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venerdì 30 dicembre 2016

Come Piantare i Bulbi delle Fresie? Si Possono Lasciare nel Terreno?

Freesia è il nome di un genere di  piante erbacee che annovera al proprio interno numerose specie, tutte appartenenti alla famiglia delle Iridaceae.
Molte specie di questo genere vengono genericamente chiamate "Fresie", tuttavia solo poche di esse (Freesia laxa, Freesia refracta, Fresia CorymbosaFreesia alba) sono commercializzate, vendute e coltivate su larga scala.

Fiore di Fresia


Qual è l'origine della Fresia?

Tutte le specie di questa famiglia sono originarie del Sud Africa, e devono il loro nome a Friedrich Heinrich Theodor Freese (1795–1876), lo studioso tedesco che per primo le osservò e catalogò.
In questa parte di mondo le Fresie crescono spontanee, mentre in Italia, grazie agli stupendi fiori che ci regalano, sono coltivate a scopo ornamentale.
La Freesia refracta, probabilmente la specie più diffusa, è "scappata" al controllo dell'uomo, andando ad inselvatichire alcuni luoghi miti d'Italia (ad es. la Riviera Ligure). Essa si è naturalizzata anche in altre zone temperature calde del mondo ed, in alcuni luoghi, è considerata quasi infestante.
Le Fresie, soprattutto nel Nord Europa, sono simbolo di nostalgia e ricordi di tempi ormai lontani.


Come, Dove e Quando Piantare i Bulbi delle Fresie?

Il bulbo della Fresia è di medie dimensioni, al massimo 6-7 cm (2,5 in) e, dopo averlo reidratato immergendolo in acqua per qualche ora, deve essere piantato ad una profondità di circa 10 cm (4 in), con la punta rivolta verso l'alto.
Questi bulbi si possono interrare ad una decina di centimetri (4 in) di distanza l'uno dall'altro, tuttavia questa può essere ridotta, anche se la conformazione risulterà meno ordinata.
Queste bulbose regalano ottime fioriture sia se piantate nel giardino in piena terra, sia se coltivate in vasi da tenere sul terrazzo.
Il miglior periodo per piantare i bulbi di Fresia dipende dal clima locale e dall'esposizione. In linea generale, nelle zone in cui l'inverno sia esente da gelate, converrà interrarli in autunno inoltrato, altrove sarà meglio aspettare febbraio o marzo, quando non vi siano più rischi di forti gelate.

Botanica e Fisiologia :

Freesia albaLe specie appartenenti al genere Freesia sono piante perenni, in grado di fiorire ogni anno. Dal bulbo (cormo) si sviluppano dapprima le foglie, esse sono turgide, color verde acceso, a forma lanceolata e lunghe oltre 25 cm (10 in). L'infiorescenza emerge dalla parte centrale delle foglie e, nei suoi punti di ramificazione, porta i boccioli di quelli che saranno i futuri fiori. Le Fresie, a seconda della specie e della varietà, producono fiori diversi, con tonalità che spaziano dal giallo-arancione (simile ai fiori della Bignonia) al bianco, passando per varie sfumature di rosa, rosso e viola e sono alquanto profumati.
I fiori di Fresia sono rivolti verso l'alto ed hanno una forma a campanella, i primi ad aprirsi sono quelli posti all'estremità superiore dell'infiorescenza (i fiori più in alto) e via via tutti gli altri.
Il periodo di fioritura è altalenante e fortemente influenzato sia dal clima, sia dal momento in cui si sono interrati i bulbi.
In zone calde del mezzogiorno possono fiorire anche in primavera, ma più tardi rispetto ai Narcisi e agli Oxalis; tuttavia, nel Nord Italia fioriscono in estate, tra Giugno e Luglio.
Il periodo di riposo vegetativo è molto breve e successivo alla sfioritura.
In ultimo va ricordato che per aver fioriture scalari per buona parte dell'estate, converrà piantare i bulbi a più riprese, durante la primavera. Infatti, se mantenuti al buio e al fresco, il tempo necessario per produrre fiori è proporzionale al periodo trascorso dalla messa a dimora (ovviamente a temperature accettabili, piantarli in novembre o dicembre poco cambia).

Foglie Fresia



Coltivazione, Clima, Cure e Riproduzione :

Questa pianta può essere coltivata ovunque in Italia, con l'accortezza di rimuovere i bulbi dal terreno, laddove vi siano gelate durante l'inverno. Essi dovranno essere espiantati durante il riposo vegetativo, asciugati e deposti in un luogo asciutto, fresco e buio, per poi essere rimessi nel giardino nella primavera successiva.
Lungo le coste e nelle zone più riparate del Centro-Sud, ovvero laddove normalmente non ci siano brinate, si possono lasciare i bulbi nel terreno tutto l'anno.

Questo è dovuto al fatto che le Fresie, diversamente da altre bulbose come i Bucaneve e gli Anemoni, emettono le foglie già in autunno e queste sono molto sensibili al freddo.
L'arrivo del freddo invernale le fa seccare e morire, ciò comporta la perdita della successiva fioritura. La soglia limite di temperatura per il bulbo è superiore a quella delle sue foglie ed, in molte zone, nell'autunno successivo riemergeranno, per poi essere bruciate nuovamente dal gelo.
Insomma, se ci accontentiamo solo delle foglie si possono lasciare interrati in tutta Italia, se pretendiamo i suoi fiori, bisognerà prestare maggiore attenzione.
Diciamo che per essere in grado di compiere l'intero ciclo riproduttivo, dovrebbero essere piantate in zone USDA 9 o superiori.

Essendo di origine Sud Africana, le Fresie gradiscono un'esposizione piuttosto soleggiata, anche se il pieno Sole è consigliabile solo nel Settentrione, mentre nel Meridione si avvantaggiano della mezz'ombra. Questi fiori amano posizioni asciutte, terreno drenante, anche sabbioso e sono resistenti alla siccità. Sono da evitare terreni asfittici e pesanti, che provocherebbero marciumi.

Le Fresie si possono moltiplicare per semina, oppure per divisione dei cormi. Nel primo caso si ha una riproduzione di tipo vegetativo, che richiede circa un anno dalla semina alla fioritura, mentre nel secondo caso si velocizzano i tempi.
Il numero di nuove piante che si possono ottenere per semina è largamente superiore, ma molti ibridi presenti in commercio, essendo sterili, non producono semi.

In conclusione potremmo dire che questo è un fiore adatto per l'inselvatichimento nel Sud Italia e nei climi Mediterranei, altrove diventa una pianta da bulbo annuale. Una bulbosa tutto sommato semplice da coltivare e generosa nelle fioriture, i suoi grappoli fiorali sono ottimi per essere recisi, ma anche per ravvivare i colori di orti e giardini. Unico difetto, comune a tutte le specie del genere Freeseia, è la sensibilità al gelo.

Foglie Fresia in Autunno

Fioritura Fresie miste

martedì 27 dicembre 2016

Dov'è Fuerteventura? Com'è il Clima? Cosa c'è da Vedere?

L'arcipelago delle Isole Canarie, situato nell'Oceano Atlantico ad Ovest delle coste del Marocco, è composto da sette isole maggiori di nazionalità Spagnola.
Tra di esse, Fuerteventura è l'isola più lunga, la seconda per superficie, nonché quella che si trova più vicina alle coste Africane.

Ma cosa si può visitare a Fuerteventura? Quali sono le differenze rispetto alle altre Isole delle Canarie? Per quale tipo di vacanza è indicata? Come sono le temperature nei vari mesi dell'anno?

Cammelli sulla Spiagga a Fuerteventura
Fuerteventura è un'isola di origine vulcanica, che conta poco più di 100.000 abitanti, i quali vivono prevalentemente di agricoltura e, soprattutto, di turismo. 
I geologi ritengono che quest'isola risalga ad oltre 20 milioni di anni fa (la più vecchia tra le Canarie) e sia il risultato dell'unione di più vulcani che, eruttando partendo dagli abissi oceanici, emersero, congiungendosi l'un l'altro. Oggigiorno non sono più presenti vulcani attivi, ma le loro tracce rimangono ancora ben visibili in molte parti dell'isola.

