasminoides "Pinwheel" : cultivar resistente al gelo, che produce fiori con solo 6 petali, dalla forma stretta ed allungata. 

Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità e che, ripensando a quell'angolo piuttosto ombroso del vostro giardino, vi venga voglia di comprare una graziosa pianta di Gardenia che, con qualche attenzione, regalerà fiori profumati per quasi 3 mesi all'anno.

Fioritura Gardenia jasminoides

Fiore di Gardenia jasminoides

giovedì 26 ottobre 2017

Come Coltivare il Corbezzolo (Arbutus unedo)? Dove Può Crescere in Italia?

Volete una pianta che sia sempreverde, ornamentale, rustica, resistente alle malattie e che produca pure dei frutti commestibili ?
Allora la scelta giusta potrebbe essere il Corbezzolo (Arbutus unedo), una tipica pianta Mediterranea che, soprattutto nel periodo autunnale, ci rallegrerà le giornate, fiorendo tra cieli grigi, freddi ed uggiosi, tipici di questa stagione.

Nelle prossime righe conosceremo un po' meglio l'albero del Corbezzolo e vi fornirò qualche consiglio utile per la sua coltivazione.

Arbutus unedo

Origine, Diffusione ed Habitat Naturale :

Il Corbezzolo (Arbutus unedo), noto anche come Albatro, è una pianta nativa del bacino Mediterraneo occidentale, dalla Grecia sino alla Spagna. Tuttavia, diversamente da altre specie mediterranee, si spinge anche più a Nord, in zone a clima oceanico, come le miti coste dell'Irlanda. 

Oggigiorno il Corbezzolo è diffuso e naturalizzato in tutta la macchia Mediterranea ed, in Italia, è spesso utilizzato come pianta ornamentale o pianta da siepe.

Arbutus unedo è la specie simbolo della Sardegna, nonché dell'Italia. Questo perché il Corbezzolo ha, nello stesso periodo dell'anno, foglie (verdi), fiori (bianchi) e frutti maturi (rossi), ricordando così il tricolore italiano. 

Il Corbezzolo vive in luoghi aridi, sassosi ed assolati, come pendii aperti verso il mare.
Nel suo habitat naturale gli inverni sono miti ed umidi, mentre le estati sono calde, con precipitazioni molto scarse.
Arbutus unedo cresce come individuo isolato o, più spesso, in consociazione con altre specie mediterranee come Mirto, Leccio e Lentisco.

Nuove Foglie Corbezzolo

Nuova Vegetazione Arbutus unedo

Rami Corbezzolo

Com'è Fatta la Pianta del Corbezzolo ? - Botanica e Fisiologia

Il Corbezzolo (Arbutus unedo) è una pianta sempreverde appartenente alla famiglia delle Ericaceae, che annovera al proprio interno numerose specie, per lo più acidofile (es, Rododendri  e Mirtilli).
Il nome della specie (A. unedo) deriva dall'unione di due parole (unum = uno e edo = mangio, cioè "ne mangio uno solo") e si riferiscono al frutto, suggerendo che esso sia si commestibile, ma se ne sconsiglia di mangiarne più di uno per volta.

Nei paesi anglosassoni il Corbezzolo è noto anche come Strawberry tree (Albero delle Fragole), per via della vaga somiglianza tra i suoi frutti e le fragole.

Arbutus unedo è una specie arborea a crescita rapida che, nelle condizioni ideali, può occasionalmente raggiungere un'altezza di 8-10 metri (26-33 ft), tuttavia è frequente trovare corbezzoli di dimensioni assai più contenute.
Il portamento del Corbezzolo è generalmente arbustivo, con diversi tronchi che partono dalla base e con fogliame presente anche nella parte bassa della pianta, ciononostante si può coltivare anche come albero a singolo tronco. La chioma è espansa e particolarmente densa.

Il Corbezzolo, data l'elevata vigoria e velocità di crescita, è tra le prime piante a ripopolare un bosco dopo il passaggio di un incendio. Inoltre, anche se il fuoco distrugge tutta la parte aerea, dalle gemme situate sulle radici o sul colletto (la zona a cavallo tra radici e tronco) rispunteranno nuovi rami che, con gli anni, riformeranno l'intera chioma.

