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giovedì 25 dicembre 2014

Che Frutto è il Mangostano (Garcinia mangostana) ?

Non fatevi confondere dal nome, il Mangostano (Garcinia mangostana) nulla ha a che spartire col ben più noto Mango. Nel periodo natalizio è possibile trovarli, sebbene a prezzi esorbitanti, in molti supermercati italiani. Ma come si mangia il Mangostano? Qual è il suo gusto?

Frutto Mangostano Garcinia mangostana




























Il Mangostano (Garcinia mangostana), famiglia delle Clusiaceae, è una pianta sempreverde strettamente tropicale che si pensa sia originaria dell'Indonesia ed ora diffusa in tutto il sud-est asiatico.
E' una pianta molto esigente e la sua coltivazione all'aperto è impraticabile in Italia, neppure nelle zone più miti della Sicilia. La sua coltivazione è risultata praticabile solo ad una latitudine compresa tra 20°N e 20°S, in zone pianeggianti e con frequenti piogge, lo stesso habitat del Rambutan.
Per poter crescere, il Mangostano ha bisogno temperature elevate (tra 25° C e 35° C) ed una umidità elevata (intorno all'80%), inoltre cresce bene anche in zone ombrose, mentre temperature minime inferiori ai 10° C (50° F) portano ad un rapido deperimento della pianta.

La germinazione del seme, a temperatura ottimale, avviene in circa 20 giorni.

Foto di Antonio Sabbetti



Ma la crescita è spaventosamente lenta.




Il Mangostano adulto può arrivare ad un'altezza compresa tra 6 e 20 m ed è particolarmente resistente ai parassiti. Il portamento, ma soprattutto la forma e la consistenza delle foglie, può ricordare quello della Magnolia che vediamo in moltissimi parchi; esse sono coriacee e, da adulte, colorate di verde scuro, mentre nei nuovi germogli sono giallognole.





Piantagione Mangostano
La fioritura del Garcinia mangostana, e la conseguente fruttificazione, avviene in media 10 anni dopo la semina. I fiori  del Mangostano sono ermafroditi, solitamente singoli (raramente doppi), hanno un diametro di circa 5 cm e compaiono all'apice dei rami.




Il Frutto del Mangostano si accresce velocemente; da acerbo è di colore verde e la polpa astringente, l'avvenuta maturazione è indicata dal viraggio di colore (da verde a marrone) e da un leggero ammorbidimento della buccia (che rimane comunque piuttosto rigida).

Frutto Immaturo Mangostano

Frutto acerbo mangostano




Ed infine ecco il frutto maturo del Mangostano 

frutto mangostano



Se si apre l'involucro, all'interno del "guscio", si trova una soffice polpa bianca divisa in spicchi contenenti all'interno i semi. Alcuni frutti potrebbero essere privi di semi, il Mangostano, infatti, produce i frutti anche per partenocarpia, ovvero senza fecondazione.

Frutto aperto del Mangostano
Polpa frutto del Mangostano

Non rimane che tentare di descrivere il sapore del Mangostano...ovviamente descrivere una sensazione è la cosa più difficile che si possa fare, ma ci provo:
La consistenza è soffice, quasi vellutata; la polpa è tenera, acquosa e si scioglie in bocca come fosse zucchero filato. Questo frutto ha un gusto equilibrato tra dolce ed acido e possiede un aroma caratteristico.
Come si intuisce a me piace moltissimo, soprattutto il retrogusto e il senso di freschezza che lascia dopo averlo consumato. Come detto sopra l'unica pecca è il prezzo, mediamente costa 1€ a pezzo e la polpa di un singolo frutto è veramente poca, rimane un frutto sfizioso più che uno "da pasto".





martedì 23 dicembre 2014

Impollinazione: Cosa Vuol Dire Autofertile e Autosterile?

Giusto qua avevamo parlato della sessualità delle piante.
Ma cos'è l'impollinazione? cosa vorrà mai dire impollinazione incrociata? cosa si intende per autofertilità o autocompatibilità? cosa vuol dire che una pianta da frutto è autofertile (o autocompatibile) ? e autosterile (o autoincompatibile)?