Fuerteventura, diversamente da altre isole dell'arcipelago, non ha picchi molto elevati e solo le vette più alte raggiungono a stento gli 800 m (2625 ft) e, soprattutto nella parte più settentrionale, è pianeggiante.
Questa conformazione geografica non fornisce la barriera orografica necessaria per condensare, sotto forma di pioggia, l'umidità portata dagli Alisei (effetto Stau).
Ciò rende il clima di Fuerteventura molto arido, senza grosse differenze tra le varie zone dell'isola e con accumuli pluviometrici tipici dei climi desertici. Nella capitale (Puerto del Rosario) si registrano meno di 100 mm (4 inch) di pioggia all'anno. L'Estate è totalmente asciutta, mentre le rare (e poco abbondanti) piogge sono concentrate nei mesi autunno-invernali. La quantità di acqua caduta al suolo in un intero anno è inferiore rispetto a quella caduta in una sola estate nei luoghi più aridi del Mediterraneo.
Gli anticicloni mantengono costantemente il cielo terso, permettendo all'isola di registrare oltre 3000 ore di Sole annue (il primato in Europa).
Fuerteventura è, insieme a Lanzarote, l'isola più siccitosa ed assolata delle Canarie.

Calima venti sahara Canarie


Le Canarie si trovano mediamente al 28° parallelo Nord ed il loro clima è fortemente mitigato sia dagli Oceani che dagli Alisei, venti costanti che soffiano da Nord-Est verso Sud-Ovest.
A Fuerteventura il clima è piuttosto costante e ci sono solo lievi differenze tra le stagioni, senza grossi eccessi, né di caldo né di freddo.
In inverno le temperature minime sono di circa 15° C (59° F) e quelle massime di 21° C (70° F) all'ombra, ma il Sole, data la Latitudine, è sempre piuttosto alto sopra l'orizzonte, facendo così percepire una temperatura ben più elevata.
In estate le temperature massime sono di circa 28° C (82° F), mentre di notte sono di 21° C (70° F).

In rari casi si può manifestare un fenomeno atmosferico noto come Calima, ovvero venti di Scirocco provenienti da Sud-Est che, oltre a far schizzare le temperature sino a 40° C (104° F), causano tempeste di sabbia finissima che riducono la visibilità a pochi metri, rendendo difficoltosa la respirazione.
Questo fenomeno, fortunatamente sporadico, avviene nei mesi invernali e, nel corso dei millenni, ha apportato notevoli quantità di Sabbia Sahariana, tanto da formare delle vere e proprie dune "di riporto", ad esempio le Dune di Corralejo.


Fuerteventura è la classica isola per una vacanza in totale relax, in cui l'attrattiva principale sia il Sole, il Mare e le belle spiagge.
Essa è ideale per gli amanti della natura ed anche per coloro che desiderano praticare sport acquatici. Qui, infatti, il vento soffia in maniera costante praticamente ovunque e, se da un lato potrebbe risultare fastidioso, dall'altro può far gioire gli appassionati di Windsurf e Kitesurfing.

Le spiagge sono numerose e caratterizzate da diversi tipi di sabbia, da quella nera di origine vulcanica a quella fine e bianca proveniente dal deserto del Sahara, inoltre le spiagge sono immense e le distese di sabbia si perdono a vista d'occhio, nulla a che vedere con le spiagge che si possono trovare sulle coste Italiane.
Se vogliamo, rispetto ad altre isole delle Canarie, Fuerteventura è più omogenea, presenta solo paesaggi aridi e quasi privi di vegetazione e, sebbene ci siano cittadine che meritano di essere viste, ha una minor quantità di opere e monumenti. A suo favore è però una delle isole più selvatiche, assolate e con le spiagge e le acque più pulite e limpide.

Spiagge immense di Fuerteventura


L'isola di Lobos (Isola dei Lupi) è una minuscola isola situata a Nord di Fuerteventura, separata da quest'ultima tramite un breve tratto oceanico non più profondo di qualche decina di metri ed è facilmente raggiungibile dalla cittadina di Corralejo.
L'isola di Lobos deve il suo nome al fatto che, in origine, era popolata da un grande colonia di leoni marini (Monachus monachus), noti anche col nome di Lupi di Mare.
In quell'epoca l'isolotto era disabitato, l'arrivo degli umani decimò la colonia per ottenere cibo, grasso e pelli di foca ed, oggigiorno, vi si possono fare solo sporadici incontri di animali isolati.
Ai nostri giorni l'isola rimane incontaminata e, date le sue dimensioni, la si può girare a piedi alla scoperta delle sue spiagge selvagge, bagnate da acqua cristallina. La vegetazione è scarsa ed i punti d'ombra inesistenti, se la gita è programmata nelle ore centrali di una giornata estiva, un ombrello parasole diventa d'obbligo.

Deserto Fuerteventura Canarie

Paesaggio di Fuerteventura Canarie

Orizzonte mare Fuerteventura


venerdì 23 dicembre 2016

Dove Cresce la Pianta della Cannella (Cinnamomum zeylanicum)? Come si Coltiva?

La Cannella (o Cinnamomo) è una spezia che, nella cucina occidentale, è utilizzata per aromatizzare frutta, dolci, creme e torte, mentre nella tradizione orientale è impiegata anche nel salato (es. per aromatizzare carni affumicate) o per insaporire bevande calde (ad es. il Tè).

Ma da dove si ricava la Cannella? Qual è e come si deve coltivare la Pianta della Cannella (Cinnamomum zeylanicum o Cinnamomum verum)? Può crescere anche in Italia? In quale clima si trova questo albero?

Pianta della Cannella Ceylon


Origine e Diffusione:

In primo luogo facciamo un distinguo, col nome "Cannella" ci riferiamo alle spezie estratte da due specie diverse: 

  • Cannella di Ceylon (o Cannella Regina) : è la classica Cannella, dal gusto intenso e dolce ed è ricavata dall'albero noto come Cinnamomum zeylanicum (sinonimo di Cinnamomum verum).
  • Cannella Cinese : è estratta dalla specie Cinnamomum cassia, diffusa in Cina. Questa spezia ha un sapore più amaro ed è di gran lunga meno pregiata rispetto alla "vera" Cannella.

La Cinnamomum zeylanicum è una specie tropicale originaria dello Sri Lanka (ex Isola di Ceylon) ed ora coltivata anche in altre zone del Sud-Est Asiatico, come Vietnam, Malesia, ed Indonesia, ma anche in alcune nazioni africane, tra cui il Madagascar, le isole Seychelles ed in un po' tutte le zone del mondo a clima tropicale umido.


Questa spezia, sebbene di origine orientale, fu introdotta in occidente fin dall'antichità. Si possono trovare sue citazione nel sacro libro della Bibbia ed era utilizzata persino nelle imbalsamazioni degli antichi faraoni egiziani. Riferimenti alla Cannella si trovano anche nella società Greca e nel successivo impero Romano.

Foglie Cinnamomum zeylanicum

Nuove Foglie Pianta della Cannella


Botanica e Fisiologia :

Infiorescenza Cinnamomum verumCinnamomum zeylanicum è il nome scientifico della specie dai cui rami si ricava la famosa cannella. Questa pianta appartiene alla famiglia delle Lauraceae, come l'Avocado e l'Alloro ed è una stretta parente della Pianta della Canfora (Cinnamomum camphora).
La Pianta della Cannella si sviluppa sotto forma di albero di media taglia che, nell'habitat ideale, raggiunge un'altezza massima di circa 10-15 m (33-49 ft).
Le foglie sono alternate, lunghe sino a 20 cm (8 in), di forma ovale e con 2-3 venature profonde che le attraversano per tutta la loro lunghezza. Durante la fase giovanile le nuove foglioline sono tenere e di color rossastro-giallo, un po' come quelle della Pianta del Cacao, mentre da adulte sono di color verde pallido, che diviene via via più intenso con il passare dell'età della foglia.
Il portamento elegante e le foglie sempreverdi, rendono la coltivazione delle specie, ideale anche a scopi ornamentali.
I fiori bisessuali, di color crema, sono molto piccoli e raggruppati in un'infiorescenza assai ramificata ed allungata. Essi emanano un leggero profumo e sono impollinati dagli insetti pronubi.
Alla fioritura, che nello Sri Lanka avviene nel mese di Febbraio, seguono i frutti; essi sono delle bacche non commestibili contenenti un unico seme, che maturano dopo circa 6 mesi.
Fiori Cinnamomum zeylanicumIn zone meno tropicali, ma comunque più calde dell'Italia, la fioritura avviene nel periodo estivo.
Cinnamomum verum ha una vigoria media e la crescita, soprattutto durante i primi anni e negli areali lontani da quelli d'origine, può essere abbastanza lenta.
Il tronco è liscio, grigio e può raggiungere un diametro di circa mezzo metro (20 in), mentre i rami hanno un portamento pendente.

Ma la spezia Cannella da quale parte della pianta deriva?

