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venerdì 17 febbraio 2017

Coltivazione del Rododendro (Rhododendron spp.), Dove Piantarli ?

I Rododendri sono piante coltivate a scopo ornamentale che, in primavera, regalano copiose fioriture.
Essi sono molto diffusi nel Nord Italia e sulle rive dei grandi laghi prealpini (su tutti il Lago Maggiore), dove diventano un vero è proprio simbolo i cui fiori, che sbocciano nel periodo che va da Aprile a fine a Maggio, richiamano turisti da mezza Italia. 

Come si coltiva un Rododendro? Può crescere solo in terreno acido? Può resistere al gelo? Quante specie ci sono? Quali differenze hanno?

Rododendro in Fiore


Premessa, Origine e Diffusione :

Fino a non molti anni fa il genere Rhododendron conteneva al suo interno 8 sottogeneri, oggi raggruppati in 5, tra cui anche quello a cui appartengono le Azalee (Azaleastrum), di cui però parlerò altrove.
In questo articolo vorrei illustrare le caratteristiche del "vero" Rododendro, ovvero le piante appartenenti al sottogenere Rhododendron che, con circa 400 specie, è il più numeroso dei cinque.

Definire quale sia il luogo di origine dei Rododendri è praticamente impossibile dato che, a seconda della specie, crescono dalle zone tropicali, sino a quelle temperate; in montagna oltre il limite degli alberi ad alto fusto, sino alle zone di pianura; dall'Europa, sino all'estremo Oriente.
Molte specie di Rododendro sono native delle valli o degli altopiani dell'Himalaya e dei boschi di Cina e Giappone, sebbene non ne manchino di spontanee anche sulle Alpi o nel Nord America.

Il nome del genere può essere scisso in due parole: rhodon (rosa) e dendron (albero) che, tradotto dal Greco, significa Albero delle Rose, per via dei suoi fiori spesso sfumati di rosa.
I Rododendri che oggi adornano i giardini occidentali sono prevalentemente di origine Asiatica e si sono diffusi, in America ed Europa, relativamente da poco tempo.
Le specie più comuni crescono al meglio in un ambiente temperato a clima oceanico, con estati non torride ed umide. In Italia preferiscono il clima del settentrione, specie la zona Prealpina, mentre in Europa sono diffuse nel Regno Unito e sulla costa Atlantica della Francia.


Coltivazione, Clima e Cure delle Diverse Specie :

RhododendronI Rododendri, come detto sopra, sono un genere e non un'unica specie, tuttavia alcune caratteristiche sono comuni alla maggior parte di essi.
La resistenza al freddo è sicuramente uno dei fattore che più differenzia le varie specie; quelle tropicali, come le appartenenti al gruppo delle Vireya, possono morire anche con temperature poco superiori agli 0° C (32° F). Anche le specie di Vireya che vivono in montagna (es. Rhododendron beyerinckianum), dove ci sono occasionali gelate, in Italia potrebbero morire di freddo anche durante un inverno mite, poiché nel loro habitat le gelate sono leggere, rare e di breve durata, accompagnate da temperature diurne elevate.
Tra i Rododendri "Vireya" sono pochissime le specie che crescono all'infuori dei tropici, tra queste il Rhododendron kawakamii, originario di Taiwan, può resistere a punte di -12° C (10°F).
Le qualità positive del gruppo Vireya sono notevoli: sono tra i Rododendri con i fiori più grossi, il fabbisogno di freddo invernale è nullo e, diversamente da quasi tutte le altre specie, sono rifiorenti e producono fiori per un periodo molto lungo. Per contro hanno una scarsa rusticità e, in Italia, sono per lo più coltivabili in serra.

Altre specie possono invece resistere a -40° C (-40° F) e prosperare fino a zone USDA 4. Tra i Rododendri più rustici possiamo ricordare il Rhododendron ferrugineum (Rosa delle Alpi), che cresce spontaneo sulle nostre Alpi, sia come pianta da sottobosco nei boschi di Conifere, sia su pendii oltre il limite degli alberi, dove la neve permane per molti mesi all'anno; oppure il Rhododendron dauricum, originario della Mongolia e del Nord della Cina che, incrociato con il Rhododendron carolinianum, (nativo della Carolina negli Stati Uniti), ha dato origine ad alcuni tra gli ibridi più famosi e resistenti al gelo (P.J.M. Hybrids).
In ultimo vorrei menzionare il Rhododendron lapponicum che, crescendo nella tundra artica, ha un portamento prostrato e può sopportare temperature inferiori ai -50° C (-58° F).

Tra questi estremi si collocano la maggior parte delle specie di Rododendro che, in linea generale, possono sopportare, senza subire danni, temperature comprese tra -15° C e -20°C (5/-4° F). Ad esempio il Rhododendron auriculatum, noto per l'atipica fioritura estiva (e non primaverile), può resistere fino a -18° C (0° F).
Diciamo che, per il clima Italiano, la coltivazione dei Rododendri non presenta grossi problemi, semmai, più che il freddo invernale, potrebbe creare qualche ostacolo l'elevata temperatura estiva.
Infatti, in Italia, il meridione è la zona meno vocata e, qualora si volesse tentare, bisognerà optare per una collocazione fresca ed il più possibile umida. Rhododendron album è tra le migliori specie per la coltivazione in climi caldi.

I Rododendri gradiscono un'esposizione a mezz'ombra o persino ombrosa, sebbene quest'ultima potrebbe ridurre il numero dei fiori.
In zone con frequenti coperture nuvolose estive, come in Irlanda, si può sviluppare anche in pieno Sole ma, in Italia, questa condizione fa soffrire buona parte delle specie, dando alle piante un aspetto floscio e foglie bruciate.
Utilizziamole come piante da sottobosco, collocandole all'ombra di grandi alberi a chioma rada, almeno per le ore centrali della giornata.

Chioma e Foglie Rododendro

Fiore Rododendro


L'aspetto da non sottovalutare è il terreno, i Rododendri sono piante acidofile e piuttosto esigenti. Per via dell'apparato radicale poco espanso, il suolo deve essere mantenuto umido, ma non ci devono essere ristagni idrici.
Il terreno deve essere ricco di sostanza organica e ben areato, laddove vi siano terreni pesanti e con poca ossigenazione, i Rododendri soffrono di Clorosi, ovvero producono poca clorofilla e, di conseguenza, hanno una ridotta attività fotosintetica e foglie gialle (o "scolorite").
Suoli troppo compatti e/o rocciosi possono diventare un problema in quanto le esili radici faticano a farsi spazio ed a svilupparsi correttamente.
Fondamentale è l'acidità del terreno, che deve essere compresa tra pH 4,5 e 6. Per mantenere basso il pH può essere utile aggiungere aghi di pino e foglie di faggio, ma anche utilizzare altri ammendanti come il solfato di ferro; non usate il solfato di allumino che, per queste piante, è tossico.
In terreni calcarei e basici, frequenti nel Centro-Sud Italia, questi accorgimenti potrebbero non essere sufficienti. Rododendri cresciuti in terreni non acidi sono riconoscibili dalle foglie gialle, con venature che rimangono verdi.
Dato il ridotto sviluppo radicale, queste piante sono particolarmente adatte per la coltivazione in vaso che, tra l'altro, permette un miglior controllo dell'acidità del terreno o l'utilizzo di comuni terreni per piante acidofile, facilmente trovabili in commercio.
Le innaffiature, soprattutto in estate, devono essere frequenti, ma non abbondanti, lasciando il terreno umido anche in superficie; data la scarsa resistenza alla siccità è consigliabile effettuare una buona pacciamatura con cortecce.
Nell'annaffiare queste piante dovremo prestare attenzione a non usare acqua calcarea (come quella che esce dal rubinetto di casa, in molte zone d'Italia), preferendo l'acqua piovana, magari raccolta direttamente dalla nostra grondaia.

In terreni fertili le concimazioni non sono strettamente necessarie; tuttavia, tra tardo inverno ed inizio primavera, si possono usare concimi specifici per acidofile, solitamente con dosaggi inferiori rispetto a quelli per altre piante. Ricordatevi che un eccesso di fertilizzanti, specie quelli azotati, possono bruciare l'apparato radicale e far morire l'intera pianta. Il fosforo (K) è un elemento necessario per la produzione di boccioli fiorali, ma anche qui un sovra-dosaggio potrebbe aver effetti opposti. In fine ricordatevi di non concimare con la cenere, poiché essa innalza (rende più basico) il pH del terreno.


Come e Dove Piantare i Rododendri?

Rododendro NanoPrima di tutto scegliere una collocazione che sia quanto più simile a ciò che la pianta gradisce (vedi sopra), ricordando che, mediamente, i Rododendri amano un clima oceanico, in cui non ci siano eccessivi sbalzi termici, né verso il basso, né tanto meno verso l'alto. Prediligere le esposizioni a Nord-Ovest o Nord-Est, rispetto quelle a Sud.
Inoltre è utile sapere che questo genere di piante non ama i venti e mal sopporta la salsedine ed un'esposizione marina.
I Rododendri a foglia larga sono generalmente più sensibili sia al vento, che al Sole diretto, rispetto a quelli a foglia stretta. Dunque, nelle zone del Centro-Sud Italia, converrà orientarsi su quest'ultima categoria.

In aree con inverni particolarmente freddi, il periodo migliore per piantarli è l'inizio della primavera, mentre laddove vi siano estati calde e secche, converrà piantarli in autunno, dando modo alla pianta di ambientarsi per 9 mesi, prima del ritorno della stagione a lei più ostica. In zone senza grossi estremi di temperatura si possono piantare durante tutto l'anno.

