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martedì 22 dicembre 2015

Larice Comune (Larix decidua), una Conifera un po' Particolare

Nell'immaginario collettivo le Conifere sono piante di montagna, slanciate e, soprattutto, sempreverdi. 
Eppure esiste una Conifera decidua; 
Sapete qual è l'unica Conifera, presente in Europa, a perdere le foglie (aghi) durante il periodo invernale? 

Ebbene, il Larice Comune (Larix decidua) è l'unica specie europea di Larice, nonché l'unica Conifera decidua presente solo in Europa. In realtà, il Larice Siberiano (Larix sibirica), sebbene non nativo dell'Europa, lambisce la parte nord-orientale del nostro continente ed è presente in Finlandia, ma qui non lo prenderemo in considerazione. 

Ma cerchiamo di capire che pianta è il Larice Comune, da dove proviene, come si sviluppa e dove è presente in Europa ed in Italia, dove può essere coltivato?

Larice comune



Origine, Habitat e Distribuzione :

LaricetoIl Larice Comune (Larix decidua), detto anche Larice Europeo, appartiene alla famiglia delle Pinaceae e, come suggerisce il nome, è di origine Centro-Europea. Tutt'oggi è diffuso nelle zone montuose del nostro continente, dalle Alpi ai Carpazi, sino ai Monti Tatra.

In Italia il larice cresce spontaneo su tutto l'arco Alpino dove, a seconda dell'altitudine, forma boschi misti (insieme a Pini ed Abeti), boschi puri (Lariceti) oppure, alle quote più elevate, è presente come albero via via più isolato. Sulle Alpi, l'altitudine ideale per il suo sviluppo, è compresa tra i 1200 m e 2200 m, mentre è assente lungo tutta la catena Appenninica. Nelle catene montuose a Nord delle Alpi l'optimum di altitudine è inferiore e lo si può trovare a partire dai 500-600 m.

I Lariceti sono boschi non molto fitti, in cui ogni pianta è ben esposta al sole e creano un sottobosco particolarmente luminoso in cui prosperano diverse specie erbacee.


Biologia, Fisiologia e Clima:

Il Larice comune è anche chiamato "albero del Sole", la sua spiccata eliofilia rende la specie pioniera nel colonizzare zone di alta montagna, prive di vegetazione arborea e, dunque, particolarmente assolate.
Larix decidua è una specie dotata di un'elevata resistenza al gelo, e può sopportare temperature anche di -50° C (-58° F), ciò le permette di sopravvivere anche in ambienti di alta montagna, infatti non è raro trovare Larici fino a 2500 m ed, esemplari isolati, possono spingersi anche più in alto.
Questa conifera si sviluppa al meglio in ambienti freddi, con temperature medie inferiori ai 10°C (50° F), ma preferisce ambienti in cui vi siano lievi escursioni termiche tra giorno e notte, questo particolare microclima è tipico di forti declivi di alta montagna.
Fiore femminile LariceLe precipitazioni annue ideali  si aggirano attorno ai 900-1100 mm, a patto che siano ben distribuite e non concentrate solo nei mesi invernali.
Il Larice è una pianta che prospera in posizioni estreme, spesso su pendii (a volte quasi dirupi) di alta montagna battuti da impetuosi venti; non è raro vedere esemplari "piegati e deformati" dal vento, dalle neve e dalle intemperie, ma ancora lì vivi e sani. Il Larice comune è una pianta tollerante nei confronti del terreno, si accontenta, infatti, anche di quelli poveri di nutrienti dove altre piante non potrebbero crescere.
Larix decidua è una specie estremamente longeva, con una vita media di 800 anni, anche se non è raro vedere Larici millenari.
Il Larice comune è una pianta imponente, che può raggiungere, e talvolta superare, i 40 m di altezza (130 ft) con un diametro del tronco anche di 2 m (6,5 ft). La chioma è rada e 20-30 foglie (aghi) sono riunite in "ciuffetti" attaccati a corti rametti, chiamati brachiblasti. Ogni foglia di Larice è lunga tra 1 e 4 cm, larga solo 1 mm e, diversamente da altre conifere, poco pungenti. Le radici del Larice sono fittonanti e molto profonde, garantendo stabilità, anche in zone piuttosto franose, come i pendii ripidi e scoscesi di alta montagna. I colori degli aghi sono verde tenero in primavera, verde intenso in estate e giallo-arancione prima della caduta invernale.
Il Larice è una pianta monoica, con fiori femminili grandi e di color rosa-viola e fiori maschili più piccoli e giallastri. Alla fioritura segue la formazione delle pigne, al cui interno sono presenti i semi. Le pigne sono lunghe circa 4 cm e, a maturazione, sono di color bruno.


Utilizzi :

Il legno di larice è apprezzato per la sua durezza e robustezza, inoltre l'alto contenuto resinoso conferisce una notevole durevolezza. Il suo bel color rosso, unito alla resistenza alle intemperie, lo rende particolarmente adatto per la falegnameria da esterni.
Essendo resistente ai marciumi è utilizzato anche per costruzioni navali, oltre che per la produzione di pali da recinzione.
Il miglior legno è quello ottenuto da Larici cresciuti in alta montagna.

Larici lungo una strada di montagna


Tronco di Larice

Larix decidua






















venerdì 11 dicembre 2015

Come Proteggere le Piante dal Freddo e dal Gelo? Come Usare il TNT?

Ogni pianta ha una propria resistenza al freddo, alcune possono superare, senza protezioni, anche il più rigido degli inverni alpini, altre, invece, hanno bisogno di essere protette dal freddo anche in Sicilia.

Come possiamo proteggere le piante sensibili al gelo? E' utile il Tessuto Non Tessuto (TNT)? Come si deve usare il tessuto non tessuto? Quando si devono coprire le piante?

Protezione con tessuto non tessuto


C'è una sottile linea tra la vita e la morte di una pianta, tra una zona dove è possibile coltivarla e dove no e piccoli accorgimenti possono fare la differenza tra il successo e l'insuccesso.
La passione spinge le persone a cercare nuove sfide, così capita spesso che un appassionato di giardinaggio si spinga fino al limite cercando piante che, in natura, prosperano in una zona USDA più alta (più calda).
Il periodo più rischioso è quello che va da Novembre a Febbraio e coincide con quello in cui si dovrebbe creare la struttura di protezione contro il freddo. E' importante non anticipare i tempi, questo perché una struttura che mantenga troppo caldo l'ambiente in cui è posta la pianta, inibisce l'acclimatazione della stessa.
In altre parola è "un inganno", se col Sole di Ottobre la pianta si trova una temperatura di 30° C (86° F) penserà che sia ancora Estate e continuerà a vegetare, impedendo l'avvio di tutti quei processi che la "preparano" all'inverno e, dunque, esponendola ai successivi freddi.