Nella stragrande maggioranza dei casi, le sostanze aromatiche vengono prelevate dalle foglie (es. Basilico e Menta) o dalle infiorescenze (es. Timo), eppure né le foglie, né i fiori della pianta della Cannella forniscono la preziosa spezia; essa, infatti, è estratta dalla parte più esterna della corteccia della Cinnamomum zeylanicum e successivamente essiccata e sminuzzata.

Frutti Cinnamomum zeylanicum



Coltivazione, Crescita, Clima e Cure :

Cinnamomum zeylanicum è una specie sempreverde tropicale che prospera in un ambiente con alte temperature in tutti i mesi dell'anno ed elevata umidità atmosferica.
Il suo habitat ideale è simile a quello di altre specie tropicali come il Rambutan ed il Mangostano. Per questo motivo la Pianta della Cannella è suscettibile al freddo e dovrebbe essere coltivata solo laddove le temperature non scendano sotto la soglia di 10° C (50° F). Tuttavia Cinnamomum zeylanicum è più rustica rispetto ad altre piante tropicali e, utilizzando un minimo di protezione, se ne potrebbe tentare la coltivazione nei microclimi più caldi delle coste del Sud Italia.
Alcune fonti suggeriscono che la specie possa addirittura tollerare temperature prossime agli 0° C (32° F), a patto che siano eventi effimeri e sporadici, accompagnati da elevate temperature diurne. Altrove si può coltivare in grossi vasi, ritirandola durante l'inverno.
La specie è poco tollerante anche nei confronti di temperature troppo elevate e, oltre i 30° C (86° F), la pianta può entrare in uno stato di sofferenza.
Questa pianta ha un elevato fabbisogno di acqua e prospera solo in zone in cui non vi sia una vera e propria stagione secca ed in cui cadano almeno 1500 mm (59 inch) di pioggia ogni anno. Molto importante è anche l'umidità atmosferica che si deve mantenere elevata; un ambiente secco, specie se molto assolato e con temperature alte, può far bruciare le foglie.
L'esposizione ideale è a mezz'ombra, il pieno Sole è consigliabile nelle zone tropicali in cui vi sia una frequente copertura nuvolosa.
Il terreno ideale deve essere acido (pH inferiore a 7), ben drenante (le radici soffrono i marciumi radicali) e con una bassa salinità.
La Pianta della Cannella si può riprodurre per talea o anche per semina, in quest'ultimo caso i semi, a temperatura ottimale, germogliano piuttosto velocemente.
La potatura può essere effettuata durante tutto l'anno, preferendo però i periodi di stasi vegetativa.
Cinnamomum zeylanicum è un albero interessante e, tutto sommato, abbastanza facile da coltivare; basta ricordarsi di riporlo in una zona calda durante la brutta stagione ed annaffiarlo durante la bella.

Cinnamomum zeylanicum in Serra in Italia

Rami e Foglie Cinnamomum zeylanicum

Tronco Pianta Cannella Cinnamomum zeylanicum

venerdì 16 dicembre 2016

Come Coltivare la Trithrinax campestris, una Palma Adatta ai Climi Freddi.

Le Palme sono piante che solitamente associamo a località calde, se non addirittura tropicali. In gran parte dei casi questo è vero, tuttavia alcune specie possono spingersi in zone più fredde e resistere addirittura al gelo invernale della Pianura Padana. Tra le specie di quest'ultima categoria, la Trithrinax campestris (nota anche come Palma Campestre) spicca per le sue ottime capacità di adattamento e rusticità, che permettono la sua coltivazione in quasi tutta Italia.

Trithrinax campestris in Riva al Lago


Origine e Diffusione :

Trithrinax campestris è una pianta nativa dell'Argentina, dove cresce su un'area piuttosto ampia, fino a lambire il confine con l'Uruguay.
La si ritrova allo stato selvaggio nelle pianure della savana Argentina, così come nelle vallate e persino nelle zone montuose della Sierras de San LuisSierras de Córdoba, le cui vette più elevate superano i 1500 m (4921 ft) di altitudine.
Questa parte del Sud America è caratterizzata da un clima arido, in cui la stagione secca (il cui picco corrisponde all'inverno Australe) può durare diversi mesi (da fine Aprile a metà Settembre).
Fiori Trithrinax campestrisIl clima non è tropicale, ci troviamo infatti a Sud del 30°S, una latitudine speculare a quella delle coste meridionali del Mar Mediterraneo. In queste zone, data la latitudine e la distanza dagli oceani, le temperature minime invernali possono essere piuttosto fredde, soprattutto in quota.
In Italia, così come nel resto d'Europa, è poco conosciuta e, sebbene abbia delle buone potenzialità, non particolarmente diffusa e coltivata. La si ritrova in alcuni Orti Botanici ma, data la sua rusticità e le dimensioni contenute, potrebbe diventare un'ottima Palma Ornamentale, ideale per esser coltivata anche in piccoli giardini privati.

Foglie Trithrinax campestris

Frutti Trithrinax campestris


Botanica e Fisiologia :

Trithrinax campestris appartiene alla famiglia delle Arecaceae (Palmaceae) ed è una delle quattro specie appartenenti al genere Trinthrinax. Il nome scientifico deriva dal Greco ed è scomponibile in tre parole: Tris (Tre) Thrinax (Forcone) e Campestris (di Campo o Campestre), in altre parole "Tridente di Campo Aperto", questo perché la specie cresce in pieno campo, in zone molto aperte ed ha un geometria fiorale che si ripete a moduli di tre in tre. 
La Palma Campestre è una pianta a crescita estremamente lenta, di dimensioni contenute che, solo dopo molti anni, raggiunge un'altezza di circa 6 metri (19,6 ft).
Il tronco è esile, con un diametro massimo di circa 30 cm (12 in) e, contrariamente ad altre palme, non è liscio ma, anche per via dei residui fogliari che non si staccano completamente, ha un aspetto fibroso ed estremamente pungente.
Può crescere come palma singola o in piccoli gruppi (2-3 palme), ma in natura raramente forma cespugli.
Le foglie della Trithrinax campestris sono palmate, arrotondate, lunghe 50 cm (40 in) o poco più e dal portamento compatto. Queste caratteristiche, oltre al fatto di possedere un picciolo molto corto, rendono la chioma di questa palma assai poco espansa e voluminosa.
Le foglie sono rigide, dal profilo tagliente ed hanno un colore verde-grigiastro con riflessi blu (un po' come quelle della Palma Blue del Messico), tanto da suggerire agli inglesi il nome di "Blue Needle Palm".
Le infiorescenze sono collocate alla base delle foglie più vecchie ed il loro colore giallo inteso le rende appariscenti. Ogni grappolo fiorale è corto, molto ramificato e composto da innumerevoli piccoli fiori (oltre 100) ermafroditi.
La fioritura, nelle zone di origine, avviene in autunno, mentre i frutti giungono a maturazione solo sul finire dell'estate successiva.
I semi, nelle condizioni ottimali, germinano abbastanza velocemente e si possono formare nuovi germogli già dopo un paio di mesi o poco più.

Palma campestre


Clima e Coltivazione :

Al genere Trithrinax, come accennato sopra, appartengono anche altre specie, come Trithrinax schizophyllaTrithrinax acanthocoma Trithrinax brasiliensis; tuttavia, sebbene tutte native del Sud America, crescono nelle foreste pluviali a latitudini tropicali, sono perciò ben più sensibili sia al freddo che alla siccità.
La Palma Campestre (Trithrinax campestris), prosperando in zone fredde ed aride, ha evoluto una naturale resistenza al gelo e alla carenza d'acqua. Essa può sopravvivere a temperature minime di -14° C (7° F) e superare senza innaffiature una classica estate mediterranea.
Questa palma cresce su un suolo roccioso, arido e poco fertile, è quindi a suo agio in quasi tutti i terreni, anche quelli poveri di nutrienti, tuttavia predilige quelli leggermente basici (pH maggiore di 7). Dato l'habitat naturale (praterie aperte), preferisce esposizioni in cui goda del Sole per buona parte della giornata.

Blu needle palm

Habitat Trithrinax campestris

Trithrinax campestris selvagge

Trithrinax campestris in Argentina

Foglie e Chioma Palma Campestre

venerdì 9 dicembre 2016

Cos'è un Innesto? A Cosa Serve Innestare le Piante da Frutto?

Tutti noi abbiamo sentito parlare di "Piante Innestate" oppure letto, magari su qualche rivista di giardinaggio, della "Tecnica dell'Innesto". Eppure solo i più appassionati e curiosi sanno realmente che cosa voglia dire innestare e quali vantaggi offra.