PREMESSA:


Le piante, come tutti gli organismi, hanno come ruolo primario quello di riprodursi e far si che la prole trovi le miglior condizioni per potersi sviluppare al meglio ed espandersi sempre più.
Quindi una pianta che non riesce a "spargere" i propri semi, sarà sopraffatta da una che riesce a "spargere" i propri semi meglio e su un'area maggiore. Ogni piccolo cambiamento che aiuti la specie a migliorare la propria fitness (grado si successo evolutivo) sarà trasmesso ad una prole maggiore. Questo è il principio su cui si basa l'evoluzione.

Charles Darwin
Charles Darwin: 12 Febbraio 1809 - 19 Aprile 1882

I frutti si originano quando il polline, prodotto dalla parte maschile del fiore, feconda l'ovulo. Questo è vero per la stragrande maggioranza dei casi, tuttavia alcune specie (es. il Kaki) possono sviluppare frutti partenocarpici ovvero originatisi in assenza di impollinazione, in questo caso i fiori non impollinati daranno origine a Kaki senza semi, mentre quelli impollinati daranno origine a Kaki coi semi. Anche le banane che mangiamo sono partenocarpiche, sennò sarebbero piene di semi e praticamente immangiabili.

In tutti gli altri casi i frutti hanno il ruolo di proteggere i semi durante il loro sviluppo ma, ancor più importante, di far si che gli animali possano mangiarli "spargendo" i semi in essi contenuti il più lontano possibile.
La loro germinazione, lontana dal luogo ove si sono sviluppati, permetterà la colonizzazione di nuove terre evitando la competizione per la luce ed i nutrienti con la pianta madre stessa.






Ma non sempre una pianta può auto-impollinarsi.
La Natura vuole aumentare la probabilità di ri-mescolamento genico e quindi molte piante si sono evolute per farsi impollinare da altre piante della stessa specie (o a volte addirittura da specie affini).

Questo pare ovvio per le piante Dioiche: una pianta maschile, così come una femminile, non può impollinarsi da sola dato che porta un solo tipo di fiore.

Una pianta Monoica, invece, ha da sola sia la parte femminile che quella maschile. In linea di principio dovrebbe essere in grado di impollinarsi da sola (ha sia gli ovuli che il polline). Però, in molti casi, il polline di una pianta non è compatibile con l'ovulo della stessa pianta. In questo caso si dice che una pianta è Autosterile; questa, per ottenere frutti, dovrà essere impollinata da un'altra pianta (impollinazione incrociata). Il polline è portato da una pianta all'altra o tramite vento o per via degli insetti pronubi. Quindi, se si pianta una pianta autosterile in un posto isolato, in cui non vi siano altre piante della stessa specie (ma di Cultivars diverse, dato che due piante della stessa cultivar sono due cloni geneticamente identici) nel raggio di km, non otterremo frutti.
Questo fenomeno fa si che i semi ottenuti da questo tipo di pianta avranno i geni rimescolati provenienti da due individui distinti.

Viceversa una pianta Autofertile è in grado di impollinarsi da sola (auto-impollinarsi), oltre ad esser impollinata anche da altre piante. In questo caso un solo esemplare è autosufficiente e fruttificherà anche se non vi sono piante della stessa specie. Molte piante che vivono in ambienti desertici o difficili sono autofertili, questo garantisce loro la possibilità di propagarsi anche se "solo loro" sono riuscite a sopravvivere in un ambiente così inadatto.

Quindi ricordiamoci che una pianta auto-sterile non è una pianta sterile in senso assoluto, semplicemente ha bisogno del polline di altre piante per esser fecondata e, quindi, produrre frutti.


Due piante autosterili, per potersi impollinare tra loro, devono avere dei requisiti :



  • Essere della stessa specie o specie affini, ovvero essere compatibili
  • Essere geneticamente diverse (non due piante di una stessa cultivar)
  • Fiorire nello stesso periodo (in alcuni casi due cultivars di una specie potrebbero essere geneticamente compatibili, ma avere la fioritura temporalmente sfalsata)
  • Essere piantate non oltre i 2 km di distanza (questo è il raggio d'azione delle Api, ma in linea generale più ci si allontana più la probabilità che avvenga l'impollinazione diminuisce)


Impollinazione ciliegio

Ape, un insetto pronubio


Alcune specie sono notoriamente autofertili (es. Peschi, Nespoli, Albicocchi), altre sono invece autosterili (es. Ciliegi, Meli, Olivi).
Tuttavia alcune cultivar di specie autosterili possono esser state selezionate per la loro "peculiare" caratteristica di essere autofertili, ad es. il Ciliegio "Sunburst" è in grado di auto-impollinarsi, così come l'Olivo autofertile "Taggiasca".