Per la piantumazione si deve scavare una buca che abbia un volume almeno doppio, rispetto al vaso da cui si preleva la pianta. La differenza di volume deve essere colmata con terriccio per acidofile e ammendanti per mantenere acido il terreno. E' meglio evitare zone prossime a muretti in calcestruzzo, poiché esso fa diminuire l'acidità del terreno con cui è a contatto.
In terreni leggermente asfittici, pesanti e poco drenanti è meglio scegliere una posizione non pianeggiante, affinché l'acqua possa scorrere sul pendio, senza ristagnare.
Ricordatevi di interrare le radici fino al colletto, piantumazioni troppo profonde o superficiali possono arrecare danni e rallentare la crescita.

Rhododendron

Rhododendron Flowers


Botanica e Fisiologia :
Gemma a Legno Rododendro

I "veri" Rododendri sono piante sempreverdi, appartenenti alla famiglia delle Ericaceae ed al sub-genere Rhododendron.
Il portamento è generalmente arbustivo, con diverse ramificazioni che partano dalla parte bassa del tronco. Le specie hanno sviluppi considerevolmente diversi, per esempio il Rhododendron yakushimanum ed i suoi ibridi hanno una forma allargata, ma un'altezza che non supera i 60 cm (24 in), tanto da essere chiamati "Rododendri nani"; mentre il Rhododendron arboreum ha una forma "ad albero" e può superare i 10 m (33 ft) di altezza.
Mediamente i Rododendri raggiungono le dimensioni di un piccolo albero, ovvero circa 2-4 m (6,5-13 ft), ma la loro crescita è notevolmente più lenta rispetto a quella di molte altre specie arboree; di conseguenza ci vogliono decenni prima di arrivare a tali altezze e, con opportune potature, si possono mantenere ben più contenuti.

L'apparato radicale è assai compatto, superficiale e si espande prevalentemente in senso orizzontale, raggiungendo una profondità raramente superiore ai 30 cm (12 in). Le radici sono prive sia di fittoni, che di veri e propri peli radicali (così come li conosciamo in altre piante) e sono una sorta di groviglio di radichette molto sottili e ravvicinate tra loro.
L'assenza di vigoria radicale non permette ai rododendri di radicarsi nei terreni duri e sassosi; per di più radici superficiali seccano più facilmente bruciate dal sole e, non potendo "pescare" in profondità, rendono queste specie incapaci di sopravvivere a lunghi periodi di siccità.
Tuttavia l'apparato radicale poco espanso ha anche i suoi vantaggi: in primis permette una proficua coltivazione anche in vasi relativamente piccoli, inoltre rende possibile il trapianto anche di esemplari adulti ed affrancati.

Le gemme che daranno origine ai fiori o al nuovo legno sono notevolmente diverse e distinguibili anche agli occhi di un profano. Le gemme a fiore sono di grosse dimensioni e si formano in estate, all'apice dei rami prodotti nell'annata. Le gemme a legno sono piccole, più numerose e disposte lungo i rami, in corrispondenza dell'ascella fogliare.

I fiori dei Rododendri variano considerevolmente da specie a specie, sia come dimensione, sia come colore. Essi hanno solitamente tinte sgargianti e, a parte Blu, Nero e Grigio, se ne possono trovare di tutti i colori, dal Rosso del Rhododendron thomsonii, al rosa-salmone del Rhododendron japonicum, sino al violetto del diffuso Rhododendron catawbiense.
Ad ogni modo, nei "veri" Rododendri (diversamente dalle Azalee), da ogni gemma a fiore vengono prodotti più fiori (in genere 6 o 7, talvolta di più), ognuno dei quali è composto da 5 petali e da antere molto lunghe.
I fiori, posti nella parte terminale dei rami, possono essere piatti, a campana o ad imbuto e possono avere un diametro pari alla lunghezza di una grossa mano (circa 20 cm o 8 in). Inoltre, in alcune varietà, possono essere leggermente profumati.

Il periodo di fioritura varia tra le specie, sebbene sia generalmente primaverile. L'ibrido Rhododendron 'Seta' è tra i più precoci, e può fiorire anche sul finir dell'inverno, mentre il Rhododendron "Arthur Osborne" è tardivo e fiorisce in estate (tra giugno e settembre). In climi caldi qualche fiore può sbocciare anche in autunno.
La fioritura dei Rododendri è davvero generosa ed i fiori ricoprono tutta la pianta facendola sembrare, in molti casi, quasi priva di foglie.

Le foglie del Rododendro sono a forma più o meno allungata, ellittica e di color verde scuro. In alcune specie, esse possono raggiungere anche i 50 cm (20 in) di lunghezza ed al tatto sono lisce e coriacee.
Negli esemplari adulti di alcune varietà, le foglie possono essere piuttosto rade e collocate circolarmente a livello degli internodi.
I frutti sono delle capsule ovoidali che, a maturazione, diventano secchi, marroni e si aprono, disperdendo i semi.

Gemma a Fiore Rododendro

Foglioline Rododendro



Moltiplicazione, Potatura e Malattie :

La riproduzione per semina (sessuata) si attua raccogliendo i semi in autunno e seminandoli in vaso verso febbraio. Tuttavia con questo metodo, oltre a dover attendere anni prima di ottenere i fiori, non saremo sicuri di avere le stesse caratteristiche della pianta madre (clicca qua).
I Rododendri si possono moltiplicare anche per via vegetativa (asessuata), tramite talea. In questo caso, sul finir dell'estate, si tagliano dei rami (di annata) non ancora completamente lignificati e, dopo aver rimosso metà delle foglie e le eventuali gemme a fiore, si interrano.
Tuttavia il metodo più efficace e comune per moltiplicarli è la propaggine; in questo caso si prende un ramo nella parte bassa della pianta e, dopo averlo inciso, lo si mette a contatto con il suolo e lo si tiene in tale posizione, per esempio con l'ausilio di un sasso, sino ad avvenuta radicazione; successivamente si rimuove il ramo "radicato" dalla pianta madre e lo si fa crescere in vaso.
Un tempo l'innesto era la tecnica più comune, oggigiorno la si usa solo qualora si vogliano moltiplicare piante con particolari esigenze, utilizzando porta-innesti opportuni.

La potatura, di norma, non è necessaria ed ha come unico scopo quello di contenere le dimensioni della pianta, di dare forma alla chioma o di rimuovere rami vecchi e mal posizionati.
Dato che le gemme a fiore vengono prodotte all'apice della nuova vegetazione, conviene potare appena dopo la fioritura, così da non perdere la fioritura dell'anno successivo.

I Rododendri, fortunatamente, sono piante longeve e resistenti alle malattie. La maggior parte dei danni sono ascrivibili a fattori abiotici (pH del suolo, freddo, caldo, troppo Sole  etc.), più che a parassiti o patogeni. Le rare malattie virali hanno di solito un decorso rapido, senza arrecare grossi disturbi.

Ingrossamento Gemma a Fiore Rododendro

Fioritura Rhododendron yakushimanum

Frutti Rododendro


giovedì 9 febbraio 2017

Come si Forma la Nebbia? Quali Effetti ha sulle Piante?

La Nebbia è uno di quei fenomeni atmosferici che più divide la gente, o la si ama o la si odia. Una giornata nebbiosa potrebbe sembrare tetra e triste, ma la nebbia è anche in grado di regalare paesaggi surreali, quasi fiabeschi, creando un'atmosfera incantata.

Ma esistono diversi tipi di nebbia? Quali sono le zone più nebbiose d'Italia? Che effetti può avere la nebbia sulla coltivazione delle nostre piante ed ortaggi?

Nebbia sulLago Alpino



Composizione e Formazione della Nebbia :

Tutti noi abbiamo visto le Nuvole nel cielo e, fino ad un centinaio di anni fa, erano per noi irraggiungibili. Eppure oggi possiamo passarci in mezzo ed, osservandole dal finestrino dell'areo, ci sembrerebbe di attraversare un campo immerso nella nebbia, durante una fredda mattinata invernale.

Le Nebbia è infatti una nuvola che, diversamente dalle "classiche" nuvole, non è in cielo, ma a contatto con il suolo.
La Nebbia è formata da goccioline di acqua (o cristalli di ghiaccio, se le temperature sono basse) in sospensione nell'aria. La luce bianca, diffondendo attraverso le gocce, viene deviata (fa un percorso a Zig Zag, invece che diretto) e non si "scompone" nelle sue componenti colorate, generando un alone grigio-biancastro che limita la visibilità.
Ovviamente, a seconda della densità delle goccioline d'acqua, la nebbia può essere più o meno fitta; in Meteorologia si parla genericamente di nebbia quando la visibilità è inferiore al chilometro (3280 ft), sopra questa soglia si parla di foschia.
E' importante menzionare che l'inquinamento atmosferico, ad esempio prodotto dalle automobili, può favorire l'insorgere delle nebbie. Alcune particelle molto igroscopiche, come i Solfati, si possono comportare da nuclei di condensazione, contro i quali il vapore condensa a goccioline d'acqua, un po' come avviene sul vetro di una finestra durante una fredda mattinata.
La nebbia è dunque più frequente in città inquinate anche se, da qualche anno a questa parte, le emissioni di questo tipo di inquinanti (es. Acido Solforico, Ammoniaca ed Ossido di Azoto) sono diminuite e le persistenti fitte nebbie in Val Padana, comuni negli anni '80, si sono parallelamente ridotte.