Cosa significa innestare una pianta? Che differenza c'è tra Nesto (o Marza) e Portainnesto (o Portinnesto)? E' sempre necessario innestare le piante da frutto, affinché fruttifichino? Da dove nasce questa tecnica? Qual è la sua utilità? Si può usare con tutti gli alberi?

Innesto a spacco



Come suggerisce la parola, innestare significa genericamente "inserire" qualcosa all'interno di un corpo estraneo. Se parliamo del mondo vegetale, innestare vuol dire "unire" o "collegare" due rami inizialmente divisi, una sorta di trapianto tra piante.

Ancora una volta l'uomo ha semplicemente copiato, ed adattato ai suoi scopi, un meccanismo già presente in natura. L'innesto, infatti, esiste da milioni di anni, garantendo un vantaggio evolutivo alle specie in grado di attuarlo.
Rami di specie affini che vengono a contatto tra loro possono saldarsi l'un l'altro, collegando di fatto le due piante. Ovviamente non è un evento troppo frequente, i rami devono essere intagliati e ben stretti l'uno contro l'altro, però in boschi fitti può capitare.
Pensiamo ad una pianta che viene sradicata, i suoi rami sono ancora vivi, ma destinati a morire. Se cadendo riuscissero a collegarsi ad un'altra pianta e a saldarsi prima che muoiano, essi potrebbero sfruttare le radici di questa seconda pianta per potersi sviluppare.
Anche due piante sane e non sradicate potrebbero trarre dei vantaggi da un innesto naturale, potendo condividere la stessa linfa ed utilizzato le radici di entrambe.

Due platani innestati tra loro

Innesto naturale


Perché l'Innesto, Specialmente Per le Piante da Frutto, è Così Importante Come Metodo di Propagazione?

I semi si ottengono in seguito all'impollinazione dei fiori, ogni seme è dunque geneticamente diverso da ogni altro. La  moltiplicazione di una pianta tramite semina (riproduzione sessuata) genera una pianta figlia che non è un clone della pianta madre ed, anzi, potrebbe anche essere molto diversa. Dal seme di una mela rossa potrebbe nascere una piantina che farà mele gialle, da un Kiwi femmina potrebbe nascere un Kiwi maschio, da un vitigno precoce potrebbe nascerne uno tardivo etc.. (per dettagli clicca qua).
Per queste ragioni, qualora si volesse una pianta con determinate caratteristiche, si dovrà riprodurla per via vegetativa, ovvero asessuata (senza passare dal seme).
Alcune piante si possono riprodurre per Talea, ovvero basta interrare un loro ramo affinché emetta radici e possa sviluppare una nuova pianta interamente derivante da quell'unico ramo (e quindi un suo esatto clone). Tuttavia non tutte le piante hanno rami che radicano con facilità ed alcune non si possono assolutamente moltiplicare tramite talea.

Queste specie si riproducono tramite innesto. Innestare vuol semplicemente dire collegare un ramo di una cultivar selezionata (Nesto o Marza) ad una piantina ottenuta ad esempio per semina (Portainnesto).
Supponiamo di avere un'ottima varietà di Albicocco, che produce frutti grossi e gustosi e di volerla riprodurre, per venderla o regalarla ad amici e parenti. Purtroppo i suoi rami non radicano e non è possibile fare una talea, mentre se la seminassimo potrebbe uscire una pianta che produce frutti piccoli e poco gustosi.
Noi potremmo sfruttare i suoi semi per produrre il Portainnesto e, dopo un paio di anni, innestare su di esso il Nesto (un ramo preso dall'ottima varietà di Albicocco).
Così facendo le radici e la prima parte del tronco non sarebbero dei cloni della nostra varietà, ma la parte sovrastante sì. Se l'innesto ha successo il nesto inizierà a germogliare, a svilupparsi ed a formare una chioma, la quale fiorirà è produrrà albicocche grosse e gustose, esattamente come la pianta da cui è stato prelevato il nesto. Il portinnesto invece sarà geneticamente diverso dalla pianta da cui si è prelevato il seme, ma tanto non dovrà produrre frutti, ma solo alimentare con le sue radici il nesto sovrastante.


Come Si Riconosce una Pianta Innestata?

Piante riprodotte per talea o per semina sono difficilmente distinguibili, mentre piante innestate, almeno da giovani, sono facilmente riconoscibili.
Per la riuscita di un innesto, le cellule del nesto e quelle del portainnesto si devono saldare tra loro. Nella regione di contatto vi è un'elevata proliferazione cellulare che genera un ispessimento, inoltre è osservabile la cicatrice creatasi in corrispondenza degli intagli iniziali.
Nelle piante molto vecchie il punto d'innesto può essere nascosto dalla corteccia, mentre nelle piante giovani anche l'innesto più "delicato" lascia una traccia.


Quali Vantaggi Offrono le Piante Innestate?

In primis è, per molte specie, l'unica tecnica che permette di riprodurle in maniera vegetativa (ottenendo cioè un'identica cultivar o Clone). In secondo luogo le piante innestate fioriscono ed entrano in produzione prima. Questo perché il ramo (nesto) utilizzato è un ramo prelevato da una pianta già in produzione. Esso è dunque "maturo" e, idealmente, già in grado di fiorire/fruttificare. Una pianta nata da seme, invece, deve percorrere le tappe; inizialmente è solo un germoglio, poco dopo un esile tronco, che successivamente inizierà a ramificare. I giovani rami non sono ancora in grado di differenziarsi al fine di produrre gemme a fiore e ci vorranno anni affinché si raggiunga l'età riproduttiva.
Se vogliamo, l'innesto è una sorta di forzatura, si "attacca" un ramo "adulto", preso da una pianta adulta, su un portainnesto "bambino".
In alcuni casi vi è dunque un'enorme sproporzione tra nesto e portainnesto e le radici ancora poco sviluppate non sono in grado di alimentare i frutti che il ramo "adulto" innestato vorrebbe produrre.
Tuttavia, una volta sviluppate le radici, l'innesto potrà iniziare a fruttificare, risparmiando tempo rispetto a quello necessario partendo da seme. Per intenderci una pianta innestata può iniziare a produrre 2-3 anni dopo l'innesto, una da seme ne può richiedere anche 8-10 (questi sono valori medi per una pianta da frutto, l'età di entrata in produzione varia considerevolmente da specie a specie).
Un'altra opportunità è quella di avere, su un'unica pianta, più varietà diverse tra loro. Se prendiamo una pianta nata da seme, la facciamo ramificare ed ogni suo ramo lo innestiamo con un nesto diverso, potremmo avere ad esempio 3 innesti diversi, tutti alimentati da un unico apparato radicale. Potremmo così avere un unico melo che produrrà su una branca Mele "Rosse", su un'altra Mele "Gialle" e sull'ultima Mele "Verdi", insomma una chioma variegata.
Per sfruttare al meglio la tecnica degli innesti multipli, i diversi nesti selezionati dovranno avere vigoria simile, altrimenti uno potrebbe prendere il sopravvento sugli altri, generando una chioma sbilanciata.

Detto questo non è vero che è sempre necessario innestare le piante da frutto, semplicemente, partendo da seme, dovrete aspettare più tempo e sarà un terno al lotto, non saprete mai che frutto farà fin quando non fruttificherà.

Punto di Innesto



Un  altro vantaggio è la possibilità di utilizzare diversi portainnesti, scegliendo così i più adatti alle nostre condizioni di crescita. Se una specie, ad esempio il Prunus avium (Ciliegio), viene innestata sulla stessa specie, ovvero sia Nesto che Portainnesto sono Prunus avium, si dice che è un Ciliegio innestato su Franco; tuttavia, alcune specie, possono essere innestate anche su specie affini (e non solo identiche). Qualcuno di voi si starà chiedendo : "E quindi?"

Se ci pensate bene questa è un'opportunità enorme, potreste avere una pianta che fa i frutti (o i fiori) che voi più amate, con le radici di un'altra specie.
Supponete di vivere in una zona siccitosa, in cui le piogge estive siano praticamente inesistenti e di voler coltivare una determinata pianta, non troppo resistente alla siccità. Se la vostra pianta (specie A) si può innestare su un'altra (specie B) più resistente alla siccità, avrete la possibilità di avere una pianta con la chioma (rami, foglie, fiori, frutti etc..) della specie A, alimentata da un portainnesto della Specie B, che sviluppa radici profonde, in grado di pescare acqua laddove le radici della specie A non arriverebbero.
In zone a clima Mediterraneo, ad esempio, si usa spesso il Mandorlo come Portainnesto per innestare altre specie fruttifere meno resistenti alla siccità (es. Pesco, Susino, etc..).