Se una pianta è autosterile al 99% vuol dire che, se piantata isolata, produrrebbe solo l'1% dei frutti rispetto a se vi fosse impollinazione incrociata. Una pianta autofertile al 99% produrrebbe in maniera praticamente uguale sia che vi siano altre piante nei dintorni, sia che sia isolata.
Nella realtà non esiste solo bianco o solo nero, alcune piante potrebbero avere un grado di autofertilità del 70%, altre saranno autosterili all'80% etc...quindi esiste tutta una scala di grigi che corrisponde alle piante parzialmente autofertili.

venerdì 19 dicembre 2014

Sessualità delle Piante: Dioiche o Monoiche?

Noi, esseri umani, confrontiamo tutto ciò che ci circonda con la nostra specie: Homo sapiens. Crediamo di essere all'apice di tutta la materia vivente, ma in realtà siamo solo uno dei tanti anelli che la compongono...e neppure il più forte.

Che cosa si intende per sessualità nel regno vegetale? quando una pianta è monoica o dioica ?

Noi siamo abituati a pensare che tutti gli esseri viventi siano o maschi o femmine. Questo è vero per tutti i vertebrati, ma non è sempre vero per gli invertebrati (che sono la maggior parte delle specie animali) e neppure per i vegetali.

Le piante spesso non hanno sesso, ma capiamo meglio cosa vuol dire:


Ci sono piante che hanno solo fiori Ermafroditi:

Questo significa che, per queste specie, non esiste la pianta maschio o femmina, ma neppure il fiore maschile o femminile. In pratica esiste un solo tipo di pianta che ha un unico tipo di fiore.
Questo fiore avrà una parte maschile (Stame) e una parte femminile (Pistillo).
Molte piante della famiglia delle Rosacea, tra cui il Nespolo di Germania, appartengono a questa categoria.


Sopra: disegno schematico di un fiore ermafrodita
Sotto: a sinistra foto della parte femminile del fiore, a destra quella maschile.




Esistono poi le piante Monoiche:

Questa è una parola derivata dall'unione della parola "Mono" e "oikos" che in greco vuol dire "casa". Nelle specie monoiche "pure" vi è un solo tipo di pianta con due tipi di fiori. In pratica questa pianta produce sia fiori maschili, sia fiori femminili. In molti casi queste specie sfruttano l'impollinazione anemofila, ovvero usano il vento per trasportare il polline prodotto dai fiori maschili sull'ovaio dei fiori femminili.
Molte specie forestali appartengono a questa categoria, ad esempio l'Ontano Nero (Alnus glutinosa) illustrato nella prossima foto ci mostra sia i fiori femminili (allungati e gialli) che quelli maschili (piccoli, rosati ed in alto a sinistra rispetto ai fiori femminili)


P.s. Nella realtà anche le piante ermafrodite sono monoiche (mono-casa), ma qui ho preferito fare queste 3 classi per comprendere meglio il concetto.







Fiori femminili (gialli e allungati) e Maschili (rosa e tondi) di Ontano



Anche il Mais (Zea mais) è una specie monoica:


Fiore Femminile di Mais



Fiore Maschile di Mais




Ed infine esistono piante Dioiche:

In queste specie, come dice la parola: "due case", esistono due tipi di piante: la pianta femmina che avrà solo fiori femminili e la pianta maschio che avrà solo fiori maschili.
La pianta del Kiwi (Actinidia sp.), quella del Pistacchio (Pistacia vera) , così come quella del Lentisco (Pistacia lentiscus) appartengono a questa categoria.



Fiore femminile portato da una pianta femmina di Lentisco



Fiore maschile portato da una pianta maschio di Lentisco


P.s.


In rari casi una specie può fare o solo piante con fiori femminile o solo piante con fiori maschili o piante con fiori ermafroditi.....ne avevamo parlato a riguardo della Papaya .


lunedì 15 dicembre 2014

Come Piantare Fagioli e Fagiolini (Phaseolus vulgaris)

Phaseolus vulgaris è il nome scientifico di ciò che noi chiamiamo fagioli.
Esistono innumerevoli varietà di Fagioli che possono esser suddivise in due macro-categorie:

Fagioli da Seme: i classici fagioli di cui si mangia solo il seme

Fagioli borlotti
Fagiolo Borlotto




Fagioli Mangiatutto : ciò che comunemente chiamiamo fagiolini e di cui mangiamo anche l'involucro

Fagiolini


Questa specie appartiene alla famiglia delle Leguminose (detta anche Fabaceae) ed è una pianta erbacea con un ciclo produttivo piuttosto breve che, in condizioni ottimali, può durare solo 2 mesi (dalla semina alla raccolta).

