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giovedì 15 giugno 2017

Che Cos'è una Pianta OGM? Come Funziona?

Ormai da qualche anno la parola "OGM" è sulla bocca di tutti, la si sente alla tv, sui giornali, così come nei centri commerciali o nei negozi di alimentari.
Tuttavia, in merito alla questione, aleggia una sorta di "mistero" ed il mix paura/ignoranza induce spesso il consumatore a diffidare ed a preferire cibi "non OGM", senza neppure sapere cosa realmente siano e quali siano le differenze.

Ma cosa vuol dire OGM? Un cibo ottenuto da piante OGM è davvero così pericoloso? Perché? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Golden Rice vs Riso Classico


Il termine OGM è l'acronimo di "Organismo Geneticamente Modificato" ed è riferito ad esseri viventi, in particolar modo piante (e talvolta animali) ad uso alimentare, a cui l'ingegneria genetica ha dato una mano per migliorarne la qualità o la resistenza ai patogeni.


Per meglio comprendere il significato occorre aver ben chiaro il concetto di selezione naturale e di come ogni organismo si sia adattato all'ambiente in cui vive, grazie a mutazioni casuali del proprio DNA.
Ogni caratteristica di un essere vivente, dalla resistenza ai parassiti, al numero di semi contenuti in un frutto, è determinata da uno o più Geni.
Praticamente tutti i parametri dipendono dai Geni, oltre che dalla disponibilità di acqua, luce, nutrienti etc...


Ora, prima di parlare delle piante OGM, vorrei fare una breve introduzione su quella che è stata la prima applicazione concreta dell'ingegnerie genetica.

Come molti di voi sapranno, coloro che soffrono di Diabete (salvo rari casi) devono assumere dall'esterno un ormone (Insulina), dato che il loro corpo non ne produce a sufficienza o la produce mal funzionante.
Fino a qualche decennio fa l'insulina si ricavava dai maiali, in poche parole si doveva purificare dal sangue e dal pancreas dei maiali, quest'insulina (di maiale, non umana) era quanto di meglio si potesse trovare.

Con l'avvento delle Biotecnologie, i Biologi Molecolari individuarono il gene responsabile della produzione dell'insulina umana, lo replicarono e lo introdussero in Escherichia coli, il classico batterio modello utilizzato negli studi di Genetica.
Questo batterio così modificato aveva tutti i suoi geni più il gene dell'insulina umana. Crescendo esprimeva tutti i suoi geni, ma anche quello "estraneo" che portava alla produzione dell'insulina umana.
A questo punto bastava far crescere in laboratorio una coltura batterica e da essa purificare l'insulina umana.
Si poteva così ottenere insulina umana (non di maiale), la si produceva in laboratorio (senza aver bisogno di una fattoria) e con rese ben superiori.

Ebbene, questo E. coli "ingegnerizzato" potrebbe essere un perfetto esempio di organismo geneticamente modificato.

Se vogliamo pensarla in un altro modo, gli OGM sono delle forzature dell'Evoluzione. Ovvero, studiando un gene se ne può capire la funzione così da poterlo cambiare, "potenziare" e/o trasferirlo da una pianta all'altra, velocizzando un processo naturale casuale che potrebbe richiedere migliaia di anni.


Esempi di Piante OGM :


  • Mais Bt : L'esempio più noto di OGM in agricoltura è senza dubbio il Bt-Mais. Bacillus thuringiensis è un batterio sporigeno che vive nel terreno ed è in grado di produrre la Tossina Bt, innocua per l'uomo, ma letale per i Ditteri e per le larve di molte specie di Lepidotteri, tra cui la Piralide del Mais (Ostrinia nubilalis). Gli scienziati hanno individuato il gene della Tossina Bt e l'hanno trasferito da Bacillus thuringiensis alle piante di Mais, ottenendo così una pianta transgenica con un limitato fabbisogno di insetticidi. 
  • Golden Rice (Riso Dorato) : Questa varietà di Riso contiene elevate quantità di beta-carotene, il precursore della vitamina A, responsabile del color "dorato" di questo riso. In questa selezione, inserendo geni originariamente presenti nei Narcisi, nel Mais e nel batterio Erwinia uredovora, è stata introdotta una nuova via metabolica che porta alla produzione del beta-carotene. Il riso, normalmente povero del precursore della Vitamina A, è l'alimento principale di molte popolazioni sottosviluppate. Carenze nella Vitamina A possono causare diverse patologie, tra cui la cecità. Coltivare Golden Rice in questi paesi potrebbe migliorare la qualità della vita di queste persone.
  • Pomodori a Lunga Conservazione : Negli Stati Uniti, nel 1994, vennero messi in commercio dei Pomodori OGM che avevano il vantaggio di marcire solo dopo molto tempo, potendo così maturare direttamente sulla pianta, anche se destinati a luoghi lontani. Questa varietà transgenica aveva delle modificazioni nei geni che normalmente producono quella sostanza che porta al deperimento dei pomodori.
  • La Soia : l'introduzione di un gene batterico all'interno di questo vegetale, ha permesso di ottenere piante resistenti al Glifosato, la sostanza erbicida più economica e diffusa. Il diserbo "chimico" ha permesso una maggiore resa ed una limitata lavorazione del terreno.

Quelli sopracitati sono solo alcuni degli esempi, ma le applicazioni degli Organismi Geneticamente Modificati sono praticamente illimitate.
Alcuni gruppi di ricerca, studiando i Geni che regolano l'apertura e la chiusura degli Stomi, stanno cercando di ottenere piante resistenti alla siccità, così da poterle coltivare in zone in cui ora morirebbero di sete.

Piralide su Mais non OGM


Come si Ottiene una Pianta OGM ?

Per ottenere un OGM si deve spesso inserire un gene "esogeno" (prelevato da un'altra specie o costruito artificialmente in laboratorio) all'interno dell'organismo in questione. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, questo processo richiede un intermediario che, nelle piante, è di norma il batterio Agrobacterium tumefaciens.

In soldoni si prende il Gene X, lo si clona (inserisce) in A. tumefaciense che, successivamente, lo trasferisce  nelle piante che infetta.

Dato che l'efficienza di successo è assai limitata ci devono però essere dei marcatori di selezione associati al gene che si vuole inserire. Questi marcatori sono spesso delle resistenze agli antibiotici.

Si crea in vitro un plasmide (una sorta di cromosoma circolare) con all'interno il Gene X e, per es., il Gene Res-Amp.
Ora si cerca di "inserire" questo plasmide all'interno di A. tumefaciense. Questa tecnica si chiama trasformazione e può avere un'efficienza di 1 su 1 milione.

Supponiamo di avere 10 milioni di batteri e di trasformarli con il nostro plasmide (Gene X-Gene-Res-Amp). Statisticamente 10 batteri avranno preso (incorporato) il plasmide (avranno quindi sia il Gene X di nostro interesse, sia il marcatore che conferisce resistenza all'Ampicillina), mentre gli altri 9.999.990 no.

Come si fanno a distinguere i 10 batteri che ci interessano rispetto a tutti gli altri?
Semplicemente li si fanno crescere in presenza dell'antibiotico Ampicillina. Gli unici che sopravviveranno saranno coloro che hanno inglobato il plasmide (e di conseguenza il gene di resistenza all'Amp).

Ora si utilizzeranno questi 10 batteri per infettare la pianta a cui si vuol donare il Gene X e, con altri marcatori, si selezioneranno gli eventi positivi.


Quali Sono i Campi di Utilizzo degli OGM ?

In ambito agricolo gli OGM permettono di ottenere piante più resistenti sia agli stress biotici (es. Virus, Batteri, Insetti), sia a quelli abiotici (es. Gelo, Siccità, Salinità del Suolo, etc..).
Oppure ingegnerizzare Batteri ambientali, affinché migliorino le caratteristiche chimico-fisiche del suolo in cui vivono, permettendo così una più proficua futura coltivazione agricola.