Ovviamente le radici (Portainnesto) influenzano anche la chioma (Nesto) e non solo per la ovvia resistenza alla siccità. Le radici prelevano i nutrienti dal terreno, ancorano la pianta al terreno, producono e mettono in circolo ormoni in grado di influenzare la chioma.

Ultimamente sono diventati di moda gli alberi da frutti nani che, date le loro dimensioni, sono coltivabili anche in piccoli giardini, in vaso, oltre a permettere impianti iper-intensivi o semplicemente facilitare la raccolta, senza dover utilizzare scale.
L'effetto nanizzante si ottiene grazie a particolari portainnesti che riducono la vigoria del nesto sovrastante; un esempio nel Ciliegio è il Portainnesto nanizzante "Gisela".
Inoltre la vigoria indotta da un portinnesto è correlata al tempo necessario per l'entrata in produzione di una pianta da frutto. In linea generale, portainnesti molto vigorosi faranno crescere velocemente la chioma, ritardando la messa a frutto, mentre quelli con scarsa vigoria l'anticiperanno.

Diversi portainnesti, e quindi diversi tipi di radici, hanno diversa adattabilità ai terreni. Uno stesso nesto converrà innestarlo sul portainnesto più idoneo al terreno in cui si vorrà poi piantumare.
Nella Vite (Vitis vinifera), il portainnesto 1103 P è tra i migliori per terreni salmastri, altri resistono meglio ai ristagni idrici, altri ancora ai terreni con alte concentrazioni di calcare attivo.
Alcuni sono più indicati per terreni argillosi, altri per terreni freschi e profondi. In fine, ogni portinnesto ha una diversa tolleranza alle varie patologie; in terreni umidi, ad esempio, sarà opportuno sceglierne uno con elevata resistenza ai marciumi radicali.

Come accennato sopra, le radici producono anche alcuni ormoni. La scelta del giusto portainnesto può aumentare o diminuire la resistenza al freddo della chioma su di esso innestata.
Un classico esempio arriva dagli Agrumi, essi sono mediamente poco tolleranti al freddo eppure la soglia di danno da freddo può essere aumentata utilizzando come portainnesto il Poncirus trifoliata. Esso è l'unico agrume deciduo e, in seguito ai primi freddi, è in grado di facilitare l'arresto della crescita della chioma sovrastante, inducendo una dormienza più duratura ed efficace.
Un Cedro od un Pomelo, innestati su franco, dimostrerebbero una minor capacità di acclimatazione al freddo e, di conseguenza, una minor rusticità. Inoltre le radici del Poncirus trifoliata offrono una miglior resistenza a diverse specie di Phytophthora.
La scelta del giusto portainnesto potrebbe fare la differenza tra il successo e l'insuccesso, spostando (leggermente) la soglia limite di coltivazione.

Nesto-Portainnesto


I portainnesti si ottengono per semina oppure tramite la tecnica della micro-propagazione in vitro, un metodo eseguibile solo in laboratorio. In quest'ultimo caso poche cellule prelevate da una gemma del portainnesto vengono cresciute e moltiplicate in vitro e poi fatte radicare.


Quali Svantaggi Hanno le Piante Innestate?

Dopo aver visto i tanti vantaggi, diamo un'occhiata ai (pochi) svantaggi. In primo luogo innestare è più complicato che seminare, bisogna avere gli attrezzi giusti, prelevare le marze ed innestarle nel periodo dell'anno adatto, nonché un po' di esperienza. Inoltre, in alcune specie, gli innesti faticano ad attecchire e solo una piccola percentuale ha successo.

Per chi invece si limitasse a comprare (non a propagare) piante innestate, il primo svantaggio non lo riguarda. Tuttavia c'è un secondo (e forse più grosso) svantaggio: una pianta innestata è, di fatto, composta da due piante diverse, un Portainnesto (radici e prima parte del tronco) ed un Nesto (chioma).
I portainnesti posseggono delle proprie gemme, le loro radici possono emettere polloni (rami prodotti dalle radici), quindi tutti i rami prodotti dal portainnesto devono essere rimossi, altrimenti si rischierebbe che, accanto alla chioma prodotta dal Nesto, se ne facesse una prodotta dal Portainnesto. Questo problema diventa importante in specie con elevata tendenza a pollonare.
Ricordatevi che ogni getto cresciuto sotto il punto di innesto non sarà la cultivar che voi avete comprato.

Un problema molto affine è quando una pianta da frutto "rigetta", dopo essere stata seriamente danneggiata dal freddo. Abbiamo visto che, specie con una buona pacciamatura, le radici rimangono più protette e al caldo, rispetto alla chioma esposta alle intemperie.
Supponiamo di avere un Olivo (Olea europaea) che fa Olive giganti e buonissime e di innestare una sua marza su portainnesto ricavato dal seme di un'Oliva (e quindi potenzialmente di pessima qualità).
Se viene un'ondata di gelo molto intensa, la parte aerea può venire seriamente danneggiata o morire del tutto. Tuttavia le radici, essendo al calduccio sotto la neve, riescono a sopravvivere.
Quando arrivano i primi tepori primaverili, le piante iniziano a muoversi; la chioma del nostro Olivo (dai frutti buoni e giganti) è morta e non può germogliare, ma le radici sottostanti sono ancora vive ed iniziano ad emettere polloni.
Questi rami derivano quindi dal portainnesto e, nel giro di qualche anno, andranno a ricomporre la chioma. Questa nuova chioma deriverà però dal portainnesto (il nostro nesto iniziale è morto qualche inverno prima) e produrrà Olive diverse da quelle grosse e gustose che volevamo. Ora questo Olivo è geneticamente identico, sia le sue radici, che la sua "nuova" chioma, risalgono a quell'Olivo fatto da seme, inizialmente utilizzato come portainnesto.
Se vi è possibilità, laddove vi sia il rischio che l'intera chioma muoia, è meglio propagare le cultivar da talea, in quest'ultimo caso anche eventuali polloni formeranno una chioma identica alla cultivar da voi selezionata.


Si Possono Innestare Vecchie Piante da Frutto?

Ovviamente sì, il portainnesto può essere anche un grosso ramo di un vecchio albero, su cui vogliamo innestare una varietà di nostro piacere. Ogni ramo è potenzialmente innestabile, la distinzione Nesto-Portainnesto è puramente teorica, potremmo innestare una marza su un nesto preesistente, che a sua volta è innestato su un portainnesto.

Il vantaggio di innestare piante adulte è quello di poter sfruttare radici già ben sviluppate ed in grado di alimentare e nutrire al meglio la nuova marza.

Innesto su Vite

Innesto su Ciliegio


lunedì 28 novembre 2016

Come Coltivare il Pomelo (Citrus maxima)? Dove Può Crescere? Che frutto è?

Il Pomelo (Citrus maxima o Citrus grandis), noto anche con il nome di Pampaleone o Pummelo, è, assieme al Cedro e al Mandarino, una delle tre specie progenitrici di tutti gli agrumi commercializzati oggigiorno. Anche l'agrume più coltivato al mondo, l'arancio, deriva da un'antica ibridazione tra Pomelo e Mandarino.

Come si coltiva il Pummelo? Quanto resiste al freddo? Dove si può piantare in Italia? Com'è il suo frutto?


Frutto Pomelo Citrus maxima


Origine e Diffusione :

Il Pummelo è una pianta nativa della Malesia, tuttavia è diffuso e coltivato, da oltre 4000 anni, nella Cina Meridionale ed in buona parte del Sud-Est Asiatico. La specie fu introdotta in Europa oltre 1000 anni fa e, da allora, viene cresciuta sia a scopo alimentare, che ornamentale, in giardini ed orti privati. Ovviamente, data la provenienza tropicale, non può essere coltivato ovunque e la sua presenza è relegata alle zone del Sud Europa a clima Mediterraneo Caldo.
Il Pomelo approdò nel nuovo continente "solo" nel 1700; in questo secolo fu il capitano Shaddock ad esportarlo in Jamaica, da lì si diffuse nel resto dei Caraibi e, poi, nelle americhe. Infatti, in diverse zone del Mondo, questo agrume è chiamato "Shaddock" ed anche in Liguria è conosciuto come "Sciaddocco".
Oggigiorno cresce, allo stato selvatico, ai margini dei fiumi che scorrono nelle rigogliose regioni Meridionali della Cina, ma è coltivato a scopo commerciale in molte zone del Mondo, anche lontane da quelle d'origine. Ci sono impianti commerciali in California, Spagna, Israele, Giappone, India e, sporadicamente, anche nelle zone più miti d'Italia (Sicilia e Calabria).