Cosa Bisogna Fare per Far Superare l'Inverno alle Piante ?

Per prima cosa ci si deve spingere fino al ragionevole, cioè sino ad una pianta che "potrebbe farcela", non una che "sicuramente morirà di freddo". Se qualcuno volesse coltivare una Papaya, all'aperto e senza serre professionali, in mezzo alla Pianura Padana, sicuramente fallirà nell'impresa.

Un volta scelta la candidata è fondamentale piantarla nella zona più riparata (ad es. vicino ad un muro esposto a Sud), anche un piccolo giardino ha, al suo interno, molteplici microclimi.
Inoltre conviene prendere una pianta già abbastanza grande che, di norma, ha una maggior resistenza al freddo rispetto ad una piccola.

Evitare le concimazioni (soprattutto Azotate) dopo Luglio e non potare nel periodo autunnale, entrambe le cose, infatti, inducono la crescita, ritardano l'entrata in riposo vegetativo e, di conseguenza, rendono la pianta più soggetta ai danni da freddo.

Se le piante sono in vaso si possono mettere sotto un porticato o una tettoia; queste hanno un duplice vantaggio:

  • Proteggono le piante dalla pioggia e dalla neve (spesso l'umidità rende le piante più suscettibili al gelo)
  • Di notte trattengono il calore che, per irraggiamento, si disperderebbe nel cielo, creando un ambiente più mite, con temperature minime superiori anche di qualche grado.

Sia per piante in terra che, a maggior ragione, per piante in vaso, sarà fondamentale eseguire una buona pacciamatura. Avere le radici "al caldo" è di cruciale importanza per la sopravvivenza al gelo.

La protezione con tessuto non tessuto (tnt) deve essere usata oculatamente, un mal utilizzo potrebbe creare più danni che benefici. Il tnt è un tessuto sintetico che, consentendo il passaggio di aria, lascia "traspirare" la pianta, inoltre permette il passaggio dei raggi solari.

E' importante non avvolgere direttamente le piante, specie se sempreverdi, con TNT; il tessuto non tessuto, infatti, trattiene l'umidità e, se fosse a diretto contatto con le foglie, le terrebbe molto più umide rispetto a foglie a contatto con l'aria. Questo, unito ai maggiori sbalzi termici, brucerebbe le foglie e debiliterebbe le nostre piante più di quanto succederebbe con piante non protette.
L'effetto sarebbe ancora peggio se, al posto di tessuto non tessuto, utilizzassimo altri materiali. 
La plastica o materiali che impediscano il circolo di aria sono da evitare.


Ma allora Come si Deve Usare il Tessuto Non Tessuto?

Scheletro per copertura pianteBisogna creare uno scheletro, ad esempio utilizzando canne di bambù o sostegni di ferro, attorno alla pianta da proteggere. Questo "scheletro" deve essere sufficientemente lontano dalle foglie e deve delimitare uno spazio non troppo angusto. 
Attorno ad esso si "arrotolano" un paio di strati di TNT, fissandoli con delle mollette ai paletti di sostegno; è importante che la copertura parti dal basso della pianta e non sia aperta alla sommità. Il calore viene infatti ceduto dal terreno verso l'alto e, se potesse disperdersi lateralmente o uscire dall'alto, non apporterebbe quel minimo vantaggio che questa protezione offre. Si deve evitare che le foglie siano a contatto diretto con il tessuto non tessuto.


Che Vantaggi si Ottengono con una Copertura con Tessuto Non Tessuto ?

Una struttura fatta col TNT ha il vantaggio di creare un ambiente più riparato, di proteggere dal vento e dal contatto con la brina (che rimane all'esterno della struttura).
Tuttavia, contrariamente a quel che si creda, la temperatura interna è notevolmente più alta solo di giorno col sole che ci batte contro generando un effetto serra.
Le differenze delle temperature minime tra interno ed esterno sono spesso irrisorie, questo perché, di notte, il raffreddamento è rapido e, anche se la dispersione di calore attraverso il TNT è attenuata, la temperatura interna va in equilibrio con quella esterna.
In altre parole ci vorrà semplicemente più tempo per raggiungere le stesse (o quasi) temperature, questo è comunque un vantaggio perché riduce le ore di esposizione alla temperatura minima.

Il TNT accumula calore e lo trattiene più a lungo, ma per accumulare calore ci deve essere una fonte, di giorno è il sole, di notte l'unica fonte di calore arriva dalla terra, ma è poca roba.

Per capire questo concetto pensate ad un giaccone, quando lo mettete in una fredda nottata invernale, avvertite un senso di calore. Questo perché noi, contrariamente alle piante, emaniamo calore, che "rimane intrappolato" nel giaccone, invece che disperdersi nell'ambiente. Se sotto il giaccone non ci fosse un "termosifone naturale", durante una nottata la temperatura dentro e fuori dal giaccone sarebbe più o meno la stessa.
Un altro esempio potrebbe essere la macchina: provate a lasciare una bottiglia d'acqua all'interno durante una notte a 0° C (32°F), vedrete che, la mattina seguente, sarà ghiacciata, cosa che invece non succederebbe con una giornata di sole, anche se la temperatura esterna fosse la stessa.


Come Posso Aumentare le Temperature Minime all'Interno della Struttura Costruita col Tessuto Non tessuto?

Dato che le piante non emanano calore, se vogliamo temperature notturne più miti, dovremo fornire calore alla struttura. Un modo semplice e non troppo dispendioso è quello di collocare delle lampadine (tipo quelle di natale) alla base della pianta. Nelle notte più gelide sarà sufficiente tenerle accese, il calore emanato per tutta la notte da queste lampade di natale sarà trattenuto dal tessuto non tessuto e l'ambiente interno si manterrà diversi gradi più caldo rispetto all'esterno.
Un altro metodo più economico, ma anche più rischioso, è quello di collocare alla base della pianta (non troppo vicino al tronco), 4-5 bottiglie da 2 litri riempite con acqua molto calda. Alla mattina le troverete ghiacciate ma, per diventare tali, avranno ceduto molto calore, mantenendo l'interno "meno gelido" dell'esterno.
Ovviamente l'operazione è da ripetersi ogni sera e, più la struttura è grande, e più litri di acqua bollente saranno necessari.