Nel campo alimentare, come abbiamo visto con il Riso transgenico, si possono ottenere frutti contenenti un maggior numero di Vitamine o con migliori qualità organolettiche. Oppure Animali geneticamente modificati che producano latte con una minor quantità di Lattosio (che può essere causa di allergie ed intolleranze) od una maggior concentrazione di Caseina, la principale proteina del latte.

Gli Organismi Geneticamente Modificati trovano impiego anche in Medicina. Grazie a loro si può produrre l'Insulina (leggi sopra) ed altri Ormoni, così come Anticorpi, Vaccini ed Antibiotici. Tuttavia sarebbe limitante non menzionare gli OGM nella Ricerca; per studiare la funzione di un Gene bisogna modificarlo od eliminarlo, così da capire quali sono le differenze tra "avere o non avere" quel gene.
In tutti i laboratori di ricerca di Biologia Molecolare si effettuano mutazioni e clonazioni, dal Batterio sino ai Mammiferi. Di fatto queste "cavie" sono in tutto e per tutto degli OGM, in quando il loro Genoma (insieme dei Geni) è stato modificato artificialmente.

In fine non dimentichiamoci l'ambito industriale dove gli OGM permettono di risanare  terreni contaminati da metalli pesanti o da inquinanti di varia natura (Batteri Bio-risanatori); oppure di ottenere sostanze come Etanolo ed altri alcool, utilizzabili come bio-carburanti.


Quali Sono i Vantaggi e gli Svantaggi degli OGM ?

Sebbene l'opinione pubblica sia piuttosto scettica, la maggior parte degli scienziati ritiene che gli OGM non presentino particolari rischi a livello alimentare e non son mai state trovate delle correlazioni tra l'utilizzo di OGM ed insorgenze di particolari patologie.
I vantaggi, come avrete letto sopra, sono notevoli. Permettono di ampliare l'areale di coltivazione, di ridurre le perdite causate da insetti e patogeni vari,  di meglio nutrire le popolazioni dei paesi in via di sviluppo etc..

Ma tutto questo comporta dei rischi?

Fin qua abbiamo menzionato solo i vantaggi, a dover di cronaca si devono però riportare anche gli svantaggi, affinché uno possa metterli entrambi sulla bilancia e trarne le conclusioni che crede.

Se dal punto di vista alimentare gli OGM sono del tutto paragonabili ai "naturali", questo non si può dire per quanto riguarda la salvaguardia della biodiversità.
Sappiamo che in natura ogni essere vivente ha un proprio compito, spesso del tutto ignorato; bene, se impedissimo alle larve di Ostrinia nubilalis di mangiare il Mais, poiché tutte le coltivazioni sono di Mais Bt, allora questo insetto potrebbe ridurre il proprio tasso di riproduzione ed alterare i delicati equilibri preda-predatore ad esso collegati.
Inoltre la tossina Bt, pur non essendo tossica per l'uomo, potrebbe esserlo per altri animali ed influire negativamente sulla biodiversità di questi ecosistemi.

L'altro grosso problema sono le resistenze agli antibiotici. Come abbiamo letto sopra, per ottenere piante transgeniche, si utilizzano come marcatori dei geni che conferiscono resistenze contro antibiotici specifici.
Se questi geni venissero trasferiti nell'ambiente e ci fosse il passaggio di DNA da organismo ad organismo (che è un evento naturale), allora si potrebbero creare dei ceppi patogeni resistenti agli antibiotici. Questo, ovviamente, li renderebbe più difficili da combattere e debellare, qualora infettassero un uomo.

Alcuni OGM (ad esempio la Soia resistente agli erbicidi) incentiverebbero il diserbo chimico, con maggiori rischi di inquinamento del suolo e riduzione della biodiversità della flora.

Anche il problema economico-politico è rilevante. L'ideazione e la riproduzione degli OGM richiede studio e ricerca, di certo finanziariamente non sostenibili dal singolo agricoltore.
Le grandi multinazionali biotecnologiche potrebbero (o meglio lo sono già) diventare delle forti lobby, in grado di condizionare scelte politiche e/o finanziarie, decidendo come, a quanto e a chi fornire i loro OGM.

In ultimo, alcune proteine "esogene", prodotte dai geni "esogeni", potrebbero risultare allergeniche per talune persone, come del resto potrebbero esserlo alcune "classiche" proteine contenute in tutte le piante selvatiche.

Insomma OGM sì o OGM no?

Io sono sicuro che gli OGM possano rappresentare un modello di sviluppo per una popolazione sempre più numerosa e con sempre meno risorse.
Ovviamente ogni nuovo OGM deve esser validato e testato (l'alterazione anche di un solo gene potrebbe causare delle reazioni a cascata), tuttavia credo non esistano rischi concreti per la salute umana.

Il consiglio è di documentarvi, di trovare informazioni e di fare le vostre scelte, in base alle vostre idee.
Senza conoscere un argomento si diventa marionette in mano ai media, alla moda o a quello che dice il vicino di casa.

Pomodoro OGM vs Pomodoro selvatico

martedì 6 giugno 2017

Come Coltivare la Pianta della Canfora (Cinnamomum camphora) ?

L'Albero della Canfora (Cinnamomum camphora), talvolta chiamato anche Canforo, è una pianta ornamentale e da ombra molto diffusa in Italia, specialmente nei parchi e nei grossi giardini di zone a clima Mediterraneo.

Dove può essere piantata la Canfora? Quali temperature sopporta? Quanto diventa alta?

Fioritura Pianta Canfora


Foglie Cinnamomum camphora
Origine, Diffusione ed Utilizzi :

Cinnamomum camphora è una specie originaria del Giappone e dell'isola di Taiwan, dove cresce nelle piovose foreste a confine tra il clima subtropicale e quello temperato caldo.
Oggigiorno la specie è stata esportata un po' in tutti i paesi che ne consentano la coltivazione; la ritroviamo dall'Australia, agli Stati Uniti, sino alle nazioni del Sud Europa.
In Italia è comune lungo le coste del Mediterraneo, ma ancora di più nelle zone miti, ma umide, del Nord Italia, come le sponde dei grandi laghi prealpini (ad esempio il Lago Maggiore).

Sebbene venga piantata prevalentemente per la sua bellezza, la pianta della Canfora trova impiego anche nella produzione di un Olio molto ricercato. Esso è ottenuto dal legno della pianta ed è ricco di "Canfora", il principio attivo di natura organica che ha dato il nome alla specie.
Quest'olio è utilizzato come antitarme, ma anche in Medicina come analgesico locale, antimicrobico e per sedare la tosse; tuttavia, se non perfettamente raffinato, può avere effetti tossici, anche importanti.


Nuova Vegetazione Cinnamomum camphoraBotanica e Fisiologia :

Albero della Canfora è il nome volgare della Cinnamomum camphora, una specie appartenente alla nota famiglia delle Lauraceae, le cui specie formano la Laurisilva, una foresta sempreverde che un tempo dominava interi ecosistemi caldo-umidi.
Dopo le ultime glaciazioni questo tipo di ecosistema, presente allora nel caldo ed umido bacino Mediterraneo, si spostò più a Sud, confinandosi negli arcipelaghi nord atlantici (Isole Azzorre, Madeira e le Canarie occidentali).
La Canfora è una stretta parante della Pianta della Cannella, entrambe appartengono al genere Cinnamomum ed, ad uno sguardo superficiale, sono facilmente confondibili.

Cinnamomum camphora è una specie sempreverde che può superare i 45 metri (148 ft) di altezza, con una chioma particolarmente densa ed espansa.
Il tronco, che può superare i 5 metri di circonferenza (16 ft), è solitamente singolo, ma non è raro trovare esemplari multi-fusto. Ad ogni modo il tronco (o i tronchi) crescono piuttosto slanciati ed hanno una corteggia grigio-marroncina che, con gli anni, tende a fessurarsi verticalmente.
I giovani rami sono invece lisci, di color verde ed impiegano molto tempo a lignificare.