Botanica e Fisiologia :

Fiori Citrus grandisIl Pomelo (Citrus maxima o Citrus grandis) appartiene, come tutti gli Agrumi, alla famiglia delle Rutaceae e si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza di 6-8 m (20-26 ft). Citrus maxima è una specie sempreverde a portamento espanso e tondeggiante, dotata di foglie piuttosto grandi, di forma ovale e, specialmente durante il riposo vegetativo invernale, di color verde scuro. I rami, inizialmente pubescenti, diventano spinosi dopo la lignificazione, mentre la vigoria è meno elevata, rispetto a quella di altri agrumi. Le radici si sviluppano come fittoni che successivamente si espandono lateralmente. Oltre il 70% delle radici è presente nel primo metro (3,3 ft) di suolo, zona in cui vi è maggior concentrazione di ossigeno; tuttavia, specie in ambienti asciutti ed aerati, possono spingersi sino ad una profondità di oltre 2 m (6,6 ft). Le radici del Pomelo hanno un'estensione superiore all'area della propria chioma, ciò nonostante non sono particolarmente invasive e non disturbano muri, vialetti, condotte sotterranee o altre strutture abitative.
Il Pummelo può fiorire più volte all'anno sebbene, in Italia, la fioritura principale sia relegata al periodo primaverile. I Fiori sono bianchi/giallo chiaro e possono essere solitari o riuniti in piccoli gruppi, composti da 2 a 10 fiori. Le infiorescenze vengono emesse in corrispondenza dell'ascella fogliare, ma anche della parte terminale del ramo, in quest'ultima zona i racemi possono esser composti da un maggior numero di fiori (sino a 15-18).
Il Pomelo, avendo più fioriture all'anno, matura i propri frutti in maniera scalare. Dal fiore al frutto maturo ci vogliono circa 150-180 giorni quindi, dato che in zone temperate come l'Italia, la fioritura è concentrata in primavera, il picco di produzione coincide con il periodo tardo autunnale (Ottobre-Novembre-Dicembre).
Il frutto del Pomelo, come suggerisce il nome scientifico (Citrus grandis), è il più grande tra gli agrumi e può arrivare a pesare oltre 3-4 kg (7-9 lb). Contrariamente alla maggior parte degli agrumi, il frutto è generalmente piriforme e non sferico. La polpa interna è circondata da una buccia molto spessa, composta da due strati: quello più esterno, Flavedo, è liscio, sottile e giallo; quello più interno, Albedo, è bianco, di consistenza spugnosa e spesso. La polpa interna, molto ricca di potassio e Vitamina C, è di color bianco o rosa e, a seconda della cultivar, può contenere più o meno semi.
Ma com'è il gusto del Pomelo? Il sapore di questo frutto è, in linea generale, simile a quello tipico degli agrumi. Un retrogusto acidulo è presente, tuttavia è decisamente meno marcato rispetto al Pompelmo. Il sapore potremmo descriverlo come una via di mezzo tra un'arancia dolce ed un pompelmo, quindi dolce, con una nota di amaro, ma molto succoso.

Frutto Pomelo Aperto


Coltivazione, Esposizione, Clima e Cure :

Il Pummelo (Citrus maxima o Citrus grandis) è una specie generalmente autosterile, nonché poco incline a produrre frutti tramite partenocarpia. L'impollinazione incrociata è richiesta per la maggior parte delle varietà, ciò nonostante Citrus maxima può essere impollinata anche da altre specie, appartenenti al genere Citrus. Per questa ragione i semi ottenuti da impollinazione libera hanno un'elevatissima variabilità genetica. Non a caso, la quasi totalità degli Agrumi odierni sono ibridi, che derivano da un primordiale incrocio tra il Pomelo ed altre specie.
Il Pomelo, data la provenienza tropicale, non è di certo tra gli agrumi più resistenti al freddo, tuttavia si è perfettamente adattato a crescere nei climi temperati caldi, come le zone più miti del bacino Mediterraneo. Questo agrume dovrebbe essere coltivato in zone in cui vi siano solo lievi ed effimere gelate. Anche poche ore con temperature inferiori ai -5°/-6° (23-21° F) potrebbero danneggiare seriamente la pianta o farla addirittura morire. Per una coltivazione in massima sicurezza, o per farne impianti commerciali, si dovrà piantare in zone USDA 9b o più calde.
Il Pummelo è piuttosto esigente anche per quanto riguarda le temperature massime e, diversamente da altri agrumi, richiede un'estate lunga e calda per potersi sviluppare e portare a maturazione i frutti. Per questa ragione, zone non tropicali a clima spiccatamente oceanico, pur non avendo inverni freddi, non sono ideali per la coltivazione della specie. Impianti sperimentali in Nuova Zelanda (notoriamente mite d'inverno e fresca d'estate) si sono dimostrati fallimentari, proprio per l'insufficiente calura estiva.
Questa pianta preferisce un'esposizione soleggiata, che garantisce una perfetta maturazione dei frutti ed un maggior contenuto zuccherino, ciò nonostante riesce a svilupparsi anche in zone a mezz'ombra.
Il Pomelo, avendo come habitat naturale le piovose zone pianeggianti tropicali, spesso ai margini di fiumi e ruscelli, non si è evoluto per resistere alla siccità ed, in zone ad estate arida come Sicilia, Sardegna e Calabria, richiede un'irrigazione adeguata per favorire lo sviluppo dei frutti (in gran parte costituiti da acqua). Per prosperare e produrre abbondantemente, senza irrigazioni, dovrebbe esser piantato in aree in cui vi siano precipitazioni di almeno 1500 mm/anno, distribuite anche nel periodo che va dalla fioritura alla maturazione dei frutti. Il Pomelo non ha bisogno di potature eccessive, ma sarà molto importante quella d'allevamento iniziale che ne determinerà la futura forma. Successivamente si procederà accorciando i rami che puntano troppo in alto, così come quelli che, piegati dal peso dei frutti, saranno rasenti terra. La forma d'allevamento più comune è a "chioma piena", in cui vengono lasciate 3-4 branche principali ed i rami ricadenti. La potatura deve esser effettuata in inverno, prima della fioritura, ricordando che i fiori si produrranno prevalentemente sui rami dell'anno precedente.
Foglie e Rami Pomelo Citrus maxima, è una specie originaria delle pianure alluvionali, gradisce pertanto un terreno argilloso in profondità, ma sabbioso in superficie, profondo ed arricchito con limo e sostanza organica; inoltre è segnalata una discreta resistenza ai terreni con elevata salinità. La concimazione, a base organica e ricca di microelementi, può essere effettuata prima della ripresa vegetativa ed in corrispondenza dell'ingrossamento dei frutti.

Maturazione PomeloFrutti Immaturi Pummelo


Riproduzione, Varietà e Malattie :

Il Pomelo produce tendenzialmente semi mono-embrionici quindi, diversamente da altri Agrumi, ogni pianta nata da seme sarà un po' diversa rispetto alla pianta madre. La moltiplicazione per semina non è perciò comune e, oltre a non aver garanzia sulla qualità dei futuri frutti, si potrebbe dover aspettare anche 8-10 anni, prima che la pianta entri in produzione.
Il Pummelo, generalmente, viene riprodotto per via vegetativa, tramite Innesto. Questo, oltre a velocizzare la messa a frutto, permette di scegliere tra diversi portainnesti, ognuno con caratteristiche specifiche. Alcuni portainnesti, come ad esempio il Poncirus trifoliata, facilitano l'entrata in dormienza invernale, permettendo così una maggior resistenza al gelo. Col giusto portainnesto e con un minimo di protezione invernale, è possibile crescere un pomelo all'aperto anche nei punti più riparati dei grandi laghi del Nord Italia, come avviene a Cannero Riviera, sul Lago Maggiore. Alcune varietà si possono riprodurre anche per margotta.
Esistono innumerevoli cultivars di Pummelo, che possono essere grossolanamente divise in tre categorie:


Gruppo Cinese : a frutto piriforme, polpa bianca e buccia particolarmente spessa
Gruppo Thailandese : dal frutto di dimensioni più contenute
Gruppo Indonesiano : producono un frutto a basso contenuto di acidità