Perché si Forma la Nebbia? Quante Tipologie di Nebbia Esistono? :

Il meccanismo di formazione della nebbia è semplice:
anche se non ce ne accorgiamo, l'aria che normalmente respiriamo contiene una certa quantità di acqua, sotto forma di Gas (Vapore Acqueo).
Se prendessimo un volume di aria limpida (ad esempio 1 metro cubo) e facessimo un'analisi chimica, riscontreremmo ossigeno, azoto, anidride carbonica ed altri gas, tra cui l'acqua.
Immaginiamo che nel nostro metro cubo di aria ci siano 10 grammi di acqua, noi potremmo aggiungerne altri, così facendo aumenteremmo l'umidità dell'aria.
Tuttavia non possiamo farlo all'infinito, arriveremo infatti ad una soglia in cui l'aria è satura di vapore acqueo (umidità relativa del 100%) ed un'ulteriore aggiunta di vapore acqueo lo farà condensare ad acqua nel suo stato liquido.
E' importante ricordare che la quantità di acqua (sotto forma di vapore) che può contenere un certo volume di aria, aumenta all'aumentare della temperatura e viceversa.

Supponiamo che a 25° C un metro cubo d'aria possa contenere 20 grammi di vapore acqueo, se la temperatura scendesse a 15°C, lo stesso volume d'aria ne potrà contenere solo 10 grammi (i dati sono indicativi e, tra l'altro, variano anche in funzione della pressione).

Ora pensiamo di essere a 25° C e di avere un metro cubo di aria contenente 20 gr di vapore acqueo. Tutta l'acqua rimane allo stato gassoso poiché "può essere contenuta" in quel volume di aria.
Se la temperatura si abbassasse a 15°C, 10 gr di vapore acqueo (dei 20 iniziali) si dovranno trasformare in goccioline di acqua, poiché, a quella temperatura, un metro cubo di acqua si satura con 10 gr di vapore acqueo (e non con 20 gr, come avveniva a 25° C).


Se l'aria diventa satura, un po' di vapore acqueo si dovrà per forza trasformare in goccioline d'acqua che, rimanendo in sospensione, creeranno la nebbia.
Da quanto detto sopra è facile intuire che al diminuire delle temperature è più probabile che si formi la nebbia (poiché l'aria si satura con minor quantità di acqua).
Ovviamente, se l'umidità è elevata, la nebbia si può formare anche con le alte temperature; semplicemente, a basse temperature, basta meno umidità affinché ci possa essere la condensazione.

Nebbia nel Bosco


Diverse condizioni meteorologiche, che vedremo di seguito, possono portare alla formazione delle Nebbie, tuttavia possiamo fare una prima distinzione :


  • Nebbie da Raffreddamento : Sono le più comuni, in questo caso l'aria inizialmente NON satura di vapore acqueo, si raffredda. Aria più fredda "contiene" meno vapore acqueo, di conseguenza diventa satura e l'eccesso di acqua viene ceduto all'ambiente tramite nebbia. 
  • Nebbie da Evaporazione : In questo caso la condensazione non è dovuta ad un cambio di temperatura, semplicemente, ad una massa d'aria inizialmente NON satura, si va ad aggiungere vapore acqueo (proveniente, ad esempio, dall'acqua evaporata da un lago). L'aria si umidifica, fino a raggiungere il punto di condensazione, rilasciando poi le gocciole d'acqua responsabili della Nebbia.


In altre parole, affinché si formi la nebbia, dobbiamo saturare l'aria. Per fare questo o aumentiamo il vapore acqueo o abbassiamo la temperatura dell'aria fino al punto di condensazione


Nebbia da Irraggiamento : Questa tipologia è tipica del semestre freddo. Di notte, in assenza di vento che rimescoli l'aria e di nubi che limitino l'irraggiamento, il terreno si raffredda velocemente, cedendo il proprio calore agli strati d'aria sovrastanti (Concetto di Inversione Termica).
L'aria in prossimità del suolo diviene dunque più fredda e, di conseguenza, può contenere una minore quantità di vapore acqueo. Se l'umidità relativa raggiunge il 100% si inizierà a formare la nebbia.
Questa nebbia è tipica di zone soggette ad inversione termica (pianure, valli interne) e, solitamente, si dissolve all'alba, quando il Sole riscalda nuovamente il terreno, riportando l'umidità relativa dell'aria sotto il punto di saturazione. Questa nebbia è immobile (prima che si dissolva) e difficilmente supera uno spessore di 200 m (650 ft).
Nei periodi in cui il Sole è particolarmente debole (Novembre-Dicembre-Gennaio) questa nebbia può permanere anche durante le ore centrali della giornata. 

Nebbia da Umidificazione : Avviene quando dell'aria fredda passa sopra ad una massa d'acqua più calda. Anch'essa è tipica dell'autunno o inverno ed, in molti casi, è tra le nebbie più localizzate.
L'acqua calda cede umidità all'aria sovrastante, facendole raggiungere il punto di condensazione e, da lì la nebbia. Questo fenomeno è molto comune nei laghi grandi e profondi; personalmente ho notato che sul Lago Verbano si forma durante le fredde mattinate invernali (solitamente in condizioni di cielo sereno). La fitta nebbia che si innalza (rimanendo circoscritta all'area sovrastante l'acqua del lago) è davvero spettacolare e, come effetto in piccolo, potrebbe ricordare quello di una vasca termale colma di acqua fumante, posta in un giardino esterno innevato. 
Questa nebbia ha solitamente un movimento verticale, dal suolo verso il cielo.

Nebbia da Avvezione : Questa nebbia non è relegata ad un particolare momento della giornata, può avvenire di notte, come di giorno e si verifica quanto dell'aria mite ed umida passa sopra ad una massa fredda (che può essere un suolo innevato, così come un mare freddo).
L'acqua fredda (o il suolo) raffreddano l'aria sovrastante, facendole raggiungere il punto di saturazione. La nebbia così generata può muoversi orizzontalmente, cosa che non si verifica negli altri tipi di nebbie.
In California, soprattutto in Estate, l'aria calda proveniente dall'entroterra si dirige verso l'Oceano Pacifico, dove incontra acque più fredde.
Città come San Francisco sono note per le fitte nebbie che si formano tra tarda primavera ed estate, le quali mantengono la temperatura in prossimità della costa relativamente bassa (media delle massime di circa 20°C o 68° F) anche in piena estate.

Nebbia Frontale : in questo caso abbiamo in partenza aria fresca e secca, le nubi sopra ad essa si condensano in pioggia. L'acqua, cadendo, incontra quest'aria (molto poco umida e lontana dalla saturazione) che è in grado di assorbire l'umidità e si trasforma in vapore acqueo fino a raggiungere un'umidità relativa del 100%, soglia oltre la quale si avrà la Nebbia.

Nebbie da Pendio : Tipiche della stagione estiva; l'aria umida e calda presente nelle valli, spinta dalle brezze, risale i pendii, ed alla quota a temperatura (e pressione) di saturazione, si condensa in nebbia.

In realtà, a temperature inferiori al punto di congelamento, esistono altre tipologie di nebbie, ma di queste parleremo altrove.


Nebbia da Irraggiamento

Nebbia San Francisco

Nebbia da Umidificazione sul Lago



Ruolo della Nebbia nella Fisiologia delle Piante :

La nebbia, come del resto tutte le cose, può arrecare dei vantaggi o degli svantaggi, a seconda della specie vegetale e del contesto in cui si verifica.

Se prendiamo come esempio l'Italia e le nebbie invernali da irraggiamento, tipiche della Pianura Padana, potremmo dire che possono essere dannose per alcune specie sempreverdi poco resistenti al freddo.
In primo luogo le piante sopportano meglio il freddo secco, rispetto a quello umido; inoltre le specie sempreverdi (che di solito sono le meno resistenti al freddo) mantengono un metabolismo basale anche nei mesi più freddi dell'anno ed una fitta nebbia potrebbe ostacolare il processo della fotosintesi clorofilliana.
In fine non dimentichiamoci che, in inverno, la nebbia per irraggiamento può non dissolversi anche durante il giorno e, di conseguenza, filtrando il Sole, impedisce il normale innalzamento termico diurno. Al piano, le zone con nebbie persistenti, sono quelle che solitamente registrano il maggior numero di giorni di ghiaccio (24 h consecutive con temperature inferiori a 0° C o 32° F). Tuttavia l'elevata umidità dell'aria limita la dispersione notturna di calore. Quindi zone nebbiose potrebbero avere temperature minime leggermente più elevate rispetto a zone in cui si vede il cielo stellato.
Un altro svantaggio della nebbia è quello di creare un ambiente molto umido, ideale per la proliferazioni di virus, batteri ed altri patogeni. Le loro spore, utilizzando l'acqua come veicolo, si diffondono velocemente, spargendo la malattia su un numero maggiore di piante, rispetto a quanto accadrebbe in un ambiente secco.

Tuttavia, in altri ecosistemi, la nebbia può diventare indispensabile e fornire l'acqua di cui le piante hanno bisogno. Ad esempio, nel Deserto prossimo alle coste della Namibia, in Africa, le precipitazioni sono praticamente nulle, ma le nebbie formatesi sopra le fredde acque dell'Oceano Atlantico, vengono sospinte nell'entroterra.
Le piante che riescono a svilupparsi sono quelle che hanno evoluto dei meccanismi per catturare l'umidità portata dalla nebbia. Sicuramente la specie vegetale più rappresentativa e meglio adattatasi a questo tipo di ambiente è la Welwitschia mirabilis, le cui uniche due foglie enormi sono porose e perfettamente in grado di assorbire l'acqua che su di esse si condensa.