Le foglie della Canfora sono molto eleganti, hanno una forma ovale, un color verde brillante con tre  (o cinque) venature principali di color giallo e, se strofinate, emanano un odore molto caratteristico.
La foglia giovane è molto "tenera" e spazia da sfumature giallo-verdino sino al rossiccio.

Le infiorescenze sono dei racemi che spuntano dalle gemme apicali dei rami di un anno e si sviluppano a partire dall'ascella fogliare della nuova vegetazione. I fiori sono molto piccoli, ermafroditi, di color bianco crema, gialli o verdognoli a seconda del clima e della varietà e sono impollinati dai Ditteri, ma anche dal alcune specie di farfalla.
Alla fioritura, che in Italia avviene a metà primavera, seguono i frutti, delle piccole bacche sferiche che a maturità sono lucide e nere.

L'apparato radicale di questa pianta è assai sviluppato, ampio e vigoroso, motivo per cui se ne sconsiglia la piantumazione vicino ad abitazioni, tubature o zone piastrellate.
Inoltre la Cinnamomum camphora è particolarmente longeva ed è facile trovare esemplari plurisecolari ed, occasionalmente, anche con oltre 1000 anni di età, con radici grosse come rami, che si espandono su un'area superiore a quella della chioma.

Germogliamento pianta canfora

Fioritura Cinnamomum camphora


Coltivazione, Cure, Clima e Moltiplicazione :

Se avete un diverso spazio a disposizione ed un clima adatto, la coltivazione della Canfora non presenta particolari difficoltà.
Sebbene la Cinnamomum camphora sia nativa di zone pianeggianti calde ed umide (o di zone montane, se più vicine ai Tropici), mostra un'ottima tolleranza al freddo e la si può coltivare in molte zone d'Italia.
La pianta dormiente può tranquillamente superare senza danni temperature di -10° C (14° F) e, se occasionali e limitate, si riprende anche da gelate più forti. La si potrebbe considerare una buona pianta indicatrice, per le pianure più fredde del Nord Italia.

In natura prospera in zone in cui ci sono anche oltre 2000 mm (80 in) di pioggia all'anno, tuttavia, grazie alle radici espanse, dimostra una buona resistenza alla siccità. Una pianta adulta ed affrancata non necessita, generalmente, innaffiature e le irrigazione, in zone a clima Mediterraneo, sono necessarie solo durante i primi anni dalla messa a dimora.

Il terreno ideale è fresco e ben drenante, mentre rifugge da quelli troppo pesanti; inoltre ha una buona tolleranza sia alla salinità del suolo, sia ai venti salmastri, la si può dunque piantare anche in zone costiere.
L'esposizione ideale è in pieno Sole, ma cresce bene anche in zone di mezz'ombra, soprattutto durante la fase giovanile.

Le potature non sono assolutamente necessarie, vengono semmai eseguite per contenere le dimensioni della chioma che, come detto in precedenza, se lasciata crescere liberamente può diventare davvero imponente.

La riproduzione avviene solitamente per semina, tenendo conto che i semi di questa specie non rimangono germinabili a lungo e solo semi freschi garantiscono una buona percentuale di successo. Un altro metodo, meno diffuso, è tramite talea semi-legnosa. In questo caso si preleva un giovane ramo e lo si interra in sabbia mantenuta costantemente umida sino ad avvenuta radicazione.
In entrambi i casi, se piantata in terreni ottimali, la crescita è molto veloce.

Gemme Gonfie Cinnamomum camphora

Rami Cinnamomum camphora

Tronco Pianta Canfora

Cinnamomum camphora in Riva al Lago

martedì 30 maggio 2017

Cosa Determina la Resistenza alla Siccità nelle Piante? Come Aumentarla?

Con i cambiamenti climatici in atto, sempre più zone vanno incontro a desertificazione, inoltre l'incremento della popolazione impone uno sfruttamento più intenso del territorio. Ogni chilometro conquistato dal deserto equivale a tonnellate di cibo in meno per la popolazione.

Pare ovvio che non tutte le piante hanno la stessa resistenza alla siccità, alcune possono addirittura vivere ai confini dell'arido deserto del Sahara, dove non piove praticamente mai, altre invece morirebbero anche in una "normaleestate del Sud Italia.

  • Come fanno le piante a sopravvivere con poca acqua? 
  • Quali rimedi si possono utilizzare per ridurre le innaffiature? 
  • A cosa è dovuta la differente capacità di resistere alla siccità ed al caldo torrido? 
  • Quali meccanismi mettono in atto le piante per limitare i danni?

Camelia Sofferente per Mancanza di Acqua


Una domanda che mi sono sempre posto è :

"Una pianta riesce a resistere alla siccità perché ha bisogno poca acqua o perché le sue radici riescono a pescarla laddove altre non arrivano?

Sicuramente una pianta adatta a climi secchi tende ad avere un apparato radicale più espanso e, generalmente, più profondo. Anche una stessa specie, se cresciuta in ambienti diversi, tende a fare radici più profonde in terreni aridi.
Tuttavia, in zone in cui non piove mai, l'acqua si troverebbe solo ad una profondità in cui non ci sarebbe abbastanza ossigeno per lo sviluppo radicale.
Inoltre le radici servono anche da ancoraggio e la relazione "disponibilità d'acqua/dimensioni dell'apparato radicale" non è sempre così lineare; anzi le radici più grandi al mondo sono proprio quelle di alcuni Ficus che vivono in zone tropicali, soggette a frequenti piogge (vedi Record delle Piante).

Che aver radici profonde non sia l'unica strategia per resistere alla siccità si può notare anche nella coltivazione in vaso; qui lo sviluppo delle radici è forzatamente limitato, eppure specie diverse possono essere innaffiate con frequenze ben diverse.
In molti casi, comunque, è più importante l'efficacia con cui le radici assorbono l'acqua, più che le dimensioni in sé

Il bilancio idrico è però dato dall'acqua assorbita, meno l'acqua persa. In altri termini, in ambienti aridi, è fondamentale limitare al massimo la dispersione di acqua.

Le piante che vivono in ambienti secchi vengono definite specie Xerofili (o Xerofite) ed hanno evoluto una serie di adattamenti morfologici e fisiologici atti a ridurre al minimo lo spreco di acqua.

La principale perdita di acqua nelle piante avviene per traspirazione, tramite gli Stomi, delle microscopiche aperture collocate sulle foglie.


Adattamenti Anatomici :

Le piante Xerofile hanno generalmente internodi (spazio tra una foglia e l'altra) corti, un portamento arbustivo ed una chioma folta. In questo modo le foglie si ombreggeranno meglio l'un l'altra ed, all'interno della chioma, si creerà un microclima meno secco rispetto all'aria circostante.
Alcune piante, per limitare al minimo la perdita d'acqua, hanno perso le foglie (o al più le hanno trasformate in spine), relegando la funzione fotosintetica ai rami.
Anche piante che non adottano questa strategia hanno solitamente foglie più piccole rispetto a quelle di specie che vivono in zone piovose, basti pensare all'Olivo o al Rosmarino, due piante tipiche della Macchia Mediterranea.
Persino nella stessa pianta le foglie più esposte al Sole sono più piccole e disposte in maniera più ravvicinata, rispetto a quelle ombreggiate. Infine le Xerofite tendono ad avere foglie con un maggior rapporto volume/superficie e, talvolta, sono dotate di una leggera peluria che aiuta a trattenere l'umidità atmosferica. 
Minor superficie fogliare equivale a minor evaporazione e, dunque, minor perdita di acqua.

Altre piante Xerofile hanno invece trasformato il proprio fusto ed i propri rami in veri e propri serbatoi, che fungono da riserve idriche. Le piante grasse (o Succulenti), come ad esempio Agave, devono il proprio nome alla presenza di acqua nei tessuti del fusto/rami, la quale conferisce il tipico aspetto carnoso ed "ingrossato".