Un corretto utilizzo degli strumenti sopraelencati può essere per proteggere piccole piante e permettere loro di diventare grandi, sorpassando i primi (e i più) delicati inverni. Tuttavia non garantiscono miracoli e, se si vuole coltivare una pianta climaticamente troppo lontana dalle nostre zone, sarà indispensabile adottare un rimedio alternativo, come ad esempio una serra calda, ma di questo parleremo altrove.

Copertura tnt

Pacciamatura

















giovedì 3 dicembre 2015

Dove Cresce il Frutto dell'Ananas (Ananas comosus)

Se pensiamo ad un frutto tropicale, l'Ananas (o Ananasso) è, assieme a Banana e Cocco, uno dei più famosi e consumati nei paesi occidentali.
Ma da dove proviene l'Ananas? Qual è la pianta dell'Ananas? Che clima ha bisogno per essere coltivata?

L'Ananas che tutti conosciamo è il frutto della specie Ananas comosus o (A. sativus), della famiglia delle Bromeliaceae. Tuttavia, il genere Ananas, comprende altre sei specie dal basso valore commerciale ed usate prevalentemente ad uso ornamentale, come ad esempio Ananas bracteatus, dal caratteristico frutto di color rosso


Frutto di Ananas comosus


Origine e Diffusione :

Tutte le specie del genere Ananas sono originarie della zona tropicale compresa tra il Centro america e il Sud America.
Ananas comosus, la specie commestibile e dal maggior valore commerciale, proviene dal Sud America e si pensa sia nativa delle aree limitrofe al fiume "Paraguay" a confine tra Brasile e Paraguay.
La specie fu diffusa, da queste aree, verso il resto dell'america latina già in tempi remoti, vi sono infatti testimonianze del frutto dell'Ananas già nelle antiche civiltà Maya ed Azteche
Oggigiorno, l'Ananas, è diffuso un po' in tutte le zone tropicali del mondo e, grazie alla buona conservabilità del frutto, può essere esportato laddove il clima non ne permetta la coltivazione.


Botanica e Fisiologia :

L'Ananas (Ananas comosus) è una pianta erbacea che può raggiungere un'altezza compresa tra 1 e 1,5 metri (3,3-4,9 ft). Le foglie sono lunghe e strette, appuntite e dai margini seghettati, possono esser lunghe fino ad 1 m (3,3 ft) e sono disposte, alla base della pianta, in maniera circolare, formando una rosetta fitta che può superare il metro e mezzo di diametro (5 ft).
Inoltre un ciuffo di foglie, sebbene più corte e dalla forma più tozza, è presente anche alla sommità del frutto. Le infiorescenze  dell'Ananas sono composte da numerosi fiori di colore blu, solitamente, autosterili. L'impollinazione è un evento raro, effettuato da insetti pronubi, ma anche da Colibrì;  tuttavia, anche in assenza di fecondazione , ogni fiore si sviluppa in frutto (partenocarpia).
Nella realtà, l'Ananas, è formato da moltissimi frutti saldati tra di loro che, insieme alla spiga, vanno a formare l'infruttescenza carnosa che tutti conosciamo.
La presenza di semi, data la bassissima percentuale di frutti impollinati, è davvero esigua; per questo motivo la riproduzione, almeno a scopo commerciale, è quasi esclusivamente asessuata (ad es. facendo radicare i getti alla base della pianta o la corona del frutto).

Impianto di Ananas comosus






Coltivazione, Clima e Terreno :

L'Ananas (Ananas comosus), come accennato in precedenza, è una pianta tropicale; tuttavia, pur preferendo un clima costantemente caldo lungo tutto l'anno, può essere coltivata anche in zone subtropicali e resistere ad effimeri abbassamenti di temperatura fino a 0° C (32°F).
Il range ottimale di crescita è compreso tra 18° e 32°C (65-90° F), mentre lunghi periodi con temperature costantemente sotto i 10° C (50° F) causano l'arresto vegetativo, un ritardo nella produzione e frutti dal sapore notevolmente più acido.
L'Ananas si sviluppa senza una grande richiesta di acqua, sono infatti sufficienti 50 mm (2 in) di acqua al mese, per un normale sviluppo.
In ambienti non strettamente tropicali, o con frequenti coperture nuvolose, l'esposizione soleggiata è consigliata, mentre in zone tropicali aride e assolate è preferibile una esposizione a mezz'ombra.
In alcune zone del mondo, l'Ananas viene coltivata in consociazione con le Palme da Cocco o Papaie; queste, filtrando parzialmente i raggi solari, creano sotto di loro un ambiente ideale per lo sviluppo dell'Ananas.
Questa specie può essere coltivata anche in zone miti non tropicali ma, sebbene si possa sviluppare, difficilmente riesce a fruttificare e, nei rari casi in cui ci riesca, la qualità dei frutti è inferiore.
L'Ananas gradisce un terreno acido (pH 5-6) e ben drenante. Rispetto a molte altre piante da frutto tollera anche terreni poveri, dove però diminuisce la produzione. Sono da evitare i terreni pesanti e compatti, infatti, l'asfissia radicale (mancanza di ossigeno nel terreno), favorisce gli attacchi dei patogeni presenti nel terreno.


Varietà e Tecniche di Coltivazione :

Vi sono innumerevoli varietà della specie Ananas comosus, che differiscono per la presenza più o meno accentuata di spine sulle foglie, per la dimensione e forma del frutto, così come per il sapore (più o meno dolce). Le varietà di Ananas del gruppo Cayenne sono le più diffuse e coltivate, presentano un frutto mediamente dolce e dal colore giallo chiaro, sono particolarmente adatte per essere inscatolate. La varietà Queen produce un frutto molto dolce, colore giallo intenso e sono ottime per il consumo fresco, mentre Spanish ha frutti dal gusto più acidulo che, essendo ricchi di fibre, sopportano bene il trasporto.
La densità di impianto può essere elevata (circa 60.000 piante per ettaro), ma si può ridurre per ottenere frutti di maggiori dimensioni.
Dopo l'impianto, si ha una prima fase vegetativa (12-15 mesi), a cui segue la fioritura e la formazione del frutto (circa 4 mesi).  Dall'impianto al frutto maturo, passano mediamente 18 mesi, anche se, in condizioni climatiche perfette, possono ridursi.
E' difficile stabilire a priori quando un Ananas sia maturo, ma è fondamentale raccoglierlo solo a maturazione avvenuta in quanto, una volta raccolto, la produzione di zuccheri è fortemente inibita.
Il frutto dell'Ananas matura partendo dalla parte basale e, a maturazione, se colpito, produce un suono sordo.