Quali sono le zone più nebbiose di Italia? e nel Mondo? :

Le nebbie, in Italia, sono tipiche nel semestre freddo e sono diffuse nelle pianure e nelle valli interne. La Pianura Padana è la più estesa d'Italia e qui si sviluppano le nebbie più fitte e persistenti.
Le ragioni sono da cercarsi nell'orografia del territorio; qui in inverno si generano forti inversioni termiche, responsabili della formazione delle Nebbie da Irraggiamento. La Val Padana è "racchiusa" dalle Alpi e dall'Appennino Ligure e Tosco-Emiliano, questo la protegge dai venti, permettendo alla nebbia (e all'inquinamento) di ristagnare al suolo.
Dato che l'aria fredda "scivola" verso il basso, le zone più nebbiose sono quelle della bassa pianura Padana ed, in linea di principio, si potrebbe prendere il fiume Po come riferimento: più ci si allontana verso Nord (Alpi) o verso Sud (Appennino) e più le nebbie diventano rade e meno persistenti.
Le regioni più nebbiose d'Italia sono il Veneto e la Lombardia, mentre le provincie più soggette al fenomeno sono Pavia, Lodi, Cremona, Mantova, Ferrara e Rovigo.
Le Nebbie sono frequenti anche nelle Valli interne del centro Italia, così come in alcune località che si affacciano sul Mar Adriatico (specie la parte più settentrionale), tuttavia qui l'entità di questi fenomeni è più contenuta, rispetto a ciò che si verifica nella Pianura Padana.

Nel mondo il luogo più nebbioso è probabilmente l'isola di Terranova (Newfoundland) situata all'estremo oriente del Canada.
In prossimità delle coste di quest'isola, con fondali poco profondi, si scontrano la fredda corrente del Labrador e la calda corrente del Golfo, generando nebbie persistenti.
Altri luoghi in cui si formano fitte nebbie sono gli Altopiani Svizzeri, le Coste della California, le coste Cilene adiacenti al deserto di Atacama ed alcune isole delle Canarie, come La Gomera.

Nebbia Foresta Tropicale

Nebbia Alpi Svizzere

Nebbia in Montagna

Nebbia tra i vigneti



giovedì 2 febbraio 2017

Quando e Come Seminare i Ravanelli (Raphanus sativus)? Come Si Coltivano?

I Ravanelli (Raphanus sativus), di cui mangiamo le radici, sono tra gli ortaggi più precoci e con un ciclo colturale (dal seme alla raccolta) assai breve.

Come coltivare i Ravanelli? In Italia, in quale periodo dell'anno si devono seminare nell'Orto? Quanto dura un intero ciclo riproduttivo? Quali temperature ci devono essere per poter crescere i Ravanelli? In quale mese si raccolgono?

Raphanus sativus


Origine e Diffusione :

Il Ravanello, noto anche con il nome di Rapanello (o Ramolaccio), ha origine ignota o, meglio, controversa; l'unica certezza è che siano nativi delle zone temperate.
Ci sono due correnti di pensiero: la prima (sostenuta da Linneo) colloca l'origine della specie Raphanus sativus nell'estremo oriente, a cavallo tra il Nord della Cina ed il Giappone; la seconda ipotizza che i Ravanelli siano di origine Europea, in particolare delle zone comprese tra il Mediterraneo orientale e il Mar Caspio. Si pensa che gli attuali Ravanelli siano stati selezionati partendo dalla specie Raphanus raphanistrum subsp. landra.
I Rapanelli erano coltivati ed utilizzati già al tempo degli antichi Egizi e Greci e si dice che, i primi, pagassero gli uomini (non gli schiavi) che lavoravano alla costruzione delle piramidi proprio in Ravanelli.
Oggigiorno sono diffusi in tutte le zone temperate del Mondo, anche in alcune nazioni "troppo fredde" per altri ortaggi.
Il fatto di poter esser facilmente coltivati in serra, oltre ad avere un ciclo corto, permette alla specie un ampio areale di coltivazione che, in Europa, si estende dalla Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, sino agli stati che si affacciano sul Mar Mediterraneo, tra cui l'Italia.


Botanica e Fisiologia :

I Ravanelli comuni, il cui nome scientifico è Raphanus sativus, sono una specie erbacea edule che appartiene alla famiglia delle Brassicaceae (o Cruciferae), la stessa a cui appartengono i Cavoletti di Bruxelles.
Le specie coltivate hanno solitamente un ciclo biologico annuale, ma altre varietà possono essere anche biennali o perenni.
La pianta dei Ravanelli è alta mediamente 25 cm (10 in), ma molte varietà, se lasciate fiorire, possono allungarsi sino ad 1 metro (40 in).
La parte edule della specie è la radice; essa si presenta come fittone dalla forma ingrossata tondeggiante o, in alcune varietà, allungata. Le radici del Raphanus sativus si gonfiano precocemente e ciò è dovuto all'accumulo di sostanze nutritive, le quali serviranno al sostentamento della pianta e allo sviluppo di fiori e frutti.

Le specie di Ravanello selvatico avevano radici più sottili e filamentose, ma decenni di incroci hanno permesso di selezionare innumerevoli varietà. Quelle più diffuse, coltivate e vendute sono caratterizzate dall'avere radici particolarmente spesse ed ingrossate, generalmente di colore rosso intenso, sebbene non manchino quelle gialle, bianche e persino viola.
Anche la dimensione è alquanto variabile, diciamo che generalmente un Ravanello (o meglio la sua radice) occupa un volume pari a quello di un grossa Ciliegia; tuttavia esistono delle selezioni, come la variante longipinnatus, che può raggiungere un peso di oltre 45 Kg (99 lbs).
Le foglie del Ravanello, che tra l'altro possono essere mangiate sia in insalata che cotte, sono lobate e con i margini seghettati. La loro forma è irregolare, con lobi terminali più grandi e tondeggianti, rispetto a quelli basali, più ovali.
Il Rapanello ha un fusto esclusivamente epigeo (non interrato) che, nella fase giovanile è tozzo, diventando lungo, slanciato, quasi ricadente, nella fase di fioritura.
Le infiorescenze sono dei racemi posti nella parte terminale della pianta e formati da numerosi piccoli fiori ermafroditi, color bianco (o rosa), dalla classica forma "a croce", tipica di tutte le Crucifere.
In coltura, i Ravanelli si raccolgono prima della fioritura; tuttavia, se lasciati crescere liberamente, ad essa segue la produzione dei frutti. Essi assomigliano anatomicamente a delle piccole Fave, con però meno semi, intervallati da strozzature.

Fiori Ravanelli

Frutti Ravanelli


Coltivazione, Cure, Clima, Semina e Raccolta :

I Ravanelli, come detto in precedenza, sono vegetali a ciclo breve, ideali per essere intervallati tra un ortaggio e l'altro.
Ai fini pratici è utile sapere che, per quanto riguarda il periodo di coltivazione, la specie Raphanus sativus può essere divisa in due gruppi: i Ravanelli "primaverili" ed i Ravanelli "invernali".
In realtà esistono anche i Ravanelli "estivi" ma, in linea generale, la specie è più adatta alle altre stagioni.

La semina (delle varietà primaverili) si può effettuare direttamente in pieno campo, già a partire dal mese di Marzo e può essere fatta in maniera scalare, così da avere una produzione distribuita su un arco temporale più lungo. I semi vanno collocati ad una profondità di circa 2 cm (0.8 in) e ricoperti di terra, leggermente compressa. La distanza tra un seme e l'altro può essere approssimativamente di 3 cm (1,2 in), tuttavia è possibile aumentare la densità e, in base al tasso di germinazione, diradare successivamente. Le varietà invernali sviluppano radici più grosse e le singole piante dovrebbero essere distanziate di 6 cm (2,4 in).

Il Ravanello cresce al meglio con temperature fresche, comprese tra 10° C e 21° C (50-70° F) e, diversamente dalla maggior parte degli ortaggi, può sopravvivere a lievi gelate (-3°C o 26°F); ciò nonostante i 5° C (41° F) rappresentano una soglia sotto la quale si ha stasi vegetativa. Le alte temperature, oltre ad indurre la fioritura a discapito dell'ingrossamento delle radici, non sono indicate in quanto diminuiscono le qualità organolettiche.
Si capisce che i Ravanelli non sono il classico ortaggio estivo, ma sono un'ottima coltura primaverile e, soprattutto per il Sud Italia, autunno-invernale. Possono esser un buon ortaggio per zone di montagna, anche a quote superiori ai 1000 m (3280 ft), dove pochi altri ortaggi potrebbero svilupparsi; inoltre non dimentichiamoci che, date le dimensioni contenute, possono essere coltivati con successo anche in vaso.

La raccolta primaverile è precocissima e, a temperatura di crescita ottimale, si può effettuare già dopo 25 giorni dalla semina. Il raccolto invernale, sia perché sono varietà con radici più "gonfie", sia perché temperatura e radiazione luminosa sono inferiori, è più tardivo e, dalla semina alla raccolta, possono trascorrere anche 2-3 mesi.

Capirete che i Ravanelli sono pronti per essere raccolti quando le radici, ormai gonfie, emergeranno dal terreno.