Il Xerofite hanno, solitamente, una riduzione del numero di stomi ed una cuticola più spessa. Quest'ultima è una sorta di rivestimento idrofobico dell'epidermide ed ha il compito di ridurre l'evaporazione fogliare.
Le foglie di piante con uno spesso strato di cuticola risultano coriacee, robuste e meno flessibili; inoltre, una volta staccate dalla pianta, possono rimanere turgide per più giorni, prima di afflosciarsi.
Basta fare la prova staccando una foglia di Olivo ed una di Ciliegio : dopo un giorno quella di Olivo sembra come le altre foglie attaccate alla pianta, quella di Ciliegio, invece, appassisce già dopo un'ora.

Estivazione su Euphorbia dendroides


Adattamenti Fisiologici :

Alcune piante che vivono in Deserti in prossimità delle coste (ad esempio la Welwitschia mirabilis, nel deserto della Namibia, in Africa) prelevano l'acqua di cui hanno bisogno non dal suolo ma, grazie a particolari foglie, dalla nebbia.

Un altro meccanismo, presente ad esempio nel Fico d'India, è l'adozione del Ciclo CAM durante la Fotosintesi. In questo caso l'apertura degli stomi fogliari, e la conseguente assimilazione di Anidride Carbonica (CO2), avviene solo durante le ore notturne, periodo in cui le minor temperature e la maggior umidità riducono le perdite di acqua per traspirazione.

Un'altra strategia per tollerare la siccità è quella di innalzare la concentrazione dei soluti all'interno della cellula vegetale, modificando di fatto il gradiente osmotico tra interno ed esterno cellula. Dato che l'acqua si sposta secondo gradiente, sarà favorito il suo ingresso in cellula, garantendo così una pressione di turgore sufficiente (l'acqua preme sulle pareti della cellula, come farebbe l'aria in un palloncino), anche in condizioni siccitose.

Altre specie ("effimere"), prevalentemente erbacee, riescono a fuggire alla mancanza di acqua sviluppandosi molto velocemente.
In pratica i semi (resistenti alla siccità) germogliano solo dopo un periodo di piogge e, in poche settimane, sono in grado di svilupparsi, fiorire e produrre nuovamente semi, prima di morire di siccità; il ciclo si ripeterà non appena torneranno le piogge, talvolta anche dopo anni.

Poco più di 300 specie sono anche chiamate Piante Della Resurrezione poiché adattano una strategia molto particolare; tra di esse la più nota è la Falsa Rosa di Gerico (Selaginella lepidophylla), originaria del Deserto di Chihuahua, nel Nord del Messico.
Queste piante, infatti, non cercano di "risparmiare acqua", semplicemente sono in grado di mantenere in vita le proprie cellule anche se fortemente disidratate (umidità inferiore al 7%).
Dopo le piogge, le foglie appassite si reidratano, riprendono turgore e ricominciano a crescere fino alla successiva carenza idrica.

Un altro esempio è l'Estivazione, tipica di alcune specie della Macchia Mediterranea come Euforbia arborea (Euphorbia dendroides).
Qui, contrariamente a quanto siamo abituati a vedere, la perdita delle foglie avviene in estate, proprio in concomitanza della stagione più calda e secca.
In autunno, non appena riprenderanno le piogge, dalle gemme germoglieranno nuove foglie e la pianta si svilupperà nella stagione più fresca ed umida.
Anche altre specie mediterranee, pur non perdendo le foglie in estate, entrano in una sorta di stasi vegetativa da Giugno a Settembre.
Un processo simile avviene anche in zone monsoniche dove diverse specie, ad esempio i Baobab, perdono le foglie nella stagione secca e vegetano solo in quella delle piogge.


Pianta Morta di SiccitàCosa Succede ad una Pianta Disidratata ?:

Le cellule vegetali sono composte per circa il 70% di acqua, alcuni organi addirittura il 90%. L'acqua è il liquido in cui sono disciolti i minerali ed i nutrienti e la linfa, che mette in comunicazione le varie parti di una pianta, è una soluzione acquosa.
Inoltre l'acqua è indispensabile per mantenere un'elevata pressione di turgore, la quale impedisce che la cellula si afflosci.

In carenza di acqua le piante innescano dei meccanismi di sopravvivenza. In condizioni di siccità, le radici di molte specie producono l'Acido Abscissico (ABA) che, trasportato a livello fogliare, induce la chiusura degli Stomi.
Questo evento preserva l'acqua altrimenti persa per traspirazione ma, al contempo, non permette l'assimilazione di CO2, inibendo di fatto la fotosintesi.
La prima conseguenza è il blocco della crescita, ma se lo stress continua la pianta inizierà ad eliminare il superfluo. In primis la pianta inizierà a non nutrire più i suoi frutti, causandone l'abscissione, successivamente indurrà la parziale caduta delle foglie (meno foglie = meno perdita di acqua).
Se lo stress idrico si protrae troppo a lungo le foglie iniziano ad afflosciarsi, per poi seccarsi, lo stesso destino tocca poi ai rami, ai fusti e, con la morte delle radici, la morte dell'intera pianta.
Inoltre, anche in condizioni di stress sub-letali, la pianta sarà più soggetta ad infezioni ed attacchi da parte dei patogeni.

Danni Siccità su Foglia


Come Proteggere le Piante dalla Siccità ?:

Per tutte le specie, ma in modo particolare per le Piante da Frutto (ed Orticole), è essenziale prevenire condizioni di siccità che porterebbero, nei casi migliori, ad una ridotta produzione di frutti.

Oltre alle precipitazioni, l'aridità del suolo dipende dal tipo di terreno; ad esempio è noto che l'argilla trattiene meglio l'acqua rispetto alla sabbia e quindi, a parità di pioggia, la siccità sarà più acuta in un terreno sabbioso.
Per gli Ortaggi è importante acclimatarli; nei primi stadi di sviluppo, infatti, tenderanno ad emettere radici più profonde se verranno innaffiati poco, viceversa concentreranno la propria energia nella crescita della parte aerea, rendendo loro più suscettibili a futuri stress idrici.

Coprire il suolo con materiale come foglie, fieno etc. (tecnica della Pacciamatura) può essere utile a mantenere la condensa notturna (rugiada) ed ad evitare l'evaporazione diurna del terreno.
Anche la potatura a verde, riducendo il volume di foglie, può aiutare a diminuire la perdita di acqua. Non a caso, quando si trapiantano grossi alberi, si riduce anche la chioma, poiché la % di radici sopravvissute non riuscirebbe a bilanciare l'acqua persa per traspirazione.

Ovviamente molte piante, in ambienti torridi e siccitosi, gradirebbero un'esposizione a mezz'ombra, almeno nelle ore centrali della giornata.

Anche a livello di concimazione si può fare qualcosa: si sa che l'Azoto (N) è indispensabile per le piante (è contenuto nelle proteine, nel DNA, nella clorofilla etc) ed è il responsabile della crescita e della produzione di "massa verde", il Potassio (K) è invece responsabile del mantenimento della pressione osmotica, così come della regolazione della traspirazione.
Dato che un eccesso di foglie ed una mal regolazione della traspirazione indurrebbero maggiori danni da stress idrico, potrebbe essere importante usare concimi con un minor rapporto N/K.

Miglioramenti genetici per produrre piante più resistenti alla siccità sono in atto in tutto il mondo. L'obbiettivo è proprio quello di sviluppare ibridi in grado di meglio tollerare le carenze idriche, così da poter aumentare la superficie coltivabile, contrastando l'avanzare dei deserti.
Gli Stomi (vedi sopra) sono composti anche da Cellule Guarda che, muovendosi, regolano l'apertura di queste fessure fogliari.
Questi fori, essenziali per gli scambi gassosi tra ambiente e piante,  lasciano però passare anche l'acqua.
Dato che si conoscono alcuni dei geni coinvolti nella regolazione dell'apertura/chiusura degli stomi, alcuni ricercatori li stanno modificando per trovare un giusto equilibrio tra perdita di acqua per evaporazione ed efficacia della Fotosintesi, spostando l'asticella verso il "risparmio d'acqua".

