Translate

venerdì 29 aprile 2016

Quando Inizia l'Estate? Qual è il suo Clima?

L'estate è una delle quattro stagioni delle zone temperate e rappresenta quella in cui si hanno le temperature più elevate e, generalmente, la maggiore insolazione.
Ma quando inizia l'estate? Quali sono le sue caratteristiche climatiche? Com'è l'estate italiana?

Palma in riva al mare



Prima di rispondere a queste domande, aggiungo il file audio dell' "Estate di Vivaldi", così, chi tra di voi vorrà, potrà continuare la lettura accompagnato da quest'ottima melodia.




L'estate astronomica inizia con il Solstizio di Giugno che, per l'emisfero Boreale, corrisponde al 20-21 Giugno, a seconda degli anni, mentre termina con l'Equinozio d'Autunno, il 22-23 Settembre.
L'estate meteorologica, invece, considera i 3 mesi più caldi dell'anno e, di conseguenza, inizia il 1° Giugno e termina il 31 Agosto.
L'estate Australe corrisponde, come periodo, all'inverno Boreale, inizia dunque 21-22 Dicembre e  termina il 22-23 Marzo.

I più attenti di voi avranno notato che l'estate Boreale (ovvero quella dell'Emisfero Nord e, dunque, anche dell'Italia) è circa 3 giorni più lunga rispetto a quella Australe (Emisfero Sud). Questo è dovuto all'orbita ellittica che la terra compie attorno al Sole.
Durante l'estate "italiana" la Terra, essendo più lontana dal Sole (Afelio), risente meno della sua attrazione gravitazionale; questo, come enunciato nella seconda legge di Keplero, riduce la velocità di rivoluzione e, conseguentemente, aumenta il tempo necessario a compiere la sua traiettoria, allungando, di fatto, l'estate Boreale.


Clima dell'Estate delle zone temperate :

Sapendo che le zone temperate vanno dal 23° al 67° parallelo, pare ovvio che vi siano enormi differenze. Le zone temperate più vicine all'equatore (le zone Subtropicali) avranno, in realtà, anche i mesi primaverili  ed autunnali con temperature quasi estive, e la linea di demarcazione tra le diverse stagioni non sarà così marcata. Più ci si avvicina ai Poli, più le estati saranno fresche e "corte".

Sebbene nessuno ci faccia caso, l'estate astronomica inizia proprio nel giorno in cui vi è il massimo numero di ore di luce, quindi durante l'estate, le giornate incominciano ad accorciarsi.
L'inclinazione dei raggi solari e le ore di luce sono le stesse della primavera, ad esempio il 21 Aprile ed il 21 Agosto sono reciprocamente 2 mesi prima e dopo il Solstizio d'estate, avranno quindi le stesse ore di luce e la stessa altezza del sole allo Zenit.
Perché in estate fa più caldo che in primavera? Come avevamo già spiegato qua, le stagioni risentono di un'inerzia termica, le masse d'aria e ancor di più le masse d'acqua, richiedono tempo per essere scaldate e/o raffreddate. L'estate viene dopo la primavera, una stagione in cui si ha già un'ottima insolazione che permette il riscaldamento dei mari e lo scioglimento delle nevi; ciò influenzerà le correnti che vi saranno in estate. e, dunque, il Clima estivo.


Ore di Luce Estive :

Nel periodo tra l'equinozio di Marzo e quello di Settembre, ovvero in primavera ed in estate, le ore di luce sono maggiori più ci si sposta verso il Nord. Questo divario è massimo durante il Solstizio d'estate e va via via riducendosi con l'avanzare dell'estate.
Se si andasse al limite nord della fascia temperata boreale (67°N), durante il Solstizio, si avrebbero 24 ore di luce al giorno, con il sole appena sotto l'orizzonte a mezzanotte.
Se oltrepassassimo questo limite (67° N = Circolo Polare Artico) potremmo osservare il Sole di Mezzanotte per un periodo tanto più lungo quanto più ci avviciniamo al Polo Nord (90°N), zona in cui il Sole sarebbe sopra l'orizzonte per 6 mesi all'anno.
Anche in Italia, in estate, le giornate saranno più lunghe al Nord, rispetto al Sud e ci potranno essere anche 16 h di luce al giorno.