Le foglie del Corbezzolo sono ovali, coriacee, dal margine seghettato, con internodi corti e, da adulte, sono di color verde scuro. Esse sono disposte lungo l'intero ramo, ma più concentrate all'estremità della nuova vegetazione.
Le giovani foglie (quelle dei rami in allungamento) sono più tenere, soffici e con un colore variabile dal verde chiaro, sino all'arancione.

Fiori Arbutus unedoLe infiorescenze compaiono sull'apice della nuova vegetazione già in estate, ma il loro sviluppo è lento e si dovrà attendere ottobre per la fioritura.
I fiori di Corbezzolo sono raggruppati in pannocchie penduli, ognuna delle quali ne contiene in media 15-20. I fiori sono piccoli, di color bianco (talvolta rosa) ed hanno una forma "a campana", tipica delle Ericacee.
Fioritura Arbutus unedoLa fioritura avviene nel periodo autunno-invernale, indicativamente tra i mesi di ottobre e dicembre, ma è piuttosto scalare e, talvolta, si protrae anche fino a gennaio-febbraio.
Questi fiori sono ricchi di nettare e le antere (parte maschile del fiore) producono molto polline, attirando numerosi insetti pronubi. Dai fiori di Corbezzolo si ricava l'ultimo miele di stagione, particolarmente pregiato anche perché, in molte zone d'Italia, nel periodo di fioritura fa troppo freddo affinché le api visitino i fiori e l'impollinazione è relegata ai meno freddolosi Bombi (che però non producono miele).
I fiori di questa pianta sono generalmente autofertili ed anche un esemplare isolato può fruttificare abbondantemente.

Le bacche del Corbezzolo sono di forma sferica, con un diametro di circa 2 cm (0.8 in) ed, a maturazione, virano al colore rosso acceso.

Ma com'è il sapore del frutto del Corbezzolo ?
Sebbene il nome latino suggerisca di mangiarne uno solo, questi frutti sono eduli e con un gusto particolare. Sicuramente non sono saporiti come una ciliegia o un'albicocca, ma si lasciano mangiare. La polpa è "pastosa", abbastanza asciutta, priva di acidità ed in essa sono immersi numerosi semi piccolissimi, i quali conferiscono al frutto una consistenza "granulosa".
Probabilmente, se mangiati come frutta fresca, non sono squisiti e difficilmente ne farete scorpacciate; tuttavia sono ottimi per la produzione di marmellate e confetture.
Detto questo, 4-5 frutti di Corbezzolo si possono mangiare tranquillamente, fosse anche per provare un gusto "diverso" dal solito.

La fruttificazione del Corbezzolo è scalare ed avviene in autunno, in concomitanza della fioritura (forse solo leggermente prima). Perciò lo sviluppo del frutto è molto lento e, dalla fioritura alla maturazione, passa circa un anno.

Il tronco ed i rami vecchi sono di color marrone chiaro e, con l'età, tendono a sfaldarsi longitudinalmente. I legno dei nuovi rami e le relative gemme hanno invece un colore rossastro, che risalta tra la vegetazione.
Frutto Aperto Corbezzolo
L'apparato radicale è ben sviluppato, massiccio ed esteso, con un fittone centrale che può raggiungere profondità ragguardevoli. Per questa ragione è meglio evitare di trapiantare grossi esemplari e, per la coltivazione in vaso, è consigliabile l'utilizzo di grossi vasi. Il Corbezzolo è una pianta longeva, che può tranquillamente superare i 100 anni di età ed esemplari secolari, incendi permettendo, non sono affatto rari.

Fioritura Corbezzolo



Gemme Corbezzolo
Tronco Arbutus unedo
Dove Piantare il Corbezzolo ? - Coltivazione, Clima, Esposizione, Potatura e Cure.

Il Corbezzolo (Arbutus unedo) è si una pianta mediterranea e termofila ma, rispetto ad altre specie, riesce a spingersi anche nell'entroterra e, soprattutto nel Sud Italia, cresce addirittura in bassa montagna, in Sicilia sino a quote di 800-900 metri (2600-2900 ft).

La specie ha una buona resistenza al freddo e può sopportare temperature minime di circa -15° C (5° F), che equivalgono ad una zona USDA 7; si può perciò coltivare con successo in quasi tutto il Nord Italia.
Tuttavia, sebbene possa crescere anche in zone molto fredde, la fioritura è spesso danneggiata dal gelo e, laddove le temperature siano frequentemente inferiori ai -5° C (23° F), la fruttificazione potrebbe essere scarsa o nulla.