Ultimamente stanno diventando sempre più comuni le varietà nane di fagioli che non necessitano sostegni, tuttavia esistono anche varietà rampicanti che, nel giro di pochi mesi dalla semina, possono superare abbondantemente i 3 metri di altezza. Vi è una considerevole differenza di portamento tra le diverse varietà di fagioli.

Phaseolus vulgaris si presta bene anche alla coltivazione intensiva, basta piantare 3-4 semi in buche distanti anche solo 5-10 cm lungo la fila e circa 20 cm tra le file. Le piantine, anche se crescono vicinissime, non si danneggiano l'un l'altra.
L'esposizione migliore è quella in cui i fagioli godano di diverse ore di sole al giorno tuttavia, a differenza di altri ortaggi come Pomodori e Melanzane, sopportano anche posizioni  meno soleggiate (non totalmente ombreggiate).

Fagioli e Fagiolini sono i classici ortaggi tardo primaverili o estivi, mentre non si possono coltivare nell'orto durante i mesi più freddi dell'anno.
Il loro optimum di crescita si ha con temperature diurne di 26° C (79 ° F) e notturne di 18° C (64° F), sopra i 34-36° C (93-97° F) si ha la cascola fiorale e il disseccamento dei baccelli. La temperatura minima per la crescita varia dai 12° C ai 15° C (54-59° F) a seconda della varietà, mentre temperature prossime agli 0° C (32° F), causano la morte della pianta.

I Fagiolini appartengono alle leguminose e, come tipico delle specie di questa famiglia, sono in grado di aumentare la quantità di Azoto nel terreno, rendendolo favorevole per le coltivazioni future.
La concimazione di un terreno in cui si vogliano piantare Fagioli e Fagiolini deve essere fatta con fertilizzanti a bassa concentrazione di azoto (in quanto saranno loro stessi a provvedere a questo fabbisogno) ed una maggior concentrazione di potassio, microelementi e, soprattutto, di fosforo.

Per i Fagioli la richiesta di acqua non è elevatissima, mentre per i Fagiolini (specie se nani) è leggermente superiore.
Il picco del fabbisogno idrico coincide con il periodo che va dalla fioritura sino all'inizio dell'ingrossamento dei baccelli, successivamente si potranno ridurre le irrigazioni.
Tuttavia, anche nel periodo di fioritura, bisogna bagnare solo quando il terreno sarà divenuto secco in superficie; un'eccessiva quantità di acqua può causare la cascola dei fiori/frutticini.

Piantagione di fagiolini
Dopo aver arato il terreno si procede interrando i semi in piccoli gruppetti. A fine primavera, col terreno ormai caldo, iniziano a germogliare già in pochi giorni.
Le foglie dei fagioli sono trifogliate ed ognuna delle tre foglioline è a forma di cuore.

Foglie dei fagioli


I boccioli floreali si intravedono sull'apice in allungamento





Poi crescono sempre più



Ed infine sboccia il fiore. Esso può avere tonalità diverse a seconda della varietà, da rosa-viola fino a color crema.

Fiori fagioli
Phaseolus vulgaris flowers


Fiore fagiolino


Fiori fagiolini
Come potete notare la fioritura dei fagiolini è scalare e la pianta ha contemporaneamente fiori chiusi, foglie, frutticini in crescita e maturi. Questo ciclo "continuo" è molto comune tra gli ortaggi, mentre lo è molto meno tra le specie arboree.

Poco dopo il fiore lascia spazio al frutto. Il fagiolo inizialmente è molto piccolo, ma si accresce velocemente fino a raggiungere le dimensioni della varietà.

Phaseolus vulgaris



Questi ortaggi, a temperatura ottimale, impiegano pochi giorni, al più settimane, per arrivare a maturazione.






Un'ultima cosa:

Ricordatevi di non far crescere troppo i fagiolini, infatti più crescono più si induriscono. Bisogna dunque cercare un buon compromesso tra grandezza e durezza dell'involucro, dato che anche quest'ultimo si mangia. Vicino a maturazione basta dimenticarseli per due settimane per trovarli enormi, ma assai poco teneri.

giovedì 11 dicembre 2014

Climi del Mondo, Quali sono i Record climatici?