Campo Ananas Polinesia

Ananas field







mercoledì 25 novembre 2015

Come Coltivare il Ciliegio (Prunus avium)

Chi non conosce il famoso detto "una ciliegia tira l'altra" ? Chi non ne ha mai mangiata una?

Eppure forse non tutti sanno dove cresce l'albero delle ciliege? Che pianta è il ciliegio (Prunus avium)? Qual è il suo habitat di crescita? Dove è possibile coltivare il ciliegio in Italia?

Ciliege
Le  ciliege che tutti consumiamo "una dopo l'altra" sono chiamate ciliege dolci e vengono prodotte dal Ciliegio Dolce (Prunus avium). Ad uso alimentare esistono anche le ciliege acide (amarene), che vengono usate  prevalentemente in campo dolciario e sono prodotte da un'altra specie (Prunus cerasus), di cui non parleremo in questo articolo. 
Esistono, inoltre, i ciliegi ornamentali (Prunus serrulata), noti anche con il nome Sakura, e diffusi in Giappone dove, grazie alla copiosa fioritura primaverile, sono divenuti uno dei simboli della nazione.


Origine e Diffusione :

Il Ciliegio Dolce (Prunus avium), che da ora in poi chiamerò semplicemente ciliegio, appartiene alla famiglia delle Rosaceae, la stessa di molti alberi da frutto delle zone temperate, come ad esempio l'albicocco. Il Ciliegio proviene dal Medio Oriente, ma si è diffuso in tutta Europa già in epoche antiche ed è tutt'ora presente allo stato selvatico ai margini dei boschi decidui d'Italia e di altri paese europei. Oggigiorno, il Prunus avium, è ampiamente coltivato in tutte le zone temperate del mondo grazie ai suoi gustosi frutti che, oltre ad essere tra i primi della stagione, sono squisiti e venduti a prezzi piuttosto elevati.


Botanica e Fisiologia : 

Il Ciliegio è una pianta decidua che, se lasciata crescere liberamente, può superare i 20 m (65 ft) di altezza. La corteccia del Prunus avium è molto caratteristica e possiede lenticelle orizzontali molto pronunciate. I giovani rami sono di color porpora, mentre da adulti tendono al grigio. Le gemme del ciliegio si differenziano in gemme a legno (dalla forma allungata) e gemme a fiore (più grosse e dalla forma più tondeggiante); queste ultime sono spesso raggruppate in particolari strutture denominate "mazzetti di maggio".

Tronco ciliegio
Gemme ciliegio
Gemme prunus avium
Nel Nord Italia, verso  metà marzo, non appena i tepori primaverili iniziano ad essere più frequenti, le gemme si schiudono. In questa fase i due tipi di gemme sono particolarmente riconoscibili.

Gemme ciliegio rigonfie


E poi, verso fine marzo, inizia la fioritura, che si protrae per due settimane e,  in alcune Cultivars, anche di più. I fiori del ciliegio, che sbocciano da ogni gemma a fiore, sono riuniti in corimbi che ne contengono un numero variabile tra 2 e 6. Questi fiori sono bianchi, con cinque petali (come tipico delle Rosaceae), ricadenti ed attaccati al legno tramite un peduncolo della lunghezza media di 4 cm (1,6 inch). I fiori del Prunus avium sono ermafroditi e, generalmente, autosterili. L'impollinazione è operata da insetti pronubi, in primis dalle Api. Alcune varietà, come ad esempio il Ciliegio Sunburst o Lapins, sono autofertili e, quindi, non hanno bisogno di altri ciliegi nei paraggi per produrre ciliege.

Boccioli fiorali ciliegio
Boccioli prunus avium


Cherry sprouts
Fiori di Ciliegio


Fiori prunus avium



Non appena i petali iniziano a cadere i frutti si ingrossano molto velocemente e, dopo solo un mese, hanno raggiunto quasi la dimensione delle Ciliege mature. La fioritura del ciliegio è contemporanea all'emissione delle nuove foglie; quest'ultime sono alternate, a forma ovale, di dimensione medio-grande, hanno margini "seghettati" e sono unite al legno tramite un picciolo che presenta delle caratteristiche, e distintive, ghiandole rosse.

Foglie ciliegio



Il  frutto si accresce velocemente e raggiunge maturazione da metà a Maggio a inizio Luglio a seconda della varietà e del clima, impiegando in tutto circa 2 mesi. Le ultime ciliege che si trovano sul mercato provengono da cultivars tardive coltivate in montagna (intorno agli 800 m di altezza). Le ciliege sono delle drupe (il Prunus avium appartiene alla sottofamiglia delle Drupacee) del diametro medio di 2 cm (0,8 in) e contengono un unico seme centrale. I frutti di questa specie si possono distinguere in due sottocategorie:

  • Duroni : Frutti di dimensioni maggiori, polpa soda e colore rosso molto scuro, che tende al nero.
  • Tenerine : Ciliege dalla polpa tenera e, generalmente, di colore rosso veneziano o più chiaro.

Sebbene la maggior parte delle ciliege abbiano colore che varia dal rosso chiaro al rosso "quasi nero", bisogna sapere che esistono anche cultivars che producono ciliege dall'insolito colore giallo.

Allegagione ciliege


Ciliege immature


Invaiatura ciliege


Prunus avium fruits


Ciliege mature


Prunus avium berries



Coltivazione, Clima Esposizione e Cure : 

Il ciliegio (Prunus avium) è una specie che cresce bene in climi temperati e freddi, non ha problemi a superare anche gli inverni più rigidi e a sopportare temperature minime inferiori ai -20° C (-4°F) ed, anzi, ha un elevato fabbisogno di freddo. Inoltre raramente è danneggiato dalle brinate primaverili.
Il ciliegio ama una posizione soleggiata ma, per essere una pianta da frutto, è piuttosto tollerante ad un certo grado di ombreggiatura. Le radici sono piuttosto espanse, tuttavia il Prunus avium non ama particolarmente i terreni troppo secchi e siccitosi. Questo fatto, unito all'elevato fabbisogno di freddo invernale, rendono il ciliegio una pianta più adatta al clima del Nord Italia, rispetto a quello del Sud Italia.