Il Corbezzolo è una pianta che ama posizioni assolate, sebbene possa svilupparsi anche con esposizioni a mezz'ombra. Detto questo, per la piantumazione è meglio scegliere un angolo di giardino riparato e che riceva il maggior numero di ore di Sole al giorno, il quale permette una fioritura più copiosa ed uno sviluppo più omogeneo ed armonioso.
Piante coltivate in posizioni ombrose hanno crescita stentata, fioriscono poco o nulla e, dato l'elevato fototropismo della specie, crescono storte, in cerca dei raggi solari.

Arbutus unedo è una specie xerofila, in grado di prosperare in ambienti semi-desertici, in cui la siccità si protrae a lungo.
Nei climi Mediterranei, in estate, potrebbe non piovere per mesi e le piogge riprendere solo in autunno; forse non è un caso che il Corbezzolo si sia evoluto per fiorire in autunno (e non in primavera), così da potersi permettere una sorta di stasi vegetativa durante il periodo più torrido dell'anno.

Il Corbezzolo preferisce terreni sabbiosi e silicei, che solitamente sono sub-acidi; tuttavia, rispetto ad altre Ericacee, Arbutus unedo si dimostra ben più adattabile e cresce anche in suoli neutri o leggermente alcalini.
Il terreno del proprio habitat è spesso povero e sassoso; per questo motivo riesce a crescere, fiorire e fruttificare senza alcuna concimazione, anche se piantato in terreni poco fertili.

La specie è rustica e, oltre a non richiedere concimazioni ed innaffiature, non ha bisogno neppure dei trattamenti antiparassitari, poiché gli attacchi da parte dei patogeni sono sempre piuttosto lievi e le malattie si risolvono da sole.
Le nuove foglie possono essere infettate dagli Afidi, mentre quelle vecchie possono essere colpite da funghi che causano la Fumaggine.

Afidi sulla Nuova Vegetazione Arbutus unedoIl Corbezzolo è facile da potare, basterà rimuovere i rami che si intrecciano, sfoltire la chioma e, nei primi anni di vita, selezionare la forma voluta, lasciando uno o più tronchi.
La specie tende a svilupparsi sotto forma di cespuglio, ma rimuovendo i polloni in eccesso si potrà farla crescere anche come pianta a singolo fusto. Un'altra forma di allevamento esteticamente bella, prevede di lasciar sviluppare la pianta su tre tronchi, disposti con un angolo di 120° l'uno dall'altro, facendo iniziare la ramificazione a circa 1 metro (3.3 ft) dal suolo.
Ad ogni modo il Corbezzolo è estremamente versatile e resistente alla potatura (anche capitozzatura), tanto che la specie può essere impiegata anche come pianta da siepe.
Si può potare in qualsiasi periodo dell'anno, preferendo periodi senza grossi estremi di temperatura; tuttavia una potatura drastica comprometterà seriamente la fruttificazione dell'anno; ricordatevi che i fiori spuntano solo all'apice dei nuovi rami.

Arbutus unedo cresce su dirupi scoscesi, in prossimità delle coste. Per questo motivo è abituato ad essere sferzato da forti venti ed a sopravvivere in presenza di salsedine, inoltre è tollerante anche nei confronti dell'inquinamento atmosferico e può essere piantato anche in grosse città.

Infiorescenza in Estate

Infiorescenza in Settembre

Fioritura Arbutus unedo
Fruticini in Marzo Arbutus unedo

Frutticino in Giugno Corbezzolo


Come Moltiplicare il Corbezzolo ? - Tecniche di Propagazione e Varietà

Un metodo di riproduzione semplice, ma che non consente di ottenere un clone della pianta madre (clicca qui per dettagli), è la semina.
I semi vanno interrati, a poca profondità, verso fine inverno. Dopo aver seminato, evitate che il terreno si asciughi e, in primavera inoltrata (Maggio), spunteranno le nuove piantine. Esse, in un primo periodo, cresceranno piuttosto lentamente e saranno delicate; bisognerà collocarle in una posizione luminosa, evitando il pieno Sole e far trascorrere loro il primo inverno in serra.
Si potranno piantare in piena terra quando avranno raggiunto un'altezza di circa 20 cm (8 in), indicativamente la primavera successiva.

