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venerdì 23 ottobre 2015

Come Piantare i Bulbi di Anemone ?

Il genere degli Anemoni comprende al suo interno oltre cento specie di Anemone, che differiscono per origine, rusticità, forma e dimensione del fiore. La prima domanda che ci si pone dopo averli acquistati è :

"Come devo interrare i Bulbi di Anemone?"

I bulbi (o meglio rizomi) di molte specie di anemoni hanno dimensione ridotta e sono fortemente disidratati, questo lo si nota anche dall'aspetto che sembra quasi "rinsecchito" e "rugoso".
Prima di piantarli, per consentire una perfetta idratazione, è conveniente lasciarli una notte in un bicchiere d'acqua a circa 20°-25° C (68-78° F).
Il giorno seguente sarà sufficiente zappare, scavare una leggera buca ed interrarli ad una profondità pari a circa il doppio del diametro del bulbo, per gli Anemoni, di solito, non oltre 8-10 cm (3-4 inch). Per finire sarà sufficiente coprire la buca con la terra e comprimere leggermente per eliminare eventuali sacche d'aria.

Fiore anemone coronaria

























Botanica e classificazione :

Anemone coronaria leavesTutte le specie di anemone appartengono alla famiglia delle Ranunculaceae, ma hanno origini diverse, dal Sud America, al Sudafrica sino all'Europa ed, in linea generale, sono presenti nelle zone temperate del nostro pianeta. Sebbene siano spesso coltivate, alcune specie di anemone si sono naturalizzate in molte zone del mondo dove ora crescono, prosperano e si moltiplicano senza "l'aiuto dell'uomo".
Apertura fiore anemoneIl nome "Anemone" deriva dal Greco "ànemos" che significa "soffio, vento", col suffisso "-ōnē" e lo si può tradurre come "Figlia del Vento" ed è comunemente chiamato anche "Fiore del Vento". Gli Anemoni sono piante erbacee perenni con altezza che varia da pochi centimetri fino ad oltre 1m hanno foglie frastagliate, a portamento prostrato o eretto e, in qualche caso, brattee (foglie che accompagnano e proteggono il fiore). I fiori degli anemoni, se paragonati al bulbo, hanno dimensioni ragguardevoli e sono formati da sepali che, a seconda della specie e della varietà, possono essere di tutti i colori ma in prevalenza sono rossi, blu, viola, rosei, bianchi e gialli. I petali sono assenti nella maggior parte delle specie. Gli stami sono molto numerosi e particolarmente appariscenti, mentre l'ovario ha una classica disposizione a spirale. Alcune specie hanno fiori che si chiudono di notte, per poi riaprirsi con i primi raggi di sole mattutini. 


Alcune delle specie di Anemone :

  • Anemone coronaria : Originario del bacino mediterraneo, è probabilmente la specie di Anemone più commercializzata e coltivata, questo anche grazie alla sua resistenza al freddo e al bell'aspetto.
  • Anemone apennina : Molto diffuso nelle regioni del centro sud dove cresce spontaneo, il nome deriva dai monti Appennini, ma è presente e naturalizzato anche in molte altre zone europee.
  • Anemone narcissiflora : Presenta fiori bianchi dalla vaga somiglianza ai narcisi, diffusa nelle zone artiche di America e Eurasia, nonché sulle Alpi.
  • Anemone nemorosa : Tra le prime a fiorire, diffusa nelle stesse zone dell' A. narcissiflora, trova impiego in campo erboristico.
  • Anemone hupehensis : Questa specie si contraddistingue per l'epoca di fioritura, essa non avviene sul finir dell'inverno-inizio primavera come in molte altre specie, bensì dalla tarda estate all'autunno.
  • Anemone tuberosa : Chiamato anche Anemone del deserto, cresce sui pendii aridi e rocciosi compresi tra il Nevada e la parte settentrionale del Messico.