Questa specie si sviluppa in maniera particolarmente ordinata anche in assenza di potature. La potatura del ciliegio deve essere fatta in maniera costante, ma non eccessiva, in quanto i grossi rami mal sopportano le potature. Per mantenere i ciliegi entro dimensioni contenute, e non dovere usare alte scale per la raccolta, è consigliabile eseguire la potatura ogni anno, solo sui rami di 1 o 2 anni, eliminando i rami che si incrociano e quelli che puntano troppo in alto. Ricordate che la potatura migliore è "quella che non si vede", se lasciate crescere liberamente un ciliegio per 8 anni e poi volete abbassarlo con un un'unica potatura, dovrete farla drastica con conseguente denaturazione della chioma e sofferenza da parte della pianta.

Il Ciliegio è soggetto ad attacchi di Monilia che, in fase di fioritura o di maturazione frutti, può arrecare ingenti perdite di produzione. La Monilia è favorita da ambienti umidi e da frequenti piogge, queste sono infatti molto dannose nei periodi sopraindicati.
Meno gravi sono gli attacchi da parte del Corineo che, con attacchi lievi, comporta solo un'anticipata caduta delle foglie. Non è raro vedere Ciliegi, attaccati da questo patogeno, perdere le foglie già a fine Agosto o inizio Settembre.


Varietà : 

Le cultivars di Ciliegio, selezionate nel corso degli anni, sono moltissime, qui di seguito citerò le più diffuse o quelle con caratteristiche atipiche:

  • Ciliegio "Lapins" : Autofertile, portamento assurgente, ciliege grosse, costanza di produzione.
  • Ciliegio "Bigarreau Burlat" : Autosterile, lenta messa a frutto, vigoria elevata, maturazione precoce.
  • Ciliegio "Napoleon" : Autosterile, elevata produzione, frutto grosso di color rosso chiaro e giallo. 
  • Ciliegio "Durone di Vignola I, II, III" :  In realtà esistono 3 cultivars (I, II e III) che differiscono per l'epoca di maturazione, tutte e tre producono ciliege rosso scuro-nere, gustose.
  • Ciliegio "Sunburst" : Autofertile, fioritura prolungata (perciò ottimo impollinatore), frutto grosso, maturazione uniforme.
  • Ciliegio "New Star" : Autofertile, precoce messa a frutto, chioma espansa, vigoria scarsa, frutto rosso brillante.
  • Ciliegio "Limona" : Varietà nota per il colore dei frutti, che sono gialli chiaro.
  • Ciliegio "Imperiale di Caserta" : Anche questa fa frutti gialli, il colore è più intenso rispetto alla precedente.
  • Ciliegio "Kordia" : Autosterile, produzione non abbondante, epoca di maturazione medio-tardiva, messa a frutto precoce.
Il Ciliegio (Prunus avium) si riproduce esclusivamente tramite innesto, in quanto i rami non radicano e non è dunque possibile fare talee. La moltiplicazione per semina è possibile, ma le piante così ottenute saranno dei Ciliegi "selvatici", che potrebbero avere caratteristiche ben diverse rispetto alla pianta madre.
Molte varietà sono innestabili su un portainnesto nanizzante (es. Gisela) che ha la caratteristica di diminuire la vigoria del ciliegio sovrainnestato e, conseguentemente,  rende possibile sesti di impianto con densità superiore.



lunedì 16 novembre 2015

Pacciamatura, a Cosa Serve? Come si Fa?

Che cos'è la pacciamatura? Qual è il suo scopo? Aiuta a proteggere le nostre piante dal gelo e dalla siccità?

Con il termine "pacciamatura" si intende la copertura del terreno con materiale organico di varia natura ed è una tecnica molto utilizzata dagli agricoltori e anche dai semplici amanti del giardinaggio. 
"Ma perché è così importante "pacciamare" il nostro orto e le nostre piante?"

Pacciamatura con corteccePer rispondere a questa domanda dobbiamo considerare che le radici sono il cuore delle piante, esse, di fatto, forniscono i nutrienti indispensabili per lo sviluppo della pianta. Quando le radici muoiono, l'intera pianta muore, infatti, anche se la parte aerea (la chioma) fosse viva, essa morirebbe da lì a poco per mancanza di nutrimento. 
Il viceversa non è vero, in realtà capita che, dopo estese gelate, la parte aerea di una pianta sia morta, ma le radici, sopravvivendo, riescono ad emettere nuovi rami (Polloni) che diverranno i nuovi tronchi, da cui dipartiranno nuovi rami, che andranno a riformare la nuova chioma. Quindi le radici giocano un ruolo fondamentale nel determinare la resistenza al freddo di una pianta.
Questa capacità di "emettere polloni" è più o meno pronunciata a seconda della specie.


Questa premessa ci fa capire quanto la protezione delle radici sia di fondamentale importanza per la salute delle piante.


La pacciamatura è una copertura del terreno fatta con cortecce, foglie, fieno o aghi di pino; questa "coperta" svolge un ruolo di protezione nei confronti delle radici; infatti, funziona da isolante tra l'aria e la terra, mantenendo la temperatura del terreno più uniforme.


La Pacciamatura Protegge le Piante dal Freddo e dal Gelo?

Ovviamente sì, le radici, soprattutto delle piante sempreverdi, rimangono attive anche quando la chioma ha smesso di vegetare e non vi è più l'emissione di nuove foglie.
Il terreno, a differenza dell'aria, è meno soggetto ad escursioni termiche giornaliere e, ad una certa profondità, queste sono quasi nulle. Ciò non vuol dire che il terreno, almeno nel primo metro di profondità (che è quello in cui vi è la maggior parte delle radici), sia sempre alla stessa temperatura. In Inverno, con l'accorciarsi delle giornate e con la diminuzione della radiazione solare, il terreno si raffredda sempre più ed, in molte zone, può ghiacciare.
Dato che il terreno ha minime escursioni termiche, non basterà una tiepida giornata di sole invernale per scongelarlo come se fosse brina sul tettuccio di una macchina, quindi il terreno può rimanere gelato anche per mesi.
Oltre alla temperatura, il ghiaccio rappresenta uno stato fisico completamente diverso dall'acqua, le radici in un terreno gelato hanno ridotta capacità assorbente e questo può arrecare gravi danni alla chioma sovrastante.
A parità di temperatura esterna, una pianta sempreverde come potrebbe essere un Olivo, resiste molto meglio al gelo se ha radici "tenute al caldo" sotto una buona pacciamatura rispetto a radici in un terreno ghiacciato.