Di seguito un elenco dei cloni più diffusi e commercializzati


  • Shatian : Molto diffuso, soprattutto nel sud-est asiatico. Produce frutti privi di semi (Seedless),  dalla polpa bianca, molto succosa e dolce.
  • Chandler : Varietà molto popolare, ottenuta dall'incrocio di un pomelo a frutto giallo e dolce, con uno rosa e acido. Ottenuto in California negli anni '60, matura precocemente e si conserva a lungo.
  • Cuban Shaddock : originario di Cuba, produce un frutto molto grosso, con molti semi e dalla polpa acida. La crescita della pianta è assurgente ed ha una minor resistenza al freddo rispetto ad altre varietà.
  • Tahitian : originario del Borneo, fu portato a Thaiti e poi diffuso nelle isole Hawaii. La peculiarità è quella di avere una buccia molto sottile ed un gusto eccellente. Esso è frequentemente utilizzato come punto di partenza per selezionare nuove varietà o per ottenere nuovi ibridi.
  • Honey : frutto di grossa pezzatura (peso di circa 2 kg), quasi senza semi, polpa dolce e trasparente.
  • Pomelit : crescita vigorosa, ma rami esili che si possono spezzare sotto il peso dei frutti. Essi sono tondeggianti, schiacciati ai poli, a polpa bianca, con sfumature arancioni. I frutti hanno molti semi, ma il sapore è molto apprezzato. 
  • Mato Buntan : frutto piriforme, giallo a maturità, polpa leggermente amara e con una nota di acidità.
  • Hirado Buntan : varietà molto diffusa a Nagasaki e nel Sud del Giappone. E' tra le più rustiche e resistenti al freddo, ottima per la coltivazione all'infuori dei tropici. Si caratterizza per aver un frutto dalla polpa rosa, non particolarmente succosa e ricca di semi.
  • Cocktail : questa, in realtà, non è una specie "pura", bensì ottenuta dall'incrocio di un Pomelo con un Mandarino. Produce frutti delle dimensioni di un'arancia o di un piccolo pompelmo. Questo ibrido può essere cresciuto anche in zone più fredde, rispetto a quelle limite per il Pummelo. Il sapore è unico e piacevolmente sub-acido. Talvolta è erroneamente chiamato Pompelmo "Cocktail".

Citrus grandis, un po' come tutti gli agrumi, è soggetto a diverse malattie sia di origine animale, che virale o fungina. Molte patologie non determinano la morte, possono essere estemporanee e tenute facilmente a bada. La lotta biologica, con gli antagonisti naturali, è comune per debellare insetti patogeni, mantenendoli sotto la soglia critica di danno. Purtroppo, alcune malattie sono ben più gravi e spesso la loro diagnosi è così tardiva da non permettere il recupero della pianta. I funghi del genere Phytophthora, causando marciumi radicali, sono tra i patogeni più letali e sono la maggior causa di morte per vecchi esemplari di Pomelo. 

Chioma Pomelo

Fioritura Pomelo
Frutto Immaturo Pummelo

Citrus maxima

Invaiatura Pomelo



venerdì 18 novembre 2016

Quando Inizia l'Inverno? Com'è il Suo Clima?

L'inverno è, in natura, la stagione più dura, quella in cui c'è scarsità di cibo e risorse, nonché quella più letale. Tuttavia, dal calduccio di casa, la visione che ne hanno gli uomini è ben diversa e, mediamente, risulta una stagione ben più allegra dell'autunno, nonché quella che lascia presagire l'arrivo della bella stagione.

Quando inizia l'inverno in Italia? Come varia il clima dell'inverno nel mondo? Quali sono le differenze di temperatura tra Nord e Sud Italia?

Nevicata invernale


L'inizio dell'inverno Astronomico coincide con il Solstizio invernale che, nell'emisfero boreale (in cui è presente l'Italia), è il 21 o 22 Dicembre, a seconda degli anni; mentre finisce con l'equinozio di Marzo (20-21 Marzo). Nell'emisfero australe, invece, inizierà con il Solstizio di Giugno (20-21 Giugno) e terminerà con l'equinozio di Settembre (22-23 Settembre).
Qualcuno di voi avrà notato che l'inverno boreale è qualche giorno più corto, rispetto a quello australe. Questo è dovuto al fatto che la Terra, in Dicembre, si trova più vicina al Sole (Perielio), rispetto a Giugno (Afelio) e ciò comporta una maggiore velocità di rivoluzione e, quindi, una minor durata dell'inverno (Seconda Legge di Keplero). Come è facile intuire non è la distanza/vicinanza al Sole a determinare le stagioni (in Dicembre siamo addirittura più vicini al Sole), ma l'inclinazione con cui i raggi del Sole giungono sulla Terra. Alle nostre latitudini, in inverno, i raggi solari arrivano inclinati e si distribuiscono su un'area più grande, determinando un minor riscaldamento.

L'inverno Meteorologico, invece, considera i tre mesi con le maggior caratteristiche invernali dal punto di vista climatico. Esso inizia il 1 Dicembre e termina il 28 (o 29) Febbraio.

Come di consueto, potremmo continuare la lettura di questo articolo accompagnati dalle dolci melodie dell'Inverno di Vivaldi.




Sebbene in pochi ci facciano caso, l'inizio dell'inverno coincide con il giorno più corto dell'anno e, quindi, in tutti i giorni a seguire le ore di luce aumenteranno gradualmente. In altre parole, durante l'Inverno, le giornate si allungano ed il Sole, ad ogni giorno, è sempre un po' più alto sopra l'orizzonte.
Nel primo giorno di inverno, al 45° parallelo (Milano), il Sole si innalzerà sopra l'orizzonte di circa 22°, mentre nell'ultimo giorno salirà di un angolo di 45° (per maggior dettagli leggi qua).

Se ci fate caso, l'altezza del Sole (e quindi la sua "Potenza") è speculare tra Inverno ed Autunno.
Ad esempio, se prendiamo il Solstizio del 21 Dicembre e ci spostiamo due mesi avanti o indietro (21 Febbraio o 21 Ottobre), avremmo la stessa "Potenza del Sole". Eppure, anche con la stessa radiazione solare, il 21 Ottobre è mediamente ben più caldo del 21 Febbraio.
Questo è dovuto all'inerzia termica, il clima, infatti, non dipende esclusivamente da "quanto scalda il Sole", ma anche da quanto sono caldi i mari e gli oceani, oltre all'estensione delle nevi in Eurasia ed America del Nord (vedi qua).
Il giro di boa per quanto riguarda le temperature in Italia è spostato di circa un mese (21 Gennaio), rispetto al Solstizio.


Quali sono le caratteristiche climatiche dell'inverno Italiano? Come variano dal Nord al Sud Italia?

L'inverno è una delle 4 stagioni dei climi temperati e, così marcatamente, è osservabile solo a latitudini superiori al 30° N o 30°S.
Nella prima parte dell'inverno (così come nell'ultima dell'Autunno) le ore di luce sono poche e quelle di buio possono essere anche 16 al giorno (nel Nord Italia). Più ci si avvicina ai Poli e più il rapporto luce/buio diminuisce; ai Poli ci saranno zero ore di Sole, per tutto l'inverno.
In questa stagione, all'interno del Circolo Polare (67° N o S), è possibile osservare almeno un giorno, quella che viene definita Notte Polare. Il numero di giorni in cui è possibile osservare questo fenomeno cresce avvicinandosi ai Poli. Al 67° Nord (o Sud) ci sarà un'unica Notte Polare in corrispondenza del Solstizio, al Polo Nord (o Sud) circa 182 (6 mesi).

Ma cos'è la Notte Polare?
Con questo termine si indica una giornata in cui il Sole rimane sotto la linea dell'orizzonte per tutto l'arco delle 24h.
Ciò non vuol necessariamente dire che sia buio pesto tutto il giorno. In zone vicine al circolo polare, in prossimità dei Solstizi, a mezzogiorno il Sole sarà pochissimi gradi sotto l'orizzonte e la luce riflessa garantirà un tenue bagliore.
In zone più lontane dal Circolo Polare (oltre il 75°N o S) il Sole di mezzogiorno resterà diversi gradi sotto l'orizzonte, mantenendo un buio che, alle nostre latitudini, siamo soliti osservare solo di notte.
Si capisce bene che il numero di ore di luce è strettamente correlato sia alla distanza fisica dai poli, sia alla distanza temporale dai solstizi.