Erica con foglie secche

venerdì 19 maggio 2017

Dove Cresce il Tasso (Taxus baccata) o Albero della Morte?

Il Tasso Comune (Taxus baccata) è una conifera piuttosto diffusa in Italia ed utilizzata sia come pianta isolata, sia come siepe per delimitare i confini. Questa specie è nota anche come "Pianta della Morte" e, nelle prossime righe, capiremo il perché.

Frutto dell'Albero della Morte

Origine e Diffusione :

Taxus baccata è una specie nativa dell'Europa che, grazie alla propria adattabilità, ha colonizzato un areale piuttosto esteso. Oggi è infatti presente, allo stato selvatico, dal Nord del Regno Unito, alla parte centro-meridionale della Scandinavia (indicativamente 63° Parallelo Nord), dalle coste del Mediterraneo come Portogallo, Spagna, Italia, sino al Nord Africa (ad esempio Algeria); il suo limite meridionale è probabilmente rappresentato da Madeira, un'isola portoghese nell'Oceano Atlantico, a largo delle coste del Marocco.
In Italia il Tasso è comune come pianta ornamentale, spesso usata come siepe, ma raro allo stato naturale e presente soprattutto nei boschi montani del Centro Italia, in corrispondenza della zona fitoclimatica del Fagetum.


Botanica e Fisiologia :

Il Tasso Comune è in realtà solo una delle molte specie del genere Taxus, tutte appartenenti alla famiglia delle Taxaceae. Nel Nord America è presente il Taxus canadensis, mentre in Giappone il Taxus cuspidata ed in Cina il Taxus chinensis.

L'Albero della Morte è una specie sempreverde a sviluppo medio, che può raggiungere un'altezza di circa 15-20 m (50-65 ft); tuttavia la crescita è estremamente lenta, motivo per cui lo si ritrova molto spesso ad altezza uomo o poco più. La crescita annua media è di circa 25 cm (10 in), sebbene nei primi anno o nei luoghi poco luminosi possa essere ben inferiore.
La corteccia, di color rossastro, è inizialmente liscia, ma con gli anni tende a fessurarsi, rialzarsi ed a staccarsi sotto forma di scaglie.
Il Tasso ha un portamento espanso a forma piramidale, con rami presenti anche nella parte inferiore del tronco.
Questa pianta è molto longeva e può vivere 600-700 anni, ma talvolta arrivare anche a 2000 anni, un'età quasi da Record.
Le foglie sono aghiformi, lunghe pochi centimetri, disposte "a lisca di pesce" e possono vagamente ricordare quelle del Rosmarino. Il loro colore, soprattutto nella parte superiore, è verde scuro, mentre i nuovi germogli sono più chiari.
Questa conifera è tendenzialmente Dioica, sebbene siano state segnalate popolazioni monoiche. I fiori maschili e femminili (anche se in realtà non sono dei veri fiori) sono, rispettivamente, degli amenti e degli arilli. I primi sono insignificanti, di color bianco o giallo crema, mentre i secondi sono a forma di gemma e di color verde. La fioritura avviene in primavera, tra Marzo e Maggio a seconda del Clima e l'impollinazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento).
Diversamente dalla maggior parte delle conifere il "finto" frutto, non è una pigna, ma una sorta di rivestimento carnoso che contiene un unico seme. Questo "frutto", che somiglia ad una piccola bacca, vira al rosso a maturazione e la sua polpa, diversamente dal seme, è commestibile e non tossica.
I semi vengono facilmente dispersi dagli uccelli, favorendo così la colonizzazione di nuovi posti, lontani dalla pianta madre.
Le radici del Tasso sono inizialmente composte da un unico fittone che scende in profondità, successivamente si ramifica ed ancora saldamente la pianta a terra, oltre a garantire lo sviluppo anche in terreni poveri di acqua.

Il nome "Albero della Morte" è stato coniato in merito al fatto che tutte le parti di questa pianta (ad esclusione della polpa del frutto) sono altamente tossiche e velenose. Il principio attivo è la Tassina, contenuta a concentrazioni diverse nelle varie parti della pianta, con un picco in corrispondenza degli aghi e dei semi. La Tassina ha effetti narcotici e paralizzanti ma, a piccole dosi, è anche utilizzata per combattere alcuni tipi di tumore.
In passato il legno di Tasso era anche utilizzato per costruire utensili da guerra, in primis gli Archi.

Aghi Tasso Comune

Fiori Tasso Comune


Coltivazione, Clima, Esposizione e Riproduzione :

Taxus baccata è una specie adattabile
, resistente sia al freddo che alla siccità, inoltre è piuttosto tollerante anche nei confronti dei patogeni. Questa pianta ama particolarmente ambienti freschi ed umidi, tipici dei sottoboschi; può vivere e svilupparsi correttamente anche in ambienti ombrosi, ma non subisce danni neppure se esposta tutto il giorno al Sole.
Il terreno ideale è fresco, ricco di humus e di sostanza organica, tuttavia è adattabile a diversi tipi di suoli. La concimazione, di norma, non è indispensabile, così come le innaffiature estive.

La moltiplicazione avviene solitamente per semina. I semi possono rimanere vitali per circa 4-5 anni ed impiegano molto tempo prima di germinare, difficilmente lo fanno prima di un anno e solitamente ne richiedono circa un paio.
Questi semi hanno bisogno del freddo invernale per rompere la dormienza e la germinazione avviene con una temperatura di circa 15° C (59° F) e non sembra essere stimolata dalla luce.
Lo sviluppo iniziale della pianta è estremamente lento e, durante i primi anni, potrebbe crescere solo 4-5 cm all'anno (2 in).
Comune, ed anche più veloce, è la riproduzione tramite talea o per polloni.

Data la sua "lentezza", il Tasso si può coltivare agevolmente anche in vaso; tuttavia, se si volesse mettere in terra per aver un albero, converrà prendere degli esemplari già di qualche anno e non più bassi di mezzo metro (20 in).

Foglie e Rami Taxus baccata

Arillo Taxus baccata

mercoledì 10 maggio 2017

Come Capire il Clima Attraverso le Piante

Per conoscere realmente il Clima di una località si dovrebbe avere a disposizione una stazione Meteo professionale (non un semplice termometro da muro) ed almeno 30 anni di misurazioni.
Tuttavia l'Italia è piena di microclimi e la temperatura ufficiale, misurata anche a pochi chilometri di distanza da casa, potrebbe discostarsi notevolmente da quella del vostro giardino.

E' possibile dedurre il clima semplicemente osservando le piante che crescono in un dato luogo?

Danni da Freddo su Ortensia


Sicuramente gli essere vegetali sono sensibilissimi all'ambiente, basti pensare che i Licheni (formati dalla simbiosi tra un'alga ed un fungo) sono utilizzati come bio-indicatori dell'inquinamento, dato che non sopravvivono laddove ve ne sia troppo. 

Ogni pianta ha una propria resistenza al freddo, alla siccità, al vento etc. Scegliendo una pianta "spia" si potrebbero ottenere diverse informazioni sul luogo in cui è stata piantata.

In realtà in climatologia una classificazione delle fasce climatiche basata sulle piante esiste già. Le zone fitoclimatiche sono caratterizzate dalla presenza di più specie vegetali con esigenze termiche e pluviometriche paragonabili.
In altre parole questa classificazione non tiene conto della latitudine o dell'altitudine, ma semplicemente del tipo vegetazione presente che, a sua volta, dipende dalle temperature e dalle piogge.


In Italia sono presenti 5 classi fitoclimatiche, suddivise a loro volta in sottozone:

  • Lauretum : è la zona più calda e prende il nome dalla specie tipica, l'Alloro (Laurus nobilis). Presente lungo la fascia costiera ed in buona parte dell'entroterra del Centro-Sud, oltre che sulle rive dei grandi laghi prealpini (ad es. il Lago di Garda)
  • Castanetum : prende il nome dal Castagno (Castanea sativa), presente nelle zone submontane del centro Sud e nelle pianure-colline dell'Italia settentrionale.
  • Fagetum : qui la specie più rappresentativa è il Faggio (Fagus sylvatica). Tipica delle zone di bassa montagna, dove sono presenti boschi decidui.
  • Picetum : zona degli Abeti Rossi (Picea abies) e delle foreste miste di conifere. 
  • Alpinetum : si trova in alta montagna, al limite degli alberi. Presente sulle Alpi fino a 2500 m, una delle specie più diffuse in questa zona è il Larice (Larix decidua).