Germoglio Ravanelli

Semina Ravanelli


I Ravanelli gradiscono un'esposizione soleggiata ma, qualora si volessero coltivare in estate, gradiscono anche una posizione a mezz'ombra, oppure luce filtrata da altre specie orticole. Un'alternativa di coltura è quella di piantare i Rapanelli alla base di altri vegetali "estivi" (es. Pomodori) che, filtrando parzialmente la luce, creerebbero un ambiente ideale; inoltre con questa consociazione sfrutteremmo spazi di orto altrimenti sprecati.

Raphanus sativus è una specie che ama terreni umidi, la quantità di acqua influisce sulla qualità e sulla velocità di crescita. Le irrigazioni devono essere frequenti, ma non abbondanti, garantendo un suolo umido, ma non zuppo.
Carenze idriche, oltre a rallentare notevolmente lo sviluppo, determinano un gusto speziato troppo intenso.

La specie predilige terreni drenanti, di medio impasto, fertili, ricchi di sostanza organica e calcarei. L'acidità ideale è tra pH 6 e pH 7, tuttavia vi è una certa discordanza d'opinioni, una fetta di esperti sostiene che i Ravanelli possano crescere meglio su terreni leggermente basici.
Le concimazioni devono essere fatte con parsimonia, tenendo conto che un eccesso di nutrienti (specie di Azoto) indurrà una maggior produzione di foglie, piuttosto che un ingrossamento delle radici. D'altronde non c'è da stupirsi, in un terreno già molto ricco non c'è bisogno di avere una grossa riserva d'energia immagazzinata nelle radici.
Data la brevità del ciclo riproduttivo, il Ravanello è abbastanza resistente alle malattie. Tuttavia possono essere attaccati dai più comuni patogeni delle Brassicaceae (Altica del Cavolo, Hylemai brassicae, Pieris brassicae etc.), oltre che Peronospora ed Afidi. Tra le avversità abiotiche vanno menzionate le spaccature radicali dovute ad eccessi idrici o a grossi sbalzi secco-umido.


Usi ed Utilizzi :

I Ravanelli (intesi come radici) si possono consumare in insalata, oppure messi sotto'olio o sott'aceto. Anche le foglie, soprattutto quelle giovani, possono essere servite in insalata.
Dai semi si estrae un olio dal sapore molto inteso e pungente, utilizzato soprattutto nella cucina orientale.
Dalle radici (ma anche dalle foglie) si possono ottenere degli estratti ricchi del vitamina C e vitamina B, Acido Folico con proprietà officinali e terapeutiche note sin dall'antichità.
Preparati a base di questa essenza hanno un generale effetto rilassante sia sul sistema nervoso, che muscolare. Infusi di Ravanello vengono utilizzati anche per conciliare il sonno e per alleviare tosse, infezioni delle vie aree ed i sintomi della febbre.

Varietà :

Esistono molte varietà di Ravanelli che, oltre al periodo indicato per la coltivazione, differiscono per forma, colore, sapore e dimensione della parte edule;
ma ecco le principali (o più particolari) varietà di Rapanello:


  • Daikon : originario del Giappone, in Italia è coltivato nella stagione invernale. Produce radici grosse, dal sapore piccante
  • Cherry Belle : radice tonda a maturazione precoce, interamente rossa, polpa croccante che si conserva a lungo, fogliame ridotto 
  • Sakurajima Mammoth : è il Ravanello "Gigante", che si distingue per le dimensioni delle radici, in assoluto le più grosse e pesanti tra tutte le specie di Ravanelli
  • Granàt : varietà precoce, a radice tonda, di medie dimensioni, polpa bianca e saporita
  • Fire and Ice : radice allungata, con parte apicale rossa e parte basale bianca. Dolce e con un sapore delicato
  • Green Meat (o Misato Green) : varietà di color verde, sia internamente, che esternamente. La "buccia" esterna è molto piccante, mentre la "polpa" interna è più dolce
  • Watermelon : Esteriormente di color bianco, all'interno di colore viola. Gusto leggermente pepato
  • Mària : varietà precocissima, polpa color cremisi ed adatta per esser coltivata in Serra (anche sotto forzatura)
  • Black Spanish : pianta caratterizzata da radici tonde, esternamente nere
  • Sparkler : varietà tondeggiante, radice rossa, a parte la punta (la parte rivolta più verso il basso) di color bianco
  • French Breakfast : varietà oblunga, croccante, ma dal gusto pungente, ottimi per essere cotti


Piante Raphanus sativus

Rapanelli

Ravanello nel terreno

Radice Ravanello



giovedì 26 gennaio 2017

Dieffenbachia, una Pianta da Appartamento dalle Grandi Foglie Variegate

Forse il genere di piante Dieffenbachia non vi dirà molto, eppure sono convinto che tutti voi, pur ignorando il loro nome, avete ben presente quali siano. Esse sono infatti largamente utilizzate come piante d'appartamento che, grazie alle loro foglie grandi e variegate di bianco, abbelliscono gli interni di case ed uffici.

Da dove provengono le Dieffenbachia? Come si coltivano? Cosa fare per aver foglie sane? Quando annaffiarle? Quali problemi possono avere e quali sono i rimedi?

Diverse specie di DieffenbachiaPremessa:

Con il nome Dieffenbachia ci riferiamo ad un genere che comprende una settantina di specie diverse, ognuna delle quali con caratteri distintivi e specifici. Tuttavia, appartenendo allo stesso genere, tutte le Dieffenbachia hanno degli aspetti comuni che cercherò di illustrare nelle prossime righe.
Tratterò anche alcune (poche) differenze che ci sono tra diverse specie ma, nel complesso, farò un discorso generico, applicabile a più o meno tutte le specie di Dieffenbachia o almeno a quelle maggiormente diffuse nelle nostre abitazioni.


Origine e Diffusione :

Le Dieffenbachia, note nei paesi anglosassoni anche col nome di "Dumb Cane", sono native del centro e Sud America, dal Messico e Caraibi, sino al Sud del Brasile.
Sebbene nelle zone d'origine crescano nelle foreste pluviali, come piante da sottobosco, le Dieffenbachia hanno un'elevata tolleranza al clima che si può creare all'interno di una casa; oggigiorno sono infatti diffuse in tutto il mondo come piante ornamentali d'appartamento.
Nelle zone tropicali si possono coltivare all'aperto ed alcune specie possono diventare decisamente più alte di quanto siamo soliti vederle nei vasi.
La specie più diffusa e commercializzata è la Dieffenbachia seguine, originaria delle isole bagnate dal mar dei Caraibi, come Portorico.
Il nome del genere fu dato in onore del naturalista tedesco Johann Karl Ernst Dieffenbach, vissuto ad inizio '800.


Botanica e Fisiologia :

Le Dieffenbachia, a volte abbreviate semplicemente a "Dieff", sono piante perenni sempreverdi appartenenti alla famiglia delle Araceae. Tutte le specie sono caratterizzate da un fusto erbaceo, carnoso ed eretto, dal quale dipartono foglie ovoidali molto grandi, di diverse tonalità di verde (a seconda della specie) e molto appariscenti.
Tuttavia la particolarità di queste foglie è quella di non avere un colore uniforme, nella parte centrale sono infatti presenti "macchie" di tonalità verde chiaro, quasi bianco.
Queste "sfumature" possono essere disposte a macchia di leopardo (quasi fossero "lentiggini" su di un viso), come ad esempio nella specie Dieffenbachia amoena, oppure distribuite più uniformemente, facendo sembrare la foglia "albina", ad esempio nella Dieffenbachia camille.
Sebbene molto diffusa tra le varie specie, questa screziatura può essere assente (o marginale) in alcune piante. Dieffenbachia oerstedii ha infatti foglie enormi (più grosse delle altre specie) che, a parte una profonda nervatura centrale di colore bianco, sono uniformemente verde scuro.
Le foglie sono dotate di un lungo picciolo, il quale le avvolge (e protegge) fino a quando sono completamente sviluppate.
In molte specie il fusto è corto, quasi nascosto dal fogliame, ma in altre, soprattutto se coltivate in piena terra, può raggiungere dimensioni ragguardevoli.

Le infiorescenze compaiono all'apice vegetativo, circondate dalle foglie; tuttavia questi fiori, piccoli e bianco-verdognoli, sono poco appariscenti e la fioritura, che tra l'altro è molto rara in piante coltivate in appartamento ed in vaso, non è di certo il punto forte delle Dieffenbachia.

Queste piante sono velenose e dovrebbero esser tenute lontane da bambini ed animali domestici. A dir il vero la pianta in sé non è che lo sia e toccandola solo non ci sono certamente problemi; tuttavia, qualora si danneggiasse o si intagliasse una foglia, la pianta potrebbe perdere della linfa.
La linfa delle Dieffs è tossica ed irritante per la pelle, inoltre, se ingerita, può intorpidire le corde vocali e rendere addirittura muti per un paio di settimane.