Prati estivi secchi



Clima dell'Estate Italiana :

L'estate italiana è la stagione in cui vi sono le temperature più elevate, i cieli sereni e, di norma, scarse precipitazioni.
In Italia vi è la tipica estate mediterranea, caratterizzata dall'elevata aridità. In alcune zone della Sardegna, della Sicilia e della Puglia potrebbero non esserci precipitazioni anche per 3-4 mesi e, anche qualora ce ne fossero, sarebbero di lieve intensità.
Conseguentemente, i verdi prati primaverili si trasformano in prati secchi che conferiscono il classico color marrone-bruciato al paesaggio di queste regioni.
Non in tutto il mondo l'estate è la stagione più secca, ad esempio nel Sud-Est degli stati uniti (ad es. Florida), la stagione più calda è anche quella in cui si registrano maggiori precipitazioni.
Anche stando in Italia l'estate può essere molto piovosa, ad esempio sulle Alpi, in estate, si sviluppano temporali assai frequentemente (in alcune zone quasi giornalmente) e questi riversano grandi quantità di pioggia, facendo diventare l'estate la stagione più umida dell'anno.

Come letto sopra, sebbene l'estate sia la stagione mediamente più secca, vi sono enormi differenze nella distribuzione delle piogge.
Tutto l'arco Alpino, in particolar modo quello più orientale, è molto piovoso. Anche le pianure adiacenti risentono, sebbene con minori effetti, dei temporali generatisi sulle Alpi. Le zone del Lago Maggiore e del Lago di Como, specie nelle parti settentrionali, registrano notevoli accumuli anche in estate. Inoltre l'estate è anche la stagione in cui, nelle zone interne del Nord, si verificano il maggior numero di grandinate.
Più ci si sposta verso il centro della pianura padana, più le precipitazioni si riducono. In molte zone della Pianura Padana, durante tutta l'estate, non si raggiungono neppure i 150 mm di acqua.
Il centro-sud è particolarmente secco, le precipitazioni diventano più abbondanti solo in alcune zone appenniniche favorite dall'orografia.

Le temperature massime sopra i 30° C (86° F) sono frequenti e, specie nelle zone interne del Sud Italia, è facile avvicinarsi ai 40° C (104° F); le temperature minime sono superiori ai 20°C (68° F) nelle zone costiere, mentre inferiori ai 20° C nelle zone a clima continentale del Nord Italia.
Nelle zone costiere, le temperature massime possono esser mitigate dal mare e dalle relative brezze, in particolar modo una regione, la Liguria, è nota per superare raramente i 30° C, con minime escursioni termiche giornaliere.

Per le piante la stagione estiva può essere addirittura quella più stressante, molte specie che prosperano nella macchia mediterranea crescono poco durante questa stagione, altre perdono addirittura le foglie ed entrano in uno stato di dormienza simile a quello che le piante decidue hanno in inverno.

Non sottovalutate l'estate pensando che, sicuramente, una pianta non morirà mai in questa stagione, la siccità, unità alle alte temperature e al Sole, possono fare danni più gravi di quanto non faccia il freddo.

I vasi, specie se neri, diventano dei veri e propri forni che cuociono letteralmente le radici delle piante, non lasciando alcuno scampo. E' consigliabile usare vasi non neri, scegliere la mezz'ombra, oppure interrare i vasi affinché non ci batta il sole.

Qui sotto allego una tabella riassuntiva di alcuni capoluoghi italiani


Città
Mese
Temp. Min. Media
Temp. Max. Media
Pioggia (mm)

Torino
Giugno
14,0°C (57,2°F)
24,8°C (76,6°F)
104,3
Luglio
16,9°C (62,4°F)
27,9°C (82,2°F)
70,5
Agosto
16,5°C (61,7°F)
27,1°C (80,8°F)
76,1

       Genova
Giugno
17,6°C (63,7°F)
23,9°C (75,0°F)
58,2
Luglio
20,9°C (69,6°F)
27,3°C (81,1°F)
24,2
Agosto
21,0°C (69,8°F)
27,7°C (81,9°F)
69,3