Due stesse zone fitoclimatiche possono trovarsi anche a molta distanza l'una dall'altra. Ad esempio il Castanetum è presente nel Nord Italia dal piano sino a 900 m ed in Sicilia, 1000 km più a Sud, dai 700 m ai 1500 m.


Ma quali sono le piante "indicatrici" più adatte?


Se vogliamo sapere dove il clima è più rigido, l'inverno più lungo ed il gelo più intenso, così da poter fare una mappa locale che ci dica cosa può e cosa non può crescere/fruttificare, dovremo prima di tutto scegliere delle piante "limite".
Pare ovvio che se scegliessimo la Palma da Cocco per paragonare due paesi del Nord Italia, l'esperimento darebbe pochi risultati, dato che morirebbe in entrambi i posti. 
Discorso analogo se prendessimo una Betulla che, sopravvivendo in tutte e due i paesini, non fornirebbe informazioni utili.

Premetto che il freddo può essere di diversa natura, magari una valle interna è molto soggetta ad inversione termica e solitamente registra temperature minime basse ma, in occasione di avvezioni di aria molto fredda, è più protetta e non ha i picchi che si registrano in zone di pianura più esposte.
Nella pianura Padana, in inverno, sono frequenti le Nebbie, che riducono le escursioni termiche, facendo però registrare temperature massime spesso molto basse ed addirittura giornate di ghiaccio.

Per distinguere i microclimi delle varie zone d'Italia prenderò in considerazioni diverse piante "spia", la cui presenza indicherà la bontà del clima locale, più di quanto non faccia la singola misurazione della temperatura minima. Esaminerò anche alcune specie a fioritura invernale, la cui mancata (o altalenante) fruttificazione suggerirà un microclima più freddo.
Ovviamente dovranno anche essere piante abbastanza comuni e diffuse, non rarità botaniche.


Resistenza della Pianta durante l'Inverno



Limone (Citrus limon) : questa specie è, tra gli Agrumi, una delle più sensibili al freddo e può esser un buon indicatore per le zone interne del Sud e costiere del Centro Italia.
In letteratura il Limone è dato rustico fino a -5° C (23° F), ma il freddo continuativo può danneggiarlo anche se non raggiunge tale picco. Indicativamente dovrebbe essere coltivato in zone in cui ci siano lievi gelate, solo poche notti all'anno.
Se vedete dei Limoni che campano da 30 anni in un posto, potrete essere ragionevolmente sicuri che lì il "vero" freddo non arriva mai. In una zona un po' più fredda magari, alla fine di un inverno rigido, hanno una cospicua perdita di foglie e sono evidenti i danni da freddo.
Il Limone si può trovare anche nel Nord Italia, sulle rive dei grandi laghi prealpini. Qui però prospera solo nei punti più riparati ed anche lì, con cadenza trentennale, si possono aver danni molto gravi se non addirittura la morte dell'intera pianta. Altrove si può trovare, ma solo molto piccolo, perché non campa più di un paio di Inverni.

Sulle coste di Calabria e Sicilia è facile trovarlo, qui non è un buon indicatore. Molto buono invece come indicatore per le coste del medio Adriatico; per le colline esposte a Sud di Lazio e Campania.


Arancio (Citrus sinensis) : L'Arancio dolce è più resistente del Limone. Sul lago mi è capitato di vedere Limoni che "ripartivano" dai rami principali ed Aranci con tutte le foglie sane. Ancora più rustici sono gli Aranci amari ed i Mandarini. Queste specie potrebbero essere dei buoni indicatori per le zone collinari interne di Toscana e Marche, per le zone prossime ai grandi laghi oppure per quelle interne e pianeggianti del Centro-Sud Italia.
Un pianta spia abbastanza simile come rusticità potrebbe essere il Carrubo (Ceratonia siliqua).


Mimosa (Acacia dealbata) : La specie è mediamente più resistente degli Agrumi e la sua rusticità si aggira intorno ai -8° C (18° F) o, se per breve durata, anche qualche grado in meno.
Una pianta di Mimosa grande e vecchia può suggerire il clima della zona. Tra l'altro la specie è molto diffusa e se in una zona vediamo solo mimose "piccole" vuol dire che probabilmente non vivono per più di 7-8 inverni.
Dopo l'inverno 2016/2017, che nel Nord Italia ebbe un freddo non intensissimo ma molto prolungato, constatai i vari microclimi con un bel giro in bicicletta: nelle zone di pianura, soggette ad inversione termiche ed esposte ai venti, quasi tutte le Mimose avevano le foglie marroni e bruciate, nelle alture esposte a Sud erano invece perfettamente sane. Sicuramente non un caso.
Questa specie è un buon indicatore per le zone di Pianura del centro Italia, per le zone collinari del Nord Italia ed, un po' al limite, per la Pianura Padana.


Olivo (Olea europaea) : Premetto che di questa specie esistono centinaia di Cultivar, ognuna delle quali con una diversa resistenza al gelo, ciononostante, data la frequenza con cui l'Olivo è presente nei giardini, potremmo fare un "discorso medio".
La specie è tipica del clima Mediterraneo, tuttavia la sua rusticità è più elevata di quanto non si creda; può uscire senza grossi danni anche a brevi gelate di poco inferiori ai -10° C (14° C).
Inoltre l'Olivo resiste piuttosto bene alla defogliazione, dando così un maggior grado di attendibilità su un'areale più esteso.
Nel Centro-Nord Italia è molto diffuso l'Olivo "Leccino". Questo è un buon indicatore per le zone di alta collina (500 mt) del Centro Italia, per la bassa montagna del Centro-Sud (600-800 m) oppure per le zone urbane del Nord Italia e la fascia pre-alpina.
Anche qui basta osservare la situazione dopo un inverno freddo, la quantità (e la salute) delle foglie, saranno indice di quanto abbia fatto freddo. A volte basta spostarsi da un leggero pendio ad una pianura, da una collina esposta a Nord ad una esposta a Sud, per notare grosse differenze.
In zone più fredde la chioma dell'Olivo può morire completamente ogni tot anni, ma le radici no ed emetteranno polloni. Qui non troverete mai Olivi con tronchi di grosso diametro, ma semmai Olivi a forma "cespugliosa".
Altre piante le cui foglie si possono danneggiare ad una temperatura simile all'Olivo sono il Rosmarino, l'Alloro, l'Oleandro ed il Mirto.


Fico (Ficus carica) e Melograno (Punica granatum) : Anche qui ci troviamo di fronte a due specie Mediterranee, sono però decidue e resistono al freddo un po' meglio dell'Olivo.
Sono buoni indicatori per le conche Appenniniche a quote superiori ai 500 m, per le zone di bassa pianura Padana (ad es. Lomellina, Alessandria, zone piemontesi alla base dell'Appenino Ligure).
La loro rusticità è di circa -12° C (10° F), ma anche a temperature più basse potrebbero non subire grossi danni.
La parte terminale dei nuovi rami di Fico è però poco lignificata e, se l'inverno è rigido, tende a seccarsi e morire. La pianta emetterà foglie dalle gemme sottostanti, senza danni alla produzione.
La fogliazione sarà però più tardiva e non comincerà "dalle punte".
Quindi, anche a temperature sub-letali, possiamo trarre delle informazioni. Il Melograno ha caratteristiche simili, rigetta però più frequentemente dalle radici.