Foglie Dieffenbachia

Tronco Dieffenbachia



Coltivazione, Clima e Cure :

Le Dieffenbachia hanno come habitat naturale il sottobosco delle piovose foreste tropicaliDieffenbachia amoenaDieffenbachia maculata, così come le altre specie maggiormente coltivate come piante da interni, hanno una scarsa resistenza al freddo e si dovrebbero evitare prolungate esposizioni a temperature inferiori ai 10° C (50° F), che bloccherebbero la crescita, portando al deperimento.
Lo sviluppo ottimale si ha con un range di temperatura compreso tra 18° e 23° C (65-75° F), più ci allontaniamo da queste temperature e più la crescita rallenta. Le soglie, oltre le quali si ha la rapida morte della pianta, sono temperature minime inferiori a 5° C (41° F) e temperature massime superiori ai 35° C (95° F).
Essendo piante da sottobosco non tollerano il pieno Sole che, anzi, causa bruciature alle foglie. L'esposizione ideale è un luogo luminoso, ma senza Sole diretto, se non nelle ore prossime all'alba o al tramonto.
Le innaffiature dovranno essere frequenti ed il terreno dovrà rimanere umido per mantenere le foglie turgide e lucenti. Sebbene possano  sopportare (per brevi periodi) un terreno asciutto, questo potrebbe causare il raggrinzimento e/o l'afflosciamento delle foglie.
Queste piante non sono esigenti in quanto a terreno e possono crescere su tutti i tipi, ciò nonostante è meglio evitare quelli sabbiosi e prediligere miscele di terriccio e perlite.
Le concimazioni, se le piante sono coltivate in un buon terriccio, non sono strettamente necessarie. Se si volesse concimare conviene farlo nei mesi di maggiore crescita (da Aprile ad Ottobre), con concimi liquidi; questo aumenterà la velocità di crescita (comunque già di per sé buona), ma attenti a non esagerare, un'iper-concimazioni potrebbe arrecare danni alle foglie e limitare lo sviluppo.
Come detto in precedenza, le Dieffenbachia crescono molto bene in vaso e si adattano alle condizioni climatiche di un ambiente interno (poca umidità ed escursione termica).
Sebbene possano vivere per anni in vasi relativamente piccoli, sarebbe meglio rinvasare ogni paio di anni, in vasi via via più capienti. Quando il vaso diventa sproporzionatamente piccolo, la crescita si arresta e, estraendo la pianta dal vaso, noteremmo un groviglio di radici, con poca terra a loro disposizione. Idealmente sarebbe meglio rinvasare, prima che questo accada e ricordatevi di rinvasare in vasi leggermente più grossi frequentemente, piuttosto che ogni 6 anni da un vaso piccolo, direttamente in uno enorme.

Apice vegetativo Dieffenbachia amoena


Malattie, Danni, Conseguenze; Cause e Rimedi :


  • Foglie gialle e appassite: Ristagno d'acqua, terreno non drenante, basse temperature. Conviene ridurre le innaffiature, sostituire il terreno e/o posizionare la pianta in un luogo più mite, lontano da spifferi e correnti d'aria.
  • Foglie bruciate e marroni (specie sui bordi): la pianta ha preso troppo Sole, spostare il vaso in una zona più ombrosa, ad esempio in un balcone esposto a Nord, invece che a Sud.
  • Perdita foglie basali ed assottigliamento del fusto: posizione poca luminosa, spostare la pianta vicino ad una finestra.
  • Foglie secche: bassa umidità atmosferica, allontanare il vaso da fonti di calore come termosifoni e/o stufe, nebulizzare le foglie con acqua.
  • Macchie scure al centro della foglia, che possono essere ripiene di liquido, come fossero delle bolle sulla pelle di un ustionato; queste macchie tendono ad espandersi, andando ad interessare dapprima le nervature e poi tutta la pianta: E' probabilmente un attacco batterico (es. Erwinia chrysanthemi), che potrebbe portare alla morte l'intera pianta. Rimuovere le foglie infette, utilizzando forbici sterili. Dopo aver rimosso la terra dalle radici, rinvasare con nuova terra.
  • Melata appiccicosa sulle foglie e, talvolta, presenza di formiche: Presenza di Cocciniglie che succhiano la linfa delle piante, producendo una sostanza zuccherina che attrae le formiche. Rimuovere le Cocciniglie (e la la melata) con un batuffolo di cotone, imbevuto di alcool.


Potatura e Moltiplicazione :

Le Dieffenbachia si riproducono molto bene per talea. In primavera prelevare un giovane ramo, dall'apice superiore della pianta ed interrarlo per 2/3 in un vaso con terriccio mantenuto umido, posto in un luogo luminoso e caldo. La riproduzione per semina è poco utilizzata, sia perché funziona molto bene la talea, sia perché la fioritura (ed i conseguenti frutti con semi) avviene solo in condizioni di crescita ottimali, che difficilmente si realizzano con piante cresciute in vaso ed in serra.
La potatura consiste solo nel rimuovere le vecchie foglie e quelle marce che, se mantenute sulla pianta, possono creare un ambiente ideale per la proliferazioni di funghi e batteri, i quali potrebbero espandersi anche alle foglie sane.

Pianta Dieffenbachia amoena

Foglie adulte Dieffenbachia amoena

Dieffenbachia in piena terra

Dieffenbachia selvagge



domenica 22 gennaio 2017

Clima, Piante e Paesaggi del Giappone

Il Giappone, talvolta chiamato anche Impero del Sol Levante, è uno stato che ha preservato, forse più di altri, una cultura millenaria. Esso è un paese insulare, collocato nell'estremo oriente dell'emisfero Boreale e circondato dall'Oceano Pacifico. 

Ma qual è il suo clima? Quali piante rare crescono? Cosa si coltiva? Quali ecosistemi si possono incontrare? Come varia il paesaggio lungo i suoi 3500 km (2175 mi) ? Quali animali vivono? Quali posti visitare per una vacanza?

Fuji e Ciliegi Giapponesi

Il Giappone è un arcipelago che conta quasi 7000 isole, molte delle quali sono piccoli isolotti di origine vulcanica, spesso disabitati; infatti, le sole 4 isole maggiori ricoprono oltre il 95% del territorio nipponico.
Il Paese del Sol Levante si estende da Sud-Ovest verso Nord-Est e la maggior parte del territorio è compreso tra il 35° N e 45° N di latitudine, tuttavia il remoto atollo di Okinotorishima sconfina nella fascia tropicale (20° N).

Data l'elevata estensione lungo i paralleli, è facile intuire che il clima del Giappone vari considerevolmente a seconda delle zone.
In inverno, le gelidi correnti siberiane potrebbero abbracciare il Nord del Paese, mentre il Sud potrebbe esser sotto l'effetto delle tiepide correnti subtropicali.
Anche la Flora e la Fauna si distribuiscono lungo il paese a seconda del clima, delle temperature e delle precipitazioni.
Oltre 4000 specie vegetali sono native del Giappone, molte delle quali sono Angiosperme (Piante da Fiore) e, tra queste, circa 1500 sono endemiche.

Nelle prossime righe vorrei ripercorrere virtualmente il Giappone, da Sud verso Nord, evidenziando i luoghi più caratteristici e mettendo delle fotografie dei paesaggi più suggestivi, in maniera simile a quanto già fatto per Europa ed Africa.

Cartina Geografica Giappone


La linea virtuale che unisce l'isola cinese di Taiwan all'isola di Kyūshū, la più meridionale tra le 4 "grandi isole" giapponesi, è cosparsa di piccoli arcipelaghi, a loro volta suddivisi in numerose isolette, genericamente chiamate isole Ryūkyū.
Questa "linea" divide il Mar Cinese dagli abissi dell'Oceano Pacifico.

Le isole più piccole dell'arcipelago di Ryūkyū sono in realtà degli atolli corallini, spesso disabitati che, forse per questo, preservano tutto il fascino della Natura più pura, selvaggia ed incontaminata.
Data la latitudine, e l'effetto mitigatore dell'acqua dell'oceano, il clima di queste isole è mite tutto l'anno.
Ōsumi e Tokara, gli arcipelaghi più settentrionali, godono di un clima subtropicale umido, caratterizzato da estati molto calde, con oltre 30° C (86° F) come media delle temperature massime, ed inverni relativamente freschi, ma esenti da gelate.
Più ci spostiamo verso Sud e più il clima invernale si addolcisce, permettendo lo sviluppo di foreste pluviali.
Yaeyama e Miyako, gli arcipelaghi più meridionali, sono situati all'incirca al 24° parallelo Nord ed in inverno registrano temperature medie di poco inferiori ai 20° C (68° F).
Tutte le isole Ryūkyū sono caratterizzate da piogge abbondanti e frequenti che, nella stagione monsonica che va da Aprile ad Agosto, possono trasformarsi in violenti tifoni tropicali.
Le precipitazioni, abbastanza ben distribuite, possono superare i 4000 mm (160 in) annui che, per intenderci, sono circa 4 volte quelli caduti in una città come Milano.

Sull'isola di Okinawa, nell'omonimo arcipelago, si trova il Gallirallus okinawae, un uccello endemico a grave rischio di estinzione. Questo animale, diversamente dagli altri uccelli, passa la maggior parte del tempo a terra od arrampicandosi sugli alberi, avendo perso quasi totalmente la capacità di volare. Il suo habitat naturale è rappresentato dalle foreste sempreverdi, dove vive a stretto contatto con specie quali Castanopsis sieboldii e Pinus luchuensis, nutrendosi di lucertole o piccoli anfibi.

Endemica dell'arcipelago di Ryukyu è anche la specie Arenga ryukyuensis, una palma dall'aspetto lussureggiante, con belle foglie pennate vagamente simili alle specie del genere Chamaedorea, che prospera nel sottobosco e lungo i corsi d'acqua, spesso in consociazione con piante di Cycas.