Bologna
Giugno
15,8°C (60,4°F)
27,1°C (80,8°F)
57,3
Luglio
18,5°C (65,3°F)
30,4°C (86,7°F)
40,5
Agosto
18,4°C (65,1°F)
29,8°C (85,6°F)
52,5

Roma
Giugno
15,3°C (59,5°F)
26,9°C (80,4°F)
34,0
Luglio
18,0°C (64,4°F)
30,3°C (86,5°F)
19,2
Agosto
18,3°C (64,9°F)
30,6°C (87,1°F)
36,8

Palermo
Giugno
19,2°C (66,6°F)
27,2°C (81,0°F)
17,9
Luglio
21,7°C (71,1°F)
29,8°C (85,6°F)
6,7
Agosto
22,7°C (72,9°F)
30,5°C (86,9°F)
31,8

Ancona
Giugno
14,5°C (58,1°F)
25,6°C (78,1°F)
60,4
Luglio
16,9°C (62,4°F)
28,2°C (82,8°F)
47,1
Agosto
17,2°C (63,0°F)
28,1°C (82,6°F)
76,4

L’aquila
Giugno
12,2°C (54,0°F)
25,3°C (77,5°F)
46,1
Luglio
14,2°C (57,6°F)
29,0°C (84,2°F)
34,7
Agosto
14,1°C (57,4°F)
29,1°C (84,4°F)
37,7

Firenze
Giugno
15,0°C (59,0°F)
27,7°C (81,9°F)
57,1
Luglio
17,7°C (63,9°F)
31,4°C (88,5°F)
36,7
Agosto
17,0°C (62,6°F)
30,6°C (87.1°F)
56,0


E chiudiamo con un qualche quadro raffigurante l'estate.


Pieter Bruegel the Elder Mietitura

Monet Estate









L'estate Caspar David-Friedrich

Compagni in estate Robert Zünd
Arcimboldo Estate

giovedì 21 aprile 2016

Laghi Tailly, una Passeggiata in Valsesia

Dove è possibile fare una bella passeggiata sulle Alpi Occidentali? Quali escursioni fare in Valsesia?

Quella che andrò a descrivere è un'escursione di difficoltà medio-alta che, partendo da Alagna Valsesia (Vercelli), ad una altitudine, di 1191 m, ci porterà, attraverso la Val d'Otro, sino ai Laghi Tailly, due laghetti a circa 2400 m sulle Alpi Pennine

Laghi Tailly


Alagna Valsesia è un piccolo comune piemontese, situato ai piedi del Monte Rosa che, dopo il Monte Bianco, è la vetta più alta delle Alpi. Alagna rappresenta l'ultimo borgo raggiungibile utilizzando strade asfaltate, nonché il punto estremo della Valsesia; da lì si innalzano scoscese vette su tutti i lati ad esclusione della direzione da cui si è arrivati.
I Walser, un popolo di origine tedesca dedito all'agricoltura e alla pastorizia, si insediarono in queste terre nel lontano XIII° secolo. Oggigiorno, Alagna Valsesia, rappresenta uno degli ultimi posti italiani in cui è possibile osservare una tipica architettura in stile Walser, caratterizzata dal massiccio utilizzo di legno.

Abitazione Walser


Appena oltrepassate le ultime abitazioni Walser, ci si immette in un sentiero non troppo ripido che ci porta all'inizio dell'escursione. La prima parte della passeggiata si snoda attraverso una mulattiera in pendenza, fatta da una sorta di scalinata a ciottoli, con gradini irregolari. La bellezza di questo tratto sta nell'ambiente circostante, si è infatti immersi in uno splendido bosco, piuttosto fitto, ma non per questo opprimente, con diverse specie di conifere e qualche betulla, che si innalzano mastodontiche, proprio dai margini del tragitto.

Mulattiera Alagna Valsesia


Dopo questa prima parte di salita, il percorso spiana leggermente e la fitta vegetazione si fa via via più rada. In alcune parti (poche) vi è solo un leggero falsopiano che fiancheggia il fiume Otro, un immissario del Sesia, in cui scorre un'acqua particolarmente cristallina. Il rumore dello scroscio dell'acqua è incessante e risuona soave, disturbato solo dal cinguettio degli uccellini.