La stagione invernale, in Italia, è quella che registra le maggiori differenze di temperatura tra Nord e Sud. Nel settentrione, specie nella pianura Padana, il clima è continentale e soggetto a forti inversioni termiche. Ciò determina temperature notturne rigide e, a cielo sereno, le minime sono spesso sotto gli 0° C (32° F). Anche di giorno, specie nelle basse pianure, l'aria umida e fredda tende a ristagnare, senza essere spazzata via dall'ormai flebile Sole. In queste zone la nebbia può permanere anche nelle ore centrali della giornata, non permettendo l'innalzamento diurno delle temperature, che spesso rimangono di 4-5° C (39-41° F) e, in seguito ad irruzioni particolarmente fredde, possono rimanere tutto il giorno sottozero (Giornate di Ghiaccio). In pianura, la sensazione di freddo è acuita dall'elevata umidità atmosferica.
Sulle colline, ed in generale sulle Prealpi, il clima diventa meno umido e le temperature minime, per via della minor inversione termica, si addolciscono.
Sulle Alpi, salendo di quota, le temperature diventano via via più rigide, ma in un contesto di bassa umidità e quasi totale assenza di nebbie. In inverno non è raro essere a 700 m (2300 ft) con Sole e 8-10° C (46-50° F), mentre le pianure sottostanti sono immerse nella nebbia, con temperature poco sopra il punto di congelamento.
L'inverno, nel Nord Italia, è una stagione piuttosto secca, tuttavia molte zone non sono insolite a precipitazioni nevose. Ciò nonostante, al piano, è ormai raro che la neve rimanga sul terreno per più di qualche giorno, cosa che era comune fino ad una cinquantina di anni fa.
In alcune zone del Nord Italia, soggette a temporali estivi, l'inverno è la stagione più secca, mentre al Sud può essere una stagione piuttosto piovosa.

Sebbene la Pianura Padana abbia un clima con forti caratteristiche di continentalità, non possiamo di certo paragonarlo a quello tipico delle pianure dell'Europa centrale. Le Alpi, con le sue vette che superano i 5.000 m (16400 ft), rappresentano uno spartiacque. Le gelide correnti provenienti da Nord, proprio per la loro natura, sono compresse vicino al suolo e si ammassano a Nord delle Alpi, giungendo in Italia affievolite. Le zone più fredde del Nord Italia sono quelle della bassa pianura Padana, ove l'aria fredda tende a depositarsi e a ristagnare. La zona più mite del Nord Italia è la Riviera Ligure che, con il suo clima Mediterraneo caldo, non ha nulla a che invidiare a tanti luoghi costieri del Centro-Sud Italia (clicca qua).

La morsa con cui l'inverno stringe l'Italia, in linea generale, decresce ma mano che si procede verso Sud. Ciò nonostante sarebbe più corretto dividere l'Italia centro-meridionale in due macro-zone: quella costiera e quella interna. Le zone interne, soprattutto le valli, hanno un clima abbastanza continentale, di poco più mite rispetto a quello Padano. Qui però, l'assenza di grosse pianure, previene la formazione della nebbia.
La zona costiera ha invece un clima tipicamente Mediterraneo con un inverno mite ed umido. La fascia Adriatica è più esposta alle fredde correnti provenienti da Nord-Est e, nel medio-adriatico, deboli nevicate sino alla costa sono abbastanza frequenti. Sulla fascia Tirrenica, protetta dagli Appennini, la neve è un evento assai raro (a Roma con cadenza decennale) ed effimero (nevicate senza attecchimento).

Montagna innevata


Per buona parte delle piante, l'inverno rappresenta la stagione del riposo vegetativo, non a caso la parola "Inverno" deriva dal latino "Hiběrnum" (Ibernazione). Le specie decidue hanno perso le foglie e non svolgono più la fotosintesi, mentre le specie sempreverdi riducono al minimo il proprio metabolismo, rallentano (o arrestano) la crescita ed aumentano la concentrazioni di soluti all'interno delle proprie foglie per incrementare la resistenza al freddo.
Per le piante al limite, al fine di ridurre al minimo i fallimenti e le perdite, è necessario effettuare una buona pacciamatura e progettare una struttura per proteggerle dal gelo.

Sia le ore di luce, sia le temperature sono correlate alla velocità di crescita delle piante. Questi due fattori "suggeriscono" alle piante che è meglio non emettere nuove foglie e di prepararsi ai rigori dell'inverno. Bruschi aumenti di temperatura, specie nella seconda parte dell'Inverno, possono trarre in inganno le piante, facendole vegetare ed esponendole ai rischi delle successive gelate (leggi qui).
Nel bacino Mediterraneo, per via dell'effetto mitigatore del mare, bruschi innalzamenti di temperatura in inverno sono rari. In Texas, o in altre zone nel Sud degli Stati uniti, ci possono invece essere temperature superiori ai 20° C (68° F) in pieno inverno, seguite da ondate di gelo con temperature sottozero anche nelle ore centrali del giorno; qui il rischio enunciato sopra è più che concreto.


I 3 mesi dell'inverno meteorologico dal Nord al Sud Italia:


  • Dicembre : è il mese con le giornate più corte dell'anno. Sono possibili ondate di freddo, ma sono meno frequenti rispetto ai mesi seguenti. Ci possono essere le prime nevicate al piano nel Centro-Nord Italia. 
  • Gennaio : è mediamente il mese più freddo, specie nelle zone interne. Il Sole è ancora basso e le ore di buio dominano su quelle di luce, l'aria raffreddatasi di notte non riesce ad essere sufficientemente riscaldata di giorno e, in zone soggette, si instaurano forti inversioni termiche. In questo mese si hanno i maggiori accumuli nevosi al piano.
  • Febbraio : è il mese in cui si inizia ad assaporare la primavera, le giornate iniziano a farsi più lunghe ed il Sole a riscaldare. Ciò nonostante è il periodo in cui la temperatura delle acque del Mar Mediterraneo ha raggiunto il minimo annuale. Per queste ragioni, in zone costiere, Febbraio è spesso il mese più freddo dell'anno. In tutta Italia, specie nella prima metà del mese, sono ancora possibili forti avvezioni di aria polare. 


Città
Mese
Temp. Min. Media
Temp. Max. Media
Pioggia (mm)

Torino
Dicembre
-1,6°C (29,1°F)
7,6°C (45,7°F)
45,1
Gennaio
-2,5°C (27,5°F)
6,6°C (43,9°F)
47,8
Febbraio
-0,7°C (30,7°F)
9,1°C (48,4°F)
47,1

       Genova
Dicembre
6,5°C (43,7°F)
12,5°C (54,5°F)
93,1
Gennaio
5,5°C (41,9°F)
11,5°C (52,7°F)
101,8
Febbraio
6,0°C (42,8°F)
12,2°C (54,0°F)
74,0

Bologna
Dicembre
0,4°C (32,7°F)
6,8°C (44,2°F)
48,5
Gennaio
-1,5°C (29,3°F)
5,0°C (41,0°F)
34,0
Febbraio
0,9°C (33,6°F)
8,0°C (46,4°F)
44,3

Roma
Dicembre
4,2°C (39,6°F)
12,6°C (54,7°F)
81,0
Gennaio
3,1°C (37,6°F)
11,9°C (53,4°F)
66,9
Febbraio
3,5°C (38,3°F)
13,0°C (55,4°F)
73,3

Palermo
Dicembre
10,2°C (50,4°F)
15,8°C (60,4°F)
123,7
Gennaio
8,9°C (48,0°F)
14,7°C (58,5°F)
97,5
Febbraio
8,5°C (47,3°F)
14,5°C (58,1°F)
109,9

Ancona
Dicembre
2,6°C (36,7°F)
10,4°C (50,7°F)
58,1
Gennaio
1,4°C (34,5°F)
9,2°C (48,6°F)
43,8
Febbraio
1,6°C (34,9°F)
10,2°C (50,4°F)
49,3

L’aquila 
Dicembre
-0,1°C (31,8°F)
7,4°C (45,3°F)
83,7
Gennaio
-1,8°C (28,8°F)
6,4°C (43,5°F)
66,1
Febbraio
-1,0°C (30,2°F)
8,5°C (47,3°F)
64,5

Firenze 
Dicembre
2,6°C (36,7°F)
11,1°C (52,0°F)
81,3
Gennaio
2,0°C (35,6°F)
10,9°C (51,6°F)
60,5
Febbraio
2,5°C (36,5°F)
12,5°C (54,5°F)
63,7


Ed infine, come d'abitudine, qualche dipinto che riassume la stagione invernale.

Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli - Pieter Bruegel il Vecchio

Cimitero Innevato - Friedrich Caspar

Paesaggio cittadino invernale

Paesaggio rurale invernale

Inverno Naif - Moline

Inverno in Montagna
La Gazza - Monet
Inverno Arcimboldo