Esposizione, Clima e Terreno :

Anemoni coloratiLe differenze tra le specie di anemoni possono essere significative. Qui, per comodità, parlerò dell' Anemone coronaria, tuttavia il discorso può essere esteso anche ad altre (non tutte) specie.
Gli Anemoni sono piante che amano posizioni non particolarmente soleggiate; l'ideale è piantarli sotto alberi decidui i quali inizieranno a mettere foglie nel periodo di fioritura. Questo garantirà un'esposizione a mezz'ombra, in cui i raggi del sole filtreranno attraverso gli spazi lasciati liberi tra le nuove foglie ancora piccole e rade. Il clima ideale è quello temperato fresco e non arido, mentre rifugge dai climi torridi. Predilige le zone collinari o montuose dove la fioritura risulta prolungata. I bulbi dell'Anemome coronaria si prestano poco all'inselvatichimento, infatti, eccessive piogge e il conseguente terreno umido, inducono marciumi che limitano il futuro rigermogliamento. Per questo motivo è consigliabile rimuovere i bulbi e conservarli in ambiente secco, buio e fresco fino alla primavera successiva (questa operazione va fatta quando le foglie saranno seccate ed avranno fornito nutrienti per la stagione successiva). Questi fiori non richiedono un particolar tipo di terreno, anche se preferiscono un terreno fresco, sub-acido e ben drenante.


Curiosità :

Fiori e foglie di anemonePer la tradizione Cristiana, questa pianta, sarebbe cresciuta alla base della croce dalle gocce del sangue di Gesù Cristo. L'Anemone simboleggia la tristezza, ma anche la speranza.
Un'altra leggenda narra di Anemone, una bella ninfa corteggiata da due venti: Borea (freddo e proveniente da Nord) e Zefiro (mite e proveniente da Ponente). Lo scontro di questi due venti, per la conquista dell'amata, generò tempeste ed uragani fin quando la Dea Flora decise, con un incantesimo, di trasformare la ninfa in un fiore e di lasciarlo in balia dei due spasimanti. Il tiepido vento Zefiro l'avrebbe fatta schiudere, mentre il freddo vento Borea avrebbe disperso il suo polline e i suoi petali. La vita di Anemone sarebbe stata effimera e sofferta, infatti, ancor oggi, questo fiore simboleggia anche il senso di caducità della vita, un senso di cui ho ampiamente parlato qua.

Anemone apennina



Anemone coronaria rosso







Anemone coronaria blu


giovedì 15 ottobre 2015

Thuja orientale (Platycladus orientalis), un'Ottima Siepe Sempreverde

"Che cosa piantare per avere una bella siepe sempreverde?"

Se siete degli amanti delle Conifere, la Thuja (in italiano Tuia) potrebbe esser la risposta giusta.
La Tuia orientale (Platycladus orientalis) è probabilmente la specie più diffusa in Italia ma, secondo la classificazione di Linneo, non apparterrebbe al genere Thuja che annovera al suo interno solo 5 specie. Di fatto, oggigiorno, è accettato anche il nome scientifico Thuja orientalis.

Thuja orientalis

























 Le 6 specie sono

  • Thuja orientalis : formalmente Platycladus orientalis, di cui parleremo nelle prossime righe
  • Thuja occidentalis : proveniente dal Nord America ed ha diverse similitudini con la precedente
  • Thuja standishii : albero che può raggiungere i 30 m (100 ft), originario del Sud del Giappone
  • Thuja sutchuenensis : specie di origine Cinese, fu descritta per la prima volta nel 1899, ma poi non fu più trovata per molti anni, tanto che venne definita estinta. 100 più tardi furono trovati degli esemplari in una zona inaccessibile (motivo che l'ha preservata dall'abbattimento per produzione di legno) che è ora diventata area protetta
  • Thuja koraiensis : è una specie poco conosciuta, originaria del Nord-Est della Cina, si presenta come un piccolo albero di non oltre 10 m (33 ft)
  • Thuja plicata : detta anche Tuia Gigante, è più grande di tutte le precedenti ed è originaria della zona del Pacifico Nord Americano, dalla California fino alla parte più meridionale dell'Alaska. Questa specie raggiunge i 60 m (200 ft) e ben si adatta a climi oceanici con inverni nevosi, ma relativamente miti ed estati umide e non torride. 