Valle d'Otro

Fiume Otro


Dopo questo falsopiano, la pendenza ritorna a farsi sentire sulle nostre gambe. Salendo di quota le piante decidue lasciano sempre più spazio alle conifere ed, in particolar modo, ai larici che, incuranti delle intemperie e del freddo, possono spingersi fino ad oltre 2000 metri.
Questa immersione nella natura, l'aria fresca, pulita e leggera, così come l'assenza di rumori, ci fa sentire liberi e spensierati. Forse furono queste le emozioni che spinsero i Walser ad edificare il piccolo villaggio di Otro, ora abitato solo durante la stagione estiva.
Questo paesino, o meglio pochi raggruppamenti di case costruite in pietra e legno, è composto da sei frazioni, poste ad un'altitudine di circa 1700 metri e prive di collegamenti stradali con Alagna. Otro è sul versante opposto rispetto a quello che si percorre per arrivare ai Laghi Tailly, anche se, allungando la strada di ritorno di circa un'ora, sarebbe possibile passarci.

Val d'Otro

Otro


Salendo di quota la vegetazione arborea diventa più rara, lasciando spazio a quella erbacea o, al più, a piccoli arbusti. L'ultimo tratto è il più faticoso, vuoi per la pendenza, vuoi perché ormai le gambe hanno lavorato parecchio, ma la vista che si apre sulle vette più alte delle Alpi ripaga lo sforzo fatto.
Dall'alto si ha la percezione del dislivello compiuto, guardando verso il basso si vede Otro e tutta la Val d'Otro, mentre alzando lo sguardo si staglia dinanzi l'imponente Monte Rosa che, con i suoi 4.632 metri, risulta innevato anche in piena estate.

Monte Rosa

Panorama Alpi Occidentali


Ed infine, dopo la ripida salita, vi è un breve pendio in discesa, che porta ad una zona "a conca", incastonata tra le rocce, dove sono presenti i Laghi Tailly. In realtà vi sono sono due laghetti, posti ad un dislivello di 100 metri. Quello inferiore (2.386 m) è quello più grande ed è circondato da un'elegante flora alpina, con fiori che, per poche settimane all'anno, abbelliscono il paesaggio e donano prezioso nettare agli insetti pronubi.
Data la conformazione e l'esposizione (vedi qua, per maggior dettagli), le rive di questo lago sono coperte di neve per quasi tutto l'anno e, anche a fine Luglio, nelle zone in ombra vi è uno spesso malto nevoso dall'aspetto farinoso.
Le acque dei laghi Tailly sono limpidissime, prive di vertebrati acquatici e freddissime anche durante i mesi estivi.

Nevaio Tailly

Acqua laghi Tailly

Silene acaulis


Il ritorno è, almeno dal punto di vista aerobico, meno faticoso e una maggiore rilassatezza permette di apprezzare al meglio la vegetazione montana, in cui squisiti Mirtilli selvatici, si intervallano a stupendi Rododendri Alpini, Genziana rossigna ed  altri fiori spontanei.

Genziana rossigna

Prato Fiorito in alta montagna

Margherite di Montagna

Mirtilli Selvatici Montagna

sabato 16 aprile 2016

Come Coltivare i Cavoletti di Bruxelles (Brassica oleracea var. gemmifera)

I Cavoletti di Bruxelles, a volte chiamati Cavolini, sono in realtà una varietà particolare di cavoli, il cui nome scientifico è Brassica oleracea gemmifera (Oleracea bullata gemmifera). Questa varietà si differenzia, dalla specie tipo, per l'emissione di teneri germogli dalla base delle foglie.

Quando seminare o piantare i Cavoletti di Bruxelles nell'orto? Qual è il clima ideale per la loro coltivazione? Quando vengono raccolti i Cavolini?

Cavoletti di Bruxelles Maturi

Origine :

I Cavoli di Bruxelles sono originari del Nord Europa e, come suggerisce il nome, si pensa siano stati selezionati in Belgio, per poi essere diffusi e coltivati sino alla parte meridionale della Scandinavia.
I Cavoletti di Bruxelles, oltre al Nord Europa, sono oggigiorno comuni in diverse zone dell'Europa centrale, come il Regno Unito o il Nord della Francia, dove altri ortaggi non riuscirebbero a svilupparsi per mancanza di caldo estivo. In Italia, invece, sono poco coltivati su scala industriale, tuttalpiù a livello famigliare o amatoriale, negli orti privati.