Danni da Gelo sui Fioroni di Fico


Kaki (Diospyros kaki) e Kiwi (Actinidia chinensis) : Queste due specie resistono più o meno sino a -15° C (5° F) e sono buoni indicatori solo per le zone più fredde del Nord Italia (altopiani più freddi). Giovani piante di Kiwi sono notevolmente più sensibili.
Sono probabilmente dei buon indicatori per le pianure del centro Europa.


Mango (Mangifera indica) e Monstera deliciosa : Queste due specie sono molto sensibili al freddo e possono essere delle piante spia solo per le zone costiere più miti d'Italia.
Il Mango subisce gravi danni anche con lievi gelate e, per rimanere in salute, dovrebbe crescere in zone dove le minime invernali scendano solo raramente sotto i 5° C (41° F).
Recentemente sono stati fatti impianti nella fascia costiera della Sicilia (soprattutto nella costa Nord), ma già nella piana di Catania (soggetta ad Inversioni) la coltivazione del Mango presenta dei rischi ed addentrandoci nell'entroterra siculo può sopravvivere solo nei microclimi più miti.
Anche la Monstera è delicata e le sue enormi foglie si danneggiano facilmente con temperature appena sotto il punto di congelamento.

La presenza di queste due piante è indice di una mitezza "fuori media" per l'Italia. Oltre alle coste della Sicilia e del Sud della Calabria, queste due specie potrebbero indicare un microclima particolarmente mite in Sardegna, sulle coste Liguri e Campane.
Altrove, in Italia e senza protezioni, il Mango all'aperto è destinato a morire.


Specie Rustiche, ma utili allo studio dei Microclimi:



Alcune specie non hanno grossi problemi a superare l'inverno italiano, tuttavia possono fornire utili informazioni climatiche sui luoghi in cui sono piantate.


Banano Giapponese (Musa basjoo) : Ultimamente, anche nel Nord Italia, sono diventati frequenti i Banani ad uso ornamentale. Questa specie di Banano, il cui frutto non è commestibile, è infatti resistente al freddo e può sopravvivere anche a temperature minime di -15° C (5° F).
Tuttavia non è l'intera pianta ad aver una simile rusticità, ma solo le radici (ed in parte lo pseudo-fusto).

Le foglie del Banano Giapponese si bruciano (diventano marroni e seccano) anche dopo brevi esposizioni a temperature poco sotto gli 0° C (32° F). Quindi, se in Gennaio noterete dei Musa basjoo con foglie belle verdi, allora vorrà dire che lì il gelo non è ancora arrivato.

Foglie Banano Giapponese dopo il Gelo

Passiflora caerulea : Un discorso analogo a quello fatto appena sopra si può fare anche con questa specie di Passiflora. Qui però la temperatura "soglia" è leggermente più bassa ed anche con punte a -5° (23° F) si potrebbero avere solo danni minori alle foglie.
Se a fine inverno noterete una Passiflora c. con foglie belle e sane, probabilmente vorrà dire che in quel giardino c'è un microclima più mite rispetto a dove altre Passiflora c. siano spoglie o con tutte le foglie ingiallite.


Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica) e Corbezzolo (Arbutus unedo) : Entrambe sono specie sempreverdi rustiche, con foglie coriacee che reggono un gelo piuttosto intenso. Eppure sono delle ottime piante "spia", poiché fioriscono in autunno-inverno ed i loro fiori sono decisamente meno resistente al freddo rispetto al resto della pianta.
Si dice che il Nespolo Giapponese fruttifichi bene solo nell'areale degli Agrumi, tuttavia la specie riesce a portare avanti la fioritura (e l'ingrossamento dei frutticini) anche con temperature proibitive per la maggior parte delle altre specie.
Personalmente ho visto fruttificare Nespoli nella fredda (ed umida) Pianura Padana e danni seri alla produzione si hanno solo con prolungate temperature inferiori ai -5° C (23° F). Un discorso molto simile vale per il Corbezzolo.
Osservando la fruttificazione di queste due specie, potremmo capire il microclima locale.
In alcune zone fruttificheranno in tutte le annate, in altre solo dopo inverni miti, in alcuni posti la fruttificazione sarà abbondante, altrove ci saranno pochi frutti per pianta. Osservando i Nespoli Giapponesi della zona e mettendo insieme tutti questi dati potremo capire dove il freddo è più intenso.
Nel Nord Italia e nelle zone interne del Centro, queste due specie sono dei buoni indicatori.


Fenologia e Clima :


La stretta relazione tra stadio fenologico (stadio di sviluppo) di una pianta e clima è cosa assodata. Ovviamente più una zona è calda e più ci sarà precocità di sviluppo.
Nel determinare lo sviluppo (precocità o tardività) anche le temperature massime avranno un ruolo primario e probabilmente più importante rispetto agli esempi fatti sopra.
Sebbene più o meno tutte le specie siano soggette a questa relazione, alcune lo sono maggiormente ed, anche con piccole differenze termiche, evidenziano anticipi (o ritardi) considerevoli.


Cosa Osservare in Primavera ?


Mandorlo (Prunus dulcis) : Tutte le Rosacea hanno differenze sul periodo di fioritura, ma nel Mandorlo queste differenze diventano abissali. In alcune zone della Sicilia, nelle annate più miti, il Mandorlo può fiorire già ad inizio Gennaio, mentre in buona parte del Nord Italia fiorisce ad inizio Marzo. Ovviamente, tra questi due estremi (ben 2 mesi di differenza) esistono tutte le vie di mezzo, che daranno preziose informazioni.
Sebbene meno del Mandorlo, anche l'Albicocco (Prunus armeniaca) potrebbe essere un buon indicatore. Ad esempio, sulle Rive del Lago Maggiore, l'Albicocco è in fiore circa 2-3 settimane prima rispetto a quelli piantati appena dietro le prime colline, a soli 5-10 km di distanza.
Infine, per le zone fredde, può essere utile osservare dove vi siano maggiori danni da gelate primaverili, dopo un'avvezione di aria gelida in un periodo in cui le piante stiano già vegetando.
Un buon indicatore a questo scopo potrebbe essere l'Ortensia (Hydrangea macrophylla), dato che inizia a vegetare molto presto e le sue foglie si bruciano anche con lievi gelate.


Cosa Osservare in Autunno ?


Kiwi (Actinidia chinensis) : Le specie decidue perdono le foglie nella stagione fredda. In linea di massima, più una zona è fredda e più precoce sarà la caduta delle foglie.
Alcune specie, come la Vite (Vitis vinifera), iniziano ad ingiallire le foglie ben prima che arrivi il primo gelo e forniscono meno indicazioni.
Altre, invece, tendono a tenere le foglie molto a lungo ed, in assenza di gelate, a perderle gradualmente e molto tardivamente.
In zone esenti da gelo (ad esempio la fascia costiera della Liguria) è facile vedere Kiwi con foglie abbastanza sane (magari solo un po' ingiallite) anche in Gennaio, mentre dove gela è la prima brinata che le fa seccare (diventano marroni e si sbriciolano) e cadere in un'unica notte.
Se siamo in queste zone diamo un'occhiata tra ottobre e dicembre e cerchiamo di osservare il periodo di caduta delle foglie. Generalmente più un luogo è freddo e più sarà precoce la prima gelata autunnale.

Insomma, penso si sia capito che il modo più attendibile per fare una mini mappa USDA sia osservare le "piante del vicino", più che piazzare stazioni meteo ad ogni angolo.

Perdita Foglie Kiwi senza Gelo

Perdita Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata

Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata

mercoledì 3 maggio 2017

Quali Sono le Migliori Spiagge dell'Isola di Krk (Veglia) ? - Con Foto


Della stupenda Isola di Krk (o Isola di Veglia) in Croazia avevamo già discusso qua.
In questo articolo vorrei concentrarmi esclusivamente sulle spiagge, mettendo in luce quelle più belle, caratteristiche e meritevoli.

Sull'Isola di Krk, con quasi 200 km di coste (124 mi), non è sempre facile scegliere la spiaggia giusta; alcune potrebbero essere molto affollate, altre potrebbero essere scomode da raggiungere, altre troppo isolate etc.
Nelle prossime righe descriverò alcune spiagge (le migliori secondo me), sperando di farvi capire se siano o meno adatte alle vostre esigenze. 