Il Corbezzolo si propaga anche per Talea, prelevando i nuovi rami della stagione, lunghi circa 25 cm (10 in) ed interrandoli tra Novembre e Febbraio.
La radicazione è lenta e meno efficiente rispetto ad altre specie, la percentuale di successo è abbastanza bassa e, in molti casi, è consigliabile utilizzare ormoni radicanti.

La specie ha la tendenza ad emettere polloni dalle radici, basterà dunque "zappare" attorno al pollone ed estrarlo con le proprie radici. In questo caso sarà già pronto per essere trapiantato altrove.

Il Corbezzolo non si riproduce tramite innesto.

Nel corso degli anni, la selezione di nuove Cultivars è sempre stata indirizzata all'ottenimento di piante "più belle", con fiori più numerosi e grossi, con fogliame più ornamentale etc.
Purtroppo non c'è mai stata una reale volontà di selezionare cloni con frutti grossi, meno insipidi e più gustosi. Per questo motivo, come pianta da frutto, non ci sono grosse differenze tra le Cultivars.

Di seguito indicherò qualcuna tra le varietà più comuni e/o particolari :

  • Compacta : ha la peculiarità di avere dimensioni contenute, raggiungendo a stento i 2 m (6.6 ft). Adatta per piccoli giardini o per la crescita in vaso.
  • Elfin King : è forse l'unica varietà con frutti leggermente più gradi e dolci. Anche questo clone ha uno sviluppo non eccessivo ed entra presto in produzione.
  • Rubra : varietà che si differenzia per i fiori che sono di color rosa intenso.
  • Croomei : fruttificazione costante e fiori rossi.

Insomma il Corbezzolo è una pianta che proviene direttamente dalla nostra macchia Mediterranea, ma che può crescere più o meno ovunque in Italia, inoltre ci produce frutti eduli, non richiede attenzioni particolari ed è molto ornamentale.
Quindi, cosa aspettate a compralo ??

Corbezzolo a Barcellona

Frutti Maturi ed Immaturi Arbutus unedo

Fiori Visti dal Basso Corbezzolo

Corbezzolo in Fiore

Frutti e Fiori Arbutus unedo

venerdì 20 ottobre 2017

Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia) e Vite Canadese (Ampelopsis brevipedunculata) - Coltivazione e Differenze

Chi di voi non ha mai ammirato un paesaggio autunnale, in cui le foglie degli alberi si tingono di tonalità accese ?

Ecco, probabilmente è proprio questa la stagione in cui la Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia) si distingue tra le altre specie.
Le sue foglie, in autunno, si colorano di un bel rosso intenso, risaltando sulle piante a cui si aggrappano che, solitamente, hanno sfumature più tenui, tendenti al giallo.

Quali sono le differenze tra la Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia) e la Vite Canadese (Ampelopsis brevipedunculata) ? Come si riconoscono ? Come si possono coltivare ?

Parthenocissus quinquefolia


Origine, Diffusione ed Habitat :

La Vite Americana è nativa del Nord America, in particolar modo della parte orientale degli Stati Uniti, caratterizzata da un clima molto più umido, rispetto agli stati ad Ovest delle Montagne Rocciose.
La Vite Canadese, contrariamente a quanto possa far credere il nome, è originaria dell'estremo oriente (Cina e Giappone) e fu introdotta in America solo nel 1870, da dove si espanse sino a colonizzare il Canada.

Entrambe le specie sono altamente infestanti e sono ormai inselvatichite in quasi tutte le zone temperate del Mondo, Europa compresa.
Crescono in zone umide, ai margini dei boschi, lungo i letti dei ruscelli o laddove riescano a trovare appigli su cui arrampicarsi; in alternativa crescono strisciando per terra.

Nel Nord Italia la Parthenocissus quinquefolia è ormai naturalizzata, mentre la "sorella canadese" è più comune come pianta ornamentale, per abbellire porticati o ringhiere.


Come Distinguere la Vite Americana dalla Vite Canadese ?

Le due specie vengono frequentemente confuse, poiché a prima vista le somiglianze sono molte, sia nel portamento, sia nella forma.

Ciononostante basta osservare le foglie : nella Vite Canadese sono trilobate, con lobi poco accentuati e ricordano molto le foglie del Fico; nella Vite Americana, invece, le foglie sono penta-lobate, con lobi così accentuati che sembrano esser petali di un fiore, inoltre sono più sottili.

La Vite Americana ha un portamento più snello ed i suoi tralci crescono più rapidamente, inoltre può raggiungere un'altezza superiore, rispetto alla Vite Canadese.