Botanica :

Piantina di Cavoletto di BruxellesI Cavoletti di Bruxelles (Brassica oleracea var. gemmifera) appartengono, come tutti gli altri cavoli, alle Brassicaceae (o Cruciferae), una famiglia che annovera numerose specie arboree diffuse su tutto il globo, dalle zone polari sino a quelle tropicali. Il Cavolo di Bruxelles si sviluppa su un unico fusto, il quale può raggiungere un'altezza di 1 metro (3,3 ft). Le foglie sono alterne, tondeggianti e di un verde più chiaro, rispetto alle foglie dei più comuni broccoli. La caratteristica principale dei Cavoletti di Bruxelles è l'emissione di nuovi germogli dall'ascella fogliare; questi sono costituiti da foglioline "embricate", ovvero avvolte concentricamente le une sulle altre.  Questi germogli (grumoli), a forma tondeggiante e della grandezza di un grosso acino di uva, rappresentano la parte edule della pianta e, previa cottura, diventano degli ottimi contorni. I fiori dei Cavoletti sono di color giallo, raggruppati in infiorescenze piuttosto lunghe e sbocciano tardivamente (dopo il raccolto, talvolta nella primavera successiva).


Coltivazione, Esposizione, Clima e Terreno :

Foglie Cavoletti Bruxelles
I Cavoletti di Bruxelles sono piante adatte ai climi freschi ed umidi, preferiscono infatti estati non troppo torride e con frequenti piogge. Questa specie meglio si adatta al clima del Nord Italia, anche in zone prealpine, dove l'afa sia spesso interrotta da temporali estivi. Oleracea bullata gemmifera si adatta a diverse esposizioni e, in zone in cui solitamente non vi sia copertura nuvolosa estiva, come in Italia, si accontenta anche della mezz'ombra e, anzi, potrebbe esser danneggiata dal pieno sole, se unito ad elevate temperature ed assenza di piogge. Il terreno ideale è quello "da orto", fertile, concimato con letame maturo e, soprattutto, ben lavorato fino in profondità, affinché possa essere areato e drenante. Per ridurre le innaffiature, atte a soddisfare l'elevato fabbisogno idrico della specie, potrebbe essere utile una buona pacciamatura. I Cavoletti di Bruxelles reggono il freddo, e anche il gelo, piuttosto bene; infatti riescono a superare l'inverno anche laddove, normalmente, vi siano gelate diffuse nell'ordine di -5°/-6°C (23°/21°F), come in molte zone della Pianura Padana. Tuttavia, appena le temperature si abbassano, la pianta rallenta la crescita ed è bene che i Cavolini siano pronti per esser raccolti, prima dell'arrivo del gelo.


Tecniche di Coltivazione e Ciclo Vegetativo :

Gemme Laterali Cavoletti di BruxellesNon esiste un calendario specifico per la semina e/o il trapianto, tutto dipende dall'epoca in cui vorrete avere il raccolto. In linea generale, sebbene esistano varietà più o meno precoci, il ciclo produttivo del Cavoletto di Bruxelles si aggira attorno ai 4-5 mesi e, dopo questo lasso di tempo, la pianta inizia a fiorire a discapito della produzione delle gustose gemme.
Le piantine possono essere messe a dimora da fine Aprile ad Agosto ed inizieranno a produrre, rispettivamente, da Agosto a Dicembre. La piantagione primaverile è consigliabile nelle zone fredde del Nord Italia, affinché la raccolta possa esser effettuata prima dell'arrivo del gelo; al Centro-Sud converrà invece piantare i Cavoletti sul finir dell'estate, evitando così i periodi più torridi dell'anno, relegando la crescita al tiepido autunno di queste regioni.
Lo sviluppo verticale consente un sesto di impianto relativamente ridotto; la distanza tra le piante si aggira attorno ai 40 cm (16 inch), mentre tra le fila è di 60 cm (24 inch).
I Cavoletti di Bruxelles, durante la prima fase di sviluppo, emetteranno foglie ed accresceranno il fusto; solo successivamente avverrà l'emissione dei preziosi germogli laterali. Quando la pianta si sarà sviluppata in altezza ed inizierà a produrre i cavoletti, potrà essere utile cimarla, togliendo la gemma apicale, e rimuovere le foglie alla cui base si stiano sviluppando i cavolini, lasciando solo quelle della parte alta dalla pianta. Queste tecniche permettono un più uniforme e precoce ingrossamento dei cavoletti, che potranno essere raccolti quando supereranno il diametro di 3 cm (1,2 inch).