Abbiamo profusamente parlato di cosa determina i climi del mondo su larga scala:





così come di cosa lo determina su piccola scala:




Ora analizzeremo qualche zona particolare della Terra cercando di scoprire perché e dove si sono registrati i record climatici.

Qual è il luogo più freddo al Mondo?


Il luogo in assoluto più freddo è l'Antartide:



Antartide

Stazione di Vostok in Antartide

Il motivo è molto semplice: unisce molti dei fattori che concorrono a creare un ambiente freddo. In primo luogo è situato ad alte latitudini (si ricordi che il Polo Sud cade proprio all'interno di questo continente), poi non è piatto, ma vi sono rilievi non indifferenti (ad es. il Polo Sud è collocato ad un'altitudine di circa 2800m). E' curioso notare che in questo punto si stima vi siano 2700 m di Ghiaccio, quindi la terra sottostante è praticamente a livello del mare....insomma una montagna di ghiaccio. In ultimo l'Antartide è un continente e, di conseguenza, la parte interna non è influenzata dagli Oceani che lo circondano.


Al Polo Sud la temperatura dei mesi estivi (Dicembre, Gennaio e Febbraio) si aggira attorno ai -25/-30° C, e la temperatura più alta mai registrata fu -12° C.

La temperatura confermata più bassa mai registrata sulla Terra è stata di -89,2° C ed è stata rilevata in Antartide, nei pressi della stazione Russa di Vostok ad una quota di circa 3.500 m.

Il Polo Nord invece è ben più mite, questo è dovuto al fatto che in quel punto non vi è terra ferma e quindi viene meno quella continentalità presente al Polo Sud ed, inoltre, non è in quota. Al Polo Nord, nei mesi estivi, le temperature possono arrivare anche intorno agli 0 gradi centigradi. 


Il Polo del Freddo (ovvero il luogo in cui è stata registrata la temperatura più bassa) per l'emisfero Nord tocca alla Siberia; in particolare la Siberia Orientale.
Qui, in Inverno, si forma un forte e stabile anticiclone che "compatta" l'aria gelida al suolo generando una fortissima inversione termica. La temperatura più bassa mai registrata nell'emisfero Nord è stata di -71,2 °C nella città di Oymyakon. Questa è anche la temperatura più bassa mai registrata in un luogo abitato.

In questa parte del mondo la continentalità è espressa ai suoi massimi livelli. In estate molte di queste zone possono raggiungere e superare i 30°C, infatti, la città di Verkhojansk detiene il record di maggiore escursione termica annua: ben 103°C (da -68° a +34,2°)

Oymyakon, Russia

Oymyakon, Russia



Ed invece dove sono state registrate le temperature più elevate?

Ovviamente zone molto calde sono caratterizzate da essere lontane dal mare (ricordo che le masse d'acqua mitigano e quindi "rinfrescano" le ore più calde della giornata) e, spesso, in zone aride e prive di vegetazione (la vegetazione "respira" generando vapore acqueo e l'aria umida tende a riscaldarsi e raffreddarsi più lentamente di quanto non faccia l'aria secca).

Le zone torride più vaste al mondo sono collocate prevalentemente nel Nord Africa (zona del Sahara) e nell'Australia centrale. Tuttavia sono gli Stati Uniti a detenere il record per quanto riguarda la temperatura più alta mai registrata sulla Terra. Questo record è di 56,7 °C e fu registrato a Furnace Creek nella Death Valley in California.
La Death Valley è una valle piuttosto stretta ed ha la particolarità di essere, in molti punti, sotto il livello del mare, con un picco di -86 m. La sua orografia e collocazione geografica le hanno permesso di aggiudicarsi questo e altri record.

Death Valley, U.S.A.


La California si trova però in una zona temperata, quindi non è la località più calda lungo tutto l'anno, infatti, in inverno, ci possono essere gelate e temperature massime spesso sotto i 20 °C.

Il luogo più caldo al mondo (considerando la media nell'arco dei 12 mesi) è Dallon in Etiopia. Qui la media annua è di circa 34,5° C. Anche questa zona è una depressione (circa 130 m sotto il livello del mare), ma, in questo caso, la vicinanza all'equatore (15°N) garantisce l'elevata temperatura durante tutti i mesi dell'anno.