Origine e Diffusione :

Thuja treesLe Tuie maggiormente coltivate e presenti in Italia, un po' come avviene per i Platani, vengono distinte in base alla regione d'origine dividendole così tra T. occidentalis e T. orientalis. Le due specie hanno molte caratteristiche e punti in comune, ma da qui in poi mi riferirò alla specie più diffusa nel nostro paese, ovvero la seconda.
La Tuia Orientale è nativa della Korea e del nord-est della Cina ed appartiene alla famiglia delle Cupressaceae, la stessa dei Cipressi e delle Sequoie. Introdotta intorno al 1700 in Italia ha visto una rapida espansione ed è ora naturalizzata in diverse regioni italiane, questo anche grazie alla sua adattabilità a diversi tipi di terreno e alla buona resistenza alla siccità. La Thuja orientalis ha una resistenza al freddo inferiore rispetto a molte altre conifere, tuttavia può crescere fino a zone USDA 6-7 quindi, in pianura, è coltivabile in tutta Italia.


Botanica e Fisiologia:

Frutto Tuia maturoLa Platycladus orientalis è una conifera sempreverde che può raggiungere un'altezza di 15-20 m (49-65 ft) ma, data l'estrema lentezza di crescita, è facile trovare esemplari di dimensioni assai più contenute, spesso sotto i 10 m (33 ft). La chioma è folta, con una forma ovale e dal portamento relativamente compatto. Questo, oltre alla sua rusticità, le ha consentito di diventare un'ottima specie per creare siepi sempreverdi, infatti la Tuia è diffusa in molte zone d'Italia per delimitare terreni agricoli o giardini privati. Le foglie sono squamiformi, triangolari, rivolte verso l'alto e di color verde brillante. Queste contengono una ghiandola che produce resina e, se strofinate energicamente, emettono un odore caratteristico. I fiori sono piccoli e non particolarmente appariscenti. I frutti immaturi sono di color bluastro-verdognolo, mentre, a maturazione, virano a marrone per poi aprirsi liberando i preziosi semi.


Proprietà Officinali :

La Thuja orientale, così come la Thuja occidentale, trova impiego nel campo erboristico e nell'omeopatia. Dalle foglie è possibile ricavare un olio essenziale dal quale si estrae una molecola chiamata α -thujone che possiede  proprietà terapeutiche. Essa è tossica e, se ingerita in grandi quantità, può portare alla morte, tuttavia un uso oculato è efficace nel debellare infezioni batteriche e fungine ed è usata contro bronchiti, reumatismi, psoriasi ed altre patologie.
L'efficacia di questo olio essenziale è controversa e quanto detto può essere preso solo ed esclusivamente a scopo informativo.

Foglie Tuia

























Frutti Tuia

mercoledì 7 ottobre 2015

Cosa Determina la Resistenza al Freddo e al Gelo di una Pianta?

Una domanda che ogni aspirante giardiniere si è posto almeno una volta è : "Perché una pianta resiste al freddo e al gelo, mentre un'altra muore?". 
Perché un Larice può reggere temperature di -45° C (-45° F) senza subire il minimo danno, mentre piante strettamente tropicali come il Durian, il Mangostano, o la Palma da Cocco muoiono anche a temperature ben superiori agli 0° C (32° F) ?

Gelo e Brina su Magnolia


























Per comprendere i meccanismi che governano la resistenza al freddo di una pianta dobbiamo chiarire la differenza tra freddo e gelo.
Gli zero gradi centigradi (32° F) rappresentano una soglia ben delimitata, sopra di essa l'acqua è allo stato liquido, sotto di essa l'acqua è allo stato solido. Dato che le cellule vegetali sono composte per il 70% di acqua e dato che l'acqua, quando diventa ghiaccio, aumenta il proprio volume, è facile intuire che la formazione di ghiaccio intracellulare romperebbe le cellule, così come succederebbe con una bottiglia di vetro piena d'acqua messa nel freezer, tuttavia, come vedremo più avanti, il meccanismo che porta alla morte cellulare in condizioni di gelo non è esattamente questo e spesso può avvenire anche in assenza di formazione di ghiaccio all'interno della cellula.
(N.B. 70% di acqua è un valore medio, questa percentuale varia in funzione dei tessuti e delle specie)


Una prima distinzione possiamo dunque farla tra piante che resistono o meno al gelo, tuttavia anche tra le piante sensibili al gelo vi è una diversa tolleranza al freddo.
Le reazioni enzimatiche necessarie per la sopravvivenza di una pianta variano al variare della temperatura (più la temperatura è bassa e più sono lente). La soglia di temperatura entro cui una reazione biochimica è sufficientemente efficace varia da specie a specie, così, una pianta sensibile al gelo, ma resistente al freddo, può sopravvivere anche a lunghi periodi con temperature di 5° C (40° F), mentre un'altra deperisce.