Sull'isola di Yakushima è possibile  osservare il Jōmon Sugi, una gigantesca conifera appartenente al genere Cryptomeria, con un'età stimata di circa 5000 anni, immersa nella foresta primordiale, spesso avvolta da una coltre di nebbia.

isole Ryūkyū

Jōmon Sugi
Spiagge e Mare di Miyako


Spiagge subtropicali Yaeyama Giappone

Arenga ryukyuensis

Arenga ryukyuensis

Castanopsis sieboldii
Gallirallus okinawae

Arrivando da Sud, Kyūshū è la prima grande isola del Giappone. Qui, per quanto riguarda le precipitazioni, troviamo un clima subtropicale, in cui le piogge si concentrano nel semestre più caldo, con un picco nei mesi di Giugno e Luglio. Tuttavia, l'inverno può essere fresco, in alcuni punti addirittura con occasionali gelate notturne ed anche le temperature massime, data la bassa escursione termica giornaliera, possono rimanere sotto i 10°C (50° F).
L'isola di Kyushu ospita, sulle sue sponde Sud Occidentali, la città di Nagasaki, tristemente nota per esser stata la seconda (e per fortuna ultima) città ad essere colpita da una bomba atomica (9 agosto 1945).
Al largo di Nagasaki troviamo le isole Goto, un insieme di oltre 100 isolette selvagge, caratterizzate da spiagge incontaminate e mare cristallino, che circondano foreste vergini, irresistibili per gli amanti della Natura.
Sempre su quest'isola troviamo il monte Aso, uno dei vulcani attivi più grandi al mondo. I turisti possono raggiungere la vetta ed osservare le fumarole che risalgono dal cratere verso il cielo, lasciando dietro loro un intenso odore di zolfo e silicio. Lungo il percorso che porta alla sommità del Monte Aso sono state costruiti dei ripari (una sorta di "bunker") qualora ci fossero piccole eruzioni; ovviamente l'attività vulcanica viene monitorata e l'apertura al pubblico avviene solo quando il rischio di violente eruzioni sia minimo.
Un'altra meta, per gli amanti dei ruderi, potrebbe essere l'isola di Hashima (o Gunkanjima). Quest'isola, dalla forma di una nave da guerra, fu uno dei più importanti siti minerari dell'interno Giappone; tuttavia, l'ascesa del Petrolio, non rese più vantaggiosa l'estrazione mineraria, tant'è che lo stabilimento di Hashima chiuse nel 1974, seguito dallo spopolamento dell'isola.
La salsedine trasportata dagli impetuosi venti, ed il passare degli anni, portarono gli edifici ad una veloce rovina ed, oggigiorno, ne rimane un villaggio spettrale, fatiscente, ma altrettanto affascinante e contemplativo, tanto da essere inserito tra i patrimoni dell'Unesco.
Un'altra meta da non perdere è senz'altro Beppu, una città racchiusa tra i monti ed il mare (appunto la Baia di Beppu). La fama di questo luogo è dovuta alla presenza di numerose (circa 3000) sorgenti di acqua calda di origine vulcanica, molte delle quali, dopo essere state diluite e raffreddate, vengono utilizzate a scopi termali. Il volume d'acqua "riscaldata" nelle sorgenti di Beppu è secondo solo a quello del parco di Yellowstone, negli Stati Uniti.
Nel complesso la città è nota anche come "Città Infernale" ed ogni sua sorgente ha un nome particolare a seconda delle caratteristiche: ad esempio Chi-no-ike Jigoku ("Inferno di Sangue") deve il suo nome ai fanghi argillosi, dal colore rossastro; mentre la sorgente Tatsumaki Jigoku ("Inferno Burrascoso") ha un Geyser che emette acqua con inaudita violenza.
L'isola di Kyūshū, la terza del Giappone per grandezza, si articola su un territorio montagnoso e ricco di bellezze naturale, ma è anche la culla della civiltà e della cultura giapponese.

Isola Goto

Fortezza di Hashima

Rovine di Hashima

Vulcano Aso Giappone

Beppu Geyser


Spostandoci verso Est incontriamo Shikoku, la più piccola tra le 4 isole maggiori del Giappone. Quest'isola è attraversata (da Est ad Ovest) da una fitta catena montuosa che di fatto separa la parte Nord da quella Sud.
Il riparo orografico fa si che la parte meridionale di Shikoku (quella rivolta verso l'Oceano Pacifico "aperto") sia più piovosa e ventosa, rispetto alla parte settentrionale.
Nel complesso si ha un clima temperato caldo, con frequenti piogge estive, sebbene queste non manchino anche nei restanti mesi (specie nella parte Sud dell'isola).
Un clima tutto sommato mite (ma non arido), che permette la proficua coltivazione di diverse piante da frutto ed Agrumi. Inoltre, un inverno mite ed assolato, permette la coltivazione in serra di ortaggi "fuori stagione", oltre alla possibilità di avere due raccolti di Riso all'anno (cosa non possibile nel Nord Italia).
Uno spettacolo della natura è offerto giornalmente dallo stretto di Naruto. Questa zona rappresenta una "strozzatura", una sorta di imbuto naturale da cui deve passare l'acqua spostata dalle maree, generando così centinaia di vortici (o mulinelli) di tutte le dimensioni.
Il Castello feudale di Matsuyama è sicuramente un altro punto di interesse. Esso fu costruito nel '600, sulla collina che si innalza dall'omonima città, da dove è possibile osservare la panoramica di Matsuyama e del mare interno del Giappone.
Questo castello è uno dei pochi ad aver superato incolume l'era post-feudale ed, oggigiorno, è uno dei meglio conservati di quell'epoca.
Il ponte di Seto-Ohashi, lungo 13 km e poggiante su 5 isolotti, unisce l'isola di Shikoku, all'isola di Honshu (di cui parlerò a breve), un'opera maestosa di ingegneria che, soprattutto di notte, disegna orizzonti futuristici.
Le tre isole  (Shikoku, Kyūshū e Honshu) circoscrivono quello che è comunemente chiamato "Mare interno di Seto". Ovviamente, essendo queste 3 isole, l'acqua del Mare di Seto comunica con l'Oceano Pacifico, attraverso degli stretti. Tuttavia sulle sue coste si presenta un microclima particolare, mite ed insolitamente secco (rispetto alle coste oceaniche).
Shodoshima, anche chiamata "Isola degli Olivi", sorge proprio all'interno di questo mare ed è famosa per l'estesa coltivazioni di Olivi, iniziata in epoca relativamente recente (inizio '900).

Silver Pavilon

Shodoshima - Isola degli Olivi

Ponte Seto Ohashi

Castello Matsuyama Giappone


Honshu è la più grande isola del Giappone ed ha una forma allungata per potremmo definire a "virgola". Su  quest'isola, come del resto un po' in tutto il Sol Levante, si registra un'elevata attività vulcanica e sismica, ciò nonostante la popolazione è numerosa, tanto da essere, fino agli anni '80, l'isola più densamente abitata al Mondo.
Qui troviamo la città di Hiroshima, la prima città ad esser brutalmente devastata dalla bomba atomica, che causò l'immediata morte di 70.000 persone e molte più vittime negli anni a seguire. Il Memoriale della Pace di Hiroshima (Hiroshima Peace Memorial) era, prima del 6 Agosto 1945, una struttura adibita prevalentemente a fiere commerciali; oggigiorno le sue rovine, divenute patrimonio dell'Unesco, sono lì, quasi come monito per ricordarci come l'uomo possa esser l'unica specie in grado di "auto-estinguersi".
Sull'isola di Honshu ci sono le più importanti città giapponesi come Osaka, Tokyo e Kyoto, l'antica capitale del paese che, ancor oggi, custodisce costruzioni di fondamentale rilevanza storica e religiosa, nonché maestosi templi, tanto da esser considerata da molti il cuore della cultura giapponese.
La foresta di Bambù di Arashiyama sembra incantata ed induce una profonda meditazione, ci troviamo infatti a camminare su sentieri immersi in un fitto bosco costituito da Bambù (ben più alti di ciò che siamo soliti vedere in Italia), avvolti da un silenzio quasi surreale e mistico.
Il tempio di Gio-ji è senza dubbio uno dei posti più suggestivi nei paraggi di Kyoto. La particolarità non sta (solo) nel tempio in sé, ma nel contesto in cui è inserito. Esso è infatti circondato da un giardino che definirei "fatato", il cui suolo è interamente ricoperto da soffice muschio, amalgamando alla perfezione ciò creato dalla natura (alberi), con ciò creato dall'uomo (tempio).
Per rimanere in tema non si può non menzionare il complesso templare Hōryū-ji, nella cittadina di Ikaruga. Questi templi Buddisti sono probabilmente le costruzioni più antiche, tra quelle costruite in legno, e sono ora protette come patrimonio dell'Unesco.

Castello di Himeji Jo


Memoriale della Pace di Hiroshima

Foresta di Bambù di Arashiyama

Templi di Hōryū-ji

tempio di Gio-ji


Il Clima dell'isola di Honshu diventa via via più continentale, spostandoci verso Nord e verso l'entroterra. Tuttavia, la vicinanza a grandi masse d'acqua e la sua latitudine, addolciscono le escursioni termiche, rendendo l'isola ideale per l'agricoltura.
Nelle zone più miti si trovano coltivazioni della Pianta del Tè (Camellia sinensis), una specie parente delle nostre Camelie da fiore. La pianta del Tè viene coltivata a cespuglio e mantenuta di dimensioni contenute, asportando le tenere foglie che, previa essiccazione, possono esser utilizzate per preparare la bevanda più amata dagli Inglesi.