Avversità e Consigli :

I Cavoletti di Bruxelles non dovrebbero esser piantati laddove l'anno prima vi siano stati cavolfiori, broccoli o altri tipi di cavoli. L'ideale sarebbe alternare la loro coltura a quella dei legumi, come ad esempio piselli, fave e fagioli, i quali, arricchendo di azoto il terreno, creano un ottimo substrato per la crescita. I Cavolini sono soggetti ad attacchi di Afidi, così come a quelli della temuta Cavolaia (Pieris brassicae), una sorta di farfalla, le cui larve si sviluppano nella parte inferiore delle foglie di tutti i cavoli.


Brassica oleracea var. gemmifera

Gemme di Cavolino

Oleracea bullata gemmifera













Fiori Cavoletti di Bruxelles





venerdì 8 aprile 2016

Come Combattere lo Oidio o Mal Bianco ?

Lo Oidio, noto anche con il nome di "Mal Bianco", è una malattia fungina (crittogama) causata da diverse specie, tutte appartenenti alla famiglia delle Erysiphaceae.
Le piante colpite da Oidio sono numerose: dai fruttiferi (Vite, Melo, Pesco, Nocciolo), alle orticole (Pomodori, Piselli, Zucchine, Meloni, Spinaci), passando attraverso le forestali ed ornamentali, come querce, faggi, castagni, rose ed ortensie.

Quali sono i rimedi contro il mal bianco o oidio? Quali sono le condizioni climatiche che avvantaggiano questo patogeno? Quali danni arreca alle colture?

Mal Bianco su foglie



Biologia del Patogeno e Sintomi sulle Piante :

I funghi che causano il Mal Bianco appartengono alla divisione degli ascomiceti e, solitamente, sono degli ectoparassiti, ovvero vivono sulla superficie esterna della pianta ospite
Questo patogeno può infettare diversi tipi di organi prediligendo quelli con marcata attività vegetativa, come germogli in accrescimento, foglie, fiori o frutti. L'infezione causa dapprima un ingiallimento, seguito da una più o meno diffusa necrosi (morte cellulare), che porta al disseccamento e alla caduta delle zone colpite. Il Mal Bianco, di norma, non è letale per le piante arboree, anche se può favorire l'attacco di altri patogeni e compromettere seriamente la fruttificazione dell'annata. Gravi infezioni di Oidio possono invece portare alla morte piante erbacee, come le specie orticole.
Le foglie delle piante colpite da Oidio hanno la superficie superiore ricoperta dal fungo patogeno, che conferisce loro un aspetto biancastro (da qui il nome "Mal Bianco"), più o meno esteso a seconda della gravità.
Particolarmente temuto è lo Oidio della Vite, causato dalla specie Uncinula necator. Questo fungo attacca la Vitis vinifera durante la fioritura e l'allegagione dei frutticini, mentre diventa via via meno frequente durante l'ingrossamento dell'acino. I chicchi di uva colpiti precocemente rimangono di piccole dimensioni, tuttavia la mancata crescita riguarda l'epidermide e non la polpa. Quest'ultima, ingrandendosi, creerà delle spaccature nell'acino che lo renderà suscettibile all'attacco di diversi patogeni che, a loro volta, ne causeranno il disseccamento.



Condizioni Climatiche che Favoriscono il Mal Bianco :

Oidio su foglieI funghi responsabili della malattia svernano, normalmente, sotto forma di spora che, a partire dalla primavera, inizia a riprodursi in maniera asessuata. Il patogeno ha un optimum di crescita attorno ai 22° C (72° F) con moderata umidità atmosferica ma, diversamente da altri funghi come quello della Bolla del Pesco, può sopravvivere con temperature superiori ai 30° C (86° F). Il periodo dell'anno in cui si ha la massima diffusione del Mal Bianco è quello compreso tra la primavera e la prima parte dell'estate.
Storicamente lo oidio è maggiormente diffuso nei vigneti meridionali, tuttavia, in alcune annate, può arrecare gravi danni anche ai vigneti del nord Italia. Piogge abbondanti, "lavando" le foglie dai miceli, possono limitare la diffusione della malattia, mentre i venti, spargendo le spore, hanno un effetto opposto. 