Perché una Pianta Muore di Freddo con Temperature Superiori a 0° C (32° F)?



Una pianta tropicale si è evoluta per vivere in un ambiente in cui le temperature sono superiori ai 20° C (68° F) per tutto l'anno. Se viene esposta per lunghi periodi a basse temperature, anche se superiori al punto di congelamento, la pianta non è più in grado di svolgere funzioni per lei vitali.
Supponiamo che ad esempio una certa pianta assorba un composto (Metabolita) e lo trasformi, tramite due reazioni enzimatiche, in un composto finale.


Metabolita 1(iniziale)------------------------->Metabolita 2-------------------------->Metabolita 3 (finale)


Supponiamo che la reazione 1 (quella che produce il Metabolita 2) avvenga efficientemente anche al freddo, mentre la reazione 2 (quella che produce il Metabolita 3) sia fortemente inibita.
In condizioni ottimali si instaura un equilibrio e il Metabolita 2 è subito convertito nel Metabolita finale. Al freddo la reazione 1 avviene, il Metabolita 2 viene prodotto, ma non può esser convertito nel Metabolita 3.
Se il Metabolita 2 fosse un composto tossico (tollerato solo in piccole quantità) oppure se il Metabolita 3 fosse essenziale, la pianta morirebbe, rispettivamente, per avvelenamento o per carenza di elementi.
Temperature basse inibiscono la fotosintesi clorofilliana e la crescita della pianta, ciò può causare marciumi radicali e/o scompensi metabolici (es. accumulo di metaboliti tossici) letali per la specie, inoltre il freddo altera le proprietà della membrana cellulare alterando così il trasporto delle varie molecole tra l'interno e l'esterno della cellula.

Brina e gelo su corbezzolo


Perché le Cellule di una Pianta Muoiono col Gelo?


Le cellule di una pianta iniziano a morire quando il gelo è più intenso della soglia tollerata dalla specie. Le cellule muoiono per il gelo a causa della loro disidratazione, ma cosa vuol dire?

Quando la temperatura si abbassa sotto il punto di congelamento, l'acqua presente negli spazi intercellulari (fra le cellule, detti anche extracellulari) inizia a formare cristalli di ghiaccio, prima che l'acqua all'interno delle cellule possa gelare. Per un processo fisico, che non spiegherò qui, la formazione di ghiaccio intercellulare "richiama" acqua dalle cellule, questa acqua fuoriesce negli spazi intercellulari e diventerà a sua volta ghiaccio. La perdita di acqua intracellulare porta alla disidratazione cellulare che a sua volta può portare alla morte cellulare, ciò nonostante alcune specie sono in grado di sopravvivere al ghiaccio intercellulare. La formazione di ghiaccio intracellulare è un fenomeno più raro che avviene solo in cellule molto idratate (e quindi con pochi soluti) e che abbiano una parete piuttosto sottile; questo fenomeno, diversamente dalla formazione di ghiaccio intercellulare, è praticamente sempre letale.


Come Fa una Pianta a Proteggersi dal Gelo?


Affinché una pianta possa sopravvivere al gelo è necessario mettere in atto dei meccanismi che impediscano la formazione di ghiaccio intracellulare e permettano alla pianta di tollerare il ghiaccio extracellulare (o intercellulare).
Per fare ciò le piante possono adottare diverse strategie, una delle più comuni è quella di aumentare la concentrazione di zuccheri e altri soluti all'interno della cellula. Questo, oltre a ridurre ulteriormente il punto di congelamento intracellulare, permette di incrementare la pressione osmotica cellulare controbilanciando così la forza che "richiama" acqua dalle cellule verso gli spazi extracellulari, prevenendo di fatto la disidratazione; insomma usano una tecnica non molto diversa rispetto alla aggiunta di additivi antigelo che utilizziamo per non far gelare l'acqua nel radiatore delle nostre macchine.