La Pacciamatura Protegge le Piante dalla Siccità?

Pacciamatura con foglieIn estate la pacciamatura è importante nell'impedire l'evaporazione d'acqua dal terreno che, conseguentemente, rimane più umido. Questo ha un'enorme importanza per la sopravvivenza delle piante in ambienti siccitosi come spesso lo sono gli ambienti con clima mediterraneo e diminuisce drasticamente le innaffiature necessarie.
Spessi strati di pacciamatura possono anche apportare acqua al terreno sottostante, infatti sono in grado di "assorbire" la poca acqua che, di notte, si nebulizza sotto forma di rugiada, per poi cederla gradualmente; una sorta di irrigazione a goccia "naturale".


Inoltre la pacciamatura è utile per prevenire l'erosione del terreno ed impedire la crescita di erbe infestanti. Lo strato di pacciamatura "soffoca" le nuove erbe e piante infestanti, questo lascia un terreno libero alla base della pianta. Le radici della pianta in questione non saranno dunque in competizione con altre specie e potranno ricavare il massimo dei nutrienti dal terreno alla loro base.


Come Fare la Pacciamatura?

Personalmente faccio un primo strato con cortecce (si trovano facilmente in tutti i Garden Centers) alto circa 20 cm (8 inch), la larghezza è funzione della grandezza della pianta, solitamente lo strato di pacciamatura ha un'estensioni pari all'ampiezza della chioma. Successivamente deposito un secondo strato di foglie secche creando un ulteriore spessore di almeno 10 cm (4 inch).
Una cosa molto importante è lasciare un leggero spazio tra il tronco e la pacciamatura, infatti quest'ultima impedisce il passaggio d'aria, favorendo la formazione di muffe che, se a contatto col legno, potrebbero essere dannose.

La pacciamatura è un modo per copiare ciò che normalmente accade nel sottobosco. Qui, quando le piante si spogliano in inverno, si crea un folto strato di foglie secche che riparano le radici dal gelo invernale, così come dalla siccità estiva. Inoltre, marcendo, apportano al terreno il materiale organico "rubato" dalle radici delle piante, rendendo l'area fertile e ricca di humus.

Ancora una volta l'uomo fà sua una tecnica che in Natura esiste da milioni di anni.

martedì 10 novembre 2015

La Betulla Bianca (Betula pendula): Distribuzione e Caratteristiche.

Tutte le Betulle appartengono al genere Betula, della famiglia Betulaceae. Questo genere annovera al suo interno numerose specie; la Betulla Bianca (Betula pendula), chiamata anche Betulla Verrucosa, è probabilmente la specie più diffusa nelle zone temperate dell'emisfero boreale, nonché quella più comune ad uso ornamentale e quella di cui parlerò da qui in poi.

Pianta adulta di Betula pendula







Origine, Diffusione e Caratteristiche Generali :

La Betulla è tra le specie decidue più resistenti al gelo, questo grazie al fatto che i suoi tessuti rimangono vitali anche se fortemente disidratati, per approfondire i meccanismi di resistenza al gelo cliccate qua
Questa caratteristica ha fatto si che le Betulle colonizzassero vaste zone Boreali della Siberia al confine con la Tundra dove, di norma, solo le conifere più resistenti riescono a prosperare ed a superare gli "Inverni da Record".
In Italia la Betulla Bianca è diffusa e naturalizzata in tutti i boschi alpini ed in buona parte dell'Appennino. Grazie alla sua resistenza riesce a spingersi molto in alto, fino ad oltre 2.000 m (6.500 ft), ma non disdegna neppure le zone collinari o addirittura pianeggianti.
La Betulla è considerata una specie pioniera, ovvero tra le prime ad insediarsi su terreni di nuova formazione creatisi dopo una frana, una colata lavica o un incendio.


Botanica e Fisiologia :

Foglie Betulla
Amenti maschili BetullaLa Betulla Bianca (Betula pendula) è una specie poco longeva che, anche negli ambienti più adatti, fatica a superare gli 80-90 anni di età. Tuttavia, diversamente da alcune specie che possono diventare plurisecolari,  le betulle hanno una crescita esplosiva sin dai primi anni di vita e possono raggiungere un'altezza di oltre 30 m (98 ft) in pochi lustri. Il portamento della Betulla Bianca è elegante, slanciato e snello; la chioma è poco espansa e difficilmente supera i 6 m (20 ft) di larghezza. Le foglie sono caduche, di piccole dimensioni, dai margini seghettati ed hanno un color verde inteso in estate e dorato in autunno. La Betulla è una pianta monoica e possiede fiori unisessuali (amenti maschili e femminili). La fioritura avviene in primavera, tra marzo e maggio, sebbene gli amenti immaturi possano esser osservati anche in altri periodi dell'anno.
Il tronco della Betulla Bianca (Betula pendula) è forse la parte più caratteristica dell'intera pianta, infatti, come suggerisce il nome, è ricoperto da una bella corteccia di colore bianco, liscia come il velluto. Questa corteccia è ricca di un olio resinoso assai infiammabile, essa è infatti utilizzata per accendere fuochi o anche per creare delle torce, dato che la corteccia della betulla brucia a lungo. I frutti sono degli acheni contenuti in coni che, a maturazione, si disgregano disperdendo i semi nell'ambiente.


Coltivazione, Esposizione, Clima e Cure :

Tronco Betulla BiancaLa Betulla è, come detto precedentemente, una pianta da climi freddi, inoltre la specie è igrofila, ovvero gradisce terreni perennemente umidi, come quelli che si possono trovare in zone montuose con vegetazione fitta, in cui i raggi del sole faticano ad arrivare al suolo. Tuttavia questa "preferenza" non impedisce loro di colonizzare anche aree più secche e calde. Data la chioma poco espansa è possibile piantare diverse betulle in uno spazio relativamente ristretto, ad esempio disporne tre ruotate di 120° l'una dall'altra e distanziate di 1 m (3,3 ft). Quest'abbinamento creerà una sorta di effetto "boschetto di betulle" rendendo particolarmente ornamentale un angolo di giardino. Le betulle amano posizioni soleggiate e, data la notevole altezza, le loro chiome non hanno grosse difficoltà ad intercettare i raggi solari, anche nei boschi più fitti.
La Betula pendula è una specie molto adattabile in quanto a terreno, si accontenta di terreni poveri, preferibilmente acidi ed umidi, ma non disdegna quelli ricchi di humus tipici dei sottoboschi di piante decidue.
La Betulla è una pianta facile da coltivare e rustica, non necessita particolari cure ed i rari attacchi parassitari (ad esempio gli Afidi) difficilmente recano danni importanti alla pianta.