Dallol, Etiopia


Il luogo con temperature più costanti è la cittadina di Garapan sull'Isola di Saipan nelle Marianne settentrionali. Qui, tra il 1927 e il 1935 la temperatura non è mai scesa sotto i 19,5° o salita sopra i 31°


Isola di Saipan



E per quanto riguarda le precipitazioni?

La piovosità non segue in maniera lineare la latitudine, anche se spesso, in corrispondenza dell'equatore, vi siano maggiori precipitazioni. Anche la distribuzione durante l'anno può essere molto variabile: in alcune zone della foresta tropicale piove tutti i giorni un po', in altre zone i Monsoni regalano una stagione in cui piove moltissimo, alternata ad un'altra molto siccitosa. L'immagine sottostante rende l'idea di come sia la distribuzione delle piogge sul nostro pianeta.
N.B. non è indicato l'Antartide, ma in linea generale è uno dei luoghi più aridi del pianeta ed è considerato un deserto di ghiaccio.

Distribuzione delle precipitazioni annue sulla Terra



Come si vede, la zona arida più estesa è quella corrispondente al deserto del Sahara. Tuttavia il deserto (non polare) più arido, e anche più antico, al mondo è quello di Atacama nella parte settentrionale del Cile. Questo deserto è una lunga striscia che si estende per circa 1000 km tra la catena delle Ande e l'oceano Pacifico. La città di Arica detiene il Record di città più arida del mondo con meno di 0,2mm/anno, giusto per confronto a Roma in un anno ne cadono 800 mm e a Milano circa 1000 mm.

Deserto di Atacama, Cile



Arica, Chile



Come si vede nella cartina sopra riportata, tutta la zona equatoriale è molto piovosa. La foresta amazzonica, nell'America centro-meridionale, è quella più estesa. Il record di precipitazioni annuali medie è conteso tra Lloro (12.717 mm/anno tra il 1952 e il 1989) e Lopez del Micay (12.892 mm/anno tra il 1960 e il 2012), entrambe in Colombia.
La località che ha registrato la maggiore piovosità nel corso di un anno è però dall'altra parte del Mondo, in India: infatti, nel 1985, la città di Mawsynram fece registrare 26.000 mm di pioggia. L'isola di Reunion, una colonia francese situata ad Est del Madagascar nell'oceano Indiano, detiene 4 record mondiali: i primi due furono registrati nel 1966 durante il ciclone tropicale Denise. In quell'occasione la località Foc-Foc ricevette 1.144 mm in 12h (I° record) e 1.825 mm  in 24h (II° record). Nel 2007 fece registrare gli altri due record: 3.929 mm in 72h (III° record) e 4.869 mm in 96h.
L'acquazzone più violento fu invece registrato a Holt, nello stato del Missuri, U.S.A. : lì caddero 305 mm di acqua in soli 42 minuti e ciò gli ha permesso di detenere il record di maggiore pioggia caduta in 1 h.

Mawsynram, India


Lopez del Micay, Colombia

Reunion Island, Oceano Indiano (Nazionalità francese)

Il record per quanto riguarda il maggiore accumulo nevoso in un anno se lo aggiudica il Mount Rainier, nello stato di Washington negli Stati Uniti: qui tra il 19 febbraio 1971 e il 18 febbraio 1972 si registrò un accumulo di ben 31,5 m.


Mount Rainier, U.S.A.

Mount Rainier, U.S.A. nel periodo invernale



La raffica di vento più forte mai registrata da un Anemometro è stata pari a 407 km/h sull'isola di Barrow in Australia, durante il ciclone Olivia.

Ciclone Olivia, ripresa satellitare



Invece il chicco di grandine più grande è caduto in South Dakota, U.S.A. : questo aveva un diametro di 20 cm ed una circonferenza di 47,3 cm.


P.S.

Avete notato che per misurare le precipitazioni si usano i millimetri? In un primo momento può risultare strano...ci si potrebbe chiedere "ma perché non si misura in millilitri o in litri?"
La risposta è molto semplice....il volume di una precipitazione dipende anche dall'area considerata. Se ho un bicchiere d'acqua vuoto o una piscina vuota, dopo un acquazzone, avrò volumi di acqua ben diversi tra i due "contenitori", invece l'altezza di acqua sarà uguale sia nel bicchiere che nella piscina.

Volume = Area x altezza