Altre piante, come ad esempio le Betulle, resistono al gelo semplicemente perché le loro cellule sono in grado di sopravvivere anche se fortemente disidratate. Questo tipo di piante, di solito, perde le foglie in inverno e "confina" l'acqua nei tessuti interni di rami e tronco.

Un ultimo fatto da menzionare è che l'acquisizione della resistenza al gelo invernale richiede tempo affinché si mettano in atto una serie di meccanismi di difesa contro il freddo (perdita foglie, concentrazione dei soluti etc..). Piante resistenti al gelo in inverno non è detto che lo siano anche in altre stagioni; se il gelo arriva troppo presto in autunno, e la pianta "non è ancora pronta", può causare la morte anche in piante ritenute resistenti al gelo.

giovedì 1 ottobre 2015

Come Coltivare il Basilico (Ocimum basilicum) Partendo da Seme

Pensate alla cucina italiana e mediterranea, qual è il primo piatto che vi viene in mente? 
A me la pasta con pomodoro e basilico, oppure una bella pizza margherita con 3 foglie di basilico. Infatti l'utilizzo di questa specie (Ocimum basilicum) è tipica della nostra cucina, così come di quella asiatica (Vietnamita, Laotiana, Cambogiana etc..).
Le foglie del basilico vengono utilizzate intere per aromatizzare le pietanze, oppure tritate e macinate insieme ad altri ingredienti per ottenere salse, sughi e spezie, come il famosissimo pesto genovese ormai diffuso in tutta Italia e nel Mondo. E' fondamentale ricordarsi che le foglie perdono l'aroma una volta cotte e devono quindi essere aggiunte solo dopo la cottura.

Dove può crescere il Basilico in Italia? Quando seminare o piantarlo nell'orto? Quali sono le temperature ideali per lo sviluppo? Quanto resiste al freddo?


Origine, Generalità e Curiosità :

Ocimum basilicum è il nome scientifico della specie che noi tutti conosciamo col nome di "Basilico" e appartiene alla famiglia delle Lamiaceae; l'etimologia del nome deriva da "basilikon" che in greco significa "pianta regale", ciò denota l'importanza che veniva data al basilico fin dai tempi antichi.
Foglie di BasilicoQuesta erba aromatica è una pianta a ciclo annuale, con portamento erbaceo, originaria dell'India e poi ampiamente diffusasi, già a partire dell'epoca dei Greci, nei climi temperati del bacino mediterraneo, tra cui l'Italia ed in particolare la Liguria.
Fin dai tempi dei romani il basilico fu sfruttato a scopo terapeutico e considerato in grado di guarire abrasioni e ferite, nonché usato, negli anni bui del Medioevo, come ingrediente principale per la produzione di decotti utilizzati come fossero pozioni magiche per i riti più disparati. Sebbene la specie Ocimum basilicum (chiamato Basilico dolce) sia quella maggiormente utilizzata, e quella di cui parlerò nelle prossime righe, è bene sapere che esistono altre specie di basilico tra cui:

  • Ocimum mimimum : specie di piccole dimensioni e dal portamento compatto, possiede foglie minuscole di circa 1 cm (0.4 in) dal sapore decisamente meno intenso. Viene coltivata prevalentemente come pianta ornamentale. 
  • Ocimum gratissimum : conosciuto come Basilico Africano, è una pianta perenne che può raggiungere un'altezza di 2-3 metri (6-9 ft) ed è originaria del Madagascar e dell'Asia meridionale ed è ora naturalizzato nel centro america e alle Hawaii. Da questa pianta si estrae un olio ricco nel composto chiamato eugenolo, che si pensa abbia proprietà antibatteriche e antivirali. 
  • Ocimum tenuiflorum : chiamato anche Basilico Santo, è una una specie che ha origine nel Nord dell'India e Nepal, può raggiungere un'altezza di 50 cm (20 in), può esser usato come erba medica ed è considerato un elisir di eterna giovinezza, inoltre ricopre un ruolo sacro per alcune religioni induiste. 