Come Curare le Piante Attaccate dallo Oidio?

Per prima cosa conviene scegliere varietà resistenti al mal bianco, cercare di collocare le piante in modo che le foglie di piante vicine non siano a diretto contatto. Per le piante erbacee bisogna eliminare le foglie, o nei casi più gravi, l'intero ortaggio, quando si manifestasse un forte attacco su una o poche piante.
In base alla diffusione del patogeno nelle annate precedenti si può stimare il potenziale di inoculo. In caso di basso rischio sarà sufficiente effettuare trattamenti sistemici nei periodi più critici (per la vite nelle fasi di fioritura ed allegagione). Se il rischio è elevato conviene utilizzare prodotti a scopo preventivo sin dal germogliamento. I composti più utilizzati contro lo Oidio sono a base di zolfo e non hanno capacità curative, qualora l'infezione fosse già in atto. Lo zolfo, inibendo la germinazione delle spore,  funziona come prodotto di copertura e, per esser efficace, deve essere distribuito uniformemente su tutta la superficie degli organi soggetti ad infezione.
Questi prodotti hanno il vantaggio di non essere tossici per i mammiferi e, non entrando nei tessuti vegetali, sono facilmente lavabili da frutta e verdura; per contro sono efficaci solo a temperature superiori ai 15° C (59° F) e, a temperature superiori ai 30° C (86° F), diventano fitotossici per diverse piante da frutto, come ad esempio l'albicocco.


Specie che causano Mal Bianco :

Molte specie che causano la malattia sono oligofaghe, ovvero possono parassitare solo poche specie vegetali, altre specie fungine sono addirittura monofaghe, essendo specifiche per un unico ospito.
Di seguito è riportata una tabella in cui si evidenziano le varie specie di Erysiphaceae, con i relativi ospiti vegetali (unici o preferenziali).


Specie Fungina
Nome della Malattia
Piante Colpite
Sphaerotheca pannosa (Oidium leucoconium)
Mal Bianco delle Rose
Pesco, Rose
Uncinula necator (Oidium tuckeri)
Mal Bianco della Vite
Vite
Erysiphe graminis (Oidium monilioides)
Mal Bianco dei Cereali
Orzo, Frumento
Podosphaera leucotricha (Oidium farinosum)
Mal Bianco del Melo
Melo, Cotogno, Pero
Microsphaera polonica (Oidium hortensiae)
Mal Bianco dell'Ortensia
Ortensia
Microsphaera quercina (Oidium quercinum)
Mal Bianco della Quercia
Quercia, Faggio, Castagno
Phyllactinia guttata (Ovulariopsis erysiphoides)
Mal Bianco del Nocciolo
Nocciolo, Frassino, Acero, Betulla
Erysiphe cichoracearum (Oidium tabaci)
Mal Bianco del Tabacco
Tabacco, Cicoria, Indivia, Lattuga
Leveillula taurica (Oidiopsis sicula)
Mal Bianco del Carciofo
Carciofo, Pomodoro, Olivo, Peperone
Podosphaera oxyacanthae (Oidium farinosum)
Mal Bianco del Biancospino
Biancospino, Nespolo C., Sorbo
Erysiphe polygoni (Oidium erysiphoides)
Mal Bianco
Grano Saraceno, Rabarbaro
Erysiphe betae
Mal Bianco della Bietola
Bietola, Spinaci
Erysiphe pisi
Mal Bianco
Pisello
Podosphaera fuliginea
Mal Bianco delle Cucurbitacee
Zucchine, Meloni, Cetrioli, Angurie
Erysiphe heraclei
Mal Bianco delle Ombrellifere
Sedano, Carota, Finocchio, Prezzemolo
Oidium ceratoniae
Mal Bianco del Carrubbo
Carrubbo, Nespolo G.
Erysiphe horridula
Mal Bianco della Borraggine
Borraggine ed altre specie spontanee