Prima di piantare una betulla nel vostro giardino tenete conto dei suoi "pregi e/o difetti": l'altezza non indifferente e la bassa longevità (l'età citata ad inizio articolo è un'età media, in condizioni non ottimali può morire "di vecchiaia" anche a meno di 50 anni).


Usi ed Utilizzi :

Il legno di Betulla è molto utilizzato, soprattutto nei paesi del Nord Europa. Con esso si ricavano ottimi compensati, ma è utilizzato anche per la realizzazione di Parquet di tonalità chiare, giocattoli in legno, oggetti torniti; inoltre è apprezzato anche come legno da ardere, in quanto brucia bene e sporca poco.
La corteggia della Betulla, grazie alle sua azione disinfettante, era utilizzata, in tempi antichi, per il bendaggio di ustioni e ferite.
In fine è comunemente usata come pianta ornamentale, sebbene i prezzi siano spesso piuttosto alti.

Betula pendula bark

Frutto Betulla Bianca

Rami Betula pendula

























Fiori Betulla Bianca




giovedì 5 novembre 2015

Come Funziona la Datazione al Carbonio-14

Giusto qua avevamo visto che, per stabilire la data di antichi semi, si usava una tecnica chiamata : "datazione al radiocarbonio", detta anche "metodo del carbonio-14".


"Ma come è possibile ricavare l'età di un fossile tramite l'utilizzo del Carbonio-14 ?"








Premessa :


  • Dobbiamo sapere che il carbonio è l'elemento principale di tutti gli essere viventi, non a caso la chimica organica è talvolta denominata anche chimica del carbonio. Quindi le cellule di tutti gli organismi, che siano batteri, alghe, piante, lucertole o uomini, sono costituite da Carbonio unito ad altri elementi, tra cui i principali sono: Azoto, Ossigeno, Idrogeno e Zolfo. 
  • Tutti gli atomi di Carbonio hanno 6 protoni (e 6 elettroni), ma possono avere un numero diverso di neutroni. Gli atomi con lo stesso numero di protoni, ma numero diverso di neutroni si chiamano Isotopi. Gli isotopi, avendo un numero diverso di neutroni, avranno pesi diversi. Quindi il carbonio-12 sarà più leggero del carbonio-14.
  • In natura l'isotopo del carbonio più comune (circa 99%) è il Carbonio-12 (12C), questo è costituito da 6 protoni, 6 elettroni e 6 neutroni, tuttavia esistono anche altri isotopi, tra cui quello del Carbonio-14 (14C) che ha 6 protoni, 6 elettroni e 8 neutroni.
  • Il Carbonio-14, presente in natura in piccolissime quantità (1 ogni mille miliardi di atomi di carbonio), è un isotopo radioattivo, ovvero si trasforma in Azoto (N) con un tempo di dimezzamento di 5700 anni. Se abbiamo 100 atomi di 14C, dopo 5700 anni avremo 50 atomi di 14C e 50 atomi di N.


Riassumendo possiamo dire che in natura esiste una minima parte di carbonio (14C) che pesa di più e, diversamente dal 12C, decade (si trasforma in un altro atomo, azoto), dimezzando la propria quantità ogni 5700 anni.


Questa tecnica ci permette di datare materiali organici di età compresa tra poche centinaia di anni a diverse decine di migliaia di anni (fino 60.000 anni). 



"Ma come funziona la datazione al Carbonio?"



Sebbene il Carbonio-14 decada ad Azoto, la sua concentrazione nell'atmosfera è mantenuta costante, questo perché, nell'alta troposfera e nella stratosfera, tramite un complesso meccanismo fisico, l'azoto è riconvertito a Carbonio-14. Quindi si instaura un equilibrio tra 14C decaduto ad Azoto e Azoto riconvertito in 14C.


Tutti gli essere viventi, fin tanto che sono tali, scambiano in continuazione Carbonio con l'atmosfera.


Quindi le nostre cellule saranno formate prevalentemente da 12C ed in minima parte da 14C, in maniera proporzionale all'abbondanza nell'atmosfera di questi due isotopi.


Quando un organismo muore, esso cessa di scambiare Carbonio con l'atmosfera. Il Carbonio-12 non è radioattivo, quindi non decade e rimane inalterato, il Carbonio-14 invece decade ad Azoto.
Dopo 5700 anni dalla morte ci sarà la stessa quantità di 12C, ma solo metà di 14C (metà si è trasformata in Azoto), dopo altri 5700 anni avremo sempre  la stessa quantità di 12C, ma metà della metà di 14C.


Tramite la spettrometria di massa si può scoprire quanto 14C c'è rispetto al 12C. 
Sapendo la % dei due isotopi nell'atmosfera (e quindi negli esseri viventi) e sapendo il tempo di decadimento del carbonio-14, si può facilmente calcolare l'età della morte dell'organismo in questione.


Per ipotesi se nell'atmosfera ci fosse il 99% di 12C e l'1% di 14C (nella realtà è molto meno dell'1%, uso questo valore per rendere numericamente più intuibile l'esempio) un essere vivente avrebbe le stesse % dei due isotopi nel corpo.
Se ritroviamo un antico fossile e, dall'analisi spettrometrica, verifichiamo che nei suoi resti vi è solo lo 0,5% di 14C, vorrà dire che si è dimezzata la sua percentuale, da qui si risale al fatto che l'organismo in questione ha smesso di scambiare carbonio con l'atmosfera (è morto) 5700 anni fa.  

lunedì 2 novembre 2015

Cedro (Citrus medica), il Progenitore di Molti Agrumi

ICedro (Citrus medica), noto anche come Citro, è uno dei più antichi agrumi al mondo. Lo si può considerare, assieme a Mandarino e Pomelo, il progenitore di tutti gli agrumi che oggi conosciamo ed utilizziamo in cucina. Ad esempio, il Limone (Citrus limon), deriva dall'incrocio tra Cedro e Pomelo.

Nelle prossime righe cercheremo di capire come e dove coltivare il Cedro in Italia e quali sono le sue origini.