Sempre sulla stessa isola troviamo il Monte Fuji, il vulcano più famoso del Giappone, nonché simbolo indiscusso, presente in ogni cartolina od iconografia.
Il monte Fuji, con i suoi 3.776 m (12.390 ft) di quota, è la vetta più alta dell'intero Impero del Sol Levante e, con la sua vetta innevata quasi tutto l'anno, fa da cornice a pittori e fotografi di tutto il Mondo.
Il Fuji cresce più come vetta "isolata", con declivi leggeri, che conferiscono, almeno almeno alla parte bassa della montagna, un aspetto tondeggiante.
Alle sue pendice, a circa 1000 m (3280 ft) di altitudine, troviamo la regione dei 5 laghi, tra cui il più famoso è il Lago Kawaguchi.
Sul Fuji troviamo un clima Alpino, sempre più rigido avvicinandosi alla vetta, sulla quale la neve inizia a cadere in Settembre e rimane fino a Giugno-Luglio.
A quote leggermente inferiori troviamo muschi, licheni e foreste miste, formate da Larici Giapponesi (Larix kaempferi), Abeti di Nikko (Abies homolepis) e Betulle. Nella parte più bassa le conifere cedono il posto alle foreste decidue, dove prosperano Querce, Faggi ed Aceri.
Altro patrimonio dell'Unesco sono i Villaggi storici di Shirakawa-gō e Gokayama, circondati da montagne ed attraversati dai fiumi. Le case furono costruite secondo l'architettura Gassho-zukuri, la quale prevede un massiccio uso di legno e la paglia per costruire i tetti, i quali sono molto spioventi e con una forma che ricorda le mani congiunte, quasi incrociate in preghiera.
Ovviamente la forma era indispensabile affinché tetti "così fragili" potessero sorreggere l'abbondante neve che cade ogni anno.
Questi antichi villaggi erano circondati da Risaie ed ogni casa era "studiata" per ospitare famiglie allargate, con diverse generazioni che si posizionavano su piani diversi. L'ultimo piano era, di solito, adibito all'allevamento dei Bachi da Seta, alimentati con le foglie di Gelso Bianco.

In ultimo non dimentichiamoci che sulle Alpi Giapponesi vivono le "Scimmie delle Nevi" (Macaca fuscata), i primati che vivono più a Nord in assoluto (Uomini esclusi).
Vivono in gruppi, governati da rigide gerarchie, in zone impervie dove può esserci neve per oltre 4 mesi all'anno.
Alcuni esemplari sono stati osservati mentre si rifocillavano e riscaldavano nelle calde acque termali, ma anche qui l'accesso alle "terme" era deciso da capo-gruppo, che lasciava ad osservare tutte le scimmie appartenenti ai ranghi inferiori.

Scimmia delle Nevi Giapponese


Monte Fuji innevato

Campi di tè Giapponesi

Larice Giapponese

Case con tetti di paglia giapponesi

Villaggi storici di Shirakawa-gō



Hokkaido, la seconda isola del Giappone per estensione, nonché quella situata più a Nord, è sicuramente l'isola più selvaggia e meno densamente abitata del Paese.
Il Clima di Hokkaido è considerato di tipo continentale umido, con inverni freddi e molto nevosi ed estati relativamente fresche.
L'isola è, per la sua latitudine (43-45° N), la più nevosa al mondo, oltre ad essere la zona più meridionale in cui l'Oceano, in inverno, si congeli; tenete conto che il Nord di Hokkaido è sullo stesso parallelo di Venezia, eppure sulla costa nei pressi di Abashiri, da fine Gennaio fino a Marzo, l'acqua si trasforma in una lastra di ghiaccio.
Questo è dovuto alla sua vicinanza alla Siberia Russa, il cui braccio gelido, in inverno, si estende verso Sud, abbracciando l'intera isola. Inoltre, diversamente da altri luoghi, le maggiori precipitazioni sono concentrate proprio in inverno
Ad Hakodate, oltre ad osservare Goryōkaku, una fortezza a forma di stella circondata da acqua, potrete ammirare lo spettacolo offerto dai famosissimi Ciliegi in fiore, che qui, per via del clima freddo, fioriscono più tardi che altrove, verso fine Aprile.
Come accennato sopra, quest'isola offre il meglio di se dal punto di vista naturalistico, rispetto a quello storico-culturale.
Le sorgenti di Noboribetsu sono le più famose dell'isola e, in un'ambientazione quasi lunare, potrete passeggiare su passerelle che si snodano ai margini dei Geyser, permettendo di sentire l'odore solforoso delle fumarole.
Se amate più il lato rurale, potrete far visita alla cittadina (circa 30.000 abitanti) di Furano, circondata da campi di Lavanda e prati verdi.
Se invece preferite le città, la più grande di Hokkaido è Sapporo, ma l'essenza dell'isola rimane sicuramente la Natura selvaggia, che tra l'altro comprende diverse razze di Orso Bruno (Ursus arctos), con una concentrazione tra le più alte al Mondo.
Altro luogo di interesse è il Lago Toya, di origine vulcanica, al cui centro è situata l'imponente isola di Nakajima. Questo lago è noto per le sue acque particolarmente limpide e per aver un clima relativamente mite, che lo rende il Lago più settentrionale del Giappone a non congelare mai durante l'inverno.
La Flora locale comprende diverse specie decidue, come il Faggio Giapponese (Fagus crenata), così come piccole piante erbacee perenni tra cui la Dicentra peregrina, l'unica specie del suo genere a crescere all'infuori del Nord America.

In linea generale la Flora del Giappone è molto variegata e molte sono le piante comuni in Europa che, in realtà, provengono proprio dall'Impero del Sol Levante:


  • Aceri (molte specie): piante decidue, in molti casi con un atipico fogliame rossastro.
  • Kaki (Diospyros kaki): nota pianta da frutto, di cui molte Cultivars sono state selezionate proprio in Giappone.
  • Magnolia (Magnolia stellata): specie decidua di Magnolia, con vistosi fiori bianchi primaverili.
  • Rododendro (Rhododendron degronianum) : Specie sempreverde con fiori grossi e colorati, che cresce sulle Alpi Giapponesi, sull'isola di Honshu, fino ad una quota di quasi 2.000 metri.
  • Tuia (Thuja standishii): specie di conifera di medie dimensioni, cresce nel Sud del Paese.
  • Actinidia kolomikta : specie di mini-kiwi, deciduo, rampicante.
  • Akebia quinata : rampicante, semi-deciduo, coltivato per i suoi eleganti fiori viola, tuttavia produce anche frutti eduli, ma di scarso valore commerciale.
  • Satsuma (Citrus unshiu): Agrume simile ad un mandarino, tra i più resistenti al freddo.
  • Mirtillo Rosso (Vaccinium vitis-idaea): pianta da sottobosco, strisciante, produce bacche rosse eduli.
  • Prugno Cino-Giapponese (Prunus salicina): prugno simile a quello Europeo, tuttavia fiorisce più precocemente e, generalmente, ha anche una maturazione anticipata.
  • Corniolo da Fiore (Cornus kousa): cresciuto come pianta da fiore ed ornamentale.
  • Canfora (Cinnamomum camphora): pianta sempreverde, ornamentale, di grosse dimensioni e caratterizzata da foglie lucide ed appariscenti. E' parente della Pianta della Canella.
  • Schizophragma hydrangeoides: specie di ortensia rampicante, prolungata fioritura estiva.
  • Glicine (Wisteria floribunda) : rampicate dalla crescita vigorosa, che produce grappoli floriali color lilla, contenenti numerosi fiori molto profumati.


La coltura agricola, floricola e naturalistica giapponese è proverbiale. Il classico "giardino giapponese", riprende il concetto di legame uomo-natura che spesso, nella società occidentale è andato perduto, ricordandoci quanto sia importante la pazienza e la meticolosità.
Inoltre il Giappone è anche la patria dei Bonsai, piante di un po' tutte le specie che, con accorgimenti particolari (potatura delle radici, vasi larghi e poco profondi etc..), riescono a mantenere piante normalmente grandi, di dimensioni "tascabili".

Fortezza Goryokaku con Ciliegi in Fiore

Giardino in stile Giapponese

Mare Gelato Isola Hokkaido

Lago Toya

Rocce di Liancourt

Campi Lavanda Furano Giappone

Geyser di Noboribetsu


Le ultime due parole le vorrei spendere parlando del Mare del Giappone (da non confondere con il Mare di Seto). Esso è il mare compreso tra Giappone, Korea, Cina e Russia e comunica con l'oceano Pacifico tramite pochi stretti.
Lo potremmo considerare un mare "semi-chiuso" e, un po' come avviene nel Mediterraneo, ciò determina maree più contenute di quelle riscontrate nel vicino Oceano Pacifico.
Il mare del Giappone è molto profondo e le sue acque hanno un'elevata concentrazione di ossigeno, che lo rende ideale per lo sviluppo di numerose specie ittiche.
Al suo interno si trovano le Rocce di Liancourt, ( anche note come Dokdo o Tokto), un insieme di isolette rocciose di origine vulcanica, ora sotto il controllo della Corea del Sud.
Nei pressi delle Rocce di Dokdo sono state avvistate Orche (Orcinus orca), suggerendo che questo lembo di mare possa rappresentare un tappa nel ciclo migratorio di questi mammiferi acquatici.

Dicentra peregrina


Ortensia Rampicante Giapponese
Faggio Giapponese


Corniolo Giapponese

Rododendro Giapponese