La Vite Canadese è priva di ventose sui viticci ed ha una maggiore resistenza al gelo.

Foglie Vite Americana

Foglia Vite Canadese

Com'è Fatta la Vite Americana ? - Botanica e Fisiologia

Sia la Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia), che la Vite Canadese (Ampelopsis brevipedunculataAmpelopsis glandulosa var. brevipedunculata) appartengono alla famiglia delle Vitaceae, di cui fa parte anche l'Uva da Vino (Vitis vinifera).

Entrambe le specie sono piante rampicanti decidue che, in natura, possono crescere molto velocemente, fino a diversi metri di nuova vegetazione ogni anno.
Le foglie hanno dimensioni medie e dalla forma descritta appena sopra.
Entrambe le Viti sono dotate di viticci che permettono loro di aggrapparsi agli alberi; ma solo la Vite Americana ha delle ventose nella parte terminale dei viticci, le quali permettono una migliore adesione al legno delle piante.

Frutticini Vite CanadeseLa Vite Americana può raggiungere un'altezza superiore ai 30 m (98 ft), mentre la Vite Canadese supera raramente i 6 m (20 ft).
L'infiorescenza è portata dai nuovi tralci (quelli emessi in primavera) ed è composta da fiori piccoli, verdastri ed abbastanza insignificanti.
Il grappolo della Vite Americana è formato da acini piccoli, bluastri e meno numerosi rispetto all'Uva "classica". Ogni frutto contiene 1-2 semi. I frutti contengono Acido ossalico, tossico per l'uomo, ma non per gli uccelli che, mangiando questi acini, aiutano a disperdere i semi nell'ambiente, favorendo la diffusione della specie.
La Vite Canadese produce un frutto simile, ma con bacche leggermente più grandi, che maturano sfalsate; non è raro vedere grappoli con acini verdi, blu, gialli e neri nello stesso momento.
Il tronco è brunastro e, con l'età, tende a sfaldarsi.

Frutti Vite Americana

Ampelopsis brevipedunculata

Tronco Ampelopsis brevipedunculata


Come Crescere la Vite Americana ? - Coltivazione, Clima, Esposizione e Cure

Parthenocissus quinquefolia è una specie rustica ed infestante, che spesso soffoca la vegetazione sottostante. La sua espansione incontrollata è permessa grazie all'enorme adattabilità; può infatti crescere con un'esposizione a mezz'ombra, così come in pieno Sole, preferisce terreni fertili, ma cresce bene (e rapidamente) anche in terreni poveri, sia acidi che alcalini.
La specie è molto vigorosa anche quando cresce in terreni con pochi nutrienti, perciò la concimazione è del tutto superflua e si può coltivare in qualsiasi tipo di suolo.
Se la Vite Americana viene cresciuta in vaso, basta usare terreno completo durante i rinvasi.

La Vite Americana ha una discreta resistenza alla siccità, ma sopravvive senz'acqua o irrigazioni anche per molto tempo.
In ambienti particolarmente aridi ed assolati la vigoria sarà più contenuta e la crescita annua inferiore, rispetto a zone con estati piovose.

Entrambe le specie hanno un'ottima resistenza al freddo, ma è maggiore nella Ampelopsis glandulosa var. brevipedunculata che, infatti, riesce a spingersi più a Nord, sino al centro del Canada.

In altre parole è una pianta che non ha bisogno di cure e, dopo averla piantata, non bisognerà nè annaffiarla, nè concimarla e, anche se lasciata a sé, si svilupperà alla perfezione.
L'unica cosa da fare, a meno di non volerla ovunque nel giardino, sarà potare.
La potatura va effettuata a fine inverno (o comunque quando la pianta è spoglia), rimuovendo tutti i tralci indesiderati ed accorciando a piacere quelli selezionati; non preoccupatevi, la Vite Americana tollera potature drastiche.

La specie si propaga efficacemente tramite polloni o facendo radicare i tralci che toccano terra, motivo che rende difficile la sua eradicazione.

Un ultimo consiglio: sappiate che se vorrete far crescere la Vite Americana su di un muro, per abbellirlo, poi diventerà un problema qualora voleste toglierla.
In molti casi si dovrà necessariamente rimuovere l'intonaco, un po' come avviene con l'Edera.

Vite Canadese Ampelopsis brevipedunculata

Vite Americana Naturalizzata
Parthenocissus quinquefolia autunno