Frutto Cedro













Origine, Diffusione e Curiosità :

Il Cedro è una specie subtropicale, proviene infatti dalle valli Himalayane situate sul confine tra India settentrionale, Bhutan e Nepal dove, a tutt'oggi, è possibile trovare Cedri selvatici, che prosperano indisturbati nelle rigogliose zone boschive di queste regioni.
Il cedro, partendo dall'India ed attraversando tutta la Persia, giunse in Europa ben prima della venuta di Cristo. Vi sono infatti testimonianze della specie Citrus medica sin dai tempi degli antichi Greci e, successivamente, fu ampiamente diffuso nelle zone più miti dell'Impero Romano. 
Questo agrume fu classificato e citato nel trattato naturalistico "Naturalis historia", scritto da Plinio il Vecchio (23–79 d.C.), dove compare con il nome di "Mela Assira".
Il nome "Cedro" deriva dalla volgarizzazione della parola latina "Citrus", ma può essere tradotto anche con la parola "Cedrus", che dà il nome ad un noto genere di conifere, che annovera al suo interno anche il celeberrimo Cedro del Libano (Cedrus libani). Ovviamente questi due "cedri" hanno in comune solo il nome ed il fatto di essere piante.

Botanica e Fisiologia :

Germoglio cedroFiori cedro dolceIl Cedro appartiene, come tutti gli agrumi, alla famiglia Rutacea.
Citrus medica si sviluppa sotto forma di piccolo albero o arbusto che, dopo molti anni, può occasionalmente arrivare ad un'altezza massima di 8 m (26 ft). Tuttavia, con le opportune potature, è possibile mantenerlo di dimensioni ben più contenute senza compromettere la fruttificazione. I rami presentano spine e crescono in maniera irregolare, dando alla pianta un aspetto "disordinato". Le foglie del cedro sono grosse e possono superare i 20 cm (8 inch) di lunghezza, hanno una forma ovale e da giovani sono rossicce, mentre da adulte hanno un bel colore verde intenso.
I boccioli floreali sono di color rosso-violaceo e, quando sbocciano, si presentano bianchi all'interno e, in alcune varietà, con sfumature violacee esterne. I fiori del cedro sono riuniti, alla sommità del ramo, in gruppi composti da 3-12 fiori, ma non è impossibile vederne anche di isolati. La fioritura è pressoché continua dall'inizio della primavera sino all'autunno inoltrato ma, in zone particolarmente miti, può avvenire anche nei mesi invernali. I frutti del cedro sono a forma ovale, lunghi fino a 25 cm (10 inch), rugosi e con vistose protuberanze che, soprattutto in alcune varietà, conferiscono un aspetto quasi "deformato". La buccia, gialla a maturazione, è particolarmente spessa, mentre la polpa interna è piuttosto asciutta ed acida, con numerosi semi simili a quelli del Limone. Esistono numerose cultivars di cedro, che si possono dividere in due gruppi: cedri acidi e cedri dolci, anche se questa seconda categoria è da intendersi come cedri "meno acidi", più che realmente dolci. I cedri dolci (es. Cedro della Corsica), si differenziano dai cedri acidi (es. Cedro Diamante) anche per aver fiori bianchi (e non violacei) e nuovi germogli verde chiaro (non rossicci). Alcune varietà sono praticamente prive di polpa e vengono coltivate a scopo ornamentale, tra queste merita una menzione particolare la varietà denominata Cedro Mano di Buddha (Cedro digitato), caratterizzata dall'avere un frutto che si divide in molte parti allungate che sembrano delle grosse dita.  


Coltivazione, Clima e Cure :

Fruit citrus medicaIl Cedro (Citrus medica), essendo una specie subtropicale, ha una scarsa resistenza al freddo, minore rispetto a quella di molti altri agrumi. Il clima ideale per la coltivazione del cedro è quello mediterraneo caldo, sebbene possa tollerare effimere gelate nell'ordine di -4/-5 ° C (25-23° F), sarebbe meglio coltivarlo in zone esenti da gelo e con temperature diurne superiori ai 10° C (50° F). Il cedro, se l'inverno è particolarmente rigido, può perdere le foglie ma, se le temperature sono state sub-letali, la pianta rigermoglierà in primavera. L'esposizione ideale è in pieno sole ma, specie in zone torride, si avvantaggia della mezz'ombra, inoltre non ama le temperature troppo elevate (superiori ai 32° C, 90° F), in particolar modo se unite alla siccità.
Citrus medica è una specie generalmente autofertile che, per fruttificare al meglio, predilige terreni sciolti, fertili, ricchi di sostanza organica, leggermente acidi o neutri, non compatti e, in zone molto aride, irrigui. La potatura del Cedro deve essere effettuata in maniera costante, diradando i rami che si intrecciano, infatti, l'elevata vigoria di questo agrume, renderebbe la sua chioma folta ed i rami si ombreggerebbero l'un l'altro, rendendo la pianta meno produttiva.


Frutto immaturo cedroIn Italia il Cedro è coltivato in Sicilia e Calabria e, in una ristretta zona dell'alto cosentino, si concentra la maggior produzione di cedri a livello europeo. In questa fascia sul mar Tirreno, il Citrus medica ha trovato un habitat ideale per il proprio sviluppo, tanto da render nota questa fascia di Calabria con il nome "Riviera dei Cedri".
Il Cedro, come del resto molti altri agrumi, riesce a svilupparsi discretamente bene anche in vaso, dunque, per chi vivesse in zone impervie, è possibile coltivare il cedro in vaso, ponendolo in un posto riparato durante la stagione invernale. L'ideale sarebbe un luogo luminoso e fresco, con temperature sotto i 20°C (68° F), bisogna infatti sapere che, entro certi limiti, la richiesta di luce è proporzionale alla temperatura.


"Per cosa si utilizza il cedro?" :

Oltre all'aspetto ornamentale di molte varietà, il Cedro (Citrus medica) trova impiego in cucina, nel campo erboristico ed officinale. Il frutto è infatti ricco di sali minerali, di Vitamina C e di particolari composti aromatici denominati Flavonoidi, noti per le loro caratteristiche antiossidanti.
Il ruolo principale in cucina è dato dalla spessa buccia, questa è particolarmente utilizzata nell'industria dolciaria per preparare canditi, mentre dalla polpa si producono bibite, come la famosa Cedrata. Inoltre, dalla buccia del cedro, si può ricavare un olio essenziale molto utilizzato in cosmesi per combattere la cellulite.

Cedro Mani di Buddha



Citrus medica flowers
Frutto cedro in accrescimento
Fiori di Cedro

Frutto Cedro Accrescimento