Botanica e Fisiologia:

Il basilico è una pianta che può raggiungere un'altezza di 40-60 cm (16-24 in). Il fusto cresce eretto e ha una peculiare sezione quadrata (e non circolare); nella parte basale si può assistere ad una leggera lignificazione. Le foglie sono opposte, lisce, lucide e di consistenza tenera, esse hanno forma ovale con colore e dimensioni diverse a seconda della varietà, ma generalmente verde chiaro lunghe 3-4 cm (1.2-1.3 in). Le infiorescenze sono dei racemi molto allungati contenenti numerosi fiori, generalmente bianchi. La fioritura, in Italia, si protrae da Giugno fino a Settembre. Il frutto è di colore scuro, formato da 4 acheni al cui interno sono presenti i semi.


Coltivazione, Cure, Esposizione e Clima :

Fiori di BasilicoIl basilico è una specie che ama il clima caldo, ma non torrido. La temperatura ideale per lo sviluppo è attorno ai 25° C (77° F), sotto i 10°C (50° F) la pianta smette di crescere e deperisce velocemente, mentre bastano poche ore mattutine con temperature di poco sotto gli 0° C (32° F) per uccidere interamente un pianta. L'esposizione ideale è in pieno sole ma, soprattutto in ambienti molto caldi ed aridi, preferisce un'esposizione a mezz'ombra in cui non prenda luce diretta nelle ore centrali della giornata. Le irrigazioni, specie se coltivato in pieno sole e con temperature superiori ai 30° C (85° F), devono essere abbondanti, evitando tuttavia il ristagno idrico. Il terreno ideale è drenante, ma che mantenga l'umidità, come ad esempio quelli ad alto contenuto di humus. Le concimazioni si devono fare prima della messa a dimora delle piantine, con compost organico ben maturo e stallatico.
La pianta completa il proprio ciclo con la fioritura e la successione produzione di semi, questo riduce gli oli e con essi le qualità organolettiche delle foglie. Per prolungare il ciclo vitale del basilico è essenziale cimare (togliere) le infiorescenze floreali, evitando così la produzione di frutti e semi ed inducendo la produzione delle preziose foglie. Il basilico si semina in primavera direttamente in campo (se le temperature sono miti) oppure in vasi e, quando le temperature saranno stabilmente sopra i 18-20 °C (65-68° F), si potranno trapiantare in piena terra; tuttavia il basilico è facilmente coltivabile anche in vaso.
La germinazione dei semi è piuttosto rapida (ed efficiente) e, nel periodo tardo primaverile, avviene in pochi giorni. Anche lo sviluppo, a temperature ottimali, è piuttosto celere e da "un prato di basilico", si formeranno piantine nel giro di poche settimane.
Il basilico si può coltivare nell'orto solo in primavera-estate, infatti le sue esigenze termiche non sono soddisfatte nei mesi più freddi dell'anno.


Varietà di Basilico :

Esistono decine di varietà di basilico dolce (Ocimum basilicum), tra cui:

  • Ocimum basilicum var. 'Crispum', (Basilico Comune) : In assoluto la varietà più diffusa e quella a cui siamo comunemente abituati. Possiede foglie grandi, dall'aroma e profumo intenso. 
  • Ocimum basilicum var. 'Anise' : Caratterizzata dall'avere foglie con un sentore di anice.
  • Ocimum basilicum var. 'Minimum'  (Basilico Greco) : Varietà a portamento compatto, con foglie piccole. Ben si presta ad esser coltivato in ambienti più freddi.
  • Ocimum basilicum var. 'Cinnamon' (Basilico Messicano): Varietà messicana, con caratteristici fiori rosa e foglie dal sapore speziato con sentori di Cannella.
  • Ocimum basilicum var. 'Purple Ruffles' : Molto aromatico e dalle insolite foglie color rosso scuro o viola, utilizzato sia a scopo ornamentale che culinario (es. per fare il pesto rosso).
  • Ocimum basilicum var. 'Thyrsiflora' (Basilico thailandese) : Aroma molto intenso e speziato, unisce il sapore di liquirizia a quello di menta. Utilizzato localmente per la produzione di zuppe a base di pesce. 
  • Ocimum basilicum var. 'Napoletano' : Foglie grandi e saporite.
  • Ocimum basilicum var. 'Genovese' : Varietà comunemente usata per produrre il pesto genovese, foglie dall'aroma delicato e prive del retrogusto di Menta.

Basil leaves
Ocimum basilicum