Spiaggia Vela Plaža di Baška (Bescanuova) :


Situata nella parte meridionale dell'Isola, è composta da sabbia e ghiaia ed è lunga circa 2 km (1.24 mi). Questa spiaggia è molto affollata e, nei mesi centrali dell'estate, è difficile trovare posto.
Data la conformazione (la spiaggia sorge allo sbocco di una valle), il vento soffia costantemente, rendendo il posto ideale per gli amanti del Wind-Surf.
Ad una delle estremità della spiaggia vi è una montagna che sale quasi verticalmente dal mare. Nella parte sottostante potrete godervi la sua ombra, anche con il Sole "alto" del pomeriggio estivo.
Il mare è cristallino, diventa profondo velocemente, assume tonalità verdi-blu e, sferzato dai venti, regala delle belle onde.
La spiaggia di Baska è parallela ad un corso pedonale ricco di negozi, bar, ristoranti e gelaterie, molte delle quali sconfinano sulla spiaggia. Baska è una delle città più mondane dell'isola.

Spiaggia Vela Plaža di Baška


Mare Vela Plaža di Baška

Spiaggia Oprna di Stara Baška:


Per arrivare qui dovrete passare per Punat e seguire le indicazioni per Stara Baska. La spiaggia, posta sul versante meridionale dell'isola, è a poca distanza dal campeggio e dal centro abitato di Stara Baska.
Questo luogo è raggiungibile via mare o a piedi, mentre in macchina dovrete parcheggiare sul bordo della strada e scendere lungo un sentiero in pendenza abbastanza scosceso, poco indicato a chi abbia gravi problemi alle ginocchia o non goda di buona salute.
La spiaggia è composta da ciottoli e ghiaia, con un unico chiostro, ma la fatica della "sfacchinata" sarà ripagata da acque smeraldine e da una ressa meno soffocante rispetto alla vicina (in linea d'aria, non via strada) Spiaggia di Baska.
Adiacente a questa spiaggia vi è un secondo golfo, senza strutture, ma ancora più tranquillo.





Golfo Oprna di Stara Baška

Mare Oprna di Stara Baška
Acqua Oprna di Stara Baška


Spiaggia Potovosce - Vrbnik :


Un stretta stradina, in certi punti molto dissestata, collega la cittadina di Vrbnik alla spiaggia di Potovosce. Questo tragitto, lungo diversi chilometri, si snoda attraverso campi coltivati, vigne e scorci da cui è possibile osservare il mare.
Dopo diversi "sali e scendi", si arriva alla baia, composta da ghiaia e sassi. Questa spiaggia, posta sul versante orientale dell'isola di Krk, è abbastanza isolata ed immersa nella natura (la bellissima "Macchia Mediterranea"), rendendola una meta ideale per coloro che vogliono più tranquillità.
La strada che collega Vrbnik alla spiaggia di Potovosce è un tragitto ideale anche per gli amanti della Mountain-Bike.


Spiaggia Potovosce - Vrbnik


Strada verso Spiaggia Potovosce - Vrbnik





Spiaggia Zgribnica - Vrbnik :


Piccola spiaggia, proprio sotto il centro abitato di Vrbnik. Si può raggiungere sia in macchina (sebbene ci siano poi problemi di parcheggio), sia a piedi.
I bordi di questa baia, lunga e stretta, sono formati da scogli a picco sul mare, mentre nella parte retrostante la spiaggia vi è una cementificazione sulla quale sono state costruite diverse scalinate che portano sin quasi dentro il mare.

Spiaggia Zgribnica - Vrbnik

Spiaggia Vela Luka :


Questo golfo è raggiungibile solo via mare o attraverso una lunga passeggiata (qualche ora) che da Baska, sorpassando un valico, porta sino a Vela Luka.
Per questo motivo è tra le spiagge meno affollate dell'isola. Forse anche per questo è una baia davvero incantevole, selvaggia, incastonata tra le rocce e circondata dalle colline di natura carsica, tipiche dell'isola.
Tutto attorno è bianco, con vegetazione quasi inesistente e, arroventato dal Sole estivo, sembra quasi uno di quei paesaggi Afgani, sulle montagne che circondano Kabul.
Il mare è, anche qui, stupendo, senza la minima traccia di inquinamento, l'ideale per gli amanti delle immersioni.
Molte gite organizzate (con i traghetti) fanno meta a Vela Luka e la "via mare" è indubbiamente la più comoda e veloce.


Spiaggia Sabbiosa Sv. Marak - Risika :


La maggior parte delle spiagge dell'Isola di Krk sono formate da ghiaia, ciottoli o scogliera. Una delle poche spiagge di sabbia è proprio Marak, che sorge nelle vicinanze del piccolo borgo di Risika, indicativamente a metà strada tra Vrbnik e Silo.
Dalle alture interne dell'isola si intraprende una strada abbastanza ripida che porta proprio sino al mare. Qui vi è un grande parcheggio (a Pagamento) e, solitamente, si riesce a trovare posto.
La spiaggia è composta da sabbia, di certo non fine come quella delle coste Marchigiane, ma comunque apprezzabile.
Sul posto c'è un bar che noleggia anche strutture ludiche da mare (pedalò, tavole da surf etc.) e la spiaggia è abbastanza ampia e può ospitare senza calca un discreto numero di persone.
Ideale per le famiglie e per i bambini.

Spiaggia Sabbiosa Sv. Marak - Risika

Spiaggia Malin Draga - Malinska :


La spiaggia di Malinska è formata prevalentemente da piattaforme cementate che costeggiano le rive. In alcuni punti si interrompono lasciando spazio a piccole spiagge "classiche"; altrove ci sono delle scalette, simili a quelle che si trovano in piscina, che permettono di risalire dopo un bel tuffo in mare.
In altre parole è come se fosse un lungo marciapiede, una sorta di lungomare, ma quasi a livello dell'acqua.

Alle spalle si trova un boschetto dove ripararsi dalla calura e ci sono anche delle rovine e degli hotel abbandonati. Diciamo che se non fosse affollato, sembrerebbe un luogo quasi tetro e pauroso.
Data la notevole lunghezza, questa "spiaggia cementata" offre un'ampia area dove stendere i propri asciugamani e prendere il Sole.

Spiaggia Malin Draga - Malinska


Mare Malin Draga - Malinska

Spiaggia Jert - Pinezici :


Questa spiaggia è tra le più belle dell'isola. Essa sorge sul versante occidentale, a circa 8 km dalla città di Krk. Per raggiungerla basta seguire i cartelli per i traghetti Valbiska.
Un spiaggia immersa nella pineta e nella macchia Mediterranea, a pochi metri dal mare, infatti, iniziano boschi di Lecci, Mirti, Corbezzoli, Pini Marittimi che, con le loro chiome, offrono una preziosa ombra.
La spiaggia è mista, con zone a ciottoli, piattaforme di cemento e scogliera. 
Qui uno dei vantaggi è quello di non dover necessariamente avere (o noleggiare) un ombrellone, basterà stendere l'asciugamano nella pineta adiacente al mare.
L'acqua assume tonalità verdi-azzurre ed è molto pulita, oltre ad essere una meraviglia per gli occhi.

Spiaggia Jert - Pinezici


Mare Jert - Pinezici

Altre Spiagge :


Ovviamente non è mia intenzione dire tutte le spiagge presenti sull'isola di Krk, anche perché sono tantissime, molte delle quali semisconosciute.
Ogni cittadina ha la sua spiaggia, compresa il capoluogo dell'isola. Veglia ha più di una spiaggia, ma onestamente sono sempre molto affollate e basta muoversi di poco per trovare di meglio.

In conclusione, se volete mare cristallino ed acque pulite, l'isola di Veglia è sicuramente una meta ideale. Inoltre, date le sue dimensioni, si gira agevolmente in macchina.

Isola di Veglia


Mare